
E se restringessimo le porte nel calcio femminile?
Porte e portiere, dimensioni del campo o del pallone: il calcio femminile deve cambiare?
Non troppi giorni fa mi è capitato di avere, tanto sui social quanto di persona, scambi di opinione relativi al primo gol segnato in NWSL da Sofia Cantore, attaccante azzurra fresca di trasferimento negli USA dalla Juventus. Durante la sfida tra i suoi Washington Spirit e il Racing Louisville, Cantore – all'esordio dal 1' – raccoglieva all’altezza dei 35 metri un pallone vagante, perso in uscita dalla difesa avversaria a causa del pressing vincente della sua compagna Gift Monday.
Con la linea difensiva avversaria in controtempo, Cantore può condurre in avanti e puntare la porta. Lo fa per pochi passi: dopo aver notato la corsa all’indietro verso i pali di Jordyn Bloomer, abbassa la testa e calcia. Un tiro potente, di leggero esterno, che assume una traiettoria discendente. La palla sbatte sulla traversa interna e rimbalza oltre la linea, colpendo la stessa Bloomer catapultatasi dentro la porta, alle prese con un tentativo disperato d’intercetto.
Si discuteva, al netto della bellezza della conclusione dalla distanza, quale e quanta fosse la complicità della portiera del Racing nella realizzazione di Cantore. Da un lato, è pacifico come il gol nasca soprattutto dall’errore della centrale di difesa Arin Wright: sotto pressione, invece di scaricare proprio in direzione di Bloomer, forza un dribbling da ultima giocatrice, perdendo il controllo della palla. Dall’altro, la reattività e l’esplosività di Bloomer si potrebbero prestare a critiche negative rispetto al tiro di Cantore, potente ma abbastanza centrale, e scagliato da una certa distanza.
Pur cercando di recuperare velocemente la posizione tra i pali, la portiera del Racing è costretta a staccarsi da terra mentre ancora è in arretramento, non avendo modo di far forza a pieno sulle gambe. Non deve tuffarsi, deve staccare da terra; ma il tentativo di intercettare il pallone con il braccio di richiamo la vede comunque scavalcata, seppur di misura, da un pallone chirurgicamente indirizzato sulla parte bassa della traversa.
La conclusione, probabilmente la più banale, è che per Bloomer – trovatasi fuori dai pali a chiamare uno scarico mai arrivato – si dovrebbe piuttosto parlare non di papera ma di carenza di centimetri, rispetto ai 2,44 metri di altezza della porta. Carenza che le ha impedito, senza sostanziali errori tecnici da par suo, di recuperare a un errore altrui. La numero 1 del Racing misura 1,73 mt (5'8", secondo la dicitura statunitense ), una misura ridotta per coprire anche solo in verticale lo specchio della porta, se non con un’eccellente postura di partenza e una pronta reattività.
Bloomer non è una portiera particolarmente bassa, ma in media per quelli che sono gli standard attuali del calcio femminile. Hannah Hampton, protagonista nella riconferma del titolo europeo dell’Inghilterra, è alta 1,73 mt; poco di più misura Laura Giuliani (1,75 mt), stessa misura dell'ex-titolare della nazionale USA, Alyssa Naeher, calciatrice dell’anno 2024 negli Stati Uniti nonché Best FIFA Goalkeeper nello stesso anno.
Non sono molte, fra coloro chiamate a difendere le porte con i guantoni, a superare il metro e ottanta: si può citare la mitologica Christiane Elder dell’Olympique Lione, tra le migliori al mondo, che tocca i 182 cm; o per tornare in Italia, è un’eccezione assoluta la talentuosa interista classe ‘03 Cecilia Runasdottir, che secondo il database della FIGC tocca i 188 cm (per 72 kg), numeri ne fanno una vera e propria gigante tra i pali per la media del calcio femminile.
Il gol di Cantore sembra quindi qualcosa di molto complicato da gestire per qualunque portiera, soprattutto per motivi di altezza. Ma quindi ha davvero senso, per agevolare il lavoro di chi deve difendere i pali, ridimensionare le porte?
