
Segnali dalla 1° giornata di Premier League
Calafiori decide la sfida di Old Trafford e tutto il bello (e il brutto) del Day 1 del campionato inglese.
Manchester United-Arsenal
15° vs 2° dell’anno scorso. Eppure Manchester United-Arsenal è stato il primo big match della Premier League 2025/26. L’attesa era quasi tutta per i padroni di casa: attacco nuovo di zecca, allenatore che continua nonostante tutto a dispensare sorrisoni e il mercato, soprattutto in entrata, pronto a regalare altre sorprese. Il finale è quello che però ci aspettavamo, coi Red Devils sconfitti e la stagione che inizierà già di rincorsa. Stavolta però qualche segnale positivo c’è stato.
I nuovi là davanti, ad esempio. Mbeumo e Cunha sono un toccasana per lo spirito dopo mesi di assoluto nulla targati Rashford e Højlund. Ancora con margini di miglioramento, soprattutto fisici, e con il terzo tassello del reparto ancora da inserire – per Šeško solo pochi minuti a fine match –, la nuova coppia dell’attacco United ha mostrato volontà, tecnica e tanta intraprendenza. A condannare la squadra di Amorim è stato ancora una volta un errore del portiere, il turco Bayinidr, riuscito nel miracolo di far rimpiangere Onana con un pasticcio grossolano che ha propiziato il gol di Calafiori.
Proprio l’arrivo di un grande numero 1 potrebbe essere la svolta per le ambizioni di una squadra che comunque, al netto dell’assenza di calcio europeo, dovrà lottare per una delle prime 4-5 posizioni in classifica. Se è vero che la pista Baleba pare abbandonata – il camerunense vorrebbe rimanere a Brighton ancora un altro anno -, Amorim dovrà anche trovare il giusto equilibrio a centrocampo. Bruno Fernandes sembra obbligato a reinventarsi mediano, con Mainoo, Casemiro e Ugarte a giocarsi l’altro posto. Ma davvero i Red Devils potranno permettersi un’intera stagione con uno schieramento così offensivo?
Tutto dipenderà dalla fiducia che questa squadra riuscirà a costruirsi grazie a entusiasmo e, soprattutto, risultati. Questa rosa ha le potenzialità per inanellare una serie di prestazioni positive: ora la palla passa ad Amorim, che dovrà dimostrare di meritarsi la panchina del club più titolato d’Inghilterra.
L’Arsenal è ripartito da dove lo avevamo lasciato. Difesa e palle inattive, e per ora basta così, soprattutto contro uno United ancora col cartello lavori in corso. Il gol su corner – schema nuovo, con la complicità della difesa avversaria -, paratona decisiva di Raya su Mbeumo, e poco altro. La novità della stagione è la qualità delle alternative in panchina. Difficile obiettare sul fatto che quella a disposizione di Arteta sia la rosa più completa del campionato. L’Arsenal nelle ultime stagioni si è mosso alla grande sul mercato, e mai come quest’anno questa squadra sembra attrezzata per fare bene in ogni competizione.
Un tempo, neanche troppo lontano, l’allenatore spagnolo girandosi in cerca di aiuto incrociava gli sguardi di Sterling e Lokonga. A Old Trafford, nel momento del bisogno, sono arrivati in soccorso Timber, Lewis-Kelly, Merino, Madueke e Havertz, per difendere una vittoria già pesantissima, anche per il morale. I Gunners sono però apparsi lontanissimi dalla miglior condizione, nonostante un’estate tranquilla e una preparazione filata via liscia. Piano però a dire ad Arteta che questo sarà l’anno buono, lui cercherà subito di cambiare discorso. Ma gli anni di Holding e Mustafi sono finalmente terminati.
Brutti pensieri
Si, siamo solo alla prima giornata e a pensare male forse si esagera ma, a due settimane dalla fine del mercato, ci sono squadre che avrebbero necessariamente bisogno di sistemarsi, e alla svelta. Se Fulham, Palace e Bournemouth possono pensare di compensare l’immobilismo in entrata con idee collaudate nel tempo – frutto del lavoro di allenatori troppo sottovalutati – altre (Wolverhampton, West Ham e Brentford) brancolano pericolosamente nel buio.
Prendiamo gli Irons: nel 2023, una campagna acquisti estiva da quasi £200 mln dichiarava al mondo la volontà di diventare una delle big del campionato. Oggi, all’indomani della disastrosa trasferta di Sunderland e con due soli nuovi arrivi – a parametro zero – a pochi giorni dalla fine del mercato, il futuro sembra davvero incerto.
