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AlbinoLeffe
, 7 Agosto 2025

Quando l'AlbinoLeffe sfiorò la Serie A


Gioie e dolori, rimpianti e ricordi della Serie B 2007/08 nella provincia bergamasca.

(Si ringraziano gli uffici stampa di AlbinoLeffe, Fiorenzuola, Venezia, Pro Patria per aver concesso l'opportunità di intervistare i propri tesserati; si ringraziano Simone Pesce e Roberto Belingheri per il lavoro di recupero e ricerca negli archivi de L'Eco di Bergamo, riferimento per tutte le citazioni risalenti al 2007/2008; si ringraziano Marco Cellini, Andrea Cristiano, Filippo Antonelli Agomeri, Ruben Garlini, Emilio Tonoli, Sandro Turotti, Andrea Bruniera ed Elio Gustinetti per la disponibilità e il tempo dedicato per riportare a galla, attraverso le loro parole, le esperienze di oltre 15 anni fa).

Questa storia inizia il 19 giugno 2007. È una bellissima storia. Non una di quelle che si leggono ai bambini per farli addormentare, nemmeno una sceneggiatura hollywoodiana infarcita di effetti speciali, ma resta bellissima. L’AlbinoLeffe 2007/2008 è una triste favola umana, sfumata da ombreggiature tipiche della provincia italiana.

Le tinte malinconiche prendono il sopravvento fin dal prologo. Tutto inizia con un invito a cena. O meglio: non inizia. Perché quell’invito non arriverà mai.

Lo sfondo è una cascina in Pianura Padana, Guadagnino avrebbe potuto girarci Call Me by Your Name. Emiliano Mondonico non ha mai abbandonato le proprie radici. Appena può torna a rifugiarsi nella sua Rivolta D’Adda: il Baffo ha bisogno di essere coccolato, corteggiato per regalare a chi gli sta vicino il suo genio. Ogni estate è questo, il suo vezzo: invitare presidente, dirigenza, staff e giocatori nella tenuta cremonese, stilare un bilancio della stagione trascorsa davanti alle prelibatezze preparate dalla famiglia, proprietaria di una trattoria sul fiume Adda, e confermare la disponibilità a continuare il lavoro anche dal luglio seguente.

Fiorentina, AlbinoLeffe I, Cremonese, AlbinoLeffe II: nessuno degli ultimi capitoli della carriera da allenatore del Mondo sfugge a questa prassi. Il presidente dell'AlbinoLeffe, Gianfranco Andreoletti, attende solo quello. Terminata la B post-Calciopoli al 10° posto, unica squadra insieme a Rimini e Spezia a essere imbattuta con la Juventus, il presidente vive giorni di placida tranquillità. Evento più unico che raro, vista la riconosciuta maniacalità del dirigente bergamasco. La quiete, tuttavia, viene turbata: quella cena non verrà mai consumata.

Mondonico arriva in sede. Avverte Andreoletti, il DS Sandro Turotti e le alte sfere blucelesti che no, l’anno prossimo non se la sente di allenare, vuole allenare ancor più vicino a casa. Troppo forte il richiamo della Cremo, mai allenata sino al momento, che lo convince a scendere in C1. Il presidente è spaesato: che fare? Chi assumere in fretta e furia? Chi si fiderebbe del progetto AlbinoLeffe, dal budget risicatissimo, con garanzie sul lungo periodo quasi nulle a meno che si sappiano curare i giovani germogli in prestito dall’Italia intera o i rami secchi potati dalle altre di B e C?

L’ideale sarebbe qualcuno che ha già fatto esperienza dell’ecosistema, possibilmente anche gli anni prima del giugno 1998, in cui erano ancora Albinese e Leffe. Chi? Uno ci sarebbe. Peccato che le parti si siano lasciate con un pizzico di rancore di troppo.

Elio Gustinetti è uomo del territorio bergamasco. Un’onesta carriera da calciatore nelle categorie inferiori degli anni ’70, gli inizi da allenatore in Valle Seriana, la folgorazione tattica e professionale alla corte di Mino Favini nel passaggio a Zingonia. Gus ha allenato il Leffe, l’Albinese e l’AlbinoLeffe. Ha portato per la prima volta la società in Serie B, l’ha salvata per due anni di fila prima di manifestare alla dirigenza il disprezzo per le voci che avrebbero voluto che l’assistente Esposito prendesse il suo posto. La separazione pare definitiva, un saluto che assomiglia più a un addio che a un arrivederci.

L'AlbinoLeffe 2007/08

Però qualcuno per sostituire Mondonico deve esserci, e allora Andreoletti estrae il coniglio dal cilindro. Sfruttare il senso di rivalsa di un mister orgoglioso, pungolare l’orgoglio di un professionista indiscutibilmente preparato. Un matrimonio nato per convenienza, fatto di pochissimi incontri, dialoghi per interposta persona e sorrisi diplomatici in rapido esaurimento. Un matrimonio consumato per la prima volta nel luglio 2007, con le prime ripetute nel ritiro di Serina.

La rosa? Tanti punti in comune, rispetto a quella lasciata da Gutinetti nel 2005. Il portiere di riserva, Achille Coser. Un paio di jolly difensivi, Gabriele Perico e Ruben Garlini (“Giocava nella Stezzanese, allenata da mio fratello (Paolo Gustinetti, ndr). Quando sono andato a Lecco ad allenare, lui è stato il primo giocatore che ho voluto per fargli completare il processo di crescita. Cosa gli vuoi dire, a Ruben? In campo dava l’anima”, le prime parole consegnateci da mister Gustinetti una volta raggiunto telefonicamente). Roberto Bonazzi, regista avanzato sul viale del tramonto ma centrale nelle dinamiche di spogliatoio.

Sostanzialmente tutto il pacchetto di centrocampo, panchinari e no, esterni alti o centrali a 2: sulla destra Riccardo Colombo e Marco Gori, a sinistra Andrea Cristiano, al centro le colonne portanti Ivan Del Prato e Filippo Carobbio e le loro prime alternative Mirco Poloni e Roberto Previtali. L’ossatura del gruppo è stata costruita e cesellata negli anni di C, dove proprio Gustinetti ha portato quelli che definirà i suoi ragazzi, ad assaggiare per la prima volta la Serie B.

Durante il biennio trascorso ad Arezzo, all'AlbinoLeffe giungono altri elementi chiave della rosa. Nel gennaio 2007 arriva in prestito dall’ambiziosa Triestina Francesco Ciccio Ruopolo, centravanti dall’enorme presenza fisica nell’ultimo quarto di campo, persosi dopo le giovanili a Parma e un passaggio alla Lokomotiv Mosca.

L’estate precedente era stata la volta di Marco Cellini: l’attaccante del Perugia arriva come pedina di scambio nel passaggio di Testini alla Triestina, società detentrice, nell’epoca delle comproprietà che ora pare preistorica, del 50% del cartellino di Cellini. Insieme all’attaccante arriva anche Federico Peluso, scuola Lazio ma su cui i biancocelesti gettano la spugna troppo presto. La trattativa più improbabile si rivelerà quella più fruttuosa, in termini tecnici ed economici. E racconta molto, moltissimo, di uno dei protagonisti meno citati della triste favola dell'AlbinoLeffe.

Marchetti era un giocatore che proveniva dalla Primavera del Torino, uno die migliori profili dei portieri italiani di quegli anni. L’avevo avuto a Vercelli un anno, poi sono andato all’AlbinoLeffe. Il Torino era fallito e io lo presi dal fallimento. È stata una cosa casuale, gli diedi la metà alla Biellese. L’anno dopo lo vincemmo con 500€ alle buste, poi ci si è lavorato su e è diventato quel che è diventato”. Così Sandro Turotti, direttore sportivo bluceleste dal 2004 al 2008, descrive la genesi dell’arrivo di Federico Marchetti.

L’attuale DG della Pro Patria si è costruito un’enorme reputazione tra le serie minori italiane facendo, come si suol dire, le nozze coi fichi secchi. “Erano tutte cose pianificate. C’era molta programmazione, mai nulla lasciato al caso. Eravamo una piccola realtà di B, non potevamo permetterci chissà chi, dovevamo essere perfetti in ogni minimo movimento. Andavamo alla ricerca di profili giovani dalla C o chi per qualsiasi motivo s’era perso e doveva essere rilanciato. Profili affermati non erano per l'AlbinoLeffe".

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Sandro Turotti (fonte: Eco di Bergamo)

"Era un lavoro partito tanti anni prima e dove ogni anno son sempre stati inseriti giocatori che abbiamo tutti, con la proprietà e i collaboratori, cercato e selezionato. È un lavoro iniziato da tempo, costruito. Peluso l’avevo preso alla Pro Vercelli dagli Allievi della Lazio. Quando ero all’AlbinoLeffe lo andammo a prendere dalla Ternana: anche lui fece molto molto bene, tanto che durante l’anno avemmo una richiesta della Lazio stessa. Lo stesso Cristiano era un giocatore che avevo portato da Vercelli, uno che non veniva dalla A ma che diventò uno dei titolari della squadra”.

Le fondamenta di quella annata sono cementate dall’annata post-Calciopoli in cui l’AlbinoLeffe è, insieme a Rimini e Spezia, una delle tre squadre a uscire imbattute dal doppio confronto con la Juventus. L’annata col Mondo è tosta, piena di compagini imparagonabili all’AlbinoLeffe, stadi fuori scala. Una salvezza agevole, utile a instillare sicurezza per affrontare un campionato di B in maniera più tranquilla.

Di quella che sarà la conformazione base dell’undici bergamasco mancano due tasselli: Carlo Gervasoni e Kewullay Conteh. Per il primo “stavamo cercando un centrale, s’è fatta una valutazione di mercato tra di noi, con Aladino Valoti (DG dell’AlbinoLeffe, ndr). È uscita l’opportunità di un ragazzo che seguivo dai tempi della Primavera del Como”; il secondo è “un nazionale della Sierra Leone, che veniva però da anni con grossi problemi fisici all’Atalanta. Senza infortuni avrebbe giocato tanti anni in Serie A”.

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L'XI ideale dell'AlbinoLeffe 2007/2008

Gli ingredienti sono a km (quasi) 0, non necessariamente di primissima qualità ma che, con la giusta brigata e un q.b. di spregiudicatezza dello chef, possono competere con gli stellati. L’orgoglio e la fierezza di Elio Gustinetti per il lavoro compiuto dal ritorno all'AlbinoLeffe è immacolato, anche a distanza di 15 anni: “Prima di allenare le giovanili dell’Atalanta ero solito giocare 3-5-2. Quando ho incontrato Favini, però, mi ha spiegato che a Zingonia erano abituati a giocare col 4-4-2/4-2-3-1 impostando da dietro. Questa esperienza mi ha cambiato, ho cercato di proporre sempre la stessa struttura di lì in avanti.

Quando sono arrivato nel 2007 c’erano alcuni giocatori che erano arrivati non richiesti da me, ad esempio Cellini e Ruopolo. Il presidente arrivava all’inizio dell’anno e diceva ‘Abbiamo questo giovane da far giocare’ e replicavo ‘Va bene, però devi prendermene 3-4 che chiedo io, per formare l'AlbinoLeffe a mia immagine e somiglianza’. C’era l’obiettivo di recuperare alcuni giocatori che si erano persi, e loro due erano il perfetto esempio. Anche Peluso sapevamo che era un giocatore di grande qualità ma veniva da un periodo brutto".

