
TdF, Tappe 11-15, Considerazioni Sparse
Dominio Pogačar sui Pirenei: Vingegaard dovrà spianare le sulle Alpi per colmare il gap. Evenepoel si ritira sconsolato.
La settimana sui Pirenei si è chiusa con un verdetto inappellabile: Tadej Pogačar è il dominatore di questo Tour de France. Alla prova delle prima salite, lo sloveno ha cannibalizzato gli avversari chiudendo la settimana in maglia gialla con un vantaggio di 4'13" su Jonas Vingegaard. La prova di forza più straordinaria è arrivata nella tappa 12 con lo storico arrivo a Hautacam (13.6 km al 7,8%, 1520 mt di dislivello) nella regione degli Alti Pirenei.
Pogačar ha attaccato alla base della salita e nessuno, nemmeno Vingegaard riuscito a rimanergli dietro. Come spesso accaduto quest’anno, Pogi non si è nemmeno alzato sui pedali e ha inflitto ben 2'10" al danese. Tra i migliori della giornata c’è stato il tedesco Florian Lipowitz (Red Bull-Bora Hansgrohe) che ha tagliato il traguardo solo 11" dopo Vingegaard, riscrivendo le gerarchie nella casa tedesca viste le grosse difficoltà di Primoz Roglic
La seconda grande prova è arrivata il giorno dopo, venerdì 18 luglio, nella cronometro da Loudenvielle a Peyragudes: 10 km molto duri, terreno di caccia perfetto per Pogačar che infatti non ha disatteso i pronostici, vincendo la tappa e infliggendo altri 36" a Vingegaard. Per l’occasione lo sloveno aveva una bicicletta pensata apposta per questa cronoscalata, non era una bici da crono ma: leggerissima, senza porta borracce e nastro sul manico.
Con la vittoria a Peyragudes, lì dove nel 2022 aveva subito una brutta sconfitta da Vingegaard, Pogačar si prende la 4° vittoria di tappa a questo Tour (il record è di 36, stabilito nel 2024 da Mark Cavendish a 36 anni), la 104 in carriera e forse ha già chiuso il Tour. Per il danese, il Tour de France si mette male, anche se con un campione di questo livello non si può mai sapere. Lo scorso anno aveva il gap del terribile infortunio arrivato al Giro dei Paesi Baschi, questa volta sembrano non esserci scuse: Vingo non sembra essere in difficoltà fisica.
L’unico momento buio è stato quello subito alla prima cronometro, il 9 luglio a Caen, dove ha registrato più di un minuto di ritardo da un brillante Pogačar. In realtà ciò che sembra mancare, rispetto agli scorsi anni, è la squadra. La Visma ha provato a replicare la solita tattica di sfiancamento su Pogačar, ma con risultati nulli. L’ultima settimana con le Alpi è decisiva: il danese deve colmare un ritardo davvero ampio e con Pogačar in questo stato è difficile, tuttavia, siamo sicuri che ci proverà fino alla fine e in tutti modi.
Capitolo Remco Evenepoel. Andato in sofferenza sulla prima vera salita di questo Tour, il Col de Soulor (11,8 km al 7.3%, 1474 mt di dislivello) ha limitato i danni sull’Hautacam con un grande prova di resistenza e gestione delle forze. Tuttavia, la cronometro del giorno dopo è stato un altro calvario per il belga che non riusciva a muoversi: sono impietose le immagini di Vingegaard, partito dopo di lui, che lo raggiunge e supera sul traguardo.
La settimana terribile del belga si è chiusa sabato, con il ritiro dopo essere andato subito in crisi all’inizio della salita del Tourmalet (19 km al 7,4%, 2115 mt). Per Evenepoel e la sua squadra è urgente cominciare delle riflessioni sulla reale possibilità per il belga di competere per un grande Giro.
Al netto della vittoria nella Vuelta 2022 e del 3° posto al Tour dello scorso anno - gli unici in cui il campione olimpico è riuscito a preparare gli appuntamenti su 3 settimane "a puntino" -, i suoi risultati negli altri grandi giri sono scoraggianti: due ritiri al Giro (uno per Covid quando era in Rosa) e uno al Tour, un 12° posto alla Vuelta (2023). Certo in questo momento competere contro Pogačar e Vingegaard è proibitivo, ma le difficoltà mostrate in questi giorni sulle prime salite non possono essere ignorate.
I Pirenei sono stati terreno di caccia di Pogi e delle fughe: Jonas Abrahamsen (Team Uno X) a Tolosa mercoledì, Thymen Arensman (Ineos) ha domato Superbagnères (era il giorno del Tourmalet, conquistato a Lenny Martinez in maglia pois), infine il campione nazionale belga Tim Wellens ieri a Carcassone, a dimostrazione della forza quest’anno della UAE, che si porta a casa la quinta vittoria di tappa.
La prossima settimana arrivano le Alpi, da tenere d’occhio la tappa 16 martedì con arrivo al Mont Ventoux (15.7 km al 8,8 %, 1910 mt di dislivello) e la 18 giovedì con il Col de la Loze (26,4 km al 6.3 %, 2304, Souvenir Henri Desgrange, la Cima Coppi del Tour) e anche quella di venerdì 19 con le due cime Hors Categorie: Col du Pré (12.6 al 7,7, 1748 mt di dislivello) e La Plagne (19.1 km al 7.2%, 2052 mt di dislivello). Chiude l’inedita tappa finale, di solito una passerella sugli Champs Èlysées, ma arricchita con tre passaggi a Montmartre.
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