Una questione dibattuta, forse strumentalmente
Il tema è controverso. Emma Hayes, figura-chiave nella crescita del movimento professionistico femminile inglese, plurititolata ex allenatrice del Chelsea e attuale CT della nazionale statunitense (nonché oro olimpico in carica), espresse l’opinione che sì, tra le altre cose le dimensioni delle porte e del campo dovrebbero esser ridotte, nell’ottica di una versione del calcio (femminile) maggiormente sganciato dalla specularità con il maschile. Tuttavia, numerose atlete e addette ai lavori hanno da sempre un’opinione opposta.
Forse, almeno per quanto riguarda le dimensioni del campo, la stessa Hayes nel frattempo avrà cambiato idea, constatando (e sfruttando sapientemente) come la capacità atletica delle calciatrici sia aumentata notevolmente, e al contempo come le differenze di struttura e ritmi del femminile possano offrire soluzioni divergenti al maschile in tante situazioni di gioco, al di là delle dimensioni del terreno da gioco.
Alcuni esempi di ciò: posta una minore intensità di prima pressione, le squadre femminili tendono a cercare e trovare con più insistenza pulita l’uscita laterale dal basso, e ad avere una maggiore capacità di risalita del campo tramite una gestione prolungata del possesso. Le palle "dirette" sono quasi sempre verticali nello spazio alle spalle, piuttosto che ricerca del vertice d'attacco spalle alle porta per aiutare l'avanzamento territoriale della squadra.
Sotto certi aspetti, quello femminile è un calcio meno frenetico e più ragionato. Il campo in proporzione più largo, pur mettendo notevolmente sotto stress la capacità aerobica delle calciatrici “da corsa” (le quinte di centrocampo e le terzine), sembra realmente incentivare una maggior ricerca di sviluppi relazionali tra le atlete in campo. In tal senso, le dimensioni del rettangolo verde possono persino essere un fattore capace di favorire la maggior ricerca di giocate "rischiose".
Per quanto riguarda le porte, un’osservazione interessante la poneva sulle pagine di UltimoUomo Laura Brambilla, match analyst e già vice-allenatore della Sampdoria femminile: “Se l’altezza della rete nella pallavolo e del canestro del basket rappresentano un “impedimento” nel segnare un punto, la dimensione maggiore della porta è un elemento di beneficio per colei o colui che deve realizzare una rete. Insomma, in un'ottica di spettacolarizzazione del calcio (dando per buono il sillogismo per cui più gol = più spettacolo) avrebbe senso mantenere le porte così come sono“.
Con un’intuizione immediata, pare contraddittorio proporre come riforma regolamentare volta a favorire l'apprezzabilità del gioco, qualcosa che invece è mirato a facilitare il lavoro di chi sta a guardia dei pali. Le modifiche normative degli ultimi 30 anni di calcio maschile sono andate nella direzione di complicare le partite dei portieri, a partire dal divieto di ricezione con le mani dei retropassaggi di inizio anni '90. L'idea, da tempo, è di inserire fattori che portino a un maggior numero di marcature a partita, per uno sport che, nelle sue crisi - vere o presunte - di appeal e commercializzazione, vede spesso porsi la questione del suo essere "a punteggio basso".
Il portiere e le portiere, tra calcio femminile e maschile
Nell'economia di una partita di calcio il portiere, seppur spesso decisivo, resta in secondo piano nello sviluppo delle trame e dei ritmi di gioco. Nonostante le consegne in costruzione degli estremi difensori si siano accresciute negli ultimi anni, a partire dall'interpretazione rivoluzionaria di Manuel Neuer.
Posto che, in termini di godibilità rispetto a quello maschile, il calcio giocato dalle donne "soffre" in primis di un ritmo più compassato, quello della misura delle porte non sembra un gran tema per rendere più appetibile il gioco. In fondo, la prima consegna per un portiere, la più basica, è quella di negare i gol: sono guastafeste, distruttori di sogni, più che dei creatori di gioco.

Seppur slegato, potrebbe essere un tema quello del livello tecnico delle portiere, ruolo in cui in Italia ad esempio pesa ancora molto la carenza formativa dei settori giovanili femminili (in maniera più incisiva delle altezze?). Le portiere, al di là della minor cifra stilistica che hanno tra i pali, hanno limiti nella sopracitata idea moderna di estremo difensore chiamato al governo dell'area di rigore. Limiti collegati alla loro struttura fisico-atletica quanto alle loro skill tecniche e di lettura della situazione di gioco.
