
5 giocatori da seguire nella Serie A 2025/26
Alcuni nomi, attesi e non, che potrebbero movimentare il campionato di Serie A.
La Serie A è ai nastri di partenza, e come al solito, gli spunti di interesse sono molteplici: nuovi tecnici, nuovi calciatori, assetti tattici più o meno inediti, progetti che nascono e muoiono senza preavviso come i personaggi di Jojo.
Sportellate è pronto a guidarvi in questa cascata di novità con una shortlist di profili che potrebbero prendersi il palcoscenico nel campionato che sta per cominciare. La cinquina dello scorso anno ha raccolto diversi consensi: due sono stati ceduti a peso d'oro, uno ha tirato egregiamente la carretta finché la condizione fisica glielo ha consentito, un altro ha riscattato un'annata complicata mostrandosi incisivo in Serie A. Soltanto Iling-Junior ha trovato poco spazio, tanto da dover migrare a Middlesbrough a metà stagione.
Difensore centrale: Jay Idzes (Sassuolo)

Bang Jay non poteva proprio stare lontano dalla Serie A, e la Serie A non poteva stare lontana da lui. Non dopo una stagione d'esordio così impattante, a tratti eroica, con la maglia del Venezia. Prima ci aveva provato l'Udinese, che lo seguiva da mesi e intendeva consegnargli l'eredità di Bijol. Poi il Genoa. Entrambe hanno desistito di fronte alle richieste economiche dei lagunari. Il Sassuolo, invece, non ha avuto remore, e per 8 milioni di euro (più €500mila in caso di permanenza in Serie A), ha fatto di Jay Idzes il nuovo leader della difesa di Grosso.
Il capitano della nazionale indonesiana, a caccia di una qualificazione ai mondiali che manca dal 1938, è arrivato in neroverde insieme a Candé, che presumibilmente si giocherà il posto con Muharemovic. Nessun dubbio, invece, sulla titolarità di Idzes: l'ex Venezia in passato ha giocato anche da terzino, sia a destra che a sinistra, e addirittura da centrocampista centrale in una mediana a due, ma è nel cuore della retroguardia che il Sassuolo ha bisogno della sua leadership, dei suoi centimetri e dei suoi salvataggi.
Quando Di Francesco l'ha spostato da braccetto a centrale della difesa a 3, Idzes ha risposto positivamente, diventando padrone del reparto e meritandosi la fascia di capitano dopo la cessione di Pohjanpalo a gennaio. Il passato da centrocampista gli fornisce sufficiente padronanza della sfera per impostare l'azione, anche se non possiede la sensibilità dei migliori centrali registi; i 191 cm lo rendono dominante in area nel gioco aereo; proprio con uno stacco di testa è arrivato il suo primo e al momento unico gol in Serie A, contro la Juventus, al termine di una prestazione di ottimo livello.

L'arrivo di Idzes al Sassuolo è stato accolto con enorme entusiasmo dai connazionali, riversatisi in massa sui profili social dei neroverdi e della Lega Serie A per celebrare il loro capitano. 25 anni compiuti lo scorso 2 giugno, l'indonesiano possiede le qualità e un bagaglio di esperienze necessarie per affermarsi come un centrale che può restare in Serie A per molto tempo.
Terzino sinistro: Pervis Estupiñán (Milan)

Un terzino con picchi offensivi superiori a quelli difensivi, alto un metro e 75, senza alcuna esperienza in Serie A, che ha toccato i suoi massimi livelli con De Zerbi in panchina: cosa potrà mai andare storto, nell'affidarlo alle cure di Massimiliano Allegri? Al di là di categorizzazioni banali, è evidente che Pervis Estupiñán non sia il laterale ideale per il tecnico livornese; il giocatore, dal canto suo, potrebbe soffrire le gare giocate col blocco difensivo basso, nonché il mismatch fisico con alcuni esterni della Serie A. C'è quella propensione al rischio in fase di possesso che mal si sposa con i dettami di Allegri rivelatosi spesso allergico ai terzini "poco difensori", da Dani Alves a Cancelo passando per Spinazzola.