Gustinetti riparte dalla stessa idea di gioco e modulo: dalla C alla B era 4-4-1-1 con Bonazzi da seconda punta-playmaker offensivo, nel 2007/2008 è 4-4-1-1 con qualcuno da seconda punta-playmaker offensivo. Chi? Bonazzi, ormai ben oltre il prime atletico? No. All'AlbinoLeffe serve qualcun altro che venga incontro, cucia il gioco, duetti negli spazi. "Per far quadrare tutto avevo bisogno di un giocatore che partecipasse alla fase di costruzione e si facesse trovare pronto al momento della finalizzazione. Cellini era il profilo ideale. Ho iniziato a lavorarci sin da subito, dal ritiro estivo".

Palla a terra, molto palleggio, costante ricerca dell’uomo tra le linee in attacco: i principi sono gli stessi, ma la metamorfosi di Cellini trasporta l’AlbinoLeffe in una dimensione aliena. Gus lo trasforma, lo imposta come nuovo Bonazzi: fino la momento prima punta effettiva anche se fisicamente limitato per il ruolo, Gustinetti ricostruisce l’assetto fortunato con Cellini alle spalle di una punta fisica di riferimento come Ruopolo.

Le catene laterali sono governate da uomini di gamba e intensità, ognuno con le proprie peculiarità: Cristiano si accentra da sinistra, chiamato ad attaccare le seconde palle e a garantire creatività negli spazi intasati della trequarti avversaria; Gori è un esterno di bella corsa, buona tecnica, non vede molto la porta ma dentro quel meccanismo di gioco è una pedina notevole; Peluso si inserisce e si sovrappone, costituendo con Cristiano un binario di pregevole qualità; Garlini o Perico sono un fattore sui palloni alti in arrivo dai traversoni dalla fascia opposta.

È il basamento, tuttavia, il segreto di Pulcinella dell’AlbinoLeffe di Gustinetti. Senza le coppie centrali di difesa e centrocampo non si va da nessuna parte, si sa. Gervasoni è il marcatore più fisico, deputato alla marcatura a uomo sui centravanti di categoria più navigati, mentre Conteh è leader vocale, direttore d’orchestra che muove i fili del reparto prendendosi il proscenio senza partecipare all’esecuzione in prima persona. Questa è però una squadra votata al controllo della partita tramite il controllo della palla e del possesso, organizzata secondo un palleggio ordinato, pulito, esiziale.

Tutti, anche il presidente, dicevano: ‘Quei due non possono giocare insieme, sono troppo lenti’. Per permettere a loro due di stare contemporaneamente in campo e a Del Prato di gestire il palleggio sul corto e a Carobbio quello sul lungo ho rinforzato gli esterni, limitando così la porzione di campo che i due dovevano coprire. In tutti gli anni che l’ho allenato, non ho mai visto perdere un pallone a Del Prato quando veniva spalle alla porta sotto pressione. Carobbio, invece, quell’anno segnò moltissimo, anche perché la struttura di gioco gli permetteva di arrivare a rimorchio e sfruttare le qualità balistiche”. Orgoglio e fierezza, per l’appunto.

Gus è l’artefice di un AlbinoLeffe incapace di speculare sul vantaggio, che vuole sempre fare qualcosa in più, continuare a giocarsela e cercare lo spettacolo. Un’ambizione coltivata inizialmente solo dalla squadra e dallo staff, che si scontra col basso profilo mantenuto storicamente dalla dirigenza Andreoletti e dallo scetticismo di tutti coloro che la ritengono, nella peggior accezione possibile, una realtà di provincia.

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Fonte: Eco di Bergamo

Quella dell’AlbinoLeffe è una realtà sui generis. Per aumentare il bacino d’utenza all’Atleti Azzurri d’Italia, sede delle partite casalinghe per ragioni di licenze e capienza, la società pensa a un abbonamento da 100€ che consentirà ad una famiglia composta da tre persone di assistere a tutte le gare di campionato. Nella tribuna di viale Giulio Cesare sono previsti abbonamenti da 50€ (4€ a partita), mentre per i ragazzi di 50 centesimi.

Per accogliere anche tifosi imprevisti, l'AlbinoLeffe lancia l’operazione “Nuovi cittadini”: 50€ lui, 40€ lei, 10€ per il minorenne, esteso a tutti gli extracomunitari di Bergamo: una tribuna cosmopolita e multietnica per una realtà per cui l’apertura oltre alla provincia è da sempre considerata pericolosa e foriera di hybris. In occasione del lancio della campagna, Gianfranco Andreoletti dichiara che “l’AlbinoLeffe non è l’Athletic Bilbao della Bergamasca: non lo siamo mai stati, non per volontà politica ma per valenza prettamente sportiva. All’inizio abbiamo scelto di privilegiare giocatori bergamaschi per questioni di motivazioni. Ma i bergamaschi sono cittadini del mondo: lo sono stati con l’emigrazione, lo sono ora con l’imprenditoria. E vogliono continuare a dimostrarlo".

Alla chiusura le sottoscrizioni sono 2030, 800 in più dell'anno precedente. In linea con l’aumento delle aspettative, l'AlbinoLeffe inizia ad allenarsi al centro sportivo di Verdello, una ventina di km a sud del centro città: sino al 2006 gli allenamenti si svolgevano al “Falco” di Albino, campo in terra battuta, decisamente inadeguato per i parametri della B. I pochissimi inviati delle testate giornalistiche possono, con un modus operandi molto naïf, intervistare i giocatori, chiunque vogliano, in uno stanzino accanto agli spogliatoi.

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Marco Cellini sulle spalle di Andrea Cristiano (fonte: Eco di Bergamo)

Il prologo stagionale non contribuisce per nulla a creare aspettativa: senza 10 elementi tra infortuni e squalifiche l’AlbinoLeffe viene sconfitto nella serata ferragostana a Bari nel primo turno di Coppa Italia da un mancino affilato di Mariano Donda. Nella testa di tutti, Gustinetti in primis, la prima partita che conta veramente è però quella del 25 agosto.

Dicevo ai ragazzi: ‘Loro sulla carta sono più forti. Se ci adeguiamo al loro modo di giocare hanno giocatori così importanti che prima o poi ci faranno male. Imponiamo il nostro modo di giocare, a prescindere da chi abbiamo di fronte’. Il risultato era che la partita contro un avversario meno ostico, l'AlbinoLeffe l'avrebbe affrontata con la stessa applicazione, senza doversi reimpostare come favorita. In spogliatoio capitava di dire: ‘Ragazzi, giochiamo contro questi. Che facciamo, aggiungiamo un difensore? Togliamo un attaccante?’ E loro: ‘No, mister. Facciamo come al solito. Ce la possiamo fare”.

Quanta sfrontata baldanza: Bologna, Chievo, Brescia, Lecce, Bari, Spezia… Non sarà la B con Juventus, Napoli e Genoa dell’anno precedente, ma di piazze di un’altra categoria rispetto all'AlbinoLeffe ce ne sono anche qui. Ma è proprio grazie alle trasferte al Delle Alpi, al Ferraris e al San Paolo che il gruppo bluceleste ha maturato una consapevolezza che nessun acquisto altisonante potrebbe aggiungere alla rosa

AlbinoLeffe-Spezia, esordio nel torneo di B, inizia come peggio non potrebbe: 2’ sul cronometro e Manzoni - ironia della sorte, in prestito dall’Atalanta - ammutolisce i 1888 dell’Atleti Azzurri d’Italia con una rete simbolo delle fragilità di una squadra immatura. Il lancio in profondità per Guidetti è letale: l’attaccante brevilineo e rapido nello stretto, kryptonite per due centrali che non brillano nel primo passo e che si conoscono poco come Gervasoni e Conteh, sguazza nelle maglie della difesa bluceleste e regala un comodo appoggio al ventenne di Crema.

La squadra è frastornata e subisce nemmeno dieci minuti dopo il raddoppio di Guidetti, imbeccato da Guly. AlbinoLeffe-Spezia, 11’, 0-2. Chi ben comincia…

Senza avere una stabilità del reparto arretrato non si va da nessuna parte. Il dato dei gol subiti, in sé e per sé, significa poco quando la squadra faceva 4 gol al Bari e altri 4 a Trieste, 2 a Ravenna, 3 al Messina. Poteva esserci la partita in cui ne prendevi 2 ma avevi la capacità e la mentalità per farne 3. Quell’anno la squadra giocava in modo spettacolare, raccogliendo un sacco di complimenti da tutta Italia. L'AlbinoLeffe era una squadra che non aveva paura di giocare contro squadre sulla carta molto più forti”: gli occhi lucidi del Gus nel ricordare la forza dei suoi si vedono anche solo sentendo il suono della voce.

Colombo e Peluso si guadagnano due rigori. Sul dischetto ci va Cellini, la cui presenza era in dubbio sino all’ultimo per un risentimento muscolare. Il fiorentino segna il primo, inaugurando il “Cello, segna oggi che poi non ne farai più in carriera” con cui tutti i compagni, da quell’intervallo in poi, gli ripeteranno fino al termine della stagione. Il fiorentino segna anche il secondo, rimettendo in piedi un match che sembrava segnato. Non per l’AlbinoLeffe, che completa la rimonta all’ora di gioco con Cristiano.

Così come quello di Manzoni in apertura, anche questo gol è iconico: sgroppata di un esterno sulla fascia, filtrante in diagonale al centro dove la seconda punta libera lo spazio col movimento in profondità per la ricezione del centravanti al limite dell’area, esterno della fascia opposta che riempie l’area. Cristiano, a porta vuota, non può sbagliare.

Sembrano Hakimi, Lautaro e Lukaku, sono Colombo, Cellini e Ruopolo.

Alla seconda l’AlbinoLeffe rimonta, di nuovo, strappando un pari a Vicenza con Cellini che replica a Schwoch. Carobbio, regista ed epicentro tecnico della squadra, si infortuna nel secondo tempo: al suo posto, contro il Grosseto, spazio all’eterno Mirco Poloni (“La grinta e l’intensità che metteva in campo era senza eguali. A volte lo inserivo addirittura come trequartista nelle partite in cui eravamo in vantaggio. Sapevo che non avrebbe mollato di un centimetro”, così Gustinetti).

L’ambiente attorno alla squadra toscana è già particolarmente teso, con mister Roselli messo in discussione dopo le prime due sconfitte: i blucelesti ne approfittano grazie alla coppia Cellini-Ruopolo. Sul piano del gioco Gustinetti evidenzia “un passo indietro”, che se replicato nella successiva trasferta di Ravenna potrebbe costare l’imbattibilità dell’AlbinoLeffe.

Il ritorno di Carobbio restituisce al Gus attenzione, intensità e possesso palla. “Una partita giocata benissimo”, come ricorda il mister ancora oggi, su un campo difficile. Cristiano e Colombo nella ripresa concretizzano nella ripresa un dominio del gioco sin dal fischio d’inizio e regalano la prima vetta solitaria in B, complice il rinvio di Brescia-Piacenza, della storia dell’AlbinoLeffe. "Il momento in cui abbiamo fatto un clic” (Garlini), "Il primo istante in cui “avevamo capito che potevamo fare un campionato davvero importante per la storia dell’AlbinoLeffe” (Cristiano).

