Logo sportellate
Mondiale per Club
, 14 Luglio 2025

Il pagellone del Mondiale per Club 2025


Un’analisi di quanto si è visto negli USA, oltre alla vittoria del Chelsea sul PSG nella finalissima.

Il Mondiale per Club 2025, infine, è terminato. C’è stata non poca confusione: fino alla fine non si è capito bene cosa fosse. Una prova generale per il Mondiale del 2026? La cerimonia di chiusura dell’ultima stagione? La cerimonia di apertura della prossima? Non è stato comunque un completo disastro, e considerando le premesse della vigilia per Infantino e la FIFA già questa può essere considerata una vittoria. Proviamo a riordinare un minimo le idee, dando un voto da 10 a 0 (pur senza ergerci a un'istituzione giudicante che trasforma esseri umani in numeri, intendiamoci) ad aspetti di campo ed extra-campo della rassegna iridata chiusasi col 3-0 del Chelsea sul PSG.

10: Il Chelsea

Impossibile non assegnare il massimo dei voti ai vincitori. Qualcuno aveva mugugnato per il percorso non irresistibile che li aveva portati in finale, ma il netto 3-0 alla squadra più forte al mondo (che, intendiamoci, rimane il PSG) ha spento ogni dubbio sulla legittimità del trionfo dei Blues, che per i prossimi 4 anni potranno fregiarsi con pieno merito del titolo di campioni del mondo.

Meritano un elogio a parte Sanchez, portiere ed eccellente regista arretrato dei londinesi, il fenomenale Palmer, premiato come MVP del torneo, e il tecnico Enzo Maresca, che non è stato l’italiano del giorno solo per colpa di Sinner e del suo trionfo a Wimbledon ma che ha preparato il primo tempo della finale in maniera perfetta, indirizzando nel modo più inaspettato possibile la gara di New York. Forse da ora quando ci chiederemo chi sia il miglior allenatore del nostro calcio dovremo tenere conto anche di lui.

9: Le squadre brasiliane 

È stato il Mondiale per Club delle squadre brasiliane, che hanno sorpreso tutti e hanno mostrato all’ecumene le ragioni del monopolio che il calcio verdeoro hanno imposto negli ultimi anni sulla Libertadores. Le meritate vittorie del Botafogo sul PSG, del Flamengo sul Chelsea e del Fluminense sull’Inter e la semifinale conquistata dallo stesso Flu sono state i sigilli che il Brasileirão ha fissato sul suo status: oggi quello brasiliano si può serenamente definire il 6° campionato al mondo per valore medio delle squadre.

Il movimento brasiliano, tra le altre cose, è stato anche l’unico che ha saputo offrire a questo Mondiale una partita tra squadre dello stesso paese, ossia l’ottavo di finale tra Palmeiras e Botafogo. Tanti i giocatori che hanno fatto parlare di sé: John Arias del Fluminense, Richard Rios del Palmeiras e Igor Jesus del Botafogo i tre che forse ci ricorderemo di più.

Lui in particolare.

8: Simone Inzaghi 

Lo avevamo lasciato con il 5-0 di Monaco di Baviera in finale di Champions League e lo abbiamo ritrovato 19 giorni dopo a Miami a rovinare il debutto del Real Madrid di Xabi Alonso, fermato sull’1-1 dal suo Al-Hilal. Simone Inzaghi ha fatto un grande Mondiale per Club, portando Cancelo e compagni a passare da secondi classificati davanti al Salisburgo un girone ostico e poi a eliminare clamorosamente il Manchester City, sconfitto 4-3 in un ottavo di finale che ha portato il risultato più sorprendente di questo Mondiale per Club.

Solo il quarto di finale contro il Fluminense ha poi buttato fuori l’Al Hilal: adesso il tecnico piacentino per forza di cose non avrà più i grandi riflettori puntati addosso, ma negli Stati Uniti d’America ha avuto l’occasione di dimostrare un’altra volta le sue grandi doti.

