
Napoli-Fiorentina, 14 settembre 2008
Il crack di Lehman Brothers, le proteste ultras, l'assist di Lavezzi.
"Madeleine de Proust (a volte anche sindrome di Proust) è un termine francese che può designare nella vita quotidiana un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato. Il termine deriva dalla madeleine, un dolce tipico francese che ha questo ruolo significativo per il narratore di Alla ricerca del tempo perduto in Dalla parte di Swann, il primo volume del romanzo di Marcel Proust". (Wikipedia)
Per ogni giornata di Serie A, la coincidenza cronologica con una sfida del passato riapre i cassetti della memoria calcistica. Questa è "Madeleine", ossia annodare nuovamente il filo che lega la storia del campionato italiano di calcio.
Oggi è domenica, 14 settembre 2008. Si gioca Napoli-Fiorentina. Al San Paolo non c’è l’entusiasmo frizzante e spensierato che di solito accompagna un esordio casalingo. L’aria è pesante e tesa. È segnata dagli strascichi del “Derby del Sole” di due settimane prima: più che per il calcio, quella trasferta a Roma è rimasta impressa per gli episodi di violenza alla Stazione Termini e all'Olimpico.
Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, sceglie la linea dura: trasferte vietate per una stagione ai tifosi del Napoli e curve chiuse. Le reazioni sono molteplici: il patron azzurro De Laurentiis afferma «Non mi faccio intimorire da pochi facinorosi che nulla hanno a che vedere con il calcio, ma se lo Stato non dovesse mettere in campo leggi adeguate, potrei anche salutare. Chiudere lo stadio equivale a far morire lo sport e a premiare la violenza. Con questa misura, lo Stato si sottomette».
Dal ritiro della Nazionale, Fabio Cannavaro criticherà la misura: «Non credo che bloccare le trasferte o chiudere gli stadi sia la soluzione. A rimetterci sarebbero solo i tifosi veri, onesti. Lo Stato deve invece farsi sentire di più e assicurarsi che le regole siano sempre rispettate, come avviene in Inghilterra». Sulla linea dura si schiera invece Riccardo Montolivo: «È la cosa migliore. È una vergogna per tutti, non solo per i napoletani»
All’esterno dello stadio, un migliaio di ultras protestano contro la decisione, esponendo striscioni contro il Viminale. Non dimenticheranno mai questa domenica: un becero striscione sarà riproposto a Napoli in seguito al decesso del politico leghista nel 2022. Sembra solamente l’ennesima domenica di “emergenza” del calcio italiano. E invece…
Napoli protesta, Wall Street crolla
In quelle stesse ore, nel cuore pulsante del capitalismo mondiale, si sta scrivendo una pagina di storia destinata a cambiare il destino di milioni di persone. Il 14 settembre 2008 è una delle domeniche più drammatiche del Terzo Millennio: diventa realtà il crack di Lehman Brothers. La banca cerca disperatamente un salvataggio, ma proprio in quelle ore si capisce che non ci sarà alcun intervento. Bank of America, su indicazione della Federal Reserve, abbandona l’idea di acquistare Lehman, preferendo Merrill Lynch. Anche Barclays rinuncia. La sera, una telefonata del presidente della SEC comunica che il governo americano non sosterrà Lehman.
Nella notte tra il 14 e il 15 settembre, Lehman Brothers presenta la richiesta di amministrazione controllata: la più grande bancarotta della storia, con debiti pari a $613 miliardi. Mentre i broker escono con gli scatoloni dai grattacieli di Wall Street, le famiglie di mezza America, da lì a poco, vedranno svanire lavoro, risparmi e certezze. È l’inizio della più grave crisi finanziaria dalla Grande Depressione del 1929. Non è esagerato sostenere che gli effetti secondari di quella crisi abbiano gettato le basi per molte delle tensioni politiche e sociali ancora visibili nel mondo contemporaneo.