Parlando alla fine di quella partita con Gustinetti, il Baffo sogghigna: pronuncia le solite frasi di circostanza, ma è altrettanto evidente che è una cosa che lo inorgoglisce. Lo 0-2 avrà inorgoglito per certo i 5 tifosi presenti nel settore ospiti, omaggiati dagli applausi dell'intero stadio e dalle parole al miele del presidente Andreoletti ("L’applauso al nostro modo di fare il tifo, sempre a favore, mai contro. E a fine partita i dirigenti del Ravenna ci hanno fatto i complimenti. Non sono solo i punti a farci apprezzare"). Squadra e allenatore credano realmente di andare ben oltre l’obiettivo salvezza: quando saranno appoggiati anche dalla dirigenza?

Luca Marelli si sporge oltre Davide Nicola per stabilire a occhio se la palla sia dentro.

La trasferta a Modena presenta due insidie e una gradita novità: la scomparsa dell’effetto sorpresa, svanito con le prestazioni dell'AlbinoLeffe di inizio campionato; la lieve contrattura al gluteo destro di Carobbio; il ritorno tra i convocati di Gori, al rientro dopo lo stiramento della gara inaugurale. La partita è pazza: a Poloni risponde Longo, a Cellini risponde Sasà Bruno. Il bomber napoletano, non ricordandosi di essere già ammonito, esulta togliendosi la maglia e lascia i Canarini in 10 per l’ultima mezz’ora. Cellini è però in stato di grazia: l’attaccante cresciuto nell’Affrico ha l’argento vivo addosso e firma il 2-3 definitivo all’88’.

Dopo due viaggi tra Romagna ed Emilia, dietro solo al Brescia l’AlbinoLeffe vive la settimana del turno infrasettimanale senza spostarsi dal giardino di casa che tanto casa, ancora, non è. Il Cesena non è quello dell’annata precedente, ricco di nomi di spicco ma salvatosi a fatica: Pellè e Papa Waigo sono stati ceduti per fare cassa, ma la squadra di Castori è dura a morire. L’AlbinoLeffe domina e crea a profusione, la porta sembra stregata, ma al momento non è pensabile fermare l’inerzia della squadra di Gustinetti: a 3’ dal termine è Gabriele Perico a conservare lo status di capolista, seppur in condominio con le Rondinelle.

Gus fiuta la possibilità di continuare a scuotere le ali di un entusiasmo che si trattiene a fatica in un ambiente devoto ai piccoli traguardi, al volare basso sempre e comunque. “Se giochiamo da par nostro possiamo fare soffrire tutti. Quando ci siamo riusciti abbiamo colto i frutti; quando ci siamo adeguati agli avversari, vedi primo tempo col Cesena, abbiamo sofferto”: a Gustinetti non basta quel che si è già fatto. Ai suoi occhi, nulla è stato ancora fatto.

Al Comunale, il Bari arriva col mal di trasferta e questa Celeste non è la miglior medicina possibile. Memori anche della sconfitta in Coppa Italia, l’AlbinoLeffe schianta la squadra di Materazzi con un primo tempo magistrale, facendo per la prima volta a meno degli straordinari di bomber Cellini.

I tifosi pugliesi sono vincitori a prescindere. Anche se la Bari perde e Gazzi sta 90' in panchina.

Quando Gustinetti continua a riferirsi agli squadroni di quella B, il Messina non è da escludere dal lotto. L’anno precedente è arrivato ultimo in A, nonostante una pletora di nomi appartenenti alla sfera del culto. Storari in porta. Zoro-Candela-Iuliano in difesa. Mitsuo Ogasawara ed Edgar Álvarez in mezzo. Ibrahima Bakayoko e Dio-perdona-Riga-nò davanti.

Nessuno di questi farà parte del Messina che interrompe l’imbattibilità dei seriani il 6 ottobre: a replicare al vantaggio di Ruopolo ci pensano Degano e Lazzari. La rosa di Nello Di Costanzo viene descritta come “un lussuoso insieme di singoli ancora lontano da un’idea di squadra, ancora alla ricerca di una nuova identità”, ma tanto basta a inserire i primi granelli di sabbia nei meccanismi dell’AlbinoLeffe: nervosismo, un pizzico di tracotanza e baleni di irragionevole frenesia, culminati con l'errore fatale di Garlini e l’espulsione di Carobbio per proteste dopo il triplice fischio.

Chissà se i granelli di cui sopra vengano dal terreno di gioco del San Filippo-Franco Scoglio.

La settimana che porta all’incontro col Pisa è quantomeno turbolenta: da un lato il primo infortunio della stagione blocca il Ministro della Difesa Conteh, unico straniero in rosa ma ormai bergamasco acquisito viste le precedenti esperienze all’Atalanta (le ultime squadre dove Key giocherà prima di ritirarsi nel 2021 saranno Pradalunghese, Ghisalbese e Bagnatica, tutte nella provincia orobica); dall’altro, dopo un lungo tira e molla e riunioni fiume in Lega, finalmente il presidente Matarrese firma l’accordo coi club per la cessione dei diritti televisivi.

Di Bologna-Lecce verrà trasmesso solo il secondo tempo su RaiSportSat, mentre la prima diretta integrale è prevista per le 15 di domenica 14 ottobre. AlbinoLeffe-Pisa, seconda contro terza: il meglio che la B può offrire in questo eccitante inizio di stagione.

Il Pisa, in un nerazzurro che di solito al Comunale di Bergamo è di casa e non da trasferta, è l’altra grande sorpresa della B 2007/2008. È la versione archetipica del 4-2-4, con Gian Piero Ventura in panchina e Alessio Cerci in campo, Kutuzov a raccordare i reparti e José Castillo ad attaccare la profondità. L’assenza di Conteh e dello squalificato Carobbio demoliscono il castello dell’AlbinoLeffe: Genevier fulmina Marchetti dalla distanza; al rientro dagli spogliatoi, la Celeste si affida al proprio feticcio tattico: lancio lungo di Del Prato, sponda aerea di Ruopolo, mortifero attacco della seconda palla di Cellini. Diagonale mancino e 1-1.

Nel giro di 7’, tuttavia, va in scena la tragedia, più o meno annunciata, di Mattia Serafini: il ventenne di Fano, all’esordio stagionale al fianco di Gervasoni, tiene in gioco Cerci sulla punizione dell’1-2 e viene bruciato da Castillo, che non può esimersi dal freddare Marchetti su invito di Kutuzov. Di fronte ai 1600 arrivati da Pisa e agli schermi di tutta Italia, per Gustinetti è la seconda sconfitta consecutiva.

Non scorrete all'indietro rispetto all'inizio della sintesi qualora non voleste vedere il Pedullà di 15 anni fa.

Gara onorevole, prova discreta: questi i refrain del commento alla sconfitta contro quella che Gustinetti ricorda come "l’unica bestia nera che avevamo" nonostante il ricordo recente del playoff del 2003 per la prima storica promozione dell'AlbinoLeffe in B.

Dirigenza e squadra, però, fanno a gara nell'abbassare i toni dei proclami e delle promesse. Dal "Se saliamo in A mi taglio i baffi" del Gus pronunciato prima della sconfitta a Messina al "la squadra ha fatto il 110% nei momenti di difficoltà, calando nettamente quando le cose si mettevano bene. A obiettivo raggiunto non abbiamo fatto quel qualcosa in più, e ciò in chiave mercato ha penalizzato più di un nostro giocatore, perché ad alti livelli la normalità non basta" del presidente, è come se le frequenze d'animo fossero sfasate, mai pienamente connesse perché mai realmente attratte l'una dall'altra.

La trasferta al Partenio casca a fagiolo: l'Avellino è sul fondo della classifica, e lo 0-0 è utile a entrambe per iniziare il periodo di convalescenza. In Campania si rivede, per la prima volta da inizio campionato, Roberto Bonazzi, emanazione sul terreno di gioco del Gustinetti-pensiero, ai box da luglio ma presenza fissa nello spogliatoio. Superato anche da Brescia, Chievo e Bologna, l'AlbinoLeffe affronta il Mantova di Denis Godeas per la prima volta con l'intera rosa a disposizione.

I virgiliani arrivano col vento in poppa dopo il 3-0 col Brescia e hanno la seconda difesa meno battuta del torneo. Nonostante ciò, il ritorno di Conteh fornisce sicurezza all'intera squadra: 30 secondi e Ruopolo trafigge Pegolo, il sierraleonese si incolla all'attaccante triestino e Cellini raddoppia prima del riposo. Unico neo, l'infortunio di Poloni a cambi esauriti. Un 2-0 tranquillo, confortante, seduta propedeutica all'impegno infrasettimanale al Bentegodi.

Il Chievo 2007/2008 è esattamente il Chievo che ci si immagina. Niente di più, niente di meno. Cappellino Iachini, 4-4-1-1 in campo. Squizzi in porta; Moro-Mandelli-Mantovani-Marchese dietro; Rosi-Marcolini-Troiano-Bentivoglio in mezzo; Pellissier parte dalla panchina, giovando di un parziale riposo, quindi al suo posto trova spazio Giuseppe Greco (ricordatevi questo nome, tornerà più avanti). Chi manca? Manca Victor Obinna, uno che "quando lo affrontavi dovevi fare il segno della croce" (Garlini). Per gli appassionati di Serie A i cognomi saranno associati a una versione discount dei clivensi.

Forse non ci siamo ancora capiti, però.

Si sta raccontando la storia dell'AlbinoLeffe, che i 6000 del Bentegodi di un martedì sera di fine ottobre non li visualizza nemmeno nell'anticamera del cervello, che se avesse in rosa César, Italiano, Iunco e Luciano non solo non si azzarderebbe a tenerli in panchina per fare turnover ma li esporrebbe in bacheca, lustrandoli e spolverandoli un giorno sì e l'altro pure. La contingenza è talmente storica che gli Ultras Leffe organizzano la trasferta a Verona: "Partenza dallo stadio Martinelli di Leffe alle 17,30, sosta ad Albino e al “Cristallo Palace” di Bergamo. Per informazioni e iscrizioni telefonare al 349/ecc. dopo le 19,30", così recita l'annuncio sui quotidiani locali.

AlbinoLeffe
(Fonte: Eco di Bergamo)

Cercando su YouTube una sintesi della partita non si trova nulla. Ci sono infiniti 0-1 della storia del Chievo, tra A e B, ma non questo. L'unica testimonianza video è una ventina di secondi della curva del Chievo ad alto contenuto di bestemmie e insulti (qui per i meno sensibili alle blasfemie e agli improperi).

Tocca fidarsi della cronaca locale: "Ruopolo chirurgico, Marchetti implacabile, una strizzata d’occhi della dea bendata e un cuore favoloso... capolavoro di umiltà, attenzione, coraggio. Soffre come una grande e si mette in tasca il maestro Chievo... Marchetti mette la prima chirurgica pezza sul solingo Obinna... ma il Chievo non ha fatto i conti con Squizzi (10’), che si regala un dribbling sfizioso su Cristiano, servendo maldestramente Ruopolo: dribbling e sinistro in fondo al sacco per la gioia degli ultrà seriani e gli ululati del Bentegodi". Il resto è sofferenza, un assedio clamoroso e gocce di sudore freddo sulla schiena del Gus. L'impresa è servita: l'AlbinoLeffe torna in vetta alla classifica, primo a espugnare Verona da inizio stagione.

Quella di Verona è la prima reale dimostrazione delle potenzialità di Marchetti. Il talento di Bassano del Grappa si è mostrato agli occhi di tutti, Turotti compreso, sin dai tempi del Torino e della Pro. Da quello a Tarzan, un portiere semplicemente di un'altra categoria, ce ne passa. Si tratta di trovare la quadra, bilanciare il quoziente di equilibrio e pazzia che ogni estremo difensore deve possedere.

