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inter mercato
, 8 Settembre 2025

L'inspiegabile calciomercato dell'Inter


I nerazzurri non hanno perso l'occasione per confermare di avere le idee poco chiare.

Il 2024/25, per l'Inter, resterà nella storia. Per vari motivi: è stata il primo anno sotto la guida di Oaktree, fondo che si è insediato nella presidenza nerazzurra in seguito al mancato saldo del debito che Zhang aveva nei suoi confronti; è stata l'ultimo con Simone Inzaghi, 3° allenatore più vincente della storia dell'Inter (6 trofei in bacheca); infine, per la finale di Champions persa al cospetto del PSG, che ha lasciato una ferita profonda nel cuore dei tifosi.

A spargere il sale su quest'ultima è stata la criptica separazione da Inzaghi: un tecnico che, sebbene non immediatamente, è riuscito ad entrare in sintonia con l'ambiente. Per tutto questo e altro ancora, il 2025/26 non potrà che rappresentare un nuovo inizio per l'Inter.

La dirigenza ha faticato a voltare pagina. L'interesse mostrato nei confronti di Fàbregas non ha portato i suoi frutti: Marotta e Ausilio hanno ripiegato sul piano C, dopo il rifiuto ottenuto anche da Vieira. Sulla panchina nerazzurra ora siede infatti Chivu, un allenatore che, in carriera, aveva allenato per sole 13 partite i professionisti, pochi mesi prima al Parma.

Giungere a conclusioni sull'ex allenatore crociato dopo solo un precampionato e due partite ufficiali sarebbe ingeneroso: Chivu ha bisogno di tempo. Ma la scelta di affidare le redini nerazzurre all'eroe del Triplete ha indispettito il pubblico nerazzurro. Perché non esplorare altri lidi e non mostrare alcun tipo di interesse per allenatori che hanno allenato all'estero? Possibile che in tutta Europa non ci fosse un allenatore più pronto? Avere nel proprio curriculum anche solo tredici gare di Serie A rappresenta una discriminante così importante per allenare l'Inter?

Al di là di queste provocazioni, è naturale pensare che l'Inter abbia deciso di puntare su Chivu per affidarsi a qualcuno che conoscesse già l'ambiente. Non si può ignorare il fatto che la dirigenza abbia, durante il calciomercato estivo, commesso gli errori che esulano dall'allenatore scelto, perdendo un'occasione ghiotta per migliorare la rosa. Si attribuiscono a Marotta e Ausilio principalmente queste responsabilità: la mancanza di una direzione chiara da seguire, la cronica difficoltà a vendere i propri giocatori e l'incompleto ringiovanimento della rosa.

Qualche riflessione offerta da Giuseppe Bergomi in merito al mercato interista.

Ringiovanimento Inter? Rinviato a data da destinarsi

Partiamo dai problemi anagrafici dell'Inter. C'è un dato, eloquente, dal quale è necessario partire. I nerazzurri, durante il 2024/25, avevano la rosa più anziana della Serie A e della Champions League. Con un'età media di 29,1 anni nessuna squadra la superava in questa speciale classifica. Marotta aveva cominciato a parlare di ringiovanimento già a partire dall'aprile 2025, quando l'Inter era ancora in corsa su tutti i fronti con la sfida al Bayern Monaco alle porte. Di seguito, le parole del dirigente a poche ore dal fischio d'inizio dal quarto di finale:

"Andiamo alla ricerca di diversi tipi di profili; vogliamo ringiovanire la rosa e ridurre il monte ingaggi ma non disdegniamo l’opportunità di valutare i cosiddetti esperti. Però la nostra linea guida è andare a creare patrimonio, nel prossimo calciomercato vogliamo creare investimenti su giovani che hanno grandi prospettive (SportItalia)".

L'estate 2025 sarebbe dovuta essere dunque diversa dalle altre: basta calciatori esperti con ingaggi esosi, a meno di ghiotte occasioni, per puntare su profili giovani e di prospettiva. Se ci si limita ad elencare le entrate e le uscite, si potrebbe affermare che ciò è avvenuto: l'Inter ha ceduto S. Esposito (23), Asslani (23), Zalewski (acquistato e rivenduto nel corso della stessa sessione di calciomercato, 23), Pavard (29), Correa (30), Taremi (33), Arnautović (36) per fare spazio a F.P. Esposito (rientrante dal prestito a La Spezia, 19), Sučić (21), Bonny (21), Diouf (22) e Luis Henrique (23).

Alla fine della sessione, nonostante queste mosse, l'Inter ha abbassato di ben poco l'età media della rosa, ora pari a 28,1 anni - è dunque calata di un solo anno. Un buon punto di partenza, qualcosa sul cui poter costruire per affrontare il cambio generazionale passo dopo passo? Il problema rimane che la dirigenza ha per mesi raccontato e narrato di una rivoluzione che si sarebbe dovuta fare a giugno, salvo poi riconfermare e rinnovare degli elementi che, all'Inter, sembrano arrivati al capolinea.