Il contesto italiano tra politica e cultura popolare
L’Italia vive la sua normale domenica di fine estate, praticamente ignara che dall’altra parte dell’oceano sta crollando un pilastro del mondo che conosceva. Sui quotidiani italiani trovano ampio spazio le parole di Gianfranco Fini, di fronte ai giovani di Alleanza Nazionale. Parole che si ricollegano anche all’attualità politica.
“Chi è democratico – diceva con chiarezza – è a pieno titolo antifascista. E non si può confondere chi combatteva dalla parte giusta, cioè dalla parte della libertà, con chi combatteva dalla parte sbagliata. Non possiamo ignorare o falsificare la storia… La Repubblica sociale italiana combatteva dalla parte sbagliata, e anche il giudizio complessivo sul fascismo deve essere nettamente negativo. Non solo per le leggi razziali, ma anche per la soppressione della libertà – il valore più alto – e per l’ingresso in guerra, «una catastrofe che i nostri padri non hanno dimenticato».
Intanto, nel sottofondo leggero della vita quotidiana, le radio passano la voce graffiante di Giusy Ferreri con Non ti scordar mai di me, colonna sonora di quell’estate che sembra non voler finire. Al cinema, gli italiani si dividono tra il supereroe irrequieto di Hancock, l’ironia tagliente dei fratelli Coen in Burn After Reading e la leggerezza colorata di Kung Fu Panda.
Lo stesso 14 settembre, a Monza, trionfa un ragazzo tedesco di appena 21 anni: Sebastian Vettel, con la Toro Rosso, conquista il suo primo Gran Premio di Formula 1. Un lampo di futuro che illumina una domenica sospesa tra vecchie memorie, crisi globali e nuovi inizi.
Cosa aspettarsi da Napoli–Fiorentina?
Al San Paolo i tifosi si aspettano di dimenticare, almeno per novanta minuti, le polemiche e le sanzioni. Nella precedente stagione, quella del ritorno in massima serie, il Napoli ha conquistato 50 punti, chiudendo all’8° posto. Una posizione che significa “romanticamente” Coppa Intertoto, che porterà poi la squadra a partecipare alla Coppa Uefa.
L’obiettivo per il campionato 2008/09 è quello di inserirsi stabilmente nel gruppo di testa. Sulla panchina c’è sempre il goriziano Edy Reja. Il calciomercato, da poco concluso, porta sotto l’ombra del Vesuvio Christian Maggio, Germán Denis, Leandro Rinaudo e Salvatore Aronica, destinati a entrare nel cuore della tifoseria partenopea. Lasceranno, invece, la rosa Domizzi, Emanuele Calaiò e Roberto “El Pampa” Sosa.
La Fiorentina di Prandelli è invece una realtà già consolidata del campionato. Viene dal 4° posto della stagione precedente, raggiunto con 66 punti complessivi. Nel mese di agosto ha regolato nei preliminari di Champions League lo Slavia Praga. Ha avuto così accesso ai gironi di Champions League, dove mancava dal 1999/2000. È una rosa ricca di talento quella della “Viola” e la squadra gioca un calcio davvero piacevole. Anche se non arriveranno trofei, sono gli anni migliori del ciclo Della Valle.
In un discorso del tutto speculare, si può dire che sono anche i “migliori anni” di Prandelli. La campagna acquisti regala al tecnico di Orzinuovi, tra gli altri, Alberto Gilardino, Stevan Jovetić, Felipe Melo, Juan Manuel Vargas, Gianluca Comotto e Marco Storari.
La partita
I padroni di casa scelgono la solidità del 3-5-2: Iezzo tra i pali, Cannavaro, Contini e Aronica dietro; Maggio e Vitale sugli esterni; Gargano, Blasi e Hamsik a centrocampo; davanti Denis e Lavezzi, peso e fantasia, potenza e pazzia.
La Fiorentina risponde con il 4-3-3 d’ordinanza: Frey, Zauri, Da Costa (prima e unica presenza con la maglia viola in carriera!), Dainelli, Gobbi; Almiron, Donadel, Montolivo; Santana, Gilardino e Mutu. Dettaglio da non sottovalutare: quel pomeriggio si ricompone la coppia Gilardino–Mutu, che a Verona e soprattutto Parma aveva scritto pagine indimenticabili di calcio tra il 2000 e il 2003.