Emilio Tonoli, fino al giugno 2023 preparatore dei portieri del Fiorenzuola e nello staff bluceleste già durante l'annata di Mondonico, descrive così il lavoro all'AlbinoLeffe: "Fra Emiliano ed Elio il lavoro del reparto difensivo era molto simile. Il mio ruolo era a sé stante. Mi gestivo a seconda del loro programma d’allenamento, in funzione dei tempi che mi davano a disposizione. Nel 2007 non si partiva da dietro, Marchetti e Coser calciavano lungo come richiedeva il mister, ma poi in fase di sviluppo dal basso con palla in movimento si sfruttava il portiere per sviluppare l’aspetto tattico.

Ho sviluppato le tematiche su quello che credevo e loro hanno seguito. Anche perché erano portati a fare questo tipo di pensiero tattico. Io con la tradizione del calcio italiano non mi sono mai trovato, i miei concetti sono già da 20 anni quelli per cui sviluppare un portiere come giocatore di movimento. Si attacca la palla e, se non si può attaccare la palla, allora si copre la porta. Marchetti era sopra le righe, un fenomeno. Invece Coser era un ottimo portiere, purtroppo con Federico davanti non ha potuto esprimersi quanto poteva".

Il sabato successivo ospite di giornata è la Triestina di Rolando Maran, invischiata in zona retrocessione ma con un gruppo sulla carta superiore all'AlbinoLeffe. La coppia d'attacco Granoche-Sgrigna e il primo cambio Graffiedi hanno il valore dell'intera rosa seriana, ma l'AlbinoLeffe non ne ha per nessuno. Doppietta di Cellini, gol di Cristiano, gioie pure per i subentrati Madonna e Ferrari: 5-1, sorrisi in tribuna anche dallo squalificato Peluso e dall'infortunato Bonazzi e profumo della vetta respirato di nuovo a pieni polmoni almeno per un'altra settimana.

Il prossimo scontro, l'ultimo prima della pausa per la Nazionale, è quello di vertice. È Brescia-AlbinoLeffe, il derby-non-derby, per cui per un sabato anche l'altèra Dea abbassa lo sguardo con simpatia, accorgendosi che quel fastidio che percepisce sotto alla suola non è un sassolino ma una piccola pietra preziosa.

I bresciani vengono da un 6° posto e da una rosa, ad eccezione di Hamsik, confermata in blocco agli ordini di Serse Cosmi. Il confronto è teoricamente impari: Viviano, Santacroce, Stankevicius, Tacchinardi, Zambelli, Mannini e Bazzani sono un'ossatura da ambizioni promozione, che stanno rispettando con 29 punti e la vetta in coabitazione. Sono gli altri, lassù, gli intrusi.

Agli imbucati, però, il ballo piace eccome. L'Albino spreca un rigore a inizio secondo tempo e soffre, nonostante l'espulsione di Santacroce e la superiorità numerica per un tempo. Passa in vantaggio e si fa riprendere da Tacchinardi. All'AlbinoLeffe, però, piace ballare: al Rigamonti è 1-2 a 3' dalla fine e primato in solitaria alla pausa. Marcatori? Sempre loro, Cellini ("Vedete? Era meglio se stavo zitto quando dissi che non avevo mai sbagliato un rigore in carriera") e Ruopolo. Per la gioia di tutta, ma proprio tutta, Bergamo.

AlbinoLeffe
Gabriele Perico (fonte: Eco di Bergamo)

L'AlbinoLeffe inizia a essere ricordata come "la squadra dei filotti", in cima alla B non per caso ma per merito. Atleticamente in palla come non mai, il gruppo del Gus capisce di poter far davvero qualcosa in più.

"Nessuno se l’aspettava. Che fossimo una squadra buona, che se la sarebbe giocata con tutte, già l’anno prima con Juve, Napoli e Genoa avevamo dimostrato che con lo zoccolo duro dei bergamaschi potevamo fare bene. Nessuno però si aspettava un exploit del genere. La forza nostra fu anche in quelli che giocavano meno. Era un gruppo di ragazzi che avevano capito dove erano arrivati" (Cellini); "Il gruppo dei bergamaschi, della provincia, faceva capire che fuori dal campo si poteva scherzare ma in campo si doveva fare sul serio. Tutti sapevano esattamente cosa fare. Quell'AlbinoLeffe era una squadra di ragazzi maturi, che avevano raggiunto insieme il picco della carriera" (Garlini).

AlbinoLeffe
Tutta la grinta di Ruben Garlini (fonte: Eco di Bergamo)

Il sabato di stop, paradossalmente, non favorisce l'Albino. Anche perché la trasferta successiva è da far tremare i polsi. Nel frattempo, giornali e media iniziano a interessarsi alla favola AlbinoLeffe. Ci pensa Andreoletti a tarpare le ali, rivolgendosi direttamente al gruppo squadra. "Fino a fine andata dobbiamo fare come Ulisse con le sirene: metterci la cera nelle orecchie per non farci distrarre. Ma se nelle prossime 7 gare faremo più di 10 punti cambieremo obiettivo e pure mercato. Il gruppo ha risposto appieno alle mie sollecitazioni dopo le due sconfitte consecutive. E per questo merita un plauso.

A Brescia ho pensato solo ai 20 punti di vantaggio sulla quartultima. Gustinetti lo conosciamo bene, all'AlbinoLeffe nessuno ha mai dubitato di lui. Per questo lo abbiamo richiamato: tre anni fa erano in gioco il gruppo e le motivazioni. Ma non fu un esonero e non ci furono screzi: il nostro fu un "arrivederci". Però esperienze diverse sono state un arricchimento, per la squadra e per Gustinetti. Cosa regalargli per le 200 panchine con noi? Ci devo pensare. Per ora, una stretta di mano sincera". Si va al Dall'Ara di Bologna, per di più senza l'acciaccato Conteh.

Adailton, Fava e Marazzina, ovvero un moto perpetuo.

L'1-0 finale va pure stretto al Bologna, anche se l'AlbinoLeffe non demerita. Ascoltando Gustinetti in conferenza stampa, tuttavia, un pizzico di disappunto si percepisce: "Alla vigilia avevo chiesto il 150%, invece siamo stati normali. A Bologna abbiamo avuto la conferma che la chiave del nostro gioco è l’intensità: se due o tre di noi non centrano la partita soffriamo. Adailton e Marazzina rincorrevano tutti, noi dobbiamo migliorare molto anche nel lavoro e nella 'cattiveria' difensiva degli attaccanti". Le dichiarazioni più pericolose e, a posteriori, profetiche riguardano l'imminente mercato di gennaio.

"Io faccio l’allenatore e sono arrivato a squadra fatta. Se mi chiederanno consigli, sarò pronto a darne, però è un discorso prematuro. Certo, più giocatori bravi ho, più sono contento, ma conosco anche la filosofia dell'AlbinoLeffe. Tutto è possibile, ma non siamo diventati il Real Madrid. Abbiamo visto che se giochiamo sottotono becchiamo. Questo mese è cruciale: affronteremo squadre attrezzate". Se a preoccupare Gus nel post-partita è stata l'uscita dal campo in barella di Gervasoni, di sicuro non gli strappa un sorriso lo stiramento al flessore destro che ferma Gori per un mese. In sede di rifinitura si fermano pure Peluso per una gastroenterite e Roberto Previtali (distorsione alla caviglia).

Martedì 4 dicembre (la domenica gioca l'Atalanta contro il Napoli, ubi maior...) arriva il Treviso di capitan Beghetto. L'emergenza in difesa bluceleste e le 7 sconfitte su 7 trasferte dei trevigiani partoriscono uno 0-0 dimenticabile. La partita col Piacenza pare restituire l'essenza dell'AlbinoLeffe dell'andata: occasioni a profusione nel primo tempo, eurogol di Cellini, miracolo di Marchetti in uscita su Cacia, raddoppio di Ruopolo. Com'è come non è, l'AlbinoLeffe è ancora in vetta alla pari col Bologna dopo 17 giornate. 6 punti al premio promesso da Andreoletti.

AlbinoLeffe
"Un caldo infernale" (Garlini), "una delle migliori prestazioni stagionali" (Gustinetti). (Fonte: Eco di Bergamo)

Essere la squadra dei filotti ha anche dei risvolti negativi. Cioè, se toppi una partita, quelle richieste per tornare a festeggiare sono più delle dovute. Gustinetti vola all'Ettore Giardiniero-Via Del Mare senza due dei tre centrali della rosa, Colombo e Carobbio a mezzo servizio e Perico ancora lontano dal pieno recupero. Dopo un quarto d'ora si fa male pure Cellini, e il Gus non ha certo un Tiribocchi da far entrare al posto di un suo Abbruscato. L'AlbinoLeffe, brutalmente, non solo non è diventato il Real Madrid ma non dispone della profondità nemmeno del Lecce:

Tra Angelo e Madonna, la fascia destra dei rispettivi attacchi è l'ago della bilancia.

L'emergenza dell'AlbinoLeffe continua anche per l'ultima uscita prenatalizia: lo 0-0 casalingo con l'Ascoli è frutto di 6 indisponibili e una prestazione monstre dell'ex atalantino Taibi. Eppure, la capolista Bologna perde a Messina e, tutto sommato, è ancora lì a 2 punti, 39 a 37. 4 punti nelle ultime 4, 6 da fare nelle ultime gare dell'andata a gennaio per accontentare il presidente.

Salutato il 2007 e accolto il 2008, Gustinetti ritrova parte degli indisponibili. Gori, Conteh e soprattutto Cellini tornano a disposizione, ma l'AlbinoLeffe carbura a scoppio ritardato. La prima di ritorno, uno scialbo 0-0 col Rimini con una traversa scheggiata su corner da Gervasoni, acuisce la sproporzione tra ciò che la squadra potrebbe essere con un piccolo sforamento del budget previsto e la ferrea volontà della proprietà di non solo non allungare la falcata più del necessario ma di non fare alcun passo avanti. Gustinetti non pretende i Vantaggiato, i Ricchiuti, i Consigli e i Valiani che anche l'ottava in classifica annovera nella rosa.

Si accontenterebbe del ritorno di alcuni dei suoi, di antichi esponenti della promozione in B come Minelli e Testini (entrambi alla Triestina) o Regonesi (Rimini). Al più un Davide Bombardini che sta facendo la muffa in panchina all'Atalanta ma che in B ci verrebbe di corsa.

Come l'anno precedente, l'ultima squadra a far visita all'AlbinoLeffe nel girone d'andata è il Frosinone. Con la rosa quasi al completo, addirittura con Lele Perico a disposizione (manca solo il lungodegente Poloni), tornano i 3 punti dopo quasi un mese. Il pacchetto centrale irretisce le trame di Ciccio Lodi, il tap in di Peluso e il meraviglioso sinistro di Carobbio regalano la seconda vittoria nelle ultime sette partite. Ma l'AlbinoLeffe è lì, a due punti dalle capolista Bologna e Chievo. L'emergenza infortuni è alle spalle, ma dei 10 punti richiesti dal presidente ne sono arrivati solo 8.

L'appagamento estetico donato dalla staffilata mancina da fuori.

Tre gare con la difesa blindata convincono Andreoletti a non investire in un quarto centrale, anzi. A cavallo tra andata e ritorno è Riccardo Colombo a fare le valigie. In un'intervista all'Eco di Bergamo del 5 settembre 2007, appena chiusesi le porte del mercato estivo, l'esterno di Tradate aveva puntualizzato: "Ci credevo molto, non lo nascondo. Avevo fatto presente alla società il mio desiderio di provare una nuova avventura. È arrivata anche qualche richiesta, ma evidentemente la società non l’ha ritenuta sufficiente. Non me la sento di fare critiche: il direttore Turotti sa fare bene il proprio lavoro.