Jarrod Bowen, il capitano, ci ha messo la faccia, prendendosi la responsabilità davanti ai tifosi, scusandosi per la prima figuraccia stagionale. Graham Potter ci ha messo invece poche parole, col solito filo di voce e lo sguardo perennemente contrito. Il vero dubbio del progetto West Ham è legato al lavoro dell’allenatore ex Chelsea. Diamogli tempo, ci mancherebbe, ma se le premesse sono quelle viste allo Stadium of Light allora questa sarà un’altra stagione di sofferenza nell’est della capitale.
Parlavamo in precedenza del Fulham, uscito indenne da Brighton grazie a un gol di Muniz nell’ultima azione della partita. Marco Silva è garanzia di serietà ed efficacia, ma basterà per portare un’altra volta la nave in porto? I Cottagers visti all’Amex sono identici a quelli dell’anno scorso, anzi, con un Smith-Rowe fuori forma – e peso – e Sessegnon e Robinson ancora ai box, forse anche peggio. Urge trovare un paio di nuovi innesti, soprattutto in mediana. Perso Palhinha la scorsa estate, gli Whites non hanno trovato ancora un sostituto all’altezza.
Lukic non è del livello richiesto, Berge forse sì, ma avrebbe bisogno di un supporto in costruzione. La proprietà ha assicurato a manager e tifosi che qualcosa si farà, ma prima bisogna vendere. In vetrina ci sono Muniz e Andreas Pereira, sacrificabili in caso di offerte adeguate. Marco Silva meriterebbe un aiuto per l’incredibile lavoro svolto negli ultimi anni. Anche perché se il livello continua ad alzarsi, come dimostra il Sunderland visto sabato, a cadere ci si mette un attimo.
Sorprese fuori stagione
Nella convincente vittoria del Manchester City al Molineux spicca la prestazione di Tijjani Reijnders. Non poteva esserci debutto migliore per l’ex Milan, schierato in quel mezzo-destra che fino a un paio di mesi apparteneva ad un biondino belga che vedremo debuttare in Serie A. Ma la vera sorpresa dei Cityzens è stata la partita quasi perfetta di Oscar Bobb, schierato da Guardiola da esterno destro alto, il suo ruolo preferito.
Savinho forse partirà, Bernardo non può più giocarle tutte, Foden non ha mai convinto in pieno: il City ha bisogno di un’alternativa nel ruolo e la prestazione del norvegese è stata estremamente incoraggiante. Proprio l’anno scorso, di questi tempi, Bobb incorse in un infortunio gravissimo che gli fece saltare tutta la stagione. Che bello vederlo così in forma e, forse, ancor più forte di come lo avevamo lasciato.
Carlos Baleba è un calciatore che non si è montato la testa. A 21 anni, dopo una stagione da titolare in una squadra di Premier League, quest’estate è arrivata un’offerta da uno dei club più grandi al mondo, il Manchester United. Le cifra, a quanto si dice, pare mostruosa: più di 100 milioni di euro per il cartellino, e chissà quanti al giocatore. La normalità sarebbe stata quella di non vederlo disponibile nella prima partita stagionale, e almeno fino alla fine del mercato.
Contro il Fulham, invece, il camerunense era regolarmente in campo, eccome se lo era. Il migliore dei suoi addirittura, per distacco, senza mai tirare indietro la gamba e anzi, mettendo in mostra notevoli miglioramenti nelle letture offensive. Se dovesse partire, oltre a rimpinguare corposamente le casse di un Brighton maestro in operazioni del genere, lo farà con la coscienza pulitissima. Non scontato, in tempi strani come questi.
Della serata inaugurale ad Anfield si potrebbero raccontare migliaia di cose. Una notte emozionante, dentro al campo e sugli spalti. Un epilogo sorprendente, ancora un caso – isolato – di becero razzismo, l’orgoglio di avversari mai domi. Entrando un po’ più a fondo nell’analisi tecnica, il match ha sottolineato ancora una volta l’importanza di un giocatore sempre troppo sottovalutato. Joe Gomez è quella risorsa che quasi ti dimentichi esista. Lo dai per scontato, non ricordi nemmeno da quanto stia al Liverpool o dove fosse prima. Sai di sicuro che è un jolly difensivo, che in passato ha avuto qualche problemino per via di errori più o meno gravi, ma poco altro.
Da almeno un paio d’anni l’inglese invece è una garanzia di affidabilità e duttilità, e lo ha dimostrato anche nella prima uscita stagionale in Premier League contro il Bournemouth: Slot aveva scelto Endo e non lui, inspiegabilmente, per sostituire Frimpong dopo circa un’ora. Col giapponese basso a destra, non solo per colpe sue, sono arrivati i due gol delle Cherries. Poi, finalmente, dentro Gomez e tutto al suo posto. Un paio di interventi decisivi, il solito acume tattico e quella personalità che è tratto distintivo del suo gioco. I trofei si vincono anche – e soprattutto – grazie ai Joe Gomez.
