
Sassuolo-Lazio 1-0, Considerazioni Sparse
L'apatia è l'unica emozione che contraddistingue sinora la Lazio, il Sassuolo ne approfitta.
Qualora ci si prendesse la briga di leggersi le considerazioni sulle prestazioni della Lazio del sottoscritto, opera che ricadrebbe nel masochismo va detto, si noterebbe come queste prestazioni da parte della Lazio sono immanentemente connaturate alla squadra. Che si possa additare il singolo giocatore o l'allenatore di turno per la particolare partita risulterebbe esercizio sterile e quasi naïf, visto che questa condizione di mediocrità parte proprio dalla dirigenza, dalla quale da vent'anni ormai non arrivano segnali di crescita ma ci si accontenta di quello che si ha. L'essere senza alcun tipo di pathos contraddistingue chiunque varchi i campo di Formello, perché alzare l'asticella andrebbe contro ogni volontà di mantenere lo status quo che, pare, non scardinabile. Tant'è che 3 partite --> 3 punti condite da due prestazioni tra il ributtante e lo scialbo (la prima a Como, la seconda in casa del Sassuolo).
Nonostante il precedente de profundis, dettato soprattutto da questa domenica in Settembre mentre l'estate finisce indubbiamente più nature, nel primo tempo la compagine sarriana ha dato dimostrazione di volersi imporre strutturalmente sul campo al solito ostico di Reggio Emilia. Gioco, fluidità, meccanismi, palla a due tocchi massimo, qualche errore individuale tattico ma si dava l'idea di poterla portare a casa senza troppi patemi d'animo così da preparare il derby si settimana ventura con la tranquillità d'animo facendo pensare che Como fosse stata solo una orrenda parentesi. E invece così non è: il portiere neroverde, occorre evidenziare, ha complicato la voglia di rivalsa biancoceleste sfoderando almeno tre o quattro interventi notevoli che hanno impedito dapprima il vantaggio su Zaccagni e successivamente il possibile pari. Nonostante ciò, il risultato dato agli annali è un secco uno a zero dettato da un episodio fortunoso ma creatosi da calcio piazzato, la manna da cielo in questo tipo di partite.
Esiste un prima e un dopo: l'uscita di Rovella e l'entrata di Cataldi. Posto che quest'ultimo è un giocatore che chi scrive ama per svariati motivi d'appartenenza, è indubbio che rallenti la manovra essendo votato maggiormente allo smistamento di palloni sulla propria orizzontale più che alla verticalità ragionata. Danilo non è in grado di fare ciò che fa Rovella, ovvero spostare linea del centrocampo metri avanti accorciando le linee e permettendo, attraverso un gioco rapido di scambi caro a Sarri, il disarcionamento della difesa avversaria. Il gioco biancoceleste ne risulta decisamente rallentato, prevedibile e ogni linea chiusa costantemente da un Sassuolo fisico e poco propenso al fioretto se non alla sciabola.
Il Sassuolo di Grosso, canto suo, fa esattamente la partita che il terzino sinistro della nazionale aveva in mente: attesa e ripartenza attraverso la velocità di Laurienté e le giocate ragionate di Berardi a cui va aggiunto il pendolo di Matic che dà il giusto tempo di apertura e chiusura delle linee mantenendo costante e legata la squadra. Altresì va evidenziato che i neroverdi non esprimano un gioco spumeggiante come nel passato né si potrà affermare che abbiano dimostrato una netta superiorità ma, più semplicemente, sono stati in grado di sfruttare un calco d'angolo in maniera anche fortunosa per passare in vantaggio e rimanere così sino al triplice fischio finale: questo è anche il calcio con buona pace del giochismo più spinto.
Come si diceva settimana prossima c'è LA partita a Roma, quella che condiziona l'umoralità della capitale rendendo la città eterna una città estemporanea e votata al momento, all'oggi. Sarri dovrà lavorare parecchio, anche al di là del derby. Il lavoro che il mister avrà sicuramente in mente è quello di dover inculcare nei singoli la volontà di rischio, di voler piantare le tende in terra avversaria per imporre il proprio gioco anche se ciò possa comportare esporsi a rischi. Lucidità e voglia di imporsi, ciò che Rovella trasmette costantemente ma che l'attacco spesso non riesce a concretizzare o quantomeno a creare in maniera costante e pericolosa se non in modo del tutto estemporaneo. Sarà una stagione di per certo lunga, pesante e impegnativa. Insomma, da Laziali.
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