In questo, appare velleitario pensare di risolvere le criticità con un rimpicciolimento del campo e degli strumenti da gioco (il pallone), senza aver messo in atto a monte un miglior lavoro sulla preparazione tecnica individuale. In fondo, è molto più disturbante vedere una papera che un gol da fuori area in cui ha inciso la scarsa altezza dell'estremo difensore. Per non parlare di un ampliamento mirato del bacino di utenza, altro fattore penalizzante specie in Italia: per fattori tanto culturali quanto di accessibilità alla pratica sportiva, il calcio è l'ultima opzione tra le ragazze più dotate in statura.

In Italia, terra non di centravanti né di ali eclettiche né di portiere, la situazione è particolarmente critica: nel 2024/25 ci sono state solo 3 italiane titolari in porta (alla Samp retrocessa, al Como e al Milan) su 10, una sola delle quali tra le partecipanti alla poule scudetto (appunto la numero 1 della Nazionale Giuliani, in forza al Milan giunto 5°). Alla lista si potrebbe aggiungere, in quanto calcisticamente cresciuta da noi, l'ormai ex romanista Ceasar (rumena ma bresciana d'adozione), ritrovatasi ancora titolare solo per via dell'infortunio subito della ceca Lukášová (per la cronaca, alta 1,81 mt contro il 1,73 di Ceasar).
Ma quindi, che fare con le porte?
Sembra banale farlo notare, ma non esiste attrezzatura tecnica da calcio su misura per le donne. Se la riduzione "ad hoc" del campo è comunque percorribile, per le porte l'opzione più immediata sarebbe utilizzare quelle in uso nella categoria esordienti (bambini fino agli 11-12 anni), alte 2 mt e larghe 5. Misure troppo ridotte per gli standard di altezza di donne adulte.
Attualmente il calcio femminile è in sofferenza, soprattutto ai livelli più bassi, per quanto riguarda disponibilità di impianti e attrezzature adeguate: porre modifiche regolamentari rischia di essere un'ennesima difficoltà da gestire, a fronte di pochi o dubbi vantaggi sul piano complessivo di godibilità, giocabilità e formazione. Questioni come quella delle porte paiono perfino strumentali, a fronte di un movimento sportivo sì in via di affermazione, ma appesantito da criticità strutturali e stigmi.

Va anche registrato che i calciatori preadolescenti maschi già utilizzino le porte 7,32 x 2,44 m, nonostante (tranne rarissimi casi) non abbiano una maturità fisica tale da coprire efficacemente lo specchio. Questo li spinge a imparare a non contare solo sulla struttura fisica e sui riflessi, ma anche su posizionamento, scelta di tempi e lettura delle traiettorie, aspetti chiave nella formazione di un portiere. Aspetti sui quali oggi le giovani numero 1 avrebbero bisogno di lavorare in maniera sistematica.
Se è vero che per basket e pallavolo esiste un ridimensionamento di campo o elementi di gioco tra uomini e donne, altri sport mantengono gli stessi parametri tra maschile e femminile. Nel rugby, dove l'importanza (e la relativa differenza tra uomini e donne) della struttura fisica è ancor più vistosa rispetto al calcio, campo da gioco e pali sono uguali. Sui regolamenti di genere ad hoc, in sostanza, non c'è una tendenza univoca.
Alla fine, tanto per le porte quanto per il campo da gioco, si ritorna al discorso delle specificità, termine tanto caro al CT Andrea Soncin. Oggi il calcio femminile, soprattutto europeo, pur enormemente cresciuto sul piano tecnico, non ha ancora esplorato appieno le potenzialità riguardo al gioco praticato in maniera professionistica. In tal senso, sembra prematuro ragionare di modifiche regolamentari di genere, senza una pratica più diffusa e capillare.
Lavorare sulle specificità e studiare nel dettaglio pro e contro di interventi su regolamenti, campi, porte, ecc. è qualcosa richiede più applicazione, più tempo, più risorse e più analisi su diverse soluzioni. Qualcosa di cui il calcio femminile ha tremendamente bisogno. E, probabilmente, il criterio di urgenza di ciò non può mettere al primo posto le altezze delle porte. Intanto, meglio che si formino nuove portiere.
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