
Roma-Torino 0-1, Considerazioni Sparse
Ti aspetti Dybala, arriva il Cholito: passo indietro inatteso per la nuova Roma del Gasp.
Rispetto ai pronostici, quello di Roma-Torino è un risultato del tutto inaspettato. Alla discesa sul terreno dell’Olimpico, i giallorossi arrivavano da 2 vittorie consecutive con annesse rete inviolate ed euforia alle stelle, mentre i granata sembravano il più classico dei cantieri aperti, reduci da un inizio che certamente non poteva infondere serenità. Ed invece, a confermarci che il calcio è un gioco del diavolo, a prendersi la posta sono proprio i granata di Baroni, grazie a un capolavoro del Cholito Simeone ad inizio ripresa e ad una gara solida che ha messo le briglie alla nuova Roma del Gasp: la squadra giallorossa esce decisamente ridimensionata, quantomeno nell’entusiasmo, da una sconfitta che pochi avevano immaginato. Boccata d'aria per il Torino, che porta a casa la prima vittoria stagionale: visto il calendario e il quoziente di difficoltà di questa gara, dopo quello ottenuto con la Fiorentina, sono altri 3 punti d'oro, che lavorano anche sulla fiducia di una squadra che sino a questo momento stava balbettando in un ambiente esausto.
Pur ammettendo che per Gasperini il Torino è una vera bestia nera, il ritmo della Roma di oggi è decisamente lontano da quello proposto prima delle pause nazionali: la manovra è compassata, gli spunti sono pochi, le uniche occasioni della prima frazione arrivano dalle palle inattive, e probabilmente tutto questo è anche figlio dell’esperimento che ha visto Dybala falso 9 per i primi 45’. Con l’entrata di Ferguson, soprattutto a fine gara, le occasioni aumentano, e sembra evidente come l’irlandese sia necessario, al momento, al gioco che il tecnico di Grugliasco vuole proporre: a conferma di una giornata poco brillante, però, va detto che anche in sua presenza gli spunti derivano poco dalla manovra e dai tempi di gioco e più dalle singole intuizioni, che arrivano spesso e volentieri dai piedi di Soulé. Una gara decisamente sottotono per I giallorossi, che probabilmente avrebbero meritato comunque un punticino, ma non hanno confermato lo stato di forma che aveva fatto stropicciare gli occhi nelle prime uscite.
Continuando a parlar di centravanti, bisogna dar la palma di MVP a Simeone: il Cholito decide il match con un gol meraviglioso, un tiro a giro cadendo dal limite dell’area che mette fine a un contropiede iniziato da lui stesso in maniera magistrale. Per tutta la partita, Simeone è apparso isolato, con Vlasic e Ngonge che non riuscivano a rifornirlo ed un gioco che premiava assai poco la sua fame, e nonostante questo si è dimenato e ha fatto da cerniera sino al gol: ecco, se il Torino si mettesse a giocare a calcio più che in queste prime 3 partite, potrebbe aver trovato chi, oltre ad incarnare il suo spirito, finalizza le occasioni che crea. Dall’altro lato invece, c’è un centravanti dimenticato: Dovbyk resta mestamente seduto in panchina per 90’, e Gasperini, dopo avergli preferito perfino una soluzione senza punte di ruolo, ha per lui parole al fiele: per l’ucraino questo è decisamente il momento più difficile dal suo sbarco in Serie A.
Nel leggere la formazione del Torino, si è notato immediatamente un cambiamento proposto da Baroni: la difesa, dopo sole due partite a 4, tornava ad essere a 3, probabilmente anche grazie al recupero di Ismajli. Evidente che questo fosse il vestito magari non migliore, ma quello che la squadra era abituata a calzare, tanto più se Maripan la guida con questa autorevolezza. La retroguardia granata raramente sbava, le vere occasioni della Roma arrivano con l’assalto finale, ma la fortezza regge. Sicuramente, quadrare il reparto era cruciale per il tecnico ex Lazio, perché nelle prime uscite proprio dall’allegra fase difensiva derivavano le maggiori magagne granata. L’esperto Baroni è stato intelligente a capire che questa era una partita da difesa ardimentosa e contropiede, che la compattezza difensiva sarebbe stata la chiave dell'incontro, anche rinunciando all'accademia, ed in effetti il disegno tattico ha pagato moltissimo: a questo punto però, bisogna tornare all’annoso problema del presidente Cairo, che ha dotato il suo tecnico di soli 4 centrali, cosa che di fatto rende davvero difficile l’applicazione costante di questo modulo.
Roma e Torino hanno in comune tifoserie calde e sognatrici, probabilmente più di quanto la loro reale dimensione possa effettivamente portare ad ambire. Il tifoso granata e quello romanista aspirerebbero a degli obiettivi che non sono impossibili, ma certamente molto complessi, perché le avversarie non mancano e le loro squadre non sembrano, per ora, pronte al salto per raggiungerli. Da una parte, come al solito Cairo ha costruito una squadra spuria a cui mancano dei pezzi: per quanto Baroni ci metterà delle pezze con esperienza e capacità, l’Europa pare davvero più utopia che obiettivo reale. Lato Roma, per quanto raggiungere la Champions sia durissima, il discorso è diverso: questa volta, a differenza che in passato, il progetto è chiaro, i garanti non mancano sia a livello dirigenziale (Ranieri) sia tecnico (Gasperini), e forse basta semplicemente non avere spasmi, fretta, non incendiare l’ambiente alla prima brutta sconfitta come questa e credere nel processo, ma stavolta per davvero, perché magari le gioie non arriveranno subito ma ci sono le carte in regola per guardare al futuro con maggiore ottimismo di qualche mese fa.
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