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Lecce Milan
, 29 Agosto 2025

Lecce-Milan 0-2, Considerazioni Sparse


Il Milan rialza la testa in trasferta. Il Lecce rimanda l'appuntamento con la prima vittoria.

La prima trasferta del Milan non parte sotto i migliori auspici. I rossoneri sono orfani di Leão già dall'inizio del campionato, mentre Pulišić, convocato, è costretto a partire dalla panchina per un fastidio alla caviglia. Situazione diversa, invece, per Jashari: a seguito di un contrasto di gioco in allenamento, lo svizzero ha riportato una frattura composta del perone, con tempi di recupero stimati in circa due mesi. Novità nella lista convocati di Allegri: fuori Jimenez per motivi disciplinari, ma dentro Cheveyo Balentien, classe 2006 acquistato come rinforzo per la selezione U-23 rossonera. Le scelte per l'undici di partenza sono quindi vincolate: Saelemaekers affiancherà Gimenez nel 3-5-2 e al posto del belga, sull'out di destra, via libera a Musah.

In casa Lecce, invece, Di Francesco conferma il 4-3-3 con due sostituzioni rispetto alla partita di Genova: Pierotti al posto di Banda nel tridente offensivo e Kaba al posto di Berisha. Neanche a dirlo, questa è la partita di Francesco Camarda, gioiello delle giovanili rossonere in prestito annuale alla squadra salentina. Nonostante tutti gli incoraggiamenti del caso di Di Francesco, la prestazione del classe 2008 non è stata delle migliori: è sostituito dopo appena 45' da Štulić anche a cause di uno scontro aereo che ne ha provocato alcuni svarioni nell'immediato ("Gli ho chiesto il posizionamento su un angolo contro e non si ricordava cosa fosse successo: lì è scattato l'alert", le parole di Di Francesco nel post partita) e un venerdì notte in ospedale per alcuni controlli. Camarda è stato anche utile in fase di non possesso, mentre in fase di possesso, inevitabilmente, non è stato altrettanto coinvolto.

È il Milan a ricercare da subito il dominio la partita tramite il controllo della palla. La squadra di Allegri parte subito forte e dopo pochi minuti Gabbia trasforma in rete un calcio d'angolo. Sarà il primo dei due gol annullati ai rossoneri. Il piano gara studiato dal tecnico livornese è piuttosto chiaro: ricercare la profondità con lanci lunghi o con cambi di gioco frequenti. La retroguardia del Lecce, in effetti, fatica a coprire la profondità e soprattutto l'ampiezza garantita dagli esterni rossoneri. Nel primo tempo sarà Estupiñán ad essere maggiormente sollecitato in porzioni di campo offensive, facendo emergere ancora qualche limite in copertura. Musah, invece, nel secondo tempo si troverà spesso libero di ricevere sul lato debole.

Menzione a parte merita Saelemaekers, senza dubbio il migliore della gara. Nel campo ha libertà di movimento ed è colui che riesce a rendersi pericoloso non dando punti di riferimento alla difesa salentina. Sono frequenti i suoi movimenti ad abbassarsi per ricevere palla o comunque per liberare spazio alle sue spalle per l'uscita di Estupiñán. È lui a propiziare il gol che apre ufficialmente le marcature, con un recupero palla sulla trequarti campo che costringe Gaspar al fallo. Il difensore angolano sarà protagonista anche nel secondo e ultimo gol a firma di Pulišić: lettura sbagliata dal rinvio di Maignan e strada spalancata per l'ennesimo gol dell'americano contro i giallorossi. Non proprio la serata migliore per la difesa del Lecce.

Diversamente dalla gara contro la Cremonese, il Milan ha ritrovato alcune certezze: prima di tutte la solidità difensiva. Non è certo questo un banco di prova affidabile, anche perché il Lecce non ha creato eccessivi grattacapi ai rossoneri, ma Allegri potrà sicuramente essere soddisfatto. I salentini, confermando l'andamento già intrapreso con Giampaolo nel finale della scorsa stagione, dovranno ritrovare la sfrontatezza tipica delle prime squadre allenate in A da Eusebio Di Francesco. Il Lecce è stato impalpabile per buona parte di gara, privo di spunti dalle fasce e con le mezzali troppo isolate nei tagli profondi in area. Più concentrato a limitare il Milan, che intenzionato a rendersi pericoloso. Verso la seconda metà del secondo tempo, in alcuni frangenti i padroni di casa hanno provato a sporcare i guantoni a Maignan senza sortire l'effetto sperato. Continuando su questa linea, l'obiettivo salvezza si presenta sempre più distante.

  • Classe 1996. È ancora convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone. Gli piace l'odore delle case dei vecchi. Considera il 4-3-3 simbolo della perfezione estetica.

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