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, 10 Settembre 2025

Milan: il mercato giusto per Allegri?


Il Milan si è mosso sia in entrata che in uscita: ha costruito la rosa ideale per Max?

L’AD del Milan Furlani parlava ai microfoni di DAZN nel maggio scorso, specificando come «Non ci sarà necessità di fare sacrifici sul mercato, anche senza coppe». Rileggendo a posteriori, è innegabile come questo non sia stato del tutto veritiero.

Il Milan, in questa sessione di calciomercato, ha preso la strada della grande rivoluzione, probabilmente la più grande e travolgente dal famoso mercato delle “cose formali” del duo Fassone-Mirabelli. Ovviamente a volte è necessario dare un taglio con il passato, soprattutto per una squadra arrivata all'ottavo posto dopo un'annata tragica, partita ad agosto con sogni di gloria.

L’estate rossonera partiva con un clima carico di tensioni e contestazioni. Nella stessa giornata in cui Furlani raccontava non ci fosse alcuna urgenza di vendere, i tifosi rossoneri organizzavano un sit-in davanti a Casa Milan chiedendo a gran voce il licenziamento del corpo dirigenziale, intonando il famigerato coro “Cardinale devi vendere, vattene”.

In quel clima di contestazione, ben motivato dai risultati scadenti della stagione appena conclusa, chiusa con la sconfitta in finale di Coppa Italia e un ottavo posto in Serie A, la dirigenza milanista si è trovata con le spalle al muro, conscia di non avere più margine di errore, a dover affrontare un calciomercato estremamente complesso in cui si sarebbe dovuto cambiare molto, adattando la rosa a un allenatore - Massimiliano Allegri - radicalmente diverso dai suoi predecessori.

Com’è stato quindi il mercato estivo rossonero? Il Milan approccia alla Serie A 2025/2026 migliorato o peggiorato rispetto alla passata stagione?

Innanzitutto, per quanto riguarda l’allenatore, il Milan ha preferito percorrere la strada già battuta, prendendo una scelta conservativa e oculata. Dopo non essere riusciti a convincere Antonio Conte durante l'estate 2024, i tre anni di contratto firmati da Massimiliano Allegri dimostrano di aver voluto puntare su un allenatore di profilo alto e con grande esperienza in Italia. Il dibattito su Allegri, sul suo modo di comunicare e, soprattutto, di mettere le squadre in campo, resta poco rilevante finché i risultati non diranno qualcosa.

Dopo i due malriusciti azzardi portoghesi della scorsa stagione, l'ambiente Milan aveva bisogno di sicurezze, di concretezza, di qualcuno che desse la sensazione che la dirigenza avesse a cuore il piano sportivo e che sapesse - chi meglio di lui? - compensare le mancanze della dirigenza. Certo, il Max II alla Juventus ha lasciato molti strascichi e diversi dubbi sulla sua proposta di gioco, ma sulla sponda rossonera del naviglio c’era bisogno di qualcuno disposto a sporcarsi le mani per mettere in ordine.

Qualche settimana prima dell'allenatore livornese, al Milan è arrivato anche Igli Tare nel ruolo di DS. Una scelta di ripiego arrivata dopo l'impossibilità di mettere sotto contratto Fabio Paratici, ma comunque un ottimo punto di partenza, con lunga esperienza a livello medio-alto in Serie A, in grado di dare una direzione solida e precisa alla direzione sportiva.

Le cessioni

La nomina di Allegri e Tare si è subito scontrata con la prima - ma non ultima - grande cessione dell’estate rossonera. L’11 giugno, a meno di due settimane dalla già citata dichiarazione dell’AD Giorgio Furlani, Tijjani Reijnders saluta Milano dopo sole due stagioni per andare al Manchester City in cambio di 55 milioni di euro più bonus legati a prestazioni personali e di squadra.

L'addio a Rejinders è stata la prima grande discrepanza tra il dire e il fare della dirigenza rossonera. Vendere (oltretutto a una cifra piuttosto bassa per gli standard della Premier League) il vincitore del premio miglior centrocampista della Serie A è apparso al tifo rossonero un vero e proprio colpo basso. L’idea era quella che il Milan avesse ovviamente bisogno di ripianare le mancate entrate della Champions e la vendita della mezzala olandese, probabilmente il pezzo più pregiato della rosa, fosse un sacrificio necessario per la stabilità finanziaria del prossimo futuro.