7: L’idea dietro il Mondiale per Club 2025

Parleremo più avanti della realizzazione, ma l’idea che ha portato alla creazione del Mondiale per Club non era malvagia, anzi. È molto sensato che ogni 4 anni si possano affrontare squadre da tutto il mondo, mettendo in soffitta il vecchio format a cadenza annuale che non aveva né fascino né prestigio. Non è stata affatto, come qualcuno pensava, una Champions League con degli sparring partner sparsi qua e là: le compagini del Vecchio Continente - citofonare a Porto, Atletico Madrid e Inter per informazioni - si sono ritrovate davanti delle dolorose quanto inaspettate sorprese.

Squadre partite in seconda fila come i tunisini dell’Esperance, i messicani del Monterrey e i sudafricani del Mamelodi Sundowns hanno fatto una bellissima figura, che non avrà riscosso l’attenzione del grande pubblico ma che ha dimostrato che dare l’opportunità di farsi notare anche a squadre diverse dalle solite (perdonate l'eurocentrismo) può portare dei risultati apprezzabili.

6: L’Auckland City 

Una delle storie più belle del Mondiale per Club 2025 è stata quella dell’Auckland City, la squadra che ha rappresentato l’Oceania. La composizione della rosa, formata in gran parte da semiprofessionisti, non lasciava intravedere grandi prospettive, e in effetti contro Bayern Monaco e Benfica sono arrivate due sconfitte per 10-0 e 6-0, le più pesanti dell’intero torneo.

All’ultima giornata contro il Boca Juniors, però, succede l’impensabile: i neozelandesi già eliminati fermano gli argentini sull’1-1, trovando il pareggio al 52' grazie al difensore centrale Christian Gray, che nella vita fa… l’insegnante di educazione fisica alle scuole elementari. Anche questa nuova, fredda macchina da soldi made in FIFA, insomma, ha saputo regalarci dei momenti magici.

5: L’Inter e la Juventus 

Poco da dire: ci si aspettava di più. La fase a gironi, in realtà, non era neanche andata malaccio: la nuova Inter di Chivu aveva faticato contro Monterrey e Urawa Red Diamonds per poi sconfiggere il River Plate con una prestazione convincente; la Juventus, dal canto suo, aveva superato in grande stile Al-Ain e Wydad Casablanca prima di subire un’imbarcata dal Manchester City.

Agli ottavi, però, fuori entrambe: l’Inter gioca una partita bruttissima contro il Fluminense ed esce meritatamente dal torneo; la Juventus offre una prestazione generosa contro il Real Madrid, ma alla fine la qualità inferiore viene fuori e va anche lei a casa. E così, nello stesso mese della disfatta di Oslo, la delegazione italiana gioca un Mondiale per Club riassumibile in una sola parola: mediocre.

4: Le squadre statunitensi 

Se il voto non è ancora più basso il merito è di Messi, che a differenza di molti suoi compagni di squadra entra in campo con voglia di giocare a calcio e dispensa colpi di grande classe, utili per far raggiungere alla sua Inter Miami gli ottavi di finale. Per il resto, però, il Mondiale per Club delle squadre statunitensi è stato terribile: la già citata Inter Miami, i Seattle Sounders e il Los Angeles FC hanno mostrato una povertà tecnica, tattica e atletica disarmante, aggravata dal fatto che hanno avuto la possibilità di giocare questo Mondiale per Club in casa.

E dire che sarebbe potuta essere essere un’occasione per mostrare al mondo che la MLS ha intrapreso un cammino diverso rispetto alla Saudi Pro League e che ora il calcio statunitense volge verso una direzione luminosa: ecco, chissà che vedendo giocare le squadre statunitensi a qualcuno non sia venuta voglia di guardare seriamente il campionato saudita.

3: L’organizzazione del Mondiale per Club 2025

Se prima avevamo elogiato l’idea che ha portato al torneo, per la sua effettiva realizzazione non possiamo essere altrettanto gentili: l’organizzazione del Mondiale per Club 2025 è stata semplicemente un disastro.