Se si confrontano l'undici iniziale della finale di Champions League e quello che ha affrontato il Torino alla prima di campionato, solo un cambio: Sučić per Mhkitaryan. Per il resto, l'Inter è rimasta la stessa, salvo sostituire Pavard con Akanji il 1° settembre.

L'ottima prestazione del croato contro il Torino.

Per mesi si è parlato della situazione dei giocatori più in là con gli anni: Darmian, De Vrij, Mhkitaryan e Acerbi - non abbiamo inserito anche Sommer tra questi ultimi: per il portiere le valutazioni anagrafiche sono più sfumate rispetto ai giocatori di movimento. Nonostante la scadenza dei loro contratti potesse - e dovesse! - incentivare la dirigenza a cambiare qualcosa, si è optato per il rinnovo in blocco di tutti.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che il loro rendimento in campo potrà continuare a calare: Darmian vede il campo con il contagocce; Mhkitaryan risulta molto meno incisivo (pare che Sučić gli abbia soffiato il posto da mezz'ala sinistra titolare); Acerbi non dà più le garanzie di una volta, in particolar modo nel nuovo assetto tattico di Chivu, che predilige una difesa alta per aggredire l'avversario.

Di fatto, le facce dell'Inter sono rimaste quelle dell'ultima annata targata Inzaghi, salvo l'innesto di qualche giovane da far entrare a gara in corso. Comunque un passo in avanti, ma si parla sempre di un processo troppo guardingo e poco coraggioso. I nerazzurri rimangono una delle squadre più anziane in Serie A e in Europa, e dovrà cambiare tanto la prossima estate, perdendo un'interessante occasione per intraprendere questo processo per tempo. Nel 2025/26, avendo puntato su un allenatore giovane ed avendo "meno" pressione addosso, rappresentava infatti l'occasione giusta per ricostruire, cambiare, osare. Ma l'Inter si è dimostrata ancora troppo prudente e con troppa paura.

Perché riconfermare sia De Vrij sia Acerbi? Non avrebbe avuto più senso rinnovare uno solo e puntare su un giovane da far entrare nelle rotazioni per gradi? Inizialmente sembrava questa la direzione, dato il forte interesse per Leoni, ma poi i piani sono cambiati.

AAA cercasi programmazione coerente!

L'Inter, come imposto da Oaktree, avrebbe dovuto puntare sui giovani: Marotta e Ausilio hanno acquistato nel corso della primavera Sučić e Luis Henrique per iniziare l'opera di svecchiamento. Questi ultimi, però, erano stati presi per il ciclo di Simone Inzaghi, non per quello Chivu: chissà, dunque, se il croato e il brasiliano sarebbero arrivati a prescindere dall'allenatore che avrebbe guidato i meneghini nel corso del 2025/26. Ma tant'è: le premesse per un'estate di cambiamento c'erano tutte. La cessione di Çalhanoğlu non è però andata in porto: l'Inter si è apprestata ad affrontare il mercato con l'organico al gran completo eccezion fatta per Arnautović e Correa, il cui contratto non è stato rinnovato.

Inizialmente, l'Inter è andata forte su Lookman: il nigeriano è stato fin da subito identificato come il profilo perfetto per completare la transizione dal 3-5-2 al 3-4-2-1 richiesta da Chivu. Quando si è capito che l'Atalanta non aveva intenzione uno dei suoi migliori giocatori a una diretta concorrente, però, si sono vociferati interessi per Nico Gonzalez e Openda, giocatori piuttosto antitetici se confrontati con Lookman.

L'inter si è poi resa conto che la difesa dal rodato trio Bastoni-Acerbi-Pavard non era adatta al pressing alto che il tecnico rumeno aveva intenzione d'implementare: l'attenzione è ricaduta su Giovanni Leoni mettendo la situazione-Lookman in standby. I nerazzurri avevano necessità di cedere uno tra De Vrij e Acerbi prima di accogliere il talento classe 2006, per cui i tempi si sono dilatati. Tutto d'un tratto, il Liverpool ha bussato alla porta, ha messo sul piatto €31 milioni circa e ha strappato il sì di Leoni in un batter d'occhio. Si cambia tutto: meglio puntare su De Winter come braccetto, a patto che uno tra Bisseck e Pavard lasci Milano.

L'ex difensore di Juventus e Genoa alla fine si è accasato al Milan per una cifra intorno ai €20 milioni.

