Logo sportellate
Italia Inghilterra
, 23 Luglio 2025

Inghilterra-Italia 2-1, Considerazioni Sparse


L'Inghilterra rimonta e passa ai supplementari: l'Italia si ferma a un minuto di orologio dalla finale.

L'Italia gioca una semifinale, ventotto anni dopo, contro l'Inghilterra. Allora era Euro '97, c'era la Spagna come rivale, si giocava a Lillestrøm in Norvegia, e la gara finì 2-1 per le azzurre. Con i gol di Silvia Fiorini direttamente su punizione dal lato corto dell'area, e di Carolina Morace con un lob volante dopo l'altezza del dischetto che superava tra i pali Roser Serra. Gol destinato a risultare decisivo per la gara e per il raggiungimento della finale. Una gara quell'Italia-Spagna di cui quasi non esiste traccia: il tabellino e uno stralcio di sintesi di 49 secondi sul sito della UEFA, che mostra i tre gol del match (il terzo, quello della bandiera per la Spagna, lo segnò Maria Parejo) e poco altro. All'epoca, fu il punto più alto dell'Italia nella versione, quella femminile, dello sport più popolare del Paese. Una versione che allora praticamente non esisteva. Oggi non è più così, almeno in parte.

Cambiato tutto ora, o quasi. Non c'è la Roja, che rispetto a trent'anni fa è tutta un'altra squadra in tutto un altro mondo, ma c'è l'Inghilterra campione in carica dell'Europeo femminile, nonché vicecampione mondiale sconfitta proprio dalla Spagna. Non si gioca in un semidesertico Åråsen Stadion a Lillestrøm ma allo Stade de Genève, in Svizzera, di fronte a oltre 26mila spettatori, per un'Europeo comunque tenuto su ottimi standard non solo tecnici ma anche organizzativi. Cambiato, purtroppo, anche il risultato finale. Sempre 2-1, ma stavolta ai danni dell'Italia, che subisce il pari al minuto 96 e ancora subisce, sfinita e spossata, il gol del ko al 119', nel modo più crudele, beffardo e forse ingiusto possibile: su calcio di rigore, a un minuto dai calci di rigore. Non era realisticamente contemplato dai pronostici il raggiungimento della finale per le azzurre, sfavorite di turno e in un certo modo intruse al tavolo delle semifinaliste con Spagna, Inghilterra e Germania. Ma questa sconfitta, in questo modo, brucia molto di più di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia. L'Italia ha un grande merito che in realtà è una grande colpa: averci costretto a crederci fino a pochi secondi dalla fine.

Soncin per la gara sceglie lo stesso undici visto contro la Spagna, non nelle singole ma decisamente nella sostanza. Un 5-4-1 travestito da 3-4-3, per un'Italia che cerca coperture e ripartenze puntando su pochi e incisivi picchi di intensità. Il CT sa che azzurre sono inferiori all'Inghilterra per tasso tecnico e atletico, e c'è poco margine per una gara proattiva e propositiva come quella contro la Norvegia. La direttiva è tenere la squadra corta e, in fase di possesso, uscire in maniera il più possibile sicura sulle corsie laterali. Weigman invece non cambia impianto rispetto al sofferto quarto di finale contro la Svezia: l'unica variazione è Morgan al posto di Carter in difesa, per un'Inghilterra impostata su un blocco medio in non possesso e una grande propensione al controllo del gioco, destinato a sfogare sugli esterni per attivare la qualità di Hemp e James ai lati dell'italo-inglese Russo. Ne esce un'Italia dall'avvio contratto e persino impaurito ma destinato via via a sciogliersi, di fronte alla compagine inglese che pur controllando la sfera fatica a inquadrare lo specchio.

Il blitz di Cantore con cui, dopo una personale sonnecchiante mezz'ora, apre la strada al vantaggio firmato Bonansea, propone scenari imprevedibili e perfino inaspettati. L'Italia è avanti, e ha dalla sua il flusso di una partita che l'Inghilterra fatica a prendere in mano. Le inglesi chiudono il primo tempo quasi tramortite, preparandosi a un nervoso e sostenuto arrembaggio nella ripresa. Le azzurre faticano a smorzare i ritmi e rispondono con la più italiana delle contromisure: contrasti bruschi, baricentro basso, un crescente spezzettamento della partita che sa di guerra psicologica più che di sport. La mente va a Chiellini a Wembley nel 2021, anche se l'altrettanto juventina Salvai spicca per l'essenziale eleganza dei suoi interventi, rispetto ai modi spicci dell'ex difensore bianconero nel fermare Saka. Eppure, quella grazia riscossa dagli uomini ormai quattro anni fa pare destino la debbano pagare le donne. Prima avvisaglia: Girelli, poco prima del cambio programmato, si ferma. Problema al flessore. Doveva uscire, ma non così, e la sua rabbia pare sintomo di un serbatoio di energie in rapido esaurimento. Seconda avvisaglia: minuto 86, mischia in area, palla che rimane lì dopo un tentato intervento di Hampton, Severini se la ritrova sui piedi a un metro dalla porta. Il tiro non si alza, Hampton non sapendo bene come para. Sarà la più ghiotta occasione per assestare il ko alle inglesi.

Poi arriva Michelle Agyemang, è sempre lei. La deus ex machina della stregona Sarina Weigman, che vale l'ennesima finale raggiunta dalla CT olandese, sulla panchina inglese dal 2021 e con tre tornei su tre portati fino alla partita che assegna il trofeo. Agyemang, classe 2006 dell'Essex, di proprietà dell'Arsenal ma nell'ultima stagione in prestito al Brighton dove ha segnato tre reti in campionato, ha sul suo tabellino personale altrettante reti in nazionale: due le ha messe a segno in questo Europeo. Entra al 70' contro la Svezia ai quarti, e dieci minuti dopo concretizza la rimonta inglese da 2-0 a 2-2. Entra contro l'Italia all'85', e dieci minuti dopo, in pieno recupero, trova un pari sul quale Linari e Giuliani hanno più di qualcosa da farsi perdonare. Un pari che strozza l'urlo di gioia delle azzurre, ridotte nel finale di partita a una disperata difesa a oltranza del risultato, e non in grado davvero, per assetto in campo e testa, di riprendere il filo della gara. Ancora Agyemang nei supplementari trova una sfortunata traversa poco prima del gol-vittoria di Kelly. Neanche a dirlo (e non senza dubbi rispetto alla decisione arbitrale), è Severini che commette il fallo, nella serata forse più brutta della sua carriera. Giuliani respinge dagli undici metri, ma non ferma il tap-in. Lo psicodramma finale, come una ciliegina su un'Europeo femminile comunque indimenticabile per l'Italia.

inghilterra italia

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

pencilcrossmenu