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Volley VNL
, 28 Luglio 2025

VNL Femminile 2025, Considerazioni Sparse


L'Italia del volley femminile si è confermata la Nazionale più forte del mondo.

Dopo l’oro olimpico e in attesa del Mondiale, l’Italvolley femminile mette le mani anche sulla Volley Nations League, “nuova versione” della World League. Pur dotata di un significato meno affascinante delle competizioni che si svolgono ogni quadriennio, la VNL certifica la continuità di rendimento delle azzurre rispetto a Parigi 2024 e le candida a essere la squadra da battere anche nella prossima competizione iridata. La squadra di Velasco ha trionfato sul campo di Lodz prima sconfiggendo le padrone di casa della Polonia con un sonoro 3-0, e poi il Brasile in finale in rimonta (3-1): per le azzurre, si tratta della 3° vittoria in questa competizione negli 4 anni.

Fanno rumore le 29 vittorie consecutive dell’Italvolley, una striscia che perdura dal 1 agosto 2024, quando a sconfiggerla fu proprio il Brasile: un segnale inequivocabile di una squadra con fondamenta solide, che nonostante una competizione lunga ed estenuante come è la VNL non è mai inciampata. Le 4 tappe che fungevano da preludio alla finalissima hanno posto le azzurre di fronte a numerosi avversari, bramosi di metter fine a questa imbattibilità: la squadra di Velasco e Barbolini, però, anche quando ha vacillato, è riuscita sempre ad uscire dalle situazioni difficili, sino ad una tappa finale trionfale. Il gruppo usato è stato più largo, con un turnover che ha offerto riposo anche alle big e testato qualche new entry, ma pur cambiando le interpreti, ciò che non è variato è stato il risultato.

Le Finals di Lodz presentavano due ostacoli tosti: il primo era, in semifinale, la Polonia di Stefano Lavarini, che provava a godere dei favori del fattore campo e di un pubblico accorso massiccio e rumoroso (in Polonia il Volley è sport nazionale). Tutto questo poco ha potuto contro la forza d’urto delle azzurre, autrici di una prova sensazionale che ha messo al tappeto le polacche, senza mai consentir loro di impensierirle. In finale, con il Brasile, è stata tutta un’altra musica: lo si è capito dall’inizio, quando le verdeoro hanno punito le nostre imprecisioni portandosi in vantaggio nel computo dei set, ma anche quando, dopo il pareggio, l’Italia trovava meno sbocchi offensivi del solito. Ed è qui che si è vista la mano di Velasco, che ha usato le sostituzioni magistralmente: gli ingressi di Antropova e Cambi su Egonu e Orro (oltre a quello “obbligato” ma strabiliante di Nervini) sono arrivati nel momento giusto per portare a casa il titolo, dedicato alla povera Alice Degradi, infortunatasi durante la finalissima.

Quindi da Parigi ad oggi è stato un continuum? Sembrerebbe così, ma lo è solo nei risultati ed in apparenza. Molto in realtà è cambiato, sia nelle scelte sia nelle interpretazioni, figlie di una conoscenza maggiore di Julio Velasco delle dinamiche interne del gruppo squadra. Innanzitutto, è uscita Caterina Bosetti, una veterana: al posto suo, Alice Degradi era la candidata principale, ma la mala sorte sembra accanirsi su di lei come già era avvenuto prima di Parigi (le auguriamo ogni bene). Stella Nervini è la vera sorpresa di questa VNL: giovanissima ma col piglio da veterana, l’atleta di scuola Volleyrò e Club Italia sta scalando le gerarchie. Circa il secondo punto, resta il fatto che Velasco ha l’autorità per fare scelte che nessun altro potrebbe fare, senza polemiche: le sue scelte non sono mai in discussione, sia per l’abilità con cui gestisce le logiche interne, sia per la sua esperienza. E così, se due totem come Orro ed Egonu, dopo aver trascinato la squadra, finiscono in panchina nel momento decisivo, sono le prime due a correre in campo e complimentarsi con chi le ha sostituite. Come in una squadra, come dice Velasco nei suoi Ted Talks di team building: solo che lui, oltre a predicarlo, lo porta in campo alla grande.

A settembre, in Thailandia, c’è il mondiale, e l’Italvolley ci arriva da favorita assoluta. Non potrebbe che esser così dopo l’oro olimpico e la vittoria di questa VNL, ma le avversarie non mancano. Potremmo cominciare proprio dal Brasile, che in questi due anni è probabilmente la squadra che ci ha messo in maggior difficoltà: non bisogna scordarsi poi le asiatiche, con il Giappone che ha disputato una VNL strepitosa e la Cina che ha qualche infortunio ma resta temibile. Infine, Turchia e USA, anche se non hanno brillato in VNL, restano le più competitive: d’altro canto, le statunitensi hanno raccolto l’argento a Parigi, dove anche la selezione di Daniele Santarelli ha sfiorato una storica medaglia. L’avversario più importante, come ama dire Don Julio, siamo noi stessi e le pressioni che avremo: si ricomincerà da 0-0, e tutti vorranno batterci, come è giusto che sia per la squadra che, oggi, è la migliore al mondo.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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