Dopo Rejinders, a mercato non ancora ufficialmente aperto, il Milan si è concentrato su una serie uscite minori, utili a fare cassa e/o a snellire la rosa: Pobega, passato definitivamente al Bologna; Colombo, in prestito al Genoa per sostituire Pinamonti; Emerson Royal al Flamengo e il Camarda in prestito al Lecce, dove si spera possa trovare minutaggio e sicurezze.

Inizio luglio ha sancito il secondo grande addio dell’estate rossonera; Theo Hernández dopo sei stagioni ha salutato Milano accasandosi all’Al-Hilal di Simone Inzaghi per circa 25 milioni di euro. Il terzino francese è stato uno degli eroi dello scudetto nel 2022, oltre ad uno dei migliori, se non il migliore, interprete del ruolo nella Serie A degli ultimi anni. Le ultime due annate hanno certamente lasciato alcune macchie sulla storia d’amore tra Theo e il Milan, ma la sensazione è comunque quella della perdita di un calciatore molto forte e tra i più legati alla storia recente della società.

La dolorosa cessione del terzino ha aumentato anche risentimenti e malumori di un tifo che, dopo essere stato rassicurato, ha visto vendere, nel giro di un mese, due dei tre migliori giocatori della rosa. Oltre a questi, per un paio di settimane è sembrato essere sul punto di salutare anche Mike Maignan: il portierone francese sembrava infatti pronto a passare al Chelsea. La differenza di valutazione dell’estremo difensore dei transalpini ha fatto poi arenare la trattativa e Maignan non solo è rimasto, ma si è guadagnato anche la fascia di capitano, il primo straniero dopo Niels Liedholm nel 1961.

Milan Maignan

Mentre in entrata il mercato stentava a decollare, agli occhi della tifoseria il Milan appariva sempre più come un'iperdiscount in cui, a fronte di un’offerta ritenuta non irrinunciabile ma semplicemente congrua, qualsiasi giocatore potrebbe essere ceduto senza remora alcuna, dando l'idea di una totale assenza di progettualità.

Proseguendo cronologicamente, la perdita successiva è stata quella di Malick Thiaw, venduto per 40 milioni al Newcastle. Cessione estremamente remunerativa, che però ha nuovamente infastidito il tifo milanista per mancanza di coerenza e progettualità: pochi giorni prima Massimiliano Allegri aveva dichiarato di voler puntare sul centrale tedesco e di voler di costruire intorno a lui la nuova difesa del Milan.

L'ultima fase del mercato ha portato altri soldi nelle casse rossonere: Noah Okafor, rivitalizzato durante la tournée asiatica, viene ceduto per 20 milioni al Leeds; Musah all’Atalanta in prestito con diritto di riscatto per un totale di 30 milioni; Bondo e Terracciano alla Cremonese; Chukwueze in prestito al Fulham e Alex Jimenez in prestito con diritto legato alle presenze, al Bournemouth.

Insomma, un mercato in uscita che, contando anche i potenziali riscatti, supera i 230 milioni, diventando il mercato più remunerativo della storia della Serie A, superando l’Inter dell’estate 2021 (quella delle cessioni di Lukaku e Hakimi e dell’addio di Conte).

Gli acquisti

Il mercato in entrata del Milan, almeno mediaticamente, si può dividere nelle due grandi e prolungate trattative per Ardon Jashari e per La Punta da inserire al posto di Santi Giménez. La trattativa per il centrocampista svizzero è stata una montagna russa, quasi al limite del surreale. Mentre il classe 2002 voleva imporre la cessione al Bruges, la società belga da inizio della trattativa è sempre rimasta ferma sulla sua valutazione rifiutando ogni compromesso, mentre dirigenza rossonera faticava ad avvicinarsi alle cifre richieste.

Una trattativa, come detto, ai limiti del surreale, conclusasi poi per il meglio: Jashari è stato acquistato per 35 milioni più bonus, diventando uno degli acquisti più costosi della storia del Milan. Dal momento, però, che come dice un detto, "la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo", lo svizzero non ha fatto nemmeno in tempo ad ambientarsi nella nuova città, che si è procurato una frattura composta del perone in un contrasto in allenamento con Santi Giménez.

