
Inter-Udinese 1-2, Considerazioni Sparse
L'Udinese sbanca San Siro e mette a nudo tutti i limiti di un Inter in versione Sisifo.
Può una stessa squadra passare, nel giro di appena sei giorni, da una vittoria esaltante per 5-0 ad una sconfitta casalinga deprimente e disarmante? Non basta poi molto, in realtà. Serve solo che nella prima partita a fare da sparring partner ci sia una "non-squadra" allo sbaraglio e nella seconda un gruppo organizzato, ben messo in campo e ricco di individualità valorizzate. Così l'Inter passa dalla manita con cui aveva travolto il Torino nel primo lunedì della stagione alla sconfitta contro un'Udinese corsara che sembra fatta apposta per spazzare via i sepolcri bianchi che hanno caratterizzato di bugie e false rassicurazioni l'ultima settimana agostana interista.
Perché se la vittoria col Torino aveva dato solo la mera impressione di una squadra capace di riscoprirsi forte e superare tutte le crisi - di risultati, d'identità, di nervi - che avevano caratterizzato l'ultima fase della gestione di Simone Inzaghi, le reti di Davis e Atta dimostrano come non solo l'Inter non possa essere neanche considerata un cantiere aperto ma che, con tutta probabilità, le speranze e le ansie dei tifosi nerazzurri continueranno ad aggirarsi tra le rovine di un gruppo che continua a soffrire degli stessi limiti, a confrontarsi con gli stessi problemi della vecchia gestione. Il tutto mentre sullo sfondo la dirigenza interista continua ad ostentare con sconcertante sicurezza la volontà di non costruire né tantomeno di portare via i detriti di un passato che non è mai davvero passato.
Perché la partita degli uomini di Chivu è stata simile, in modo beffardo e quasi fastidioso, a quelle tante partite dell'ultima Inter di Inzaghi (Milan, Juventus, Parma, Lazio, Roma, Monza, per esempio) che vedevano i nerazzurri dominare possesso e campo alla disperata ricerca di una rimonta che raramente è riuscita a concretizzarsi. L'Inter stasera e ancora una volta ha ricordato il mito di Sisifo, nella foga disperata con cui la palla risaliva il campo, nell'inevitabilità con cui il possesso interista andava a schiantarsi contro la solidissima difesa friulana, nell'inutilità di questo sforzo che quasi mai si è concretizzato nella produzione di azioni offensive realmente pericolose, nell'ironia con cui questo canovaccio si è ripetuto per tutto il secondo tempo senza alcun risultato utile per i padroni di casa.
Del resto, perché le cose dovrebbero andare in modo diverso se, pure dopo una bellissima stagione fallimentare e il fine di un ciclo, gli uomini che scendono in campo sono sostanzialmente gli stessi che nell'agosto del 2023 si avviavano a vincere lo Scudetto? L'Inter, un po' per scelta, un po' per convinzione, un po' per necessità, ha deciso di non cambiare nulla e deve accettare di convivere con gli stessi limiti della squadra che l'anno scorso ha perso tutto: vulnerabilità nelle transizioni, inefficienza in fase di rifinitura, incapacità di giocare contro le squadre in grado di coprire con ordine gli spazi, disattenzioni nelle coperture e nelle marcature. L'Inter ha deciso di non cambiare, di nascondere la polvere sotto al tappeto di un nuovo allenatore e di qualche volto nuovo come comprimario ed è giusto che perda partite dello stesso genus che l'anno scorso le hanno impedito di battere il Napoli nella volata scudetto.
La differenza tra una vittoria per 5-0 e una sconfitta sconfortante per l'Inter, dunque, sta tutta nell'avversario affrontato e l'Udinese di Runjaic dal canto suo, era forse il peggiore che questa Inter avrebbe potuto incontrare in questa fase della stagione. L'ordine con cui l'Udinese è disposta in campo non permette solo di organizzare in modo efficace ed efficiente la gestione delle due fasi di gioco ma anche e soprattutto di esaltare le qualità dei suoi singoli. Le partite eccellenti di Kristensen, Atta, Davis e Solet ne sono la riprova: non sono le individualità ad aver trascinato i friulani alla vittoria quanto l'equilibrio nelle transizioni, l'organizzazione del pressing e l'efficacia e la qualità della circolazione in fase di costruzione, che hanno messo nelle condizioni i bianconeri di sfoderare prestazioni di altissimo livello.
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