
TdF, Tappe 16-21, Considerazioni Sparse
Pogačar vince il 4° Tour de France, Vingegaard non trova rimedi. A Milan la maglia verde, a Van Aert il gioiello di Parigi.
La terza settimana è quella più temuta dai corridori, dove spesso si decidono i grandi Giri. La terza settimana, con le temute Alpi, è passata senza strascichi. Ci sono stati lampi e tuoni, ma alla fine la tempesta non si è scatenata. La classifica generale è scivolata via invariata e ha incoronato Tadej Pogačar re del Tour de France per la quarta volta. Allo sloveno sono bastate le due zampate, sull’Hautacam e nella crono di Peyragudes, per chiudere il discorso. La terza settimana è stata in totale controllo e l’unico grattacapo di Jonas Vingegaard è arrivato giovedì 22, nella tappa con arrivo sul Mont Ventoux (15 km all’8,8%). Il danese ha provato solo in questa occasione a riaprire il Tour, attaccando Pogačar negli ultimi chilometri della salita finale ma senza riuscire a staccarsi di ruota Pogi. Si è dovuto accontentare del 6° posto dietro proprio allo sloveno. Il brullo Mont Ventoux è stato domato da uno degli idoli di casa, Valentin Paret-Paintre (Soudal) protagonista di un duello all’ultimo scatto con Ben Healy, premiato a fine Tour con il premio del super combattivo.
Come si era intuito già dalle prime tappe, Vingo non è mai parso in grado di mettere in difficoltà Pogačar, non per mancanza di gambe e forma fisica, se non in occasione della disfatta di Hautacam. Ciò che sembra essere mancato è una strategia di squadra nuova: Visma ha provato semplicemente a replicare la tattica vincente degli scorsi anni, far stancare Pogi con continui attacchi dei suoi uomini prima dell’assalto finale del danese. Questa volta però Vingo è stato tradito dai fedelissimi: da Sepp Kuss a Matteo Jorgenson. Anche Simon Yates e Wout Van Aert sono parsi correre più per se stessi che per la classifica generale, raccogliendo più frutti. Vingegaard ci ha messo anche del suo, per esempio sulla salita di La Plagne alla 19° tappa: invece di attaccare, è rimasto a ruota di Pogačar fino al traguardo, come a difendere i 4 minuti e passa di distacco. Il danese rimane in ogni caso l’unico in questo momento a tenere il livello in salita di Pogačar
Pogačar ha vinto il 4° Tour de France in carriera. Ha già raggiunto il numero di Grand Boucle di Froome e non ha ancora compiuto i trent’anni. Tuttavia, in questa terza settimana è sembrato più stanco e nervoso del solito. Lo sloveno ha conquistato anche la maglia a pois, con 119 punti su Vingegaard. Terzo Lenny Martinez, che ha sognato per un po’, ma senza mai essere davvero il leader della classifica. La maglia bianca invece è stata conquistata dal tedesco Florian Lipowitz (Bora), 3° nella generale.
Già sabato era arrivata l’ufficialità per Jonathan Milan, maglia verde del Tour. È il primo esordiente che riesce a vincere la classifica a punti dopo Peter Sagan nel 2012 e il terzo italiano a riuscirci dopo Franco Bitossi nel 1968 e Alessandro Petacchi nel 2010. Jonny ha resistito sui Pirenei e in questa settimana sulle Alpi, cogliendo anche il successo nella diciassettesima tappa il 23 luglio da Bolléne a Valence, sfruttando anche una caduta di gruppo sotto l’arco della flame rouge, l’ultimo chilometro, che ha di fatto messo fuori gioco Tim Merlier. Per Milan è davvero una grande affermazione, un punto di partenza per issarsi tra i migliori velocisti del mondo: i margini di miglioramento sono ancora molto alti.
Protagonisti di questa settimana sono stati Groves (Alpecin), velocista puro, ma vincitore di una tappa molto mossa, con 2900 mt di dislivello e Arensman (Ineos), che si porta a casa addirittura la seconda tappa di questo Tour, la 19° da Albertville a La Plagne. Questa volta non è però la fuga a premiarlo, ma la sua abilità nel rimanere con il gruppo dei migliori e sulla salita finale che porta a La Plagne (19.1 km al 7.2 %) attacca ben 4 volte il duo Pogačar-Vingegaard che alla fine cede le armi e lo lascia andare.
Infine, la tappa regina con il Col de la Loze (26,4 km al 6,5%) è stata conquistata dell’australiano O’Connor, della Jyco Alula. Ma il momento più emozionante è stato lo scatto potente di Wout Van Aert su Montmartre, a poco più di 6 km dal traguardo della tappa finale: è stato abilissimo a rispondere all’attacco di Pogačar e rilanciare sui sanpietrini viscidi per l’umidità. L’arrivo in trionfo sugli Champs Élysées, sono un premio alla comunque ottima stagione del belga, che non vinceva al Tour dal 2022: per WVA è la 10° tappa vinta alla Grand Boucle.
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