Mi è rimasto il rammarico, per una serie di coincidenze nessun affare è andato in porto. A un’ora dalla chiusura del mercato, l’Atalanta aveva fatto l’offerta giusta, ma l’AlbinoLeffe ha chiuso la porta perché a quel punto non aveva il tempo di cercare un’alternativa. Giocare in A è il sogno di ogni calciatore, ho faticato ad accettare la situazione. Dopo 4 anni stupendi all'AlbinoLeffe, in cui mi sono sempre comportato bene, speravo che mi concedessero la chance di misurarmi con gente più brava di me".

AlbinoLeffe
Riccardo Colombo (fonte: Eco di Bergamo)

Niente Atalanta ad agosto, sì alla corte dell'Udinese a gennaio. Gustinetti perde un jolly fondamentale sulla fascia destra, rimpiazzato parzialmente dall'arrivo di Foglio dall'Ascoli e dal prestito di Filippo Antonelli, panchinaro a Trieste. "Trovandoci inaspettatamente in quella posizione, l'AlbinoLeffe si giocava veramente molto, dovevamo completare bene la rosa per cercare di essere, qualsiasi cosa potesse succedere, completi in tutto e per tutto. Uno di questi giocatori fu Colacone: anche se non giocò titolare fece tante partite dal 1’, un giocatore che ho poi preso quando son passato a Cremona. Era un giocatore che stimavo molto. A Colombo: non potevamo dirgli di no, andava all’Udinese in A, una squadra che lottava per andare in Champions" (Turotti).

Per il mister, uno che non ha agenti o grandi sponsor, arrivare in alto è più difficile, e la società pare non supportarlo al 100%. Doveva rinforzarsi, ma sembra quasi ridimensionarsi, l'AlbinoLeffe. Come se sentisse già il calore del Sole che brucerà le ali dell'Icaro che sta diventando.

Laimer, Sabitzer, Werner... ehm, Del Prato, Cristiano, Cellini.

La scarsa comunicazione tra allenatore e presidente non scalfisce le convinzioni della squadra. Doppietta di Cellini in casa di uno Spezia in crisi di risultati e con problemi societari. Un anonimo 0-0 casalingo col Vicenza dell'ex CR7 (Cristian Raimondi) e del compianto Piermario Morosini. L'AlbinoLeffe vince ma non convince più così tanto. In settimana si infortuna Marchetti: "una forza della natura, un fenomeno" (Tonoli) è costretto a fermarsi per il riacutizzarsi del dolore al gomito sinistro, rimasto sotto la gamba di Guidetti in una delle folli uscite basse che hanno dato l'ultimo giro di chiave al bunker bluceleste da inizio anno.

"Coser era un ottimo portiere, purtroppo con Federico davanti non ha potuto “esprimersi” quanto poteva, anche se dopo l’infortunio di Federico qualche giornalista di Bergamo aveva detto “Fuori uno dentro l’altro, nessuna differenza: il preparatore dei portieri dev'essere un personaggio fuori dalle righe”… Un complimento! A prescindere che Marchetti era molto più forte, quando è entrato Achille ha tenuto una media altissima! Ogni portiere dentro il campo è fuori da ogni schema: se pensiamo a dove mettono le mani i portieri, gli altri mettono i piedi. Un po’ di pazzia in attacco palla c’è sempre stata. Tutti e due molto forti in attacco palla, specialmente quello basso, Marchetti molto di più su quello alto" (Tonoli).

Achille è uno dei ragazzi del Gus, prestato alla Biellese dopo aver giocato sole 3 partite nell'anno della promozione in B dell'AlbinoLeffe. Ritornato alla base ha sempre avuto meno spazio di quel che avrebbe meritato: cosa aspettarsi ora dal sostituto del portiere migliore del campionato? Solo Gustinetti e il preparatore Emilio Tonoli non nutrono dubbi nei suoi confronti.

L'andamento della trasferta di Grosseto è l'apice della schizofrenia latente che ogni collettivo calcistico cela: in vantaggio con Cellini, i toscani allenati da Stefano Pioli pareggiano con Graffiedi su rigore; in 10 dal 34' per la doppia ammonizione a un nervosissimo Carobbio, l'AlbinoLeffe torna in vantaggio col quinto gol stagionale di Cristiano ma si fa riacciuffare in apertura di ripresa da Pichlmann; 5 minuti e la Celeste è sul punto di crollare, con un altro rigore a favore del Grosseto e Gustinetti espulso per proteste. Dal dischetto va ancora Graffiedi ma Coser cala la prima grossa parata della stagione.

Achille sfiora soltanto il penalty di Sforzini nel posticipo successivo in casa col Ravenna, ma lo spirito indomito dell'AlbinoLeffe la ribalta nel secondo tempo:

La tecnica di Foglio e la potenza di Garlini. In aggiunta, un saggio di rapacità del Buitre Cellini.

La giornata successiva vede Messina-Brescia e Mantova-Pisa: trasferte difficili e rognose per le prime della classe. L'emergenza per la seconda casalinga di fila col Modena, però, assomiglia a quella di fine novembre: all'appello mancano Marchetti, Conteh, Del Prato e Cellini. Senza 16 dei 40 gol stagionali, l'AlbinoLeffe ne fa 3 ai Canarini, grazie al contributo dei panchinari: Bonazzi ritrova il gol; Coser para il secondo rigore in tre partite, stavolta su Koffi; Ferrari entra e chiude i conti.

AlbinoLeffe

Col Cesena torna, anche se non parrebbe necessario, Marchetti: ormai la squadra ha inserito il pilota automatico e, nonostante le sconfitte in tutti i precedenti storici in Romagna, lo 0-3 del Manuzzi ne è l'ennesima riprova. Nemmeno la società AlbinoLeffe può tirarsi più indietro. Turotti e Andreoletti nominano per la prima volta la parola "playoff" all'alba di fine febbraio. Meglio tardi che mai.

"Lasciavamo venerdì e sabato per provare i piazzati, avendo un piede magnifico come quello di Carobbio" (Gustinetti)

Ferrari sarà titolare per la prima volta dopo quasi due mesi, ma l'assenza di Ciccio Ruopolo non si farà sentire: al San Nicola di un Bari rivitalizzato da Antonio Conte è proprio il centravanti di Tione di Trento, dopo 3 pali colpiti dall'AlbinoLeffe nel primo tempo, a firmare lo 0-1 che mantiene l'Albino a due lunghezze dal Bologna.

In settimana Andreoletti promette un premio a Cellini qualora dovesse raggiungere 20 gol, mentre Gustinetti fiuta il colpaccio: Bologna e Chievo pareggiano. Con una vittoria col Messina si andrebbe in cima. La melliflua voce di Carlo Nesti racconta l'assedio dell'AlbinoLeffe ma niente, la porta di Manitta non sembra poter essere violata. Giannoccaro ha già detto che fischierà dopo il calcio di punizione di Bonazzi. E poi questo:

Federico Peluso, eroe giovane e bello.

Si potesse cristallizzare tutto, questo sarebbe il momento di mettere pausa. 11 risultati utili consecutivi, 5 vittorie in fila, primo posto in solitaria. Peccato che ora tocchi alla bestia nera Pisa, pienamente in corsa per un posto playoff. Cellini e Ruopolo sprecano occasioni che normalmente avrebbero concretizzato, Morello compie un miracolo su Carobbio, Saccani non concede un rigore solare sul 4 seriano e a chiudere i conti è Mario Titone, diciannovenne delle giovanili nerazzurre al primo dei suoi 2 gol in B della carriera.

Sarà la maglia nerazzurra della squadra di Ventura, così simile a quella della mai amata Atalanta, saranno gli aggiornamenti dal Bentegodi che raccontano della rimonta del Chievo con l'Ascoli, sarà l'espulsione di Garlini dalla panchina per proteste. Sarà quel che sarà, ma il pomeriggio di sabato 15 marzo 2008 è l'ultimo in cui l'AlbinoLeffe ha guardato la Serie B intera dall'alto in basso.

"I seriani perdono la vetta nel giorno in cui, una volta di più, dimostrano di meritarla". Così fa male.

Il turno infrasettimanale arriva nel momento peggiore: le fatiche di Pisa, la squalifica di Garlini e un Avellino in striscia positiva non sono l'antipasto ideale per il martedì sera all'Atleti Azzurri d'Italia. Sotto 1-3 e in inferiorità numerica l'AlbinoLeffe riesce a riagguantare la partita nel modo più pazzo che ci sia.

Non perdersi un secondo di questa follia, felpa salviniana di Calori e commenti caustici compresi.

La leggerezza irpina, ansia e stanchezza psicofisica hanno trasformato una partita alla portata in un'epica rincorsa. Sono soprattutto i fedelissimi supporters seriani a incrinare l'aura magica attorno all'AlbinoLeffe. La contemporanea presenza di una società silente nonostante i risultati storici e un mister tanto orgoglioso quanto quasi abbandonato di fronte alle telecamere non appena si commettono i fisiologici passi falsi penalizza i giocatori stessi. Il post-partita di AlbinoLeffe-Avellino è forse il primo in cui vengono a galla le crepe e i cortocircuiti che trasformeranno un lieto fine nella più crudele delle conclusioni.

Gustinetti sbotta ai microfoni: "Potrei dire di avere previsto il futuro… Sapevo che, parlando di obiettivi troppo alti, si rischia di perdere la tranquillità. Appena si nominano certi traguardi tutto va per il verso sbagliato. In certe situazioni ci si trova a giocare sempre per vincere e l’approccio diventa più duro: Inter e Milan fanno fatica a dovere vincere a tutti i costi, figuriamoci l’AlbinoLeffe".

AlbinoLeffe
Kewullay Conteh, eletto a capro espiatorio del 3-3 (fonte: Eco di Bergamo)

Kewullay Conteh, incappato in un paio di errori non dei suoi, sintetizza così l'inopportuna manifestazione di rabbia dei tifosi sulle colonne dell'Eco di Bergamo: "Tutti e tre i gol per come si sono sviluppati solo figli di leggerezze nostre. ma in generale penso che questa serata sia stata storta per tutta la squadra: gambe pesanti, idee confuse, poco da salvare oltre al risultato arrivato in modo miracoloso. La cosa che forse ci dispiace di più però è un’altra: quegli insulti della tribuna Giulio Cesare a “tirare fuori i cog…” penso che l’AlbinoLeffe non se li meriti proprio".

Cellini aggiunge: "Key (Conteh, ndr) ha ragione: l’invito era fuori luogo, una partita sbagliata nell’arco di una stagione ci sta, figuriamoci in una stagione straordinaria come la nostra. Alla fine, però, tutto si è risolto".

Quel senso di inadeguatezza imposta che si percepisce in casa, in trasferta non si avverte. Il gruppo si isola, trova oasi di tranquillità nei ritiri prepartita. A dirlo è Filippo Antonelli Agomeri, attuale DS del Venezia: "Sapevo di arrivare in un AlbinoLeffe che funzionava a meraviglia. Durante la settimana io, Foglio e Colacone, i nuovi arrivi, cercavamo di portare entusiasmo per far arrivare i titolari motivati sino in fondo. Gustinetti era un grandissimo, faceva star davvero bene noi giocatori. Quello era un gruppo sereno, spensierato, che ha subito la pressione che la stessa società ha iniziato a mettergli addosso verso la fine del campionato.

