
Le finali di Premier League libica, in Lombardia
L'Al-Ahli Tripoli vince il campionato di calcio di Libia in Brianza: sullo sfondo, fiumi di petrolio.
Si è conclusa martedì 12 agosto la Premier League libica 2025, con l'Al-Hilal Bengasi sconfitto 0-2 dall'Al-Ahli Tripoli. Una notizia di per sé trascurabile, se non fosse che la partita si è giocata allo stadio Mino Favini di Meda, in provincia di Monza e Brianza, e non in Libia. Per capire questa scelta, che di calcistico ha ben poco, bisogna guardare alla complessa geopolitica dello stato africano.
Il legame tra Italia e Libia, se trascuriamo la dominazione romana, ha origine nel 1911: il Governo Giolitti dichiara guerra all'Impero Ottomano per ottenere il controllo dell'area libica. Riassumendo molto velocemente i successivi decenni, ecco arrivare la resistenza dei partigiani libici contro l'occupazione italiana, poi l'annessione ufficiale all'Italia fascista sotto la guida di Balbo fino all'arrivo degli Alleati nel 1943. Il territorio viene spartito tra Gran Bretagna, ONU, e Ciad, che amministrarono l'area fino alla dichiarazione d'indipendenza del Regno Unito di Libia del 24 dicembre 1951. Nel 1969 sale infine al potere Mu'ammar Gheddafi, protagonista assoluto della scena politica africana fino alla morte, avvenuta nel contesto della Primavera Araba del 2011.
Da lì in poi, crisi su crisi e, come tutti gli stati in crisi ma pieni di risorse naturali, i flirt delle maggiori potenze mondiali coi governi in carica. La situazione attuale in Libia? Lo stato è diviso sostanzialmente in due: la Cirenaica è governata da Osama Hammad (sostenuto dal Generale Haftar) ed entrata nella sfera d'influenza russa; la parte occidentale è invece sotto il controllo del Government National Unity di Dbeibeh, supportato maggiormente da Stati Uniti, Turchia, e Francia.
I due governi non si riconoscono l'un l'altro e non sembrano intenzionati a organizzare le tanto attese elezioni nazionali, che mancano dal 2012. Le due "capitali" sono curiosamente proprio Bengasi e Tripoli, città di appartenenza delle due finaliste del torneo calcistico maschile.

Resta da spiegare perché il campionato si sia concluso in Lombardia. 7 maggio 2024: Giorgia Meloni e il Ministro dello Sport Andrea Abodi, durante una visita ufficiale a Tripoli, hanno stipulato l'accordo sportivo tra i due paesi, facente parte del più ampio "Piano Mattei". Quest'ultimo, presentato sempre da Meloni nel 2024, è un piano strategico di partenariato illuminato tra l'Italia e alcuni stati africani, dal quale dovrebbero trarre beneficio entrambe le parti, economicamente e "culturalmente".
Uno dei punti dell'accordo dovrebbe essere la lotta alla migrazione "irregolare", colonna portante della narrazione meloniana, ma di fatto sono assenti dal progetto i paesi col tasso migratorio più elevato - Burkina Faso, Niger, e Mali. Sono invece presenti i principali paesi esportatori di petrolio e gas (tra i quali spicca la Libia, primo fornitore di greggio per l'Italia): un ennesimo tentativo di sfruttamento delle risorse di paesi in difficoltà? I dubbi aumentano se si guarda alle risorse utilizzate per il piano: 2,5 miliardi dai fondi della Cooperazione allo Sviluppo e 3 miliardi dal Fondo Italiano per il Clima. Coi fondi per il clima si finanzia l'importazione di idrocarburi...
Le partite italiane della Premier League si sono giocate a porte chiuse: come spesso accade nel nostro Paese, tutte le questioni di una certa importanza finiscono per avere risvolti comici. Già nel 2024 si erano svolte le fasi finali del torneo di calcio di Libia in Campania, e il Ministro degli Esteri Tajani era incaricato di premiare i vincitori; tuttavia, non volendo farsi riprendere dai media a fianco di personaggi controversi (il presidente dell'Al-Nasr Bengasi è il figlio del Generale Haftar, il presidente di un'altra squadra è stato ucciso questo maggio perché a capo di una milizia armata, e così via), decise di consegnare le medaglie a un magazziniere, che fece da tramite coi libici.
Nel 2025, il torneo è invece stato segnato da risse, insulti, sputi, ambulanze, malfunzionamenti del VAR che hanno portato alla posticipazione della finale, tenutasi di martedì invece che di domenica.

Gli episodi che sfiorano il ridicolo non si fermano qui, ma sono sparsi nel corso della storia delle relazioni tra Italia e Libia. Impossibile dimenticarsi di Saadi Gheddafi, figlio di Mu'ammar, che giocò in Italia con Udinese, Samp e col Perugia dell'eccentrico Gaucci. Che fosse un affare ben lontano dall'avere motivi calcistici non c'è neanche da specificarlo, ma è utile ricordare le parole di Franco Scoglio, allenatore della nazionale libica nel 2002: "L’ho convocato pro forma in panchina soltanto col Congo, perché si giocava in casa. Ma dopo il primo tempo in pratica se n’è andato. Durante la mia gestione non ha fatto neanche un riscaldamento. Come giocatore non vale niente".
Più recentemente, incredibile la vicenda di Almasri, torturatore ricercato dalla Corte Penale Internazionale prima arrestato dalla Digos a Torino nei dintorni dello Juventus Stadium, in procinto di andare ad assistere a Juventus-Milan del 19 gennaio 2025, e successivamente rilasciato su ordine di Nordio e Piantedosi con motivazioni campate in aria. Un criminale internazionale a capo di un lager libico è stato riportato a Tripoli con un volo di stato italiano.

Quelle riportate sono solo le ultime di una lunga serie di vicende che hanno caratterizzato la storia dei rapporti Italia-Libia. Si potrebbe parlare del Ministro Piantedosi, al quale è stato recentemente negato l'accesso in Cirenaica, o dell'incontro Berlusconi-Gheddafi, o della visita del Raìs a Roma con 200 ragazze chiamate per l'occasione, ma non si finirebbe più. In ogni caso, che si tratti del campionato di calcio libico a Milano o di un nuovo piano di rapporti con l'Africa, sullo sfondo ci sono sempre gli idrocarburi, e la logica alla base è sempre quella dello sfruttamento.
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