L'elefante al Villa Park
Lunedì prossimo, a St. James’ Park, si giocherà Newcastle-Liverpool. Il mattino seguente, la trattativa per portare ad Anfield Aleksander Isak entrerà nella fase decisiva, per trovare conclusione positiva entro l’ultimo giorno di mercato. Un affare che accontenterà tutti: il Newcastle, togliendosi il peso di un giocatore scontento, potrà completare la ricerca del suo o dei suoi sostituti; il Liverpool, che ahimè senza Diogo Jota e dopo aver lasciato andare Diaz e Nunez avrà finalmente il nuovo attaccante da alternare a piacimento con Ekitike; lo stesso Isak, bontà sua, che troverà pace dopo settimane di capricci e bugie.
Al Villa Park si è vissuto un Opening Saturday di Premier League grottesco. I Magpies hanno raggiunto Birmingham senza il loro (ex) attaccante svedese, ma allo stadio tutti parlavano e chiedevano di lui. Eddie Howe è stato perfetto nella gestione del pre e post partita, proteggendo il gruppo e tenendo alta la concentrazione su un match molto delicato. Ma i tifosi, dopo aver viaggiato in direzione sud-ovest per più di 200 miglia, sono stati comprensibilmente meno diplomatici.
Per tutto il pomeriggio Isak è stato nei pensieri e nei canti del popolo geordie, ma stavolta, e forse d’ora in poi per sempre, nei panni del cattivo. Anche a fine match, con la squadra sotto l’away end a ringraziare i fan per il supporto, i tifosi bianconeri hanno gridato la loro rabbia contro il loro nuovo miglior nemico.
Alan Sherear, in serata, è tornato così su quel momento: "I tifosi a fine partita stanno pensando ad un altro giocatore, ovunque si trovi, che si rifiuta di giocare nonostante abbia un contratto di tre anni di oltre 100.000 sterline a settimana. [I tifosi] pagano 60 o 70 sterline per un biglietto, 30 sterline per la benzina o un biglietto del treno. Potete immaginare la rabbia che provano perché qualcuno si sta prendendo la libertà di dire: 'Mi rifiuto di giocare'. Non puoi farlo quando hai un contratto di 3 anni”.
Flop 3
Gyökeres o Šeško? Šeško o Gyökeres? L'esordio in Premier League a Old Trafford non ha di certo sciolto il dubbio, anzi. Per entrambi non è stato un debutto memorabile: se per lo sloveno i pochi minuti giocati sono una solida attenuante, per l’ex attaccante dello Sporting, titolare e tolto al 60’ con quasi 50' di ritardo, le scuse sono molte meno. Entrare in un sistema collaudato come quello dei Gunners non è cosa da tutti i giorni, e la prima nel campionato più sfidante al mondo non è mai facile, così come la condizione crescerà col tempo. Però un debutto così negativo era un po’ che non si vedeva.
La partita dello svedese si ricorderà, oltre che per le decine di appoggi sballati, solo per le innumerevoli sistemate al ciuffo un po’ ribelle. Un po’ pochino per uno dei giocatori che dovrebbero spostare gli equilibri della Premier League.
Al 10' di Liverpool-Bournemouth, Florian Wirtz va a battere un corner da destra: le telecamere lo colgono boccheggiante. Un'immagine significativa, che può spiegare come la prestazione del tedesco sia stata meno impattante di quanto ci si potesse aspettare. I ritmi di una partita di Premier League, ad Anfield soprattutto, sono diversi. I primi minuti, in particolare, bisogna saperli gestire, e forse solo l’esperienza potrà aiutarlo in questo senso. Slot dovrà poi essere bravo a trovargli la collocazione giusta. Per ora, complice l’assenza di Gravenberch, nelle due uscite ufficiali dei Reds lo abbiamo visto sulla trequarti. Se Gakpo è questo, e davanti ci saranno Ekitike e Isak, la stagione dell’ex Leverkusen potrebbe improvvisamente complicarsi.
L’anno scorso il Chelsea era un habitué delle domeniche pomeriggio di Premier League. Complice una proposta offensiva poco frizzante, spesso Maresca e i suoi ci cullavano per memorabili riposini post prandiali. Per carità, il lavoro del tecnico italiano è stato straordinario, e sono i trofei vinti a raccontarcelo, ma di certo i Blues non sono stati sempre uno spettacolo esaltante. Domenica scorsa, nel debutto stagionale contro il Crystal Palace, le cose non sono andate tanto diversamente.
Le nostre speranze di rimanere svegli erano riposte tutte nel genio di Palmer che però, dopo un’estate da Pallone d’Oro, si è preso una giornata di riposo. Il Chelsea e il suo campione inglese si sono ritrovati solo 10 giorni prima dell'esordio in Premier League, e questo dovrebbe bastare a spiegare tutto. Ma vedere Palmer a testa bassa, poco coinvolto e impreciso con la palla al piede, non è stato un bel segnale.
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