
Cagliari-Fiorentina 1-1, Considerazioni Sparse
Buona la prima per Pisacane e il suo Cagliari. Prova titubante di una Fiorentina riacciuffata nel finale.
Esordio tutto sommato dai grandi sorrisi quello di Fabio Pisacane sulla panchina del Cagliari, che al culmine di una prova molto positiva trova con Luperto il pari nei minuti di recupero. Doccia scozzese - o meglio, sarda - invece per la Fiorentina, apparsa, dopo la vittoria nell'andata del preliminare di Conference, alquanto scarica e insicura, tanto sul piano dei ritmi quanto sul piano delle idee.
Il Cagliari oggi certo è pieno di interrogativi, a partire da chi sarà il sostituto di Piccoli in attacco passato proprio alla Fiorentina (per l'occasione ne ha fatto le veci Borrelli, all'esordio da titolare in Serie A dopo tanta B e una comparsata con il Frosinone due anni fa) fino a quale sarà l'impatto sul lungo periodo di Pisacane. Ma l'esordio in campionato dei rossoblù manda segnali più che incoraggianti, al netto della rosa ancora tutt'altro che definita: al di là di un primo tempo dove i sardi non rischiano nulla e sfiorano perfino il vantaggio con l'ex Folorunsho (salvataggio di Gosens sulla linea), l'approccio alla gara del Cagliari è sempre propositivo, attento, con l'assunzione anche di rischi pur di giocare - e gestire - il pallone con intelligenza. Anche una volta finiti sotto nel punteggio, e nonostante alcuni frangenti dopo il gol di Mandragora che parevano mostrare una Fiorentina più sciolta, i padroni di casa non perdono né fiducia né soprattutto il filo della gara. Un notevole cambio di mentalità rispetto alle gestioni Ranieri-Nicola, che la squadra (non senza un pizzico di fortuna) è parsa non aver problemi a digerire.
La Fiorentina sembrava poterla sfangare, nonostante tutto. Perché il vantaggio, quasi estemporaneo, del solito incursore Mandragora (entrato all'intervallo al posto di Ndour) pareva aver tranquillizzato una squadra diventata via via nel corso della gara sempre più incerta, e perfino spaventata dall'aggressività e dalla sfrontatezza del Cagliari. A tradire in ultimo c'è il meno probabile dei giocatori viola, David De Gea, beffato da un colpo di testa di Luperto che forse sarebbe stato meglio provare a respingere, anziché bloccare. Ma la gaffe finale del portiere spagnolo non può nascondere il fatto che lo stesso De Gea si fosse dovuto superare anche solo pochi minuti prima, né tantomeno che la Fiorentina dopo la scorpacciata di Conference si sia ritrovata alle prese con tanti problemi irrisolti già visti lo scorso anno. Problemi peraltro affrontati da Pioli, soprattutto lato sostituzioni, ricercando proprio quelle zone comfort sulle quali i viola si erano abbarbicati pochi mesi fa: non funzionò all'epoca, non ha funzionato oggi.
Ci sono alcune criticità tecnico-tattiche lato Fiorentina emerse abbastanza chiaramente, al netto di una condizione atletica non all'altezza di quella dei padroni di casa (e del fatto che i viola siano passati direttamente dalla trasferta di Presov, Slovacchia, a quella di Cagliari). La prima, la più evidente, riguarda il centrocampo. Se Fagioli è ancora alle prese con un volenteroso apprendistato in cabina di regia (prova positiva la sua, seppur con una partenza diesel), è evidente come la propensione naturale del giocatore sia di avanzare il suo raggio di azione e agire alle spalle delle prime linee di pressione. Pioli finora ha provato a equilibrare questi due elementi con una grande fluidità posizionale in mezzo, ma a oggi né Sohm né soprattutto Ndour paiono in grado di relazionarsi bene con l'ex juventino. Ndour in particolare, dopo una buona prova - forse troppo semplice - con il Polissya, ha mostrato come la sua fisicità a tratti straripante non basti a compensare quei suoi limiti della gestione dei possessi. 11 possessi persi e appena il 72% di passaggi riusciti (praticamente nessuno dei quali in avanti) nei primi 46' ben spiegano il perché della sua sostituzione all'intervallo.
Altri vecchi nuovi punti deboli della Fiorentina si possono trovare nelle prestazioni di Pongracic e Gudmundsson. Il primo, comunque positivo e propositivo in veste di playmaker difensivo, ha di nuovo preso troppe scelte sbagliate quando chiamato a coprire gli spazi, puntando piuttosto con un po' troppa fiducia su rotture della linea che finivano per aprire spazi enormi alle spalle. Il secondo, che pur può vantare a tabellino un assist (suo il cross sul momentaneo vantaggio, complice l'unica ma pesante sbavatura difensiva di Yerri Mina), continua ad apparire tanto volenteroso di accendersi quanto spaesato al momento di farlo. Gli zero dribbling tentati, per un elemento con le sue caratteristiche, sembrano raccontare di un giocatore che non sa più trovare la strada. Lato Cagliari, al netto dell'evanescenza della Fiorentina arrivano risposte positive sulla tenuta difensiva della squadra nonostante un baricentro più alto, mentre davanti viene ambiziosamente da chiedersi cosa potrebbe fare Pisacane con un po' più di qualità a disposizione sulle mezzali oltre che in attacco, al netto della prova più che volenterosa di Adopo e Deiola in mezzo e di Borrelli come centravanti.
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