
La Juventus è stata più smaliziata dell'Inter
Dal derby d'Italia esce vittoriosa la squadra con le idee più chiare.
Juventus e Inter arrivavano al Derby d'Italia in situazioni differenti, con la prima forte del fattore campo, in uno stadio che i nerazzurri hanno sempre sofferto anche nelle loro versioni migliori.
I bianconeri non hanno sin qui offerto prestazioni scintillanti: Tudor ha disegnato una squadra che fa del pressing uomo su uomo il suo mantra, ma che in fase di possesso non mostra chissà che. L'obiettivo è giocare in catena, con gli smarcamenti di Locatelli e Thuram che fanno sganciare i braccetti, ma la struttura è spesso disordinata (più giocatori nella stessa porzione di campo), finendo per poggiarsi molto ai talenti individuali nell'associarsi di Yildiz, Cambiaso e Thuram sulla sinistra - sulla destra lo sviluppo non è mai brillante, affidato spesso all'estro di Conceicao.
Chivu arriva all'Inter proclamando verticalità, una parola che riecheggia spesso quando si parla del suo stile di gioco, con una pressing più aggressivo e una fase di possesso più diretta. Il tecnico rumeno ci tiene a sottolineare che non vuole stravolgere niente di quanto fatto in passato, ma sul campo i principi sono totalmente differenti da quelli visti con Inzaghi.
Juventus-Inter 4-3, l'approccio iniziale
L'allenatore ex Parma si affida agli 11 fidati: 3-5-2, senatori saldi al proprio posto (il solo Dimarco in panchina per far spazio a Carlos Augusto), il neo arrivato Akanji come unica novità, Tudor invece deve rinunciare a Conceicao e Cambiaso, schierando Koopmeiners (sottopunta di destra) e McKennie (quinto di sinistra) al loro posto, con la sorpresa Vlahovic in attacco al posto di David.
L'inizio di partita è roboante per l'Inter, quantomeno in fase di non possesso: una prima pressione aggressiva provocherà tanti palloni recuperati in zone alte, anche grazie a un Acerbi che vince tutti i duelli con Vlahovic, permettendo la squadra di alzare il baricentro.

I bianconeri la sbloccano però con un gran gol di Kelly sugli sviluppi di un calcio d'angolo: i piazzati giocheranno un ruolo importante nel corso della partita, dato che scaturiranno 3 dei 7 gol totali.
Con la palla nessuna delle due sembra avere le armi per impensierire l'altra, quando entrambe si piazzano in un blocco basso. Su azione i bianconeri faticheranno moltissimo a creare occasioni da gol, complici le assenze di Conceicao ma soprattutto Cambiaso, fondamentale per le connessioni con Yildiz in fascia. Il turco nel primo tempo agirà in zone più centrali, da trequartista unico, provocando non pochi problemi alla retroguardia nerazzurra.
Partendo quasi sempre dal centro sinistra, il 10 bianconero si abbassava centralmente, provocando una superiorità numerica a centrocampo. All'inizio la Juventus ha sfruttato pochissimo il vantaggio posizionale, soprattutto in fase di prima costruzione: Akanji spesso e volentieri non l'ha seguito, provocando scalate dei centrocampisti, con la coperta però troppo corta.

Qui, a meno di dettami di Chivu particolari, è Akanji a dover seguire il turco: lo svizzero si aspettava probabilmente una posizione più larga del fantasista bianconero, come era solito occupare nelle prime due uscite. A stare largo e alto era spesso McKennie, che permetteva lo smarcamento fuorilinea di Khephren Thuram, seguito da Barella.
Quando il fantasista classe 2005 andava a prendersi il pallone anche a destra, era difficile per l'Inter gestire il sovraccarico dietro la prima linea di pressione: Koopmeiners si abbassava, attirando la pressione di Mkhitaryan.

In una situazione simile, la Juve segna il 2-1: il turco riceve alle spalle del centrocampo, diviso tra Locatelli e Koopmeiners, e segna un gran gol dalla distanza. Akanji si trova impreparato nel rompere la linea in maniera tempestiva.

Ciononostante, l'Inter non era mal disposta in campo senza palla: per contrastare i tanti uomini in ampiezza della Juventus, Chivu aveva disegnato uscite leggermente diverse dal solito. Il quinto usciva sul primo uomo in ampiezza e non la mezzala, che invece copriva di più il centro. Bastoni, non avevndo riferimenti davanti a sé, poteva scalare tranquillamente sull'uomo in fascia.

La Juventus riuscirà a costruire pochissimo su azione contro il blocco basso interista: i due gol fatti non da piazzato sono iniziative individuali di Yildiz e Adzic, con Sommer non esente da colpe, soprattutto sulla rete del 4-3. Diverso il discorso per l'Inter: la squadra di Chivu aveva anche le armi per fare male alla difesa bianconera, soprattutto quando la attirava in pressing grazie alle marcature a uomo.
La Juventus di Tudor aveva sempre difeso con un 5-4-1 in fase di blocco medio, coi trequartisti ai lati dei due mediani; contro la costruzione a 3 del Parma, erano proprio le due sottopunte a uscire sui braccetti. Questo approccio favoriva l'intenzione dell'Inter a giocare direttamente sulle punte.

Tudor però, probabilmente spaventato da questa giocata, ha costruito a sue volta uscite un po' diverse: nel 3-5-1-1, con Yildiz su Calhanoglu e Thuram che usciva su Akanji, su Barella rompeva la linea Kelly, mentre Koopmeiners usciva su Bastoni. Tutto questo per permettere a Locatelli di occupare la linea di passaggio diretta verso la punta che veniva incontro.