La prima mezz’ora è un lungo studio, con i viola che provano a palleggiare e i partenopei che chiudono le linee centrali. Poi, al trentacinquesimo, il match si apre d’improvviso. Mutu centra in pieno la traversa su punizione, Frey compie un miracolo su Hamsik e Lavezzi, sulla ribattuta, fa tremare ancora i legni dello stadio.
Cosa può unire tre mondi distinti e distanti come quelli di Alberto Gilardino, Ezequiel Lavezzi e Luigi Vitale? C’è una parola chiave: “assist”. Il gesto tecnico più generoso. Quello che ci ricorda che il calcio è uno sport di squadra. Quello che regala bellezza ma non la gloria della rete.
L’assist è l’ultimo passaggio prima della felicità. È il momento in cui un giocatore sceglie di non essere protagonista per permettere a un altro di brillare. È un atto di fede calcistica: credere che il compagno farà la cosa giusta, che il pallone troverà la sua strada verso la porta, che quell'attimo di altruismo si trasformerà in gol. L’assist è il gesto dell’invisibile. Nelle statistiche rimane una timida “A” accanto al nome, mentre il goleador raccoglie gli applausi. Ma chi ama davvero il calcio sa riconoscere la magia di quel momento, sospeso tra l’intenzione e la realizzazione.
Le cose più belle di questo Napoli-Fiorentina sono proprio gli assist. Il primo porta la firma dell’attaccante biellese, campione del mondo. È un colpo di tacco. Al 40' del primo tempo, Iezzo pasticcia col rinvio. La ripartenza è letale: Donadel recupera il pallone, alza la testa e serve in verticale Gilardino che, di prima intenzione, andando incontro al pallone, di tacco serve il “taglio” dall’esterno di Mutu. La difesa è completamente spiazzata. L’attaccante rumeno deve solo piazzare il pallone in rete. Uno schema classico del 4-3-3, impreziosito da un gesto tecnico preciso, intelligente e funzionale.
Nella ripresa il Napoli parte forte. Vuole ribaltare la partita e ci riesce. Al 48', Lavezzi decide di sbertucciare tutta la difesa viola. Il passo dell’argentino è diverso rispetto a quello troppo compassato degli uomini di Prandelli. Riceve il pallone a una decina di metri dal limite dell’area di rigore, sul lato destro. Prima “slalomeggia”, poi, quando vede “pista libera” davanti a sé, apre il gas. Arriva sul fondo e mette un cross rasoterra. Hamsik, da abile incursore, capisce prima degli altri. Deve solo spingere in rete da pochi passi. È il gol del pareggio.
Non è finita. La bellezza la regala anche la “classe operaia”, simbolo di quel Napoli della ricostruzione. Luigi Vitale riceve un pallone sulla trequarti. Abbassa la testa e va verso la sua zona di comfort, l’out di sinistra. A questo punto, colpo di scena: tacco in corsa per far prendere il tempo all’avversario. Vitale rialza la testa e scodella delicatamente al centro dell’area di rigore. Una deviazione allunga la traiettoria, sulla quale si getta come una piovra Christian Maggio, che di gol così ne farà parecchi nella sua carriera. È la rete decisiva.
La Fiorentina prova a rientrare nel match. Prandelli butta dentro anche Osvaldo e Pazzini. Il risultato, però, non cambia: Iezzo al 90' dice no a Gilardino, il finale è 2-1 Napoli.
Il simbolo di quel giorno
Così, il 14 settembre 2008 resta impresso come una data di frattura. A Wall Street, un mondo si sgretola per mancanza di regole comuni e per l’avidità di pochi. A Napoli, invece, uno stadio ritrova speranza attraverso il gesto più generoso del calcio: l’assist.
Un passaggio che diventa metafora. Perché laddove il sistema finanziario implode nell’egoismo e nell’avidità, il pallone ci ricorda a tutti che la bellezza nasce anche dalla forza della collettività.
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