Logo sportellate
Italia girelli europeo femminile
, 28 Luglio 2025

4 cose sull'Europeo femminile


Quattro autori per quattro opinioni sull'Europeo appena concluso.

L'Europeo femminile è finito. L'Inghilterra, che aveva interrotto all'ultimo istante il miraggio azzurro di una finale, è di nuovo la campionessa continentale, dopo aver superato la Spagna ai calci di rigore, vendicando la sconfitta nella finale dei Mondiali di due anni fa. Non c'è due senza tre per la CT Sarina Wiegman nella kermesse continentale, trionfatrice dopo Euro 2017 vinto coi suoi Paesi Bassi e dopo il successo del 2022. E mentre la stregona neerlandese aggiorna il contatore personale di successi (mettendo nel mirino i Mondiali, dove si è fermata in finale nelle ultime due edizioni), ecco 4 opinioni su 4 temi relativi a questo torneo di Svizzera 2025.

Che racconto dell'Europeo femminile in Italia?

di Marialaura Scatena

Tornata a casa anzitempo, ma con la testa già ampiamente a Basilea, seguo molti account di gente che sta lavorando sul posto per cercare di capire che aria tira. Sulle storie Instagram del suo profilo personale, Vero Boquete ha pubblicato una foto della conferenza stampa inglese prima della finale scrivendo ‘‘Sold out’’. Pieno di giornaliste e giornalisti. Era pieno anche prima della partita tra Italia e Spagna, prima della semifinale contro l’Inghilterra… Pieno di giornalisti e giornaliste di altri paesi, di media diversi, che presenziavano tanto le loro quanto le nostre conferenze.

Dall’Italia eravamo in poche persone: qualcuna c’è stata dall’inizio non saltando neanche una gara, come me e una collega, altre hanno viaggiato da casa ogni volta, altre ancora sono arrivate solo per le fasi finali. Se sul campo le Azzurre hanno fatto un’ottima impressione a chiunque, giornalisticamente, in termini di numeri, abbiamo fatto impressione e basta. Ho provato a pensare cosa potesse passare nella testa di allenatrici o giocatrici abituate al tipo di attenzione che hanno dai loro media, quando per cercare giornalisti e giornaliste italiane bisognava giocare ad acchiappa la talpa.

Non sono riuscita a capire cosa è passato nelle loro di teste, però so cosa c’è nella mia: forse è il caso di parlare anche di questo, quando analizziamo le condizioni dello sport femminile in Italia. Molte repliche quando si presenta il problema citano il mercato, l'interesse, la richiesta. Pensiamo alle prime pagine; evidentemente in Italia si fanno per vendere e basta. Di contro, forse e dico forse, nelle altre nazioni si fanno per informare. E non solo nell'Inghilterra futura campionessa.

Eventi della portata di Euro2025 possono far capire in cosa possiamo migliorare, in che modo possiamo sfruttare al meglio tutte le nostre capacità. Che l’interesse sia cresciuto quando l'Italia ha superato il girone prima e i quarti di finale poi, è un bene; ma non deve passare il messaggio che per guadagnarsi l’attenzione giornalistica, il minimo sindacale, si debba per forza eccellere. Quanto di buono c’è nella crescita di attenzione degli ultimi giorni lo capiremo andando avanti, non nelle settimane o nei mesi, ma negli anni. Sperando non sia come dopo il 2019, quando l’entusiasmo iniziale del racconto sembrava voler essere un’alta onda da surfare e invece, a poco a poco, è rimasta solo schiuma retorica sulla riva.

Soncin, un uomo (non) solo al comando

di Federico Castiglioni

Suona curioso, o perfettamente normale, che uno dei catalizzatori di attenzione mediatica sulla Nazionale femminile e sul suo Europeo sia stato un uomo, il CT Andrea Soncin, volto di questa squadra almeno quanto la sua capitana Cristiana Girelli. E di nuovo suona curioso, o perfettamente normale, che un CT uomo in conferenza stampa abbia parlato usando il femminile sovraesteso in riferimento alla propria squadra (quindi parlando anche di sé stesso usando il genere femminile), diventando oggetto di stupore e polemiche come se avesse fatto chissà cosa fuori dal canone.

Il grande successo personale di Andrea Soncin, in questo Europeo e in questo biennio, è quello di essersi guadagnato i gradi della credibilità nelle vesti di Commissario Tecnico della Nazionale femminile. E di averlo fatto in primis verso le sue giocatrici, LA priorità rispetto a tutto il resto. Il risultato finale delle azzurre, almeno in parte, ne è conseguenza. Il Cobra ha il merito di accompagnare, prima che di guidare, l'Italia in un percorso biennale partito dal disastro di Australia-Nuova Zelanda '23, e giunto senza scossoni bensì in maniera perfino all'apparenza lineare alla semifinale europea.