Le prove di convivenza tra Estupiñán e il Milan sono già cominciate in Coppa Italia. Contro il Bari si è visto un 3-5-2 che, in fase di non possesso, diventava quasi un 4-4-2 canonico, con Saelemaekers sulla linea dei centrocampisti e l'ex Brighton quarto di difesa a sinistra, coperto in avanti da uno dei centrocampisti centrali. Estupiñán, molto più abituato a una retroguardia a 4 che non al ruolo di quinto, si è disimpegnato egregiamente in entrambe le vesti; nonostante qualche errore tecnico di troppo, l'ecuadoregno è stato il secondo rossonero per passaggi completati dietro a Pavlovic, anche grazie alla naturale propensione a giocare nelle tracce interne del campo.
Come possono Estupiñán e Allegri venirsi incontro? Il terzino può diventare il regista occulto del Milan, fondamentale nella gestione del pallone quando Ricci, Modric o Jashari verranno pressati forte dagli avversari, in quanto le mezzali nella rosa rossonera non sembrano possedere grandi doti di palleggio. Il tecnico, dal canto suo, può completare il bagaglio dell'ecuadoregno, abituandolo a gestire le fasi di difesa posizionale e a lavorare con una linea che difficilmente sarà alta.
La comfort zone di Estupiñán, in ogni caso, è la metà campo avversaria. Pur non disponendo del fisico straripante di Theo, l'esterno sudamericano è un brutto cliente per quasi tutti. Estupiñán non è un crossatore seriale, ma ha una varietà di soluzioni che gli permettono di servire sia palloni morbidi che traversoni violenti a mezz'altezza; la rapidità di gambe lo rende difficile da gestire nell'1 vs1; la propensione a seguire l'azione offensiva può farne un attaccante aggiunto nelle ripartenze e nelle transizioni positive.
Il MIlan ha investito €17 mln su Estupiñán; pochi, se si considerano il valore assoluto del calciatore e i due anni di contratto col Brighton residui. Parliamo di un classe '98, nel pieno della maturità psicofisica che, fatta eccezione per la tormentata stagione 2023/24, non appare propenso all'infortunio, e ha già giocato in Europa sia con la squadra di De Zerbi che con il Villarreal, raggiungendo le semifinali di Champions League nel 2022. Se Pervis e i rossoneri sapranno venirsi incontro, l'ecuadoregno diventerà un serio candidato all'ideale premio di miglior laterale sinistro della Serie A, mentre il Milan guadagnerà un titolare che farà rimpiangere il meno possibile l'ultima versione di Theo.
Regista: Máximo Perrone (Como)

C'è stato un momento, nella scorsa stagione, in cui il Como sembrava non possedere i mezzi per restare in Serie A, con grande giubilo dei detrattori del progetto dei lariani. Non è un caso se tale momento è coinciso con l'indisponibilità della coppia titolare di mediani impostata da Fabregas, ed è terminato grazie all'acquisto di Caqueret e all'esplosione di Da Cunha davanti alla difesa. Il tecnico catalano aveva faticato a trovare un sostituto di Máxi Perrone, definito "la mia testa in mezzo al campo", un'investitura pesante per un 2003 al debutto in Serie A, ma che racconta bene l'enorme fiducia che Cesc ripone nelle sue qualità.
Già lo scorso anno avevamo sottolineato quanto Perrone rivestisse un ruolo cruciale nel garantire l'equilibrio dell'11 di Fabregas, ora regista e ora frangiflutti, compiti che lui e Sergi Roberto si spartivano in maniera naturale, grazie all'affinità istintiva di chi parla la stessa lingua calcistica. Ora per Perrone l'asticella si alza: per tutta l'estate, Fabregas ha provato il 4-3-3, modulo in cui c'è spazio per un solo uomo d'ordine. Il modulo dei lariani potrebbe diventare addirittura un 4-1-4-1, quando le due mezzali saranno due mezzepunte (Nico Paz e Baturina). La quantità di gioco sporco del vertice basso aumenterà a dismisura, in non possesso e in particolar modo nella gestione delle transizioni negative.