Proprio Santi Giménez, invece, è stato al centro dell'altra telenovela estiva del mercato rossonero. Acquistato per 35 milioni e rotti a gennaio 2025, il Messicano avrebbe dovuto essere il futuro dell’attacco rossonero. I primi mesi claudicanti, i problemi fisici, l’arrivo di Allegri in panchina e il rientro tardivo dalla Concacaf Gold Cup hanno reso l’inizio stagionale del Bebote ancora più complicato. Sembrava essere del tutto fuori dal progetto Milan, con Tare che, nel prepartita di Lecce-Milan, con il messicano schierato titolare, comunica in diretta televisiva che stanno cercando di cederlo.

Le opzioni principali sembrano due: uno scambio di prestiti con Dobvyk della Roma, oppure una cessione - anche in prestito - per fare spazio a Vlahovic, in scadenza con la Juventus e desideratissimo, si dice, da Allegri. Tuttavia, l’attaccante serbo non è mai sembrato un obiettivo concreto, sia per lo stipendio fuori mercato, sia per le richieste di grasse commissioni, che sono molto lontane dal modo di lavorare della dirigenza rossonera. L'altro nome di cui si è parlato è stato quello di Rasmus Højlund, chiuso allo United dall’arrivo di Šeško, ma che - volendo certezze sul riscatto, e volendo, comprensibilmente, giocare la Champions League - ha preferito il Napoli.

Dunque, dopo il doppio mancato arrivo di Vlahovic e Højlund, il Milan è caduto nell’ennesima brutta figura dei suoi ultimi anni con una serie di mosse che sono sembrate dettate più dalla fretta e dalla confusione, che da un progetto tecnico. Nel giro di mezza giornata i rossoneri chiudono per Victor Boniface: prestito a 5 milioni e diritto di riscatto a 25. L'attaccante arriva a Milano e si crea una situazione grottesca: svolge le visite mediche, ma il Milan per tutelarsi chiede controlli più approfonditi in base ai quali la dirigenza sceglierà se chiudere o meno la trattativa.

Boniface resta quindi bloccato a Milano senza sapere quale sarà il suo futuro, fino a che gli viene detto di fare pure ritorno in Germania. Il caso Boniface ancora oggi non ha una spiegazione ufficiale: c’è chi parla di dubbi sulle condizioni fisiche (anche se poi Victor chiuderà il passaggio al Werder dimostrando l’integrità fisica), altri invece dicono che il Milan avrebbe voluto ritrattare le condizioni economiche, facendo infuriare il Leverkusen.

Alla fine, l'ultimo giorno di mercato, del tutto a sorpresa, il Milan acquista Christopher Nkunku per quasi 40 milioni. Non la punta richiesta da Allegri, né tantomeno l’identikit del centravanti d'area "simile a Giroud" delineato di Igli Tare. Nkunku, prima dell'infortunio rimediato alla vigilia del mondiale 2022 era indubbiamente un attaccante di primissimo livello, è reduce da due stagioni di (pochissimi) alti e (moltissimi) bassi al Chelsea.

Non è un classico numero nove, ma più una seconda punta, o un trequartista che sicuramente non ha tra le sue doti quelle di riempire l’area ma anzi, che tende ad allargarsi a sinistra, calpestando le stesse zone di campo di Rafa Leão. Allegri, dopo la faticosa vittoria di Lecce, in conferenza stampa ha affermato: «Nkunku è un giocatore di fantasia, ma non so ancora come utilizzarlo» parole che dimostrano come il mercato in entrata del Milan sia stato gestito principalmente affidandosi ad occasioni alla portata e procuratori amici, anziché seguire un'idea - che sia quella di Tare o le direttive tecniche dell’allenatore.

A centrocampo è arrivato anche Samuele Ricci dal Torino, e in difesa Koni De Winter, centrale del Genoa, comprato come sostituto di Thiaw. Sulla destra sono stati spesi dieci milioni per Zachary Athekame, tornante arrivato dallo Young Boys, mentre per la pesante eredità lasciata da Theo Hernández la scelta è ricaduta su Pervis Estupiñán del Brighton, pagato 17 milioni più 2 di bonus.