Soncin è arrivato alla guida dell'Italia un po' per caso, come terza/quarta opzione nel ventaglio di nomi dei vertici federali. Era il primo a venir incaricato, da decenni, con una pur minima attenzione mediatica intorno al suo ruolo: la sua nomina lasciava alcune perplessità, per la poca esperienza assoluta (alcune stagioni con il Venezia primavera, e solo 6 gare da allenatore tra i pro, con un'unica vittoria, Venezia-Bologna 4-3) quanto per la poca conoscenza del contesto femminile. Dopo la chiusura negativa del ciclo Bertolini, dal picco del Mondiale di Francia '19 alle grosse delusioni delle ultime spedizioni internazionali, il nome di Soncin non appariva una grande risposta.

Eppure, i due anni sotto la guida del tecnico di Vigevano e del suo staff (capeggiato dalla sua vice, Viviana Schiavi), sono stati un lento e costante percorso di crescita. Il mantenimento della Lega A nella nuova Nations League, la vittoria contro la Spagna campione mondiale, la qualificazione diretta all'Europeo così ben svolto (ma non per questo comunque andato così tanto sopra le aspettative dei più attenti). Europeo che, forse, è la degna conclusione dell'avventura azzurra di una generazione d'oro di calciatrici italiane. L'Italia, con Soncin, ha ripreso un filo interrotto malamente dopo il 2019.

C'è stata la sua mano. Non tanto sotto il profilo dell'identità tattica, né su quello delle letture della partita (dove ha alternato in questo torneo frangenti di grande lucidità a scelte forse troppo telefonate e conservative), nemmeno sul piano di un profondo ricambio generazionale, di fatto rimandato e giocoforza sua prossima sfida alla guida dell'Italia.

Soncin è stato quello che volgarmente si definisce un normalizzatore, un tecnico capace sul piano dei rapporti umani di placare un contesto che appariva depresso e lacerato, e quindi di ricreare le condizioni per liberare talento e qualità. Lo ha fatto tenendo un basso profilo, da primus inter pares, forse nell'unico modo con cui, oggi anno 2025, un allenatore dovrebbe fare una volta chiamato ad approcciarsi a un contesto per lui così nuovo, eppure così uguale.

Si parla tanto della crescita del calcio femminile, dell'aumento di competenze, dell'aumento di pubblico, di una pratica sportiva che emerge migliorando qualitativamente. Forse non se ne parla abbastanza, forse se ne parla solo abbagliati dai grandi tornei tralasciando quello c'è sotto la patina delle nazionali, della Champions League, dei grandi campionati. Andrea Soncin è uno di quelli che ce ne ha fatto parlare: oggi è un allenatore migliore grazie a questo suo biennio con l'Italia femminile. Magari anche una persona migliore di quanto non fosse già.

L'equivoco di Manuela Giugliano

di Leonardo Taula

Tra i vari discorsi che si fanno sull’Italia c’è sempre un tema che emerge – anche provocatoriamente – che riguarda il ruolo di Manuela Giugliano. Quando indossa il 10 e gioca con la maglia della Roma segna, fa assist, catalizza il gioco facendo girare la squadra su un altro livello. Quando invece indossa il 6 e gioca in azzurro si dice che si nasconde, appiattisce il suo gioco, pare che soffra quel tipo di palcoscenico. Due versioni opposte, come se vedessimo il negativo di una fotografia. Qual è la vera Manuela Giugliano?

Il discorso si origina da un equivoco tattico, finendo forse per viziarne il giudizio sulle prestazioni. Il contesto in cui si esprime al meglio è quello della Roma degli ultimi anni, in cui gioca vicino alla porta, a galleggiare tra le linee, e può esprimersi con la massima libertà. In Nazionale, però, l'ecosistema è ribaltato: deve giocare in regia, impostando la manovra partendo davanti alla difesa, dettando la pausa molto più lontano dalla trequarti avversaria. Con un parco centrocampiste composto da troppe mezzali e quasi nessuna regista, la miglior soluzione possibile pare proprio quella di mettere proprio la numero 10 giallorossa in quel ruolo.

Giugliano, oggi, è l’unica a disposizione di Soncin che può interpretare i compiti in regia. L’Italia ha bisogno di qualità in quella zona di campo per allargare il gioco sulle fasce, dove le azzurre sviluppano la maggior parte delle azioni offensive (così nasce il gol di Caruso contro il Belgio). Manu garantisce un’ottima capacità di verticalizzazione quando c’è da cercare la profondità o appoggiarsi su Girelli. Non a caso è la giocatrice dell’Italia che ha giocato più passaggi progressivi: 6,69 ogni 90’, 27 in tutto il torneo.

Il prezzo da pagare è il vederla depotenziata, esposta ai contrasti e a un gioco fisico che la penalizza. Soffre la costante marcatura delle avversarie, come è successo contro Belgio (Wullaert e Haevermaet) e Portogallo (Kika), complice la poca propensione ad abbassarsi sotto la prima linea di pressione avversaria. Ha sempre avuto almeno un’ombra che la seguiva ovunque andasse, limitandone il raggio d’azione. Questa posizione la espone a un confronto costante che spesso si rivela frustrante, specie quando si tratta di atlete fisicamente più importanti.

