
Il futuro radioso del calcio greco
La grande crescita del sistema-calcio e la nuova generazione dorata che fa sognare la Grecia.
I primi a parlare di geração de ouro furono i portoghesi: sul finire degli anni '80, un gruppo di ragazzi guidati dal giovane – ancora non nomade – Carlos Queiroz si affacciava con forza sul palcoscenico internazionale, vincendo il Mondiale Under-20, primo evento sportivo di rilievo disputato in Arabia Saudita. Due anni dopo, in casa, nel 1991, la squadra – a cui si erano aggiunti giovani talenti come Rui Costa e Figo – bissò il successo mondiale, mentre nel 1994 lo stesso gruppo si dovette accontentare dell’argento all’Europeo Under 21, sconfitto dall’Italia di Cesare Maldini.
Il Portogallo era diventato una forza calcistica negli anni '60, ma mai – almeno fino a quel momento – aveva avuto un concentrato di talento tale da legittimare quel soprannome. Quel Portogallo, però, non vinse nulla tra i grandi: i lusitani non si qualificarono ai Mondiali del '94 e del '98, uscirono al primo turno in quello del 2002, furono eliminati ai quarti a Euro '96 e in semifinale nel 2000.
Nel 2004, quando sembrava ce l’avessero fatta, furono intrappolati a Lisbona in finale dalla Grecia di Rehhagel: nella notte d’addio alla nazionale per Rui Costa e Couto, con le lacrime di un giovanissimo Cristiano Ronaldo e di molti spettatori del nuovo Estádio da Luz a fare da contorno, la nazionale greca firmò una delle più grandi imprese della storia del calcio europeo e internazionale. Quando il Portogallo arrivò alla semifinale dei Mondiali 2006, di quella generazione erano rimasti solo Figo e Nuno Gomes.
A guardarlo oggi, il giochino della "generazione d’oro" appare un po’ abusato. Ce ne sono state tante negli ultimi decenni: l’Inghilterra dei primi Duemila, la Spagna degli anni '10, l’attuale Portogallo, il Belgio di cui si è scritto tanto.
Cosa sono, davvero, le generazioni d’oro? Come si riconoscono? Se servono i titoli per legittimarle, allora anche quella Grecia che il talento individuale delle grandi nazionali non poteva nemmeno sognarselo, avrebbe diritto, nel suo piccolo, al suo momento d’oro. L’Ethniki, prima del 2004, era apparsa in appena due tornei ufficiali (Europeo 1980 e Mondiale 1994): nel decennio successivo vince un Europeo e si qualifica per Euro 2008, Mondiale 2010, Euro 2012 e Mondiale 2014. In due di questi la