
Genoa-Juventus 0-1, Considerazioni Sparse
Il “problema” della Juventus Vlahović decide la partita chiusa dalla panchina: un buon Genoa perde di misura.
Dusan Vlahović si è preso la Juventus. Come contro il Parma il serbo è entrato dalla panchina e ha di nuovo fatto quello che gli riesce meglio: depositare la palla in porta. Il numero 9 bianconero ha deciso una gara chiusa che si era complicata tantissimo e nella quale la Vecchia Signora stava patendo tantissimo il pressing di un Genoa volenteroso e combattivo. La Juventus ha sofferto tanto nella prima costruzione, apparsa a lunghi tratti lenta e confusa, probabilmente l’unico modo per sbloccare questa partita era proprio un calcio da fermo. I bianconeri vincono e salgono a 6 punti su 6 prima della sosta e prima del Derby d’Italia contro l’Inter. Rossoblù rimandati, ma comunque con tanti aspetti positivi da portare a casa nonostante la sconfitta.
I primi quarantacinque minuti rispettano perfettamente le aspettative. È una gara dura e chiusa, con la Juventus che cerca il palleggio e di controllare il ritmo, ma fatica a farlo. Il Genoa è aggressivo, pressa a ritmi indiavolati e mette sotto scacco i bianconeri. I limiti del modulo scelto da Tudor sono più tangibili sulle corsie laterali. A destra Kalulu non può svolgere offensivamente i compiti che sarebbero propri di un quarto di centrocampo, a sinistra João Mario (che di norma gioca nell’altra fascia) fa un’immensa fatica in entrambe le fasi e patisce sia Norton-Cuffy che Ellertson. I bianconeri si affidano a Yildiz e Conceição riuscendo a inventarsi dal nulla due occasioni con Gatti e David, ma per il resto la costruzione appare confusa e lenta.
Nella ripresa il Genoa cala d’intensità, ma la partita rimane chiusa e molto dura. La Juventus continua a far fatica nella costruzione, poche verticalizzazioni e sia Yildiz che Conceição sono ingabbiati dalla retroguardia rossoblù. I liguri non fanno tanto meglio, difendono con due linee serrate e cercano di colpire in contropiede innescando la velocità di Ellertson o la fisicità di Colombo, ma se il primo costruisce una bella occasione venendo murato da João Mario, il secondo non vince mai il duello con Bremer. All’ora di gioco Tudor cambia e come col Parma mette in campo Vlahovic e Koopmeiners, con l’aggiunta di Kostic che rileva il posto dell’esterno lusitano che ha sofferto tantissimo sulla corsia di sinistra. Una partita così dei bianconeri lenti e prevedibili nella prima costruzione come la possono sbloccare? Con un calcio da fermo. Al 73’ Kostic batte un corner dalla sinistra e in area piccola stacca bene Dusan Vlahović che firma il vantaggio e la seconda rete del suo avvio stagionale.
Proprio lui che sembrava completamente fuori dalla Juventus. Ad entrare dalla panchina e decidere una gara chiusa e bloccata è stato Dusan Vlahović. Come in occasione della gara d’esordio contro il Parma, il serbo è subentrato con voglia e determinazione, desideroso di mostrare a tutti chi è il numero 9 della Juventus. Volenteroso di reinventarsi dopo una stagione opaca nella quale è stato subissato di critiche. Il premio di migliore in campo lo merita lui, per la rete della vittoria e per come ha preso posizione nell’area piccola. Da attaccante e da bomber vero. Proprio come quello che avevamo ammirato a Firenze e tra le fila bianconere, seppur con qualche alto e basso.
Alla Juventus serve davvero Kolo Muani? È la domanda che più viene naturale porsi, specie dopo queste prime due giornate di campionato. Vlahovic ha segnato due gol in due partite dimostrando voglia e carattere, i due aspetti nei quali aveva preso più critiche dai tifosi bianconeri e non. Soprattutto, però, abbiamo visto una Vecchia Signora carente e preoccupante per quanto riguarda le corsie laterali. A destra anche qui al Marassi ha giocato Kalulu come con il Parma, ma per quanta intensità ci può mettere a livello offensivo è nullo e non dà quell’ampiezza propria di un quarto di centrocampo “vero”. A sinistra João Mario ha sofferto terribilmente, probabilmente anche perché lui è abituato a giocare a destra e si trovava in una fascia non sua. L’assenza di Andrea Cambiaso ha influito tantissimo e mostrato ancora una volta come la coperta bianconera sia terribilmente corta. Per questo, quindi, i 60 milioni che dovrebbero essere versati per Kolo Muani sarebbe meglio dirottarli su Edon Zhegrova (molto vicino ai bianconeri che si ricordano benissimo la sua gara a Lille) e un ricambio sugli esterni. Specie se Vlahović è questo.
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