Il giocatore che più di tutti ha messo in difficoltà le scalate della Juventus è stato Barella, soprattutto quando si smarcava fuorilinea con l'Inter in costruzione bassa. All'inizio McKennie usciva in pressione su di lui come se uscisse su Dumfries, ma così facendo lasciava proprio l'esterno neerlandese con Kelly che non faceva in tempo a scalare su di lui.

Successivamente proprio Kelly ha cominciato a seguire Barella ovunque, anche quando la mezzala compiva gli smarcamenti bassi. Il problema delle uscite sulla destra di Thuram e Kelly era la lunghezza di quest'ultime: i costruttori interisti avevano tanto tempo per fare la giocata.
Diverso il discorso a sinistra: Locatelli veniva attirato da Mkhitaryan, con Thuram ad accorciare su Lautaro senza aver quasi mai il tempo per riuscirci, permettendo il passaggio verso l'attaccante argentino. La soluzione, in ogni caso, non è mai stata sfruttata dai nerazzurri.

L'idea di Tudor di piazzare Locatelli senza riferimenti fissi in mediana ha limitato le combinazioni verso le punte interiste, ma ha provocato l'apertura di due spazi: la diagonale centrodestra-->centrosinistra e la verticale verso il mezzo spazio destro.
Per quanto riguarda la prima, Locatelli era preoccupato delle verticalizzazioni verso Lautaro, non riuscendo a chiudere la linea verso Mkhitaryan, teoricamente marcato da Koopmeiners. L'ex Atalanta era spaventato dal cambio gioco verso Bastoni: l'armeno ha goduto di tanta libertà di movimento. Akanji non vedeva però quella linea di passaggio - con Chivu, la mezzala dal lato debole dell'Inter tende a invadere, rimanendo lontano dai compagni di reparto.
Nell'azione del primo gol di Calhanoglu, però, proprio il turco si era inserito nella prima linea di costruzione e Mkhitaryan si era avvicinato un po' per offrire l'opzione di passaggio: questo ha creato la linea diagonale da cui è scaturita la marcatura.

E la verticale sul mezzo spazio destro? Kelly rompeva la linea su Barella: si è così scoperto lo spazio occupato dal braccetto, prontamente attaccato da Thuram.


Non solo: quando Kelly non rompeva su Barella - l'italiano si "associava" a Kephren Thuram, standogli vicino e scoraggiando l'uscita del difensore inglese - si creava un 2v1 (Barella+Dumfries vs McKennie).

La partita nella partita
Nel secondo tempo inizia un'altra partita, quantomeno a livello tattico: Tudor sistema le uscite a destra e si risistema col 5-4-1 e i trequartisti a uscire sui braccetti. Yildiz abbandona la marcatura su Calhanoglu per uscire su Akanji.
La mossa scopre di nuovo la linea difensiva: pronti-via e l'Inter ha una buona occasione con Carlos Augusto che cerca Dumfries in area con un cross basso. L'opportunità nasce proprio con la combinazione con cui l'Inter probabilmente aveva preparato il piano gara.

Come sottolineato già da Charles Onwuakpa, l'altro effetto che ha portato rimettersi con un 5-4-1 per la Juventus è stato quello di schiacciarsi troppo a ridosso dell'area di rigore: l'ampiezza era coperta in maniera più efficiente, però la disposizione concedeva troppo campo all'Inter. Calhanoglu, vista la distanza minima tra reparti, ha cominciato a inserirsi di più sulla linea difensiva per costruire e permettere ai braccetti di allargarsi: questo non ha sbloccato le catene laterali alla Simone Inzaghi - mai riviste con Chivu - ma permettevano di aggiungere dinamismo all'azione, liberare un gran crossatore come Bastoni sulla trequarti e impegnare tutti e 11 gli effettivi juventini in difesa, scoraggiando tutte le possibili ripartenze.

Col 2-3 arrivato da corner, Chivu si copre (Darmian per Dumfries), l'Inter si rilassa e commette un errore di leggerezza. Bastoni fa un fallo inutile su Openda in fascia: Khephren Thuram si "vendica" sul fratello. La gara sembra indirizzata verso il 3-3 ma Adzic pesca il coniglio dal cilindro e segna un gran gol da fuori (con la complicità di Sommer).
Cosa ha svelato Juventus-Inter
La partita ha mostrato due squadre con fragilità troppo evidenti per lottare per lo scudetto: entrambe hanno difficoltà evidenti a creare con la palla. La Juventus, senza 2 dei suoi 5 leader tecnici, ha faticato moltissimo; l'Inter ha trovato quantomeno i due grandi gol di Calhanoglu grazie a un'occupazione del campo che ha costretto i padroni di casa a concedere tiri da fuori. Da vedere però come Tudor ha intenzione di integrare non solo Zhegrova - che in un contesto tattico in cui l'anarchia la fa da padrona può dire la sua - ma anche Openda.
Vince, in ogni caso, la Juventus, la squadra con le idee più chiare, più pragmatica e che probabilmente sa più dell'altra dove vuole andare e a cosa punta. L'Inter al contrario sembra un misto preoccupante tra le nuove idee di Chivu, che non funzionano, e il vecchio assetto, che sembra continuare a convincere maggiormente i giocatori.
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