Prima della trasferta di Mantova siamo andati in ritiro a Peschiera. Giocavamo alle 19 del venerdì. Al mattino era previsto uno scarico, ma la sera prima abbiamo parlato e ci siamo messi d'accordo col mister. Niente allenamento, solo una partita al Golf Club Paradiso del Garda. Avevamo bisogno di staccare. Giovane com'era quell'AlbinoLeffe, non aveva bisogno di stare concentrato h24 per rendere al 100%. Poteva giocare a golf al mattino e vincere in casa della settima in classifica alla sera".

L'ennesima prova da manuale di pressione alta e ripartenze dell'AlbinoLeffe.

Sabato 29 marzo 2008 è uno di quei classici primi pomeriggi afosi della Pianura Padana, dove rimane tutto appiccicato alla pelle, anche le sensazioni brutte che vorresti scacciare via. La 33esima giornata è la prima in cui tutta Bergamo tifa AlbinoLeffe: l'Atalanta è entrata nel solito periodo anonimo delle fine stagioni di quegli anni, già salva ma troppo lontana dalla zona Europa per tenere acceso il fuoco dei tifosi. Allora anche quelli che non l'avevano considerata, o la percepivano come un rumore di fondo, si accorgono per davvero dell'AlbinoLeffe.

I 5.648 dell'Atleti Azzurri d'Italia non sono lì per il Chievo, capolista della B e probabile avversario della Dea nella prossima A. I 5.648 sono lì perché di sabato pomeriggio è diventato un piacere andare allo stadio e simpatizzare per la seconda squadra della provincia. Vanno lì per l'AlbinoLeffe e non nonostante l'AlbinoLeffe. "Non c’era moltissima gente a seguirci, ma ogni volta che entravamo sul campo a Bergamo sentivamo l’onore di un palcoscenico così importante" (Gustinetti).

Chissà se quello scontro promozione, non avendo a disposizione la catena sinistra titolare che così bene aveva fatto sin lì (Cristiano con la varicella e Peluso squalificato), si fosse giocato lontano da Bergamo, senza tutti quegli occasionali che si trasformano in freno e fastidio senza diventare spinta. Altrimenti, come spiegare un gol così dopo 49 secondi?

La squadra di Iachini è la più in forma della B: primo posto in classifica con il Bologna; migliore attacco del campionato; miglior serie positiva (14 partite utili consecutive); imbattibilità esterna dal 10 novembre (5 vittorie e 4 pareggi). A inizio ripresa è Marcolini a servire Bentivoglio per lo 0-2 finale, con il pase de la muerte che tanto male ha fatto in stagione a una coppia centrale di centrocampo che mal si dispone nelle corse all'indietro. Nel giorno del 53esimo compleanno mister Gustinetti mastica amaro: a spegnersi non sono le candeline della torta ma parte dell'entusiasmo.

Oltre il danno, anche la beffa: il Bologna si fa raggiungere al 95' ad Ascoli, Lecce e Pisa pareggiano. Per fortuna il calendario assiste l'AlbinoLeffe: la trasferta al Nereo Rocco sarà senza lo squalificato Cellini e l'infortunato dell'ultimo minuto Conteh. La maledizione che sembra aleggiare sul reparto difensivo, colpevolmente non rinforzato a gennaio, presenta l'ulteriore conto. Però si gioca a Trieste. Ed ecco che torna l'Albino versione trasferta, spumeggiante e leggero: nonostante l'infortunio a Marchetti nel primo tempo "4 gol alla Triestina, ma stiamo scherzando? Miglior trasferta della stagione!" (Gustinetti).

AlbinoLeffe
Fonte: Eco di Bergamo

La 34esima giornata è campale. AlbinoLeffe-Brescia e Chievo-Bologna monopolizzano l'attenzione del sabato calcistico italiano. A Verona si sfidano prima e seconda, a Bergamo terza e quinta nello stadio più odiato da entrambe, rifugio casalingo del rivale più sentito. A sentire la pressione, come due settimane prima col Chievo, sono i padroni di casa: Coser para il terzo rigore della sua stagione, ma Tacchinardi ribadisce in rete, replicato dall'Airone Caracciolo al 10'.

Un uno-due che stenderebbe anche un cavallo, simbolo di un approccio faticoso dell'AlbinoLeffe con degli spalti inaspettatamente pieni di simpatizzanti. I seriani sono una grandissima squadra, però: la catena sinistra funziona come nelle migliori occasioni, propiziando i gol di Serafini e di Cellini. La squadra è viva e carica ma non tranquilla: Riccardo Taddei, super sub delle Rondinelle, mette il sigillo a un 2-3 dal peso specifico incommensurabile per l'economia del campionato. Chievo-Bologna, tuttavia, finisce in parità: spes ultima dea, ironia della sorte.

La trasferta a Treviso si annuncia, come al solito, un duello tra l'emergenza difensiva e la spensieratezza da viaggio dei bluceleste: fuori causa Marchetti, Conteh, Gervasoni e Gori, ai quali si aggiunge lo squalificato Cristiano. All'Omobono Tenni va in scena l'ennesimo miracolo da trasferta dell'AlbinoLeffe, non a caso suggellato dal gol di Madonna. Nel frattempo il Bologna pareggia a Bari e Pisa-Lecce termina 1-1: l'AlbinoLeffe è terzo a quota 71, a un punto dai rossoblù e con una lunghezza di vantaggio sul Lecce.

Un'accozzaglia di suoni, immagini e montaggio talmente confusionaria da risultare geniale.

"Sarà determinante centrare la partita sotto il profilo psicologico", dichiara Gustinetti nel prepartita della 37esima giornata. Si torna a Bergamo, e già questo è un banco di prova notevole per la tenuta mentale dei suoi. All'Atleti Azzurri d'Italia viene a far visita un avversario tutt'altro che casuale, quel Bologna che aveva dominato l'andata al Dall'Ara e con una forza d'urto fuori categoria per la B 2007/2008. La fascia sinistra è governata da Bombardini, oggetto dei desideri invernali di Gustinetti, e Valiani, sorpresa del Rimini delle meraviglie, passato dalla Romagna all'Emilia in corso d'opera. La coppia d'attacco è Fava-Marazzina, solo perché Adailton e Bucchi non sono al meglio della condizione.

A Bergamo fa caldo, un'afa che non si riesce a stare seduti al sole, tanto che la maggioranza degli 8.343 spettatori si assiepa nelle file più alte della tribuna alla ricerca di un filo d'ombra. Al 14' c'è una punizione dal limite per l'AlbinoLeffe. Tutti sanno come andrà a finire, perché se Filippo Carobbio nel 2007/2008 si avvicina al punto di battuta la sensazione non è troppo distante da quella che si prova quando è Messi o Mihajlovic a farlo.

La prova difensiva dell'AlbinoLeffe è magistrale, anche per merito di Achille Coser. Emilio Tonoli, legittimamente, sente di poter rivendicare parte del merito: "Di Coser mi ricordo col Bologna in casa un colpo di testa di Fava. Ha fatto una parata riportata anche sui giornali, una cosa incredibile. Non era una parata che in allenamento ti viene, gli è venuta su quel tipo di giocata, si è espresso nella maniera più efficace possibile".

Bologna scavalcato, Lecce tenuto a distanza: il Chievo a 3 punti è difficilmente riagguantabile, anche per via dello scontro diretto sfavorevole, ma se il campionato finisse il 26 aprile l'AlbinoLeffe sarebbe in A. "Se vogliamo andare in serie A dobbiamo vincere tutte le prossime 5 partite", dice il mister in settimana; in vista di Piacenza recuperano addirittura Gori e Antonelli, svuotando la tanto cara infermeria. Del Prato, Garlini, Madonna, Peluso, Perico e Ruopolo sono diffidati: la prossima è in casa col Lecce, ma Gustinetti non ha intenzione di risparmiare nulla.

Capitan Del Prato, alla presenza numero 300, si fa ammonire per un fallo tattico su ripartenza di Radja Nainggolan (sì, quel Radja Nainggolan), salterà per squalifica la prossima. Poco male: l'1-3 con cui si torna a Bergamo dal Garilli profuma di promozione. Il Lecce pareggia in casa col Mantova, e se non fosse per il rigore parato dal neoentrato Rosati a Godeas a 5' dal termine i punti di vantaggio con cui l'AlbinoLeffe avrebbe approcciato lo scontro diretto del 10 maggio sarebbero stati 4 e non 3. Nonostante tutto, nella Valle del Serio ci si inizia a credere sul serio.

Del delitto la gioia crudel.

Cellini si gode il 22° centro stagionale. Sarebbe in lotta per la classifica cannonieri, ma a questo punto l'obiettivo è solo uno. Chi l'avrebbe mai detto che, a quattro giornate dalla fine, un giocatore dell'AlbinoLeffe raggiungesse quota 22 e si sentisse di affermare "A Godeas il titolo dei cannonieri, a Granoche la seconda piazza, a me la serie A. Firmo subito"? La squalifica di Del Prato, tuttavia, pesa come non mai nello scontro al vertice col Lecce (qui per il match completo): lo 0-4 è molto più rotondo dei valori espressi in campo, ma la squadra di Gustinetti non è parsa mai in grado di impensierire realmente la tenuta dei salentini.

"La parola 'papera' non è bella da dirsi. L’errore tecnico può sempre capitare. La papera è la paperella. Se si parla di giocatori è un errore tecnico dovuto a variabili tecnico-tattiche relativi all’uscita, una presa, un colpo di pugno. Son passati 16 anni ma non me ne ricordo." Emilio Tonoli evidentemente non ricorda questa, di pap... ehm, errata esecuzione tecnica di Coser.

Il pomeriggio non si rivela in fondo così nefasto: il Pisa soccombe col Rimini, anche il Brescia ne prende 4 in casa, mentre il Bologna perde 3-0 a Grosseto. Persino il Chievo cade a Mantova sotto i colpi di Godeas. Delle prime 6 solo il Lecce fa punti, agganciando l'AlbinoLeffe al secondo posto e sopravanzandolo per gli scontri diretti favorevoli. A tre giornate dalla fine il calendario dell'Albino recita Ascoli-Rimini-Frosinone. Non il più semplice dei finali, ma nemmeno proibitivo. A 270' dal realizzare un sogno, è qui che l'AlbinoLeffe non può perdere la testa.

AlbinoLeffe
L'Ascoli è matematicamente estromesso dalla lotta playoff, così come il Frosinone.

In vista di Ascoli Gustinetti ritroverà Del Prato ma è costretto a rinunciare agli squalificati Peluso e Ruopolo; recuperano Antonelli, Gori e Colacone. In settimana vengono distribuiti a Rimini i premi de "Il gran galà della Serie B", organizzato dall'assessorato allo sport del comune romagnolo: Gustinetti miglior allenatore, Marchetti miglior portiere, AlbinoLeffe miglior squadra. Serve altro per suggellare un'annata storica? Sì: la promozione.

Sono addirittura 20 i convocati dal Gus per quella che sarà la tragedia meno annunciata che il calcio italiano conosca. L'Ascoli viene da 3 successi consecutivi, 0-4 a Brescia compreso: troppo tardi per riagganciare il treno playoff. Le partite da seguire con la radiolina all'orecchio, sulla tribuna e a bordocampo al Del Duca, sono Chievo-Vicenza, Bologna-Messina, Lecce-Bari e Rimini-Brescia.

