Logo sportellate
Manchester City Napoli
, 18 Settembre 2025

Manchester City-Napoli 2-0, Considerazioni Sparse


Una sconfitta che lascia il Napoli a secco di punti ma stracolmo di rimpianti.

Che l'esordio del Napoli in Champions League, in casa del Manchester City, sarebbe stato in salita era a dir poco scontato: anche le parole di Conte in conferenza stampa, con la similitudine degli allievi e dei maestri, fa capire quanto il rapporto di forza tra le due squadre pendesse tutto verso i padroni di casa. Poi però inizia la partita e il Napoli si presenta con gli stessi uomini che hanno iniziato la gara a Firenze e sembra una dichiarazione d'intenti di giocarsela a viso aperto. Una dichiarazione a cui fa seguito il colpo di testa di Beukema che chiama subito Donnarumma agli straordinari.

La gara studiata, pensata, preparata minuziosamente dagli azzurri di fatto finisce dopo soli 20': l'unica vera sbavatura di Spinazzola (uno dei migliori se non il migliore in assoluto tra i partenopei) finisce per lanciare Haaland, sorprendendo Di Lorenzo che pure era in vantaggio sul norvegese, il quale ingenuamente lo atterra fermando una chiara occasione da gol lasciando il Napoli in dieci uomini. Un episodio che sa di sentenza, specialmente nel calcio moderno che non perdona l'inferiorità numerica: da lì in poi la gara del Napoli diventa ingiudicabile, essendosi trasformata in una pura trincea nella quale Politano e Milinkovic-Savic finiscono per esaltarsi, ma lasciando i vari McTominay e Højlund a una gara frustrante di corsa e raddoppi senza avere mai una vera occasione per far male al City.

La gara diventa un what if ancora più grande quando Conte, preoccupato dalla stanchezza e dal giallo che avevano colpito Politano, lo richiama negli spogliatoi in luogo di Juan Jesus ridisegnando ancora una volta la squadra. È proprio quando il Napoli sta ancora prendendo le misure che Foden si esibisce in un numero d'alta scuola che pesca Haaland per l'1-0. È in quel momento che la partita, nei fatti, ha smesso di avere una storia da raccontare: il dominio del City si è fatto ancor più netto, e i numeri (74-26% di possesso palla in favore degli inglesi, 23 a 1 invece il dato dei tiri totali) sono lì a fotografarlo in maniera impietosa.

È quindi il rammarico ciò che il Napoli si porta a casa da questa partita: non solo per gli episodi che, come una pallina su un piano inclinato, sono lentamente ma irrimediabilmente precipitati quando, per un motivo o l'altro, ha dovuto rinunciare all'asse portante di destra Di Lorenzo-Politano, ma anche perché questo ha fatto sì che il Napoli non abbia mai potuto giocare una partita vera, una che non si sia trasformata molto presto in una battaglia delle Termopili dallo svolgimento eroico, magari epico, ma altrettanto scontato nel suo disastro imminente. Una gara in cui, volendo restare nella metafora di Conte, gli allievi non hanno sostenuto l'esame dinnanzi ai maestri, lasciando il dubbio sul punto del percorso di crescita in cui il Napoli attualmente si trova.

C'è però un aspetto che non può lasciare indifferente Conte, e in un certo senso inorgoglirlo: questa squadra ha dimostrato, davanti all'avversario più difficile e nella situazione più complessa possibile, di essere una squadra quadrata, compatta, tatticamente preparatissima, granitica in fase di non possesso: anche stasera infatti il Napoli ha saputo calarsi perfettamente nella parte della difesa a oltranza quasi come in un'azione di guerriglia. Non è un caso che, nonostante la mole infinita di palloni toccati dai suoi uomini, il Manchester City è finito spesso a dover giocare spostando il pallone da un lato all'altro, come in un'azione di pallanuoto, provando ad aggirare il nugolo centrale di uomini a difesa dell'area di rigore. Il fatto che il Napoli si sia arreso, nonostante tutto, solo a due prodezze di Foden e Doku dice certamente tanto su quanto sia difficile per tutti giocare contro la squadra campione d'Italia.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

pencilcrossmenu