
Torino-Fiorentina 0-0, Considerazioni Sparse
Il Torino si scuote dal disastro di San Siro. Alla Fiorentina manca ancora l'amalgama.
Finisce 0-0 la sfida tra Torino e Fiorentina, scandita per quasi tutti i novanta minuti dai cori di contestazione verso Urbano Cairo. Risultato più rassicurante per i granata che per i gigliati, di nuovo costretti a rinviare l'appuntamento con la prima vittoria in campionato. Una partita che può lasciar parzialmente soddisfatti i padroni di casa, ma resta di sapore amarognolo dal punto di vista dello spettacolo, nonostante non siano mancate le occasioni da entrambe le parti: seppur per motivi diversi, a entrambe le squadre è mancata fluidità di gioco, con il tutto pesantemente inficiato dalla fiscalissima conduzione arbitrale di Rosario Abisso, i cui fischi hanno finito per frammentare ulteriormente la gara.
Il Torino cambia gli uomini dopo la Caporetto di San Siro, la Fiorentina va addirittura di sperimentazioni dopo il pari di Cagliari e il mezzo spavento contro il Polissya. Baroni lancia Asllani in cabina di regia e rispolvera Ilic come mezzala mancina al posto di Gineitis, oltre a ripescare Maripan (nuovamente nel mirino per accuse di revenge porn) nella coppia difensiva con Coco, in sostituzione del disastroso Masina visto contro l'Inter. Pioli, anche un po' a sorpresa, dopo aver convocato Nicolussi Caviglia fresco di arrivo dal Venezia, lascia fuori Fagioli e vara il tridente pesante, con Gudmundsson a svariare alle spalle di Kean e dell'altro nuovo arrivo, Roberto Piccoli. Scelte che paiono premiare più i granata che i viola, il cui piano-gara soprattutto nel primo tempo è apparso alquanto improvvisato e zeppo di forzature.
Il primo spavento, un po' isolato ma che subito mette a nudo alcune criticità del 3-4-1-2 viola, lo provoca Casadei all'ottavo, messo davanti alla porta da una triangolazione di Simeone ma finito a sbattere contro De Gea. La Fiorentina, con una mediana composta da Mandragora e Sohm, pare voler scientemente rinunciare a una costruzione elaborata e a puntare tutto su verticali e duelli offensivi: una situazione su cui i difensori del Toro finiscono per cavarsela, mentre l'intesa tra Piccoli e Kean davanti è tutta ancora da trovare e ricercare. La prestazione nel complesso positiva di Maripan e Coco negli 1vs1 non solo sterilizza l'attacco viola, ma espone a sua volta la Fiorentina, con questa disposizione, a notevoli tensioni sui ribaltamenti dei granata (più a loro agio in questo che nel palleggio condotto con timidezza da Asllani). Nel primo tempo, a parte un tentativo di Dodô di sorprendere Israel da fuori, i viola si vedranno - significativamente - solo con una transizione innescata da Gudmundsson e guidata da Sohm: Piccoli davanti al portiere non è lucidissimo. Di contro, non mancheranno le occasioni per De Gea di mettersi in mostra, dopo la gaffe non indolore di Cagliari.
Se è vero che nella ripresa l'occasione più colossale capita sulla testa di Kean (alto a porta vuota, 0.97 xG secondo Sofascore), c'è una certa episodicità nella produzione offensiva della squadra di Pioli, efficace e efficiente in pratica solo tra il ritorno in campo e l'ora di gioco. Non a caso, momento di gara in cui il subentrato Fagioli si prende le consegne creative alle spalle della prima linea di pressione del Torino, dando a Gudmundsson qualcuno con cui relazionarsi sull'asse centrale. Ma quando i viola sono costretti a togliere un Mandragora a mezzo servizio per Ndour, e quindi abbassare Fagioli a dirigere la prima costruzione, di nuovo emergono i limiti dei viola in fase di sviluppo. Baroni ne approfitta levando spazio da attaccare agli avversari con un abbassamento dell baricentro, sfruttando come può la superiorità numerica in mezzo per cercare l'infilata.
L'ultimo quarto di gara vede i padroni di casa persino dare la sensazione di poter provare il colpo grosso, ma a livello di difesa di reparto la Fiorentina è comunque nel complesso ordinata. Per il Torino in queste situazioni pesa la modestia della caratura tecnica complessiva della squadra, nonostante soprattutto Vlasic abbia cercato di prendersi responsabilità in quanto a creazione di situazioni pericolose. La sensazione è che Baroni sia stato un passo avanti al collega per tutta la gara, leggendo meglio la situazione (e con molta più lucidità rispetto all'esordio disastroso) e senza quegli overthinking che paiono aver condizionato Pioli. Restano criptiche le consegne date ai giocatori gigliati, così come alcune scelte sui cambi (perché fuori Comuzzo per il giovane Kouadio all'intervallo? problema fisico?): l'intesa tra Piccoli e Kean può esser materiale su cui lavorare, ma il costante allargamento dell'ex bianconero a sinistra con accanto un compagno non sembra far bene né a lui né alla manovra. Difficile anche puntare sulle conduzioni dei braccetti difensivi, se questi sono Comuzzo e Ranieri. Per Pioli, la pausa sarà soprattutto tempo utile per studiare quali siano gli equilibri e le soluzioni da dare alla sua squadra.
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