Perrone dovrà guardarsi dalla concorrenza del gemello Sergi Roberto, titolare in Coppa Italia contro il Südtirol, e di Caqueret, l'uomo che lo scorso inverno era stato acquistato proprio per tamponare le assenze lì in mezzo. Nel precampionato il francese non ha giocato quasi mai da vertice basso: Paz, Baturina e Da Cunha - meno abili nella gestione ma più adatti ad assaltare l'area avversaria - potrebbero spingerlo al centro per dirigere le operazioni. Al di là degli apprezzamenti di Fabregas, Perrone dovrà giocarsi la titolarità settimana dopo settimana, come tanti dei compagni di squadra che hanno ricevuto in regalo dal calciomercato uno o più diretti concorrenti.
Ciò che può far rendere Perrone inamovibile è la grande capacità di lettura: oltre a essere un ottimo palleggiatore l'argentino, a dispetto dell'età, è lesto a capire quando far partire la riaggressione e quando temporeggiare, e ai salvataggi disperati preferisce gli interventi puliti grazie a un grande timing. La dote che lo avvicina all'idolo Busquets è il dribbling, inteso come l'abilità di eludere, col corpo e con controlli orientati, gli attacchi degli avversari: se c'è da resistere alla pressione, dare la palla a Máximo è metterla in banca.
Il Como lo scorso anno lo aveva acquisito dal Manchester City in prestito secco, questa estate invece lo ha acquistato a titolo definitivo per €13 milioni, prezzo che potrebbe moltiplicarsi se l'argentino confermerà le doti che aveva fatto intravedere lo scorso anno. Un centrocampista con le sue caratteristiche, oggi come oggi, fa comodo a tutte le squadre del mondo, non solo della Serie A; resta solo da vedere quale sarà il suo ceiling, e se Guardiola dovrà mangiarsi le mani per aver regalato al Como l'erede di quel Busquets che era stato il suo sceriffo in campo.
Mezzala: Fisayo Dele-Bashiru (Lazio)

Li avete sentiti anche voi i tifosi della Lazio che cantano il suo nome allo stadio, sulle note di Rock'n'Roll Robot di Alberto Camerini. L'intesa che Fisayo Dele-Bashiru ha sviluppato col popolo biancoceleste, innamoratosi del suo strapotere fisico, è sorprendente per un calciatore arrivato in sordina, dall'Hatayspor, e che nella scorsa stagione ha disputato poche gare da titolare. Ora che la Lazio è tornata tra le mani di Sarri, il nigeriano dovrebbe giostrare da mezzala box-to-box (sempre se Sarri non abiuri la mediana a 3 per adeguarsi alle disponibilità numeriche in mezzo): sembrano esserci tutti gli ingredienti necessari alla definitiva affermazione in Serie A.
Con il mercato in entrata bloccato, Sarri dovrà fare di necessità virtù e sfruttare al massimo le qualità dei giocatori in rosa; una circostanza fortunata per Dele-Bashiru che, stante l'intoccabilità di Matteo Guendouzi, per una maglia da titolare dovrà guardarsi dalla concorrenza di Belahyane - non è un interno di ruolo e sta recuperando da un infortunio - e di Vecino. Nei primi giorni di ritiro, Sarri aveva definito il nigeriano "un libro ancora da scrivere", a testimonianza delle grandi potenzialità ma anche di una posizione in campo non ancora del tutto definita. Il tecnico sta insistendo molto su Dele-Bashiru, e l'ha proposto come mezzala sinistra dal 1' in tutte e 5 le amichevoli disputate dalla Lazio.
Ma quali sono le doti che hanno portato Sarri a credere nel classe 2001 cresciuto nel settore giovanile del Manchester City? La completezza del repertorio senza palla, innanzitutto: Dele-Bashiru possiede capacità di inserimento e di concludere a rete, ha la fisicità per pressare in modo aggressivo e per recuperare palla nella propria trequarti. Pochi centrocampisti della Serie A sanno fare tutto quello che Dele-Bashiru è in grado di fare; in potenza, almeno, dato che lo scorso anno il nigeriano è stato schierato quasi solo sulla trequarti, con compiti più limitati in fase di manovra prolungata.