Giocando più arretrata è più compassata, e pare far fatica come le macchine che cercano parcheggio nel centro di Roma. Nonostante ciò, e nonostante un'apparente difficoltà a catalizzare il gioco azzurro in questo Europeo, Giugliano è stata la calciatrice dell'Italia con più passaggi chiave effettuati – 2,27 ogni 90’ – e, tra le titolari, è quella che ha creato più azioni che portano a un tiro – 3,97 ogni 90’. Sempre coinvolta nelle azioni che generano un pericolo.

Il suo ruolo in questa nazionale sembra quasi oscuro, eppure fa la differenza. Quando Giugliano è richiamata in panchina, è evidente la fatica della squadra anche nelle uscite più banali. Lo si è visto sia contro il Belgio sia contro l’Inghilterra, anche se in una fase molto delicata in cui era lecito rinunciare alle sue qualità per provare a “parcheggiare l’autobus” negli ultimi minuti.

L’alternativa, che permetterebbe a Giugliano di giocare più in avanti, esiste ed è Eva Schatzer, che però il CT Soncin non vede ancora pronta per essere titolare. Per questo Europeo si è dovuto rinunciare a quasi tutte le qualità della numero 10 giallorossa, a favore di quei due/tre aspetti di gioco che permettono alla squadra di poter girare.

Questo l’ha esposta a critiche – eccessive – e l’ha posta molto al di fuori della sua comfort zone, ma è quello che bisogna fare in nazionale e Giugliano l’ha fatto. Non avrà disputato l’Europeo che ci si aspettava, ma ha giocato il torneo di cui l’Italia aveva bisogno: la sua capacità di mettersi a disposizione del collettivo non è forse una grande metafora di che gruppo sia questa Nazionale?

La rivincita della vecchia guardia

di Sebastiano Moretta

L'Europeo 2025 ha messo in evidenza, come già successo nell'ultima Nations League, la questione relativa al cambio generazionale. Rispetto al recente passato, dove le giovani si sono ritagliate un ruolo di rilievo a fronte di alti e bassi delle calciatrici storiche dell'attuale generazione, la situazione si è capovolta a favore delle tanto bistrattate veterane.

Cecilia Salvai e Cristiana Girelli ne sono state l'esempio più lampante: la prima, pur reduce da un lungo e grave infortunio, si è rivelata (pardon, confermata) affidabilissima architrave della difesa azzurra; la seconda, oltre che giocatrice di caratura internazionale assoluta e dal peso tecnico imprescindibile, è stata molto più semplicemente la capocannoniera dell'Italia, con 3 reti a segno (due contro la Norvegia, e che doppietta) sulle 6 segnate dalla Nazionale.

Un pelo più in ombra Barbara Bonansea, molto meno brillante rispetto a qualche mese fa, con alcuni errori tecnici importanti e insoliti per una giocatrice del suo calibro, ma che contro l'Inghilterra ha ripagato la fiducia datale da Soncin, trovando il modo di impattare sulla partita in una maniera per poco non decisiva. Quindi Salvai classe '93, Girelli classe '90, Bonansea classe '91, oltre che le pur non esenti da passi falsi Giuliani (classe '93) e Linari ('94): per l'Italia, questo Europeo è stato soprattutto costruito (e dipeso) dal rendimento delle sue senatrici.

Il gol di Bonansea contro l'Inghilterra

Di contro, le giocatrici giovani hanno peccato di inesperienza (nelle poche chance avute per potersi mettere in luce), facendo percepire la poca abitudine nel calcare, a livello di club, importanti palcoscenici internazionali. Di questo, Emma Severini ne è stata catalizzatrice, passando dalle buone prestazione delle prime due gare all'impatto negativo da subentrata nella semifinale, prima mancando il raddoppio da pochi passi nei minuti finali, poi causando il fallo del contestato rigore del supplementare, che - a discapito di opinioni - si è visto fischiare in più di un caso a Euro2025.

Errori che fanno parte del processo di crescita, ma che nel caso di alcune iniziano a manifestarsi con troppa costanza. La centrocampista della Fiorentina, classe 2003, ha tutto il tempo del mondo per lasciarseli alle spalle, e avrà un'occasione di riscatto già nella nuova stagione, quando dovrà giocoforza prendersi sulle spalle la responsabilità dell'intero centrocampo viola, dovendo colmare la presenza di una leader quale Boquete.

Per Severini, i passi falsi in una gara così delicata, sommati al rigore sbagliato in Coppa Italia nel 2023/24 contro la Roma, e l'errore sul 3-1 di Corelli in Supercoppa a gennaio, sempre contro le giallorosse, rischiano di buttarla giù definitivamente. In ambienti competitivi, come quello della Nazionale, sono situazioni che potrebbero - vista anche la crescita di altri elementi di prospettiva del calcio femminile - anche toglierle il posto tra le 23 della prossima manifestazione.

Il contatto tra Severini e Mead e il rigore che Kelly prima si vede respingere e poi ribadisce in porta.

  • La Redazione di Sportellate è un miscuglio di persone che provano a scrivere di sport senza mai tirarsi indietro.

pencilcrossmenu