Nel frattempo, l'ennesimo cambio di strategia. Chivu e l'Inter non sono più convinti dal 3-4-2-1: la squadra sarebbe troppo sbilanciata in avanti, e i due in mezzo - verosimilmente Barella e Çalhanoğlu - non forniscono abbastanza garanzie difensive. Marotta e Ausilio si tuffano alla ricerca di un centrocampista che dia maggior filtro: viene intavolata una trattativa per Manu Koné. Gasperini, però, fa muro.

Morale della favola? L'Inter acquista Diouf, una mezzala di strappo che fa del suo forte la conduzione della palla in campo aperto e gli inserimenti, lasciando invece a desiderare in fase difensiva. Inserire il francese nel centrocampo a 3 dell'Inter non sarà una passeggiata: Frattesi, profilo più simile a Diouf già presente in rosa, ha faticato a imporsi sinora. Al termine del mercato, infine, fuori Pavard e dentro Akanji, un calciatore indubbiamente valido ma al contempo diverso sia da Leoni che da De Winter.

Diouf fornisce cm e fisicità al centrocampo nerazzurro, ma siamo sicuri che l'Inter cercasse questo profilo?

Ci avete capito qualcosa? L'Inter, quest'estate, è sembrata in gran confusione. Non è la prima volta che capita, ma quest'anno è stato sotto gli occhi di tutti. Ha puntato su un trequartista, salvo virare su un difensore centrale e infine su un centrocampista - acquistando poi un altro giocatore maggiormente a trazione offensiva. Cercare di interpretare le intenzioni dell'Inter è stato davvero difficile, e la ragione è, probabilmente, solo una: non c'erano idee chiare, una strategia da seguire e obiettivi ben definiti. I nerazzurri hanno condotto una tonnara di trattative finendo per fare tutto il contrario di tutto.

Un mercato in uscita che stenta a decollare

L'affare Zalewski rappresenta un caso unico: un calciatore appena riscattato per €6,5 milioni (alla Roma sarebbe andato in scadenza di contratto a 6 mesi dal passaggio in prestito a Milano) ma che l'Atalanta - su richiesta del neo-tecnico Ivan Jurić, che lo aveva già allenato nella Capitale - ha voluto fortemente. I due club hanno chiuso l'affare velocemente e l'Inter ha incassato €17 milioni, una cifra leggermente ingigantita dall'urgenza temporale dei bergamaschi di aggiungere un profilo in quel ruolo.

Al di là di quest'ottima operazione, le cessioni sono state un altro fattore che incide negativamente sulla valutazione del mercato. Sebastiano Esposito è stato venduto per appena €4 milioni, nonostante Marotta e Ausilio ne chiedessero più del doppio (puntando sull'alta percentuale sulla futura rivendita che farà il Cagliari). Stesso discorso si può fare per Asllani - che sembrava volersi incatenare alla Pinetina: nessun club interessato si avvicinava allo stipendio che già percepiva a Milano, per poi non rifiutare le avances del Torino - e Buchanan, i cui compensi si sono abbassati notevolmente rispetto alle cifre che circolavano inizialmente.

I casi più eclatanti sono però quelli di Pavard e Çalhanoğlu. Su entrambi ha pesato l'importante ingaggio, il che ha scoraggiato offerte da parte dei possibili acquirenti. Dopo il caso-Lautaro scoppiato durante il Mondiale per Club, i due giocatori sembravano i due indiziati a partire, ma l'Inter ha faticato a valorizzare i propri calciatori quando si tratta di cederli. Per Çalhanoğlu si parlava di offerte da €15 milioni da parte di svariati club turchi, piuttosto esigue per il valore assoluto del centrocampista. Per mesi, Pavard non ha destato interessi particolari se non quello del Galatasaray e del Neom, i quali però non hanno mai affondato il colpo.

Perché l'Inter fatica a cedere? La ragione è principalmente una: il monte ingaggi è altissimo e le squadre interessate ai giocatori dell'Inter sono restie a trattare cifre importanti per i loro cartellini. Buona parte dei giocatori sono sostanzialmente invendibili se si vogliono evitare minusvalenze: le mancate cessioni finiscono per bloccare le trattative anche in entrata.

Siamo dunque qui a parlare di un'estate che poteva rappresentare un punto di svolta ma si è deciso, nuovamente, di rimandare argomenti spinosi a data da destinarsi. Ed è un peccato: per la prima volta da anni l'Inter aveva potere d'acquisto e la possibilità di investire sui cartellini, non costretta a raccapezzarsi coi parametri 0 e le occasioni. Per mesi si chiedevano due cose all'Inter: ringiovanire la rosa e renderla più funzionale. E invece...

  • Nato a Venezia nel 2003, studia Scienze della Comunicazione a Verona. Si è avvicinato al mondo del calcio grazie alle repliche delle partite di Serie A su Rai Sport e a quelle del PSG su Sportitalia.

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