Poi, dopo la sconfitta con la Cremonese, il mercato del Milan si è mosso in due direzioni: l’acquisto di Rabiot, scudiero di Allegri, e di un difensore di esperienza. Il centrocampista francese è certamente un'aggiunta che farà piacere ad Allegri e comunque un rinforzo importante, ma rinforza un reparto già di per sé molto profondo e ricco di ottimi giocatori. Può essere un'operazione positiva, anzi quasi certamente lo sarà, ma qual è il senso tattico e programmatico di prendere Rabiot?

L’acquisto del difensore, invece, dimostra ancora i problemi di comunicazione tra dirigenza e allenatore. Inizialmente sembrava dovesse arrivare Manuel Akanji, a cui il Milan ha dovuto rinunciare per lo stipendio richiesto e le ambizioni europee dello svizzero, che poi si è accasato all'Inter. Il piano B doveva essere Joe Gomez, che il Liverpool ha preferito trattenere dopo l’infortunio di Konaté. Insomma, sembrava proprio che il Milan, probabilmente per accontentare Allegri, avesse deciso di puntare su un centrale d'esperienza e già affermato. Tuttavia, nell'ultimissimo giorno di mercato, la strada presa è quella del tutto opposta: arriva David Odogu, classe 2006 del Wolfsburg con sole tre presenze tra i professionisti.

Un acquisto di cui si fatica a trovare il senso, considerata la pessima costruzione del reparto difensivo e la, comprovata e richiesta dallo stesso tecnico, necessità di aggiungere un giocatore esperto in quel ruolo.

Come avrete fatto caso, non abbiamo ancora affrontato l'acquisto forse più importante del Milan, quello che - nonostante tutti i possibili e legittimi dubbi - potrebbe fare arrivare alla sufficienza un mercato lacunoso e confusionario come quello di questa sessione: Luka Modric.

A 40 anni, dopo una carriera costellata da successi personali e di squadra, Luka Modric ha salutato il Real decidendo di vestire la maglia della squadra che tifa - o almeno così dice. Un acquisto che ha scaldato il cuore dei tifosi, con il Pallone d’Oro croato fin dal primo momento al centro del progetto di Allegri. Nelle prime due uscite Modric è stato per distacco uno dei migliori, se non il migliore, della formazione rossonera, confezionando anche un assist per la rete di Loftus-Cheek a Lecce. Un vero e proprio fenomeno di questo sport che ha deciso di ricercare ancora la competitività piuttosto che ritirarsi.

Quindi che mercato ha fatto il Milan?

Dovendo tirare le somme sul mercato estivo del Milan, il voto finale non può che essere basso, seppur trovando la sufficienza. La dirigenza rossonera ha fatto un lavoro praticamente perfetto in uscita, piazzando tutti gli esuberi a cifre anche molto alte, seppur le vendite di Reijnders e Theo siano state forse meno remunerative di quanto fosse preventivabile. Guadagnare però quasi 80 milioni da giocatori che arrivavano da stagioni altalenanti come Okafor, Thiaw e Musah è la dimostrazione di aver fatto un ottimo mercato in uscita.

Il problema riguarda gli acquisti. A fronte di un guadagno così alto, i soldi spesi non bastano e non possono bastare. La rosa del Milan ha rinforzato il centrocampo, vero neo della passata stagione, rendendolo competitivo e ben amalgamato, forse fin troppo affollato per i probabili tre slot disponibili. La difesa resta però lacunosa e di basso livello, sperando che De Winter e Odogu si dimostrino scommesse vinte. L’attacco, con Pulisic, Giménez, Nkunku e soprattutto Leão, è certamente molto forte e tecnico, adatto al gioco di Allegri (integrità fisica permettendo); ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa, in primis quel vero numero nove di cui si parlava prima.

Secondo Giorgio Furlani il mercato svolto ha permesso al Milan di avere una rosa profonda e competitiva. Adesso starà a Max ed ai suoi ragazzi, con una sola sfida a settimana, capire fino a dove questo Milan potrà spingersi.


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