In attesa di scoprire se Cancellieri confermerà il bel precampionato, e se Provstgaard riuscirà a ritagliarsi spazio nella retroguardia, la vera, grande novità in casa Lazio è rappresentata da Fisayo Dele-Bashiru. Se il ragazzo saprà meritarsi la centralità che Sarri gli ha donato nelle amichevoli estive - a suon di gol, assist e giocate importanti -, donerà una nuova dimensione a una squadra che rischia di scoprirsi troppo piatta e prevedibile, soprattutto nelle gare contro avversari chiusi. Gli strappi, le botte da fuori, i recuperi in corsa del nigeriano possono far svoltare la stagione della Lazio; mister Sarri, dal canto suo, ha tra le mani l'ennesimo bruco da trasformare in farfalla. Riuscirà anche in questa impresa?
Centravanti: Henrik Wendel Meister (Pisa)

Quando il Pisa di Inzaghi lo scorso gennaio, da secondo in classifica, cercava un attaccante per consolidare la rincorsa alla Serie A, si parlava soprattutto di Adorante (Juve Stabia) e di Raimondo (Bologna, in prestito al Venezia). Il club nerazzurro ha sorpreso tutti, presentandosi all'Arena Garibaldi con un centravanti danese classe 2003, un anno in meno rispetto al connazionale e pari ruolo Alexander Lind, già in rosa dall'estate precedente. Di Henrik Wendel Meister sapevamo veramente poco: il Rennes, che pure lo aveva pagato €9 milioni ai norvegesi del Sarpsborg, in metà stagione lo aveva impiegato col contagocce, ricavandone un bel gol contro il Lione.
Inzaghi si è ritrovato tra le mani questo attaccante dal fisico possente (192cm distribuiti su 89kg), quasi disturbante per come si produce in accelerazioni, sterzate e giochi di gambe a dispetto di ciò che la sua struttura fisica vorrebbe. Meister sa giostrare da riferimento centrale, ma non ha problemi ad abbassarsi o defilarsi; quando è stato impiegato in coppia con Lind e non al suo posto, è stato sempre l'ex Rennes ad agire da seconda punta, lasciando al connazionale il centro dell'area. Nelle 15 presenze in Serie B (7 da titolare), le reti sono state solamente due, la seconda decisiva per dare l'ultima spallata al campionato e lanciare il Pisa verso la promozione in Serie A.
Gilardino non sembra voler proseguire sul solco di Inzaghi, e non ha praticamente mai schierato Meister da mezzapunta del 3-4-2-1, impiegandolo invece o da unico riferimento centrale (comunque con licenza di svariare), o in un attacco a due. L'arrivo di Nzola mette in qualche modo in dubbio la titolarità del danese, più inesperto e meno abituato a farsi lanciare addosso la palla, a proteggerla e a fare da pivot in attesa dell'arrivo dei compagni, una scorciatoia che il Pisa potrebbe percorrere senza farsi troppi problemi, vista la qualità non eccelsa di una difesa che non sembra troppo a suo agio nell'uscita bassa della sfera.
Dei cinque calciatori analizzati, Meister è senza dubbio quello col maggior potenziale da esplorare: fuori da Norvegia e Danimarca, il ragazzo ha disputato solo una manciata di partite, e il record realizzativo sono le 9 reti in 22 gare realizzate col Sarpsborg nel 2023/24. Le poche reti segnate fin qui sono figlie sia di una freddezza sotto porta ancora da affinare, sia di un'interpretazione del ruolo che sovente lo porta a giocare il pallone lontano dall'area. La base su cui lavorare, dal punto di vista fisico ma anche tecnico, è di ottimo livello; Gilardino e il Pisa avranno la pazienza e l'abilità nel far diventare Meister un giocatore che può fare la differenza in Serie A?
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