Andando in ordine sparso: stadi semi-vuoti, partite interrotte per allerta fulmini, gare giocate in un caldo soffocante che ovviamente è andato a scapito della qualità del gioco (USA ‘94 non ha insegnato niente?), giocatori non in campo che sempre per il caldo seguono la partita dallo spogliatoio invece che dalla panchina, ingresso in campo delle squadre in stile wrestling, anarchia nella gestione dei contratti in scadenza (non è normale che il Bayern Monaco perda Sané dopo gli ottavi di finale e che l’Al Hilal e il Chelsea possano inserire in squadra Hamdallah e João Pedro a torneo in corso), l’assolutamente non richiesto half-time show in finale.

Non ci è dato sapere se le cose sarebbero andate meglio organizzando l’edizione inaugurale del Mondiale per Club in un paese con una cultura calcistica più sviluppata, ma tutto questo non è minimamente accettabile. L’unica speranza è che la FIFA abbia preso appunti in vista dell’anno prossimo.

Per scoprire come sta andando il percorso di avvicinamento al torneo della prossima estate, ascoltateci.

2: Le squadre argentine

Difficilmente poteva essere mostrato in modo più chiaro perché il calcio argentino di club negli ultimi anni abbia subito un crollo verticale. Bellissime e coloratissime le tifoserie di Boca Juniors e River Plate, ma le cose positive finiscono lì: la doppia eliminazione ai gironi è stato il risultato giusto per un movimento calcistico che ormai è sempre più indietro rispetto a quello brasiliano - tra le nazionali, almeno lì, i rapporti di forza sono inversi. Messe bene in campo ma povere tecnicamente, Boca e River non sono riuscite a raggiungere l’obiettivo minimo della qualificazione agli ottavi di finale, arrivando dietro due compagini non certo imbattibili quali Benfica e Monterrey.

Il ricordo più vivido del Mondiale per Club delle squadre argentine probabilmente sarà la corrida che ha coinvolto Acuña e Dumfries nel finale della gara tra River Plate e Inter, cioè qualcosa che con lo sport non c’entra niente. Privato dei suoi contenuti calcistici, al movimento argentino per farsi notare è rimasta solo la violenza: buona fortuna per il futuro.

1: La spocchia europea

È un atteggiamento che forse ha riguardato più i tifosi e i media che le squadre, ma va comunque rimarcato: che fosse per la condizione atletica differente (la stessa che nel vecchio Mondiale per Club di dicembre era a favore delle europee), per la differenza di motivazione o per qualsiasi altra ragione, ogni sconfitta delle squadre europee contro quelle sudamericane portava sempre con sé una nuova giustificazione. Pochi quelli che hanno provato a fornire la spiegazione più razionale, andando al di là di qualsiasi suprematismo calcistico: anche fuori dall’Europa si può giocare molto bene a calcio.

0: Infantino e la Juventus alla Casa Bianca 

Chiudiamo con la scena più brutta del Mondiale per Club. Il ricevimento alla Casa Bianca di una delegazione della Juventus, accompagnata da Gianni Infantino, si è diviso tra il surreale e il vergognoso: surreale quando i giornalisti hanno chiesto a Trump delucidazioni sulla guerra tra Israele e Iran con gli spaesati giocatori bianconeri dietro di lui, vergognoso quando il presidente degli Stati Uniti ha chiesto ironicamente se nella Juventus potessero giocare anche le donne, trovando la pronta e diplomatica risposta del direttore generale Damien Comolli (“Abbiamo già un’ottima squadra femminile”).

E tutto questo mentre Infantino rideva imbarazzato: è un paragone politicamente improprio, ma sembra di tornare ai tempi del Mondiale argentino del 1978, quando la FIFA si piegò al regime militare di Videla per far sì che tutto filasse liscio. Il calcio merita più di questo.

  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

pencilcrossmenu