La rosa di Ivo Iaconi, vale la pena di sottolineare, è piena di fili che la legano al mondo AlbinoLeffe. Gabriele Cioffi, riserva dei bianconeri, arriverà in Valle Seriana tra 3 anni. Luca Belingheri, trequartista bergamasco, è nelle Marche in prestito proprio dall'Albino. Andrea Soncin è arrivato in estate dall'Atalanta insieme a Luis Fernando Centi e a Bergamo tornerà, stavolta per vestire la maglia bluceleste, nel 2015. Il percorso inverso l'hanno fatto invece Foglio, Cristiano, Antonelli e Colacone: in tempi e gruppi diversi, tutti transitati dal Piceno prima di arrivare nella provincia bergamasca.

Alle 15 Maurizio Ciampi, in contemporanea col resto della B, fischia l'inizio della partita. Dopo 11' arrivano all'unisono il primo aggiornamento: Chievo in vantaggio, autogol di Andreolli. Chievo 83, Lecce e AlbinoLeffe 78, Bologna 76, Brescia 71. La tensione si taglia con un coltello, l'Ascoli preme e l'Albino è contratto dalla tensione. Prima della partita Garlini ha avuto i soliti conati di vomito nello spogliatoio, le coppie nelle camere da letto nel ritiro non sono mutate, ma si percepisce il peso diverso della partita. A sorpresa Cellini segna, come tante altre volte senza preavviso. Chievo 83, AlbinoLeffe 80, Lecce 78, Bologna 76, Brescia 71.

Pausa scenica.

"Ci avevo creduto. Ho pensato “Se portiamo a casa questa andiamo in A”. Non ti dico che era fatta ma quasi. Purtroppo quella partita finì male. Ci scosse davvero tanto. Quella partita è il crocevia" (Cellini); "Abbiamo avuto paura di vincere" (Garlini); "Quando sei in campo non è paura, avevi un obiettivo talmente grosso e ambito che no, paura di vincere no. Guberti, Bernacci, Pesce... era una grande squadra. Avevo giocato ad Ascoli: giocare in quel campo non è facile. Se avessimo avuto più testa non avremmo provato a vincerle tutte, ci saremmo potuti accontentare di qualche pareggio o punticino in più" (Cristiano); "Se l’avessimo vinta saremmo saliti direttamente in A" (Turotti).

Per 6' l'AlbinoLeffe sarebbe in A. Poi, al 35', pareggia Bernacci. Nella ripresa l'uno-due firmato Severino e Nastos stordisce la squadra di Gustinetti. L'AlbinoLeffe colpisce due pali e riesce ad accorciare le distanze con Gervasoni solo all'88'. Vengono ammoniti, tra gli altri, anche Foglio e Gervasoni, costretti a saltare per squalifica la prossima col Rimini. Dagli altri campi sono arrivate le notizie della doppietta di Marazzina nel 3-0 del Bologna, del raddoppio di Pellissier nel 2-1 del Chievo, dei 3 gol in 4' al Romeo Neri per il 2-1 con cui il Rimini sconfigge il Brescia.

Soprattutto arriverebbero buone notizie da Lecce, dove il Bari di Conte supera i giallorossi nel derby pugliese. Con una vittoria dell'AlbinoLeffe, la classifica avrebbe visto: Chievo 83, AlbinoLeffe 80, Bologna 78, Lecce 77, Brescia 70. Purtroppo, però, questa è una favola triste. E la classifica, di certo, non può sorridere.

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La partita di Ascoli, anche a distanza di così tanto tempo, è pressoché impossibile da spiegare, almeno a livello ufficiale. Nelle due squadre ci sono giocatori che si conoscono molto bene. All’Ascoli questa partita non serve praticamente a niente, non ha particolari obiettivi. Si può pensare che l’Ascoli possa avere un atteggiamento abbastanza morbido, almeno paragonato a quello dell'AlbinoLeffe.

Il gol del vantaggio di Cellini dà l'impressione, ai giocatori stessi in primis, di gestirla e poterla portare a casa. Dagli altri campi non arrivano novità e, dopo la rete dell'1-1, prima che Ciampi mandi le squadre a bersi un tè freddo, viste le temperature marchigiane, tra la panchina e la tribuna stampa iniziano a circolare strane voci. Messaggi non troppo criptici per cui l'Ascoli farebbe sapere che potrebbe, eufemisticamente, non impegnarsi allo spasimo.

Il presidente Andreoletti, intercettato il sinistro mormorio, va su tutte le furie. All'intervallo, e qui il condizionale viene meno, l'imprenditore bergamasco si catapulta nella pancia del Del Duca. Senza l'autorizzazione di Gustinetti entra negli spogliatoi e tuona. “Non se ne parla neanche, tanto voi la partita la vincete comunque. Gustinetti non apprezza l'intrusione del presidente in un momento così topico, probabilmente estraneo al tacito accordo tra i giocatori. I giocatori dell'Ascoli capiscono l'andazzo e tornano in campo con quelle motivazioni extra che non avrebbero dovuto avere.

Dopo il triplice fischio di Ciampi nessuno della squadra va a raccogliere gli applausi comunque tributati dai Mei poch che nisù, fedelissimi seriani giunti in pullman fino ad Ascoli. A fine partita negli spogliatoi le porte sbattono, gli uomini urlano: i giocatori sono neri per la parola non mantenuta, Gustinetti per la prevaricazione del presidente, Andreoletti per l'atteggiamento di squadra e mister.

AlbinoLeffe
Fonte: Eco di Bergamo

L'immediato post-partita e la settimana che separa l'AlbinoLeffe dall'impegno casalingo col Rimini sono la pietra tombale sulla stagione. La squadra avrebbe evitato i playoff come la peste: nonostante l’AlbinoLeffe, nella sua storia decennale, sia stato promosso due volte e le promozioni le ha ottenute sempre attraverso i playoff, allungando ulteriormente la stagione e affrontando giocatori abituati a quei livelli riuscire a salire tramite semifinale e finale con andata e ritorno è complicato.

Questo è il momento di rimanere compatti, trovare un'identità che riunifichi la spensieratezza di un gruppo di giocatori che dà il suo meglio isolandosi dalle pressioni esterne e una dirigenza che non ci ha mai voluto credere per davvero ma che, una volta bandita qualsiasi falsa modestia, è passata dai toni della negazione a quelli dell'obbligo e del dovere senza attraversare lo spettro del genuino desiderio di potercela fare.

Si potrebbe approfondire la continuità tecnica garantita da Armando Madonna, l'espressione di gioco sostanzialmente immutata per cercare di preservare le certezze di una squadra che pare essere guidata da un pilota automatico.

Si potrebbe raccontare l'atmosfera surreale del 2-2 a Frosinone, si potrebbe cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno tra una semifinale playoff vinta col Brescia e il sostegno mai così esplicito da parte della Bergamo calcistica, vuoi per l'effetto simpatia generato durante l'anno o vuoi perché, in fondo, godere delle sconfitte del Brescia non dispiace affatto, e una finale col Lecce in cui ogni episodio gira dalla parte sbagliata e solo un miracolo di Benussi su Ferrari impedisce all'AlbinoLeffe di giocarsi la A ai supplementari del Via del Mare.

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Ciccio Ruopolo tra Zanchetta e Diamoutene (fonte: Eco di Bergamo)

Si potrebbe recriminare per l'espulsione di Cellini inventata da De Marco nell'andata della semifinale col Brescia ("Lì è assolutamente stata un’ingiustizia. L’arbitro che mi buttò fuori nell’andata l’abbiamo rincontrato diversi mesi dopo. Venne lui a chiedermi addirittura scusa perché aveva sicuramente sbagliato. La prima ammonizione giusta, la seconda mi ha ammonito per simulazione quando invece c’era un rigore nettissimo. Scandaloso? No, clamoroso errore, errore decisivo. Ma non dobbiamo pensare che ci sia malafede, che sia tutto scritto, che ci sia un disegno per impedire all’AlbinoLeffe di andare in serie A: altrimenti piantiamo qui tutto, altrimenti non ha senso") o l'assenza di capitan Del Prato nell'andata col Lecce.

Si potrebbe persino evidenziare come per la prima e unica volta nella storia, a ridosso del ritorno della semifinale col Brescia, l'AlbinoLeffe fosse a pieno titolo la prima, forse l'unica, squadra di Bergamo.

Ma la favola è triste. E così deve essere il suo finale.

AlbinoLeffe

Rigoroso ordine cronologico: il 22 maggio, 5 giorni dopo la sconfitta di Ascoli, Andreoletti esprime una volta di più l'amarezza per il comportamento della squadra, percependolo come un'offesa personale: "Gustinetti è in contatto col Mantova? È un suo diritto muoversi: l’allenatore dell’AlbinoLeffe deve essere convinto del nostro progetto dopo aver vagliato tutte le possibilità. Ad Ascoli abbiamo commesso errori da dilettanti. In settimana vediamo cassette dell’avversario e poi in campo è come se giocassimo contro un’altra squadra… la sconfitta è stata una coltellata alla società. Se non andiamo in serie A lascio: siamo tutti in discussione".

Replica di Gustinetti, sempre sulle colonne dell'Eco di Bergamo: "Non faccio commenti su quanto detto dal presidente. L’uscita è stata una coltellata alla schiena. Della sconfitta di Ascoli avrebbe potuto parlare direttamente con me, non a mezzo stampa. Certamente queste dichiarazioni non hanno fatto bene a nessuno. Le risposte? Cercheremo di darle sul campo, per far capire al presidente che ha sbagliato. Abbiamo fatto 77 punti, ci giochiamo una partita fondamentale, siamo a -1 dalla seconda. Forse qualcuno l’ha dimenticato".

Lo stesso 23 maggio anche i Mei poch che nisù fanno sentire la propria voce: "Dov’è il rispetto? non riusciremo mai a riempire una curva o a recarci in trasferta in 5mila, ma noi esistiamo… Dopo una sconfitta nessuno è felice, ogni mancato saluto contribuisce ad aumentare il nostro dispiacere. Quando il Messina perse al 90’ qui a Bergamo, i giocatori andarono a ringraziare i tifosi e lo stesso fece la Triestina nonostante la scoppola al Comunale (1-5: in realtà i tifosi della Triestina fischiarono la squadra a lungo prima di un confronto col portiere Rossi, ndr). Noi ci siamo sempre, ma la squadra si ricorda di noi solo quando vince. Ascoli è stato l’ennesimo caso".

Il 24 maggio, nella conferenza stampa in vista del match col Rimini, Gustinetti è la solitudine parlante: "Io e la squadra stiamo facendo la storia dell’AlbinoLeffe, io sono il primo tifoso di questa squadra, sono partito dall’Interregionale con l’Albinese e sono arrivato alla serie B. Ho chiesto alla squadra e ho dato personalmente il 130%, abbiamo commesso alcuni errori, ma ci abbiamo messo sempre l’anima. Recentemente ci è mancata lucidità, specie sottoporta. Ma non vogliamo rovinare tutto proprio ora. Ad Ascoli eravamo sconvolti, i ragazzi hanno pianto negli spogliatoi. Capisco la delusione dei tifosi dell'AlbinoLeffe, ma in questo momento abbiamo bisogno del sostegno di tutti".

