
Lazio-Hellas Verona 4-0, Considerazioni Sparse
L'Olimpico, Sarri, la fine di Agosto e la vittoria: la Lazio scaccia i fantasmi di Como e travolge il Verona.
Metti una sera di fine Agosto a Roma dove finisce l'estate e inizia Settembre quando l'Olimpico, nonostante la iattura presidenziale che l'affligge e le sciagure che da essa derivano, si riempie di passione purissima. Il Comandate, al secolo Maurizio Sarri, nella giornata di sabato ha tenuto una conferenza stampa, dopo la magrissima figura in terra lariana, dove ha pesantemente strigliato l'ambiente e la squadra con parole durissime ma che paiono aver avuto l'effetto desiderato posto che la sua compagine ha schiantato un Verona senza un vero verso.
Castellanos e Zaccagni confezionano una prestazione che Sarri voleva: volitiva, di tecnica e densa di voglia di dimostrare al proprio allenatore e al proprio pubblico. Assist reciproci e gol permettono alla Lazio di passare in vantaggio per ben tre reti già dalle prime battute della prima frazione di gioco con, va detto, sommo sbigottimento di chi è all'Olimpico posto che la Lazio in casa non trovava una vittoria da ormai quasi sei mesi, un tempo dilatato che nemmeno Nolan in Interstellar saprebbe quantificare. Eppure la Lazio c'è, si vede, si sente e si tocca con mano solida e soprattutto sarriana. Circostanza, questa, che dimostra come la mano dell'allenatore conta in maniera impressionante quando questo vale.
I ritmi, il pressing, riaggressione (cosa non vista a Como ad esempio), e distanze dei reparti, l'assetto difensivo, la squadra di casa parrebbe essere ritornata decisamente a quella squadra che un paio di anni fa annichiliva il Bayern Monaco negli ottavi di Coppa Campioni e che pochi mesi prima era finita al secondo posto inaspettatamente da chi non conosceva l'allenatore toscano e il valore della rosa biancoceleste. Per quanto vero che una rondine non fa primavera e che la squadra di casa abbia abituato ad un andamento ondivago e magmatico, si può sicuramente affermare che la sosta potrà dare ulteriore spazio alla progressiva crescita della squadra. La strada, dopo le vicissitudini estive, è tracciata e lo spazio per migliorare non manca.
Il Verona, di cui si è parlato poco, in campo non ha dimostrato quella testa che poteva permettere di poter pensare di ottenere un qualunque risultato vagamente positivo. La squadra appare svogliata e senza piglio, scollata nei suoi reparti e aperta a qualunque offensiva venisse proposta dall'avversario. Troppa poca roba ma, come si dice, questo è calcio ancora agostano e i nuovi innesti che il mercato ha portato in casa scaligera devono ancora ambientarsi ed entrare negli schemi dell'allenatore per poter pensare di rendere al meglio possibile e portare la squadra veneta a centrare l'ennesima salvezza quasi tranquilla. La speranza è che l'arrivo di Baldanzi e la piena entrata a regime di elementi come Gift Orban e Bella-Kotchap possano portare davvero quella qualità capace di fare la differenza tra la squadra travolta questa sera dalla Lazio e una in grado di navigare con tranquillità verso la salvezza.
Hombre del partido: Taty Castellanos. Prestazione sontuosa dell'attaccante argentino della Lazio che dimostra come il fantasma che si aggirava in terra comasca è solo il parente lontano di quella punta che non solo segna ma illumina l'intero reparto confezionando un assist sontuoso a Zaccagni degno del numero 11 che porta sulle spalle e del colore albiceleste di cui è rappresentante. La speranza è che l'attaccante mantenga questo tipo di prestazione in maniera costante e continua atteso che rimane il faro del reparto offensivo ed è, insieme a Dia - benché il Senegalese abbia caratteristiche votate meno alla profondità e più al gioco di sponda, l'uomo da cui ci si aspetta un impatto importante.
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