Come pensare di preparare una gara che sarebbe decisiva come quella col Rimini nella maniera idonea? Impossibile. Si potrebbe giocare contro chiunque, ma si perderebbe a prescindere. Brescia e Chievo pareggerebbero anche, ma in questo momento il campo è percepito come un fastidio lungo novanta minuti. Lo 0-4 che matura all'Atleti Azzurri d'Italia, il secondo consecutivo, è disarmante. Segna pure Giuseppe Greco (i più attenti se lo ricorderanno).

Basta vedere i gol per vedere quanto la squadra fosse altrove, svuotata, estenuata.

Il lunedì immediatamente successivo, L'Eco di Bergamo inchiostra il preannunciato esonero di Gustinetti, vittima e carnefice di un cortocircuito umano figlio dell'orgoglio e della rivendicazione. "Fisicamente non ce la facciamo più. Dispiace perché con questo 0-4 abbiamo perso l’ultima occasione per compiere il salto di qualità che ci auguravamo tutti. Ho sempre chiesto ai miei uomini di andare a 130 all’ora. Ora però la macchina è usurata e logora. Ma è da un mese e mezzo che lo dico. In certi ruoli non abbiamo mai avuto alternative.

Pensate che Peluso ha lo stesso infortunio di Ibrahimovic, ma a differenza sua ha continuato a giocare, perché nessuno poteva sostituirlo. Magari avessi potuto avere anche Regonesi. Sicuramente non mi aspettavo le ultime critiche del presidente. Quando sono stato informato, ero a Rimini a ritirare un premio. Forse era meglio restare al mare. Sinceramente le sue dichiarazioni in settimana ci hanno lasciati perplessi. Dovevamo essere motivati per ritrovare slancio, invece abbiamo ricevuto rimproveri. Non so spiegarmi nemmeno io perché se ne sia uscito con certi discorsi. Quest’anno, a differenza delle prime stagioni di AlbinoLeffe, è sembrato molto distaccato.

Negli spogliatoi a inizio o fine partita non l’abbiamo quasi mai visto. Nemmeno prima di questo importante match l’abbiamo visto. È tutto l’anno che io e lui non abbiamo relazioni. Non ho mai ricevuto un complimento da lui, mai una telefonata o un messaggio, nonostante io sia, se volete, il condottiero della squadra. Avrei preferito che ci fosse vicino. Invece ho letto sui giornali cose che non mi sono piaciute. Vista anche la mancanza di relazione col presidente, due mesi fa ho deciso che, comunque fosse finito il campionato, avrei lasciato l’AlbinoLeffe a fine stagione.

Avrei voluto instaurare un rapporto diverso con Andreoletti, ma non ci sono riuscito. Io mi auguro di portare la squadra fino allo storico traguardo della serie A, ma per il resto ho già deciso. Mi dispiace lasciare un gruppo di ragazzi eccezionali. I miei ragazzi non vanno trattati così, non vanno insultati. Se lo fa ancora, gli tiro un cartone…"

Un allenatore dichiara di voler mettere le mani addosso al proprio presidente a una giornata dalla fine di un campionato storico con ancora la possibilità di salire in A.

"Sì, è un cartone figurato. Credo che questa squadra meriti più rispetto. Gli ultimi risultati sono stati negativi, ma il campionato finora è stato straordinario. Questo gruppo ha tantissimi meriti. E mi dispiace che, nonostante l’impresa che stavamo compiendo, non si sia mai riusciti a gioire completamente. Ora invece è finita la benzina? Io credo sia fisiologico un calo quando si cercano di superare i propri limiti. E forse stiamo pagando proprio il fatto di essere andati sopra le righe.

Ma non dimentichiamo quanto di buono abbiamo ottenuto. Non dovremmo dimenticare che siamo stati noi, con i risultati ottenuti nel corso della stagione, a portare al Comunale 5, 6, 8.000 persone (col Lecce addirittura 10786, ndr). Il presidente deve sapere che anche i ragazzi sono con me. Abbiamo dato rispetto, vogliamo rispetto. Ma è certo che io non ho nessuna intenzione di abbandonare in questo momento. E non mi interessa cosa farà il presidente. Anzi, dovrebbe essere lui a dimettersi, visto che non ci è stato vicino nel momento in cui lui, che rappresenta i vertici dell'AlbinoLeffe, avrebbe dovuto esserci vicinissimo".

Un allenatore chiede al presidente di mettersi da parte nel momento più alto della storia della società. La società non esita a rispondere a tono: nel pomeriggio di lunedì 26 maggio, un comunicato ufficiale rende noto che dal giorno successivo sarà Armando Madonna, sino al momento allenatore della Primavera, a guidare la squadra dove gioca, tra gli altri, anche il figlio Nicola.

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Sandro Turotti e Armando Madonna (fonte: Eco di Bergamo)

Il 27 maggio il Gus non trattiene il silenzio, togliendosi sassolini dalle scarpe dalle dimensioni di macigni quanto mai pesanti: "Non sono stato io a volere questa situazione. Mi sono trovato davanti alle esternazioni del presidente senza nemmeno poterle controbattere. Volevo da lui delle pacche sulle spalle, mi sono ritrovato con una mazzata sulla testa. Ma sembra quasi che lui volesse che le cose finissero così. Mi chiedo: perché ha voluto tutto questo? Penso che Andreoletti abbia voluto scaricare su altri responsabilità che sono solo sue, dentro di sé sa di non aver fatto bene determinate cose.

Sono un aziendalista, non mi sono mai lamentato di quello che la società mi ha messo a disposizione: si sapeva perfettamente che avrei avuto bisogno di giocatori in altri ruoli, mi sarei tenuto volentieri Colombo Forse siamo stati troppo bravi e questo è il ringraziamento finale di un presidente col quale non c’è mai stato rapporto. E pensare che accettando l’incarico e subentrando a Mondonico, ho dato al presidente una grossa mano: ho rilanciato giocatori, dato una fisionomia precisa alla squadra, tutte cose che si sono tradotte anche in soldi a vantaggio della società. Ma lui è fatto così, un utilitarista, ha usato me, così come ha fatto con altra gente dell’entourage della società, per i suoi scopi.

Direi che ultimamente è stato preso da manie di onnipotenza. Mi avevano detto che il presidente era molto cambiato, ma fin quando facevo i risultati, il fatto che non parlasse, che non mi elogiasse, pur dispiacendomi non mi interessava. Poi, quando le cose hanno cominciato a girare dal verso sbagliato, è uscito allo scoperto con critiche tecniche che, peraltro, non gli competevano nemmeno. La verità è che il presidente si propone per tutto, gli acquisti, le cessioni, vuole fare tutto lui. Nessuno più di me ha fatto tanto per l’AlbinoLeffe. E io non sono riuscito a farmi stimare dalla persona per la quale ho dato l’anima".

La replica e la puntualizzazione di Gianfranco Andreoletti arriva nel giro di 24 ore, mercoledì 28 maggio 2008: "Difficile in pochi minuti rappresentare la situazione che si è venuta a creare in maniera veritiera. Io ho la fortuna di guardarmi ogni mattina allo specchio con serenità e di poter affrontare ogni confronto, il resto non mi interessa.

Se mi sento colpevole per quanto successo? Assolutamente no. Non è stato un oggetto del contendere, perché qui non si è conteso niente. Le scelte le fa la società, per cui il problema non si è mai posto. E noi siamo contenti di Foglio e degli altri che sono arrivati a gennaio. La favola non è finita, ora c’è solo bisogno di entusiasmo".

Per chi ha resistito emotivamente sin qui, questi sono i titoli di coda agonistici dell'AlbinoLeffe 2007/2008.

"Con un pizzico di rammarico, ma è stato un sogno, un’annata stupenda. Una cosa bella, tutti noi che ne abbiamo fatto parte" (Sandro Turotti). "Il primo ricordo che mi viene in mente, purtroppo, è brutto. È l’uscita dagli spogliatoi a Lecce dopo aver perso la finale. Le aspettative erano tante, era un’annata in cu sembrava tutto magico. Non mi posso scordare le lacrime dei miei compagni, dei parenti intorno al pullman. Eravamo convinti di potercela fare" (Cellini). "È dispiaciuto, comunque si era creato un rapporto bellissimo tra tutti i ragazzi e il mister" (Cristiano).

"Sono convinto che se avessi avuto la possibilità di portare a termine la stagione saremmo saliti in A. Non ne ho la controprova, ovviamente. È stato davvero un peccato non ricompattare il rapporto col presidente: andare in televisione a offenderlo non è stata una grandissima idea, dettata sicuramente dalla stizza e dalla tensione del momento. Spiace che questo epilogo possa cancellare tutta la bellezza di quella squadra. spiace che questa bellissima squadra abbia pagato per cose che non c’entrano assolutamente nulla col terreno di gioco" (Gustinetti).

"Anche se avevamo fatto qualcosa di straordinario, non andare in A è stata personalmente una delusione" (Tonoli); "Sono arrivato a perdere la Serie A circa 10 anni fa perché alcuni miei giocatori vendevano le partite. Purtroppo è successo" (Gianfranco Andreoletti, intervistato il 18 novembre 2021 da Calciomercato.it).

Se fosse stato un film americano, alla fine l’outsider, l’underdog ce la fa. Siccome non si è trattato di un film ma di una cosa reale, l’AlbinoLeffe non ha avuto la possibilità di andare in A. Il 2007/2008 ha dato la possibilità a giocatori e persone che avevano vissuto nell'ombra dei campionati professionistici di ritagliarsi un ruolo da protagonisti, di sorprendere e stupire tutta Italia.

Anche una piccola squadra di un paese che non esiste, senza uno stadio, senza un pubblico, senza niente, può giocarsela alla pari e spaventare grandi squadre di grandi città, colossi del calcio nostrano, grazie al gioco e alla volontà di andare oltre i limiti. Questo è l'AlbinoLeffe 2007/2008: una bellissima storia senza la più romantica e cinematografica delle conclusioni, permeata dai tratti concreti e crudeli che fanno parte della vita di tutti noi. Una triste favola umana.

P.S. Elio Gustinetti diventa il nuovo allenatore del Grosseto il 15 giugno 2008, un giorno prima della finale di ritorno tra Lecce e AlbinoLeffe. Prende il posto di Stefano Pioli, andato a Piacenza. Allenerà di nuovo l'AlbinoLeffe dal 27 dicembre 2013 sino alla fine della stagione 2013/2014, subentrando ad Armando Madonna e portando la squadra sino al primo turno dei playoff di Lega Pro.

La stagione 2024/2025 è stata la quattordicesima consecutiva dell'AlbinoLeffe in Lega Pro. Allenato da Giovanni Lopez, che ai tempi del Gus era mister delle giovanili dell'Atletico Roma, l'Albino è arrivato 4° nel girone A. Raggiunti i playoff, i blucelesti sono stati eliminati al primo turno dall'Atalanta Under23, che ha rimontato il vantaggio di Zoma nella ripresa. Un 1-3 che rispecchia, in maniera amara ma fedele, ciò a cui pare destinato l'AlbinoLeffe nei confronti della squadra nerazzurra ogniqualvolta si possano anche solo mettere marginalmente in dubbio le gerarchie del calcio provinciale bergamasco.

Marco Cellini e Andrea Cristiano sono attualmente cognati e allenano insieme al Grassina, società dilettantistica della provincia di Firenze che tornerà in Eccellenza nel 2025/26. Diversi giocatori dell'AlbinoLeffe 2007/2008, ancora in maglia bluceleste o con altri colori, sono stati coinvolti nello scandalo Scommessopoli. Alcuni sono stati condannati e squalificati, altri assolti. Gianfranco Andreoletti è ancora il presidente dell'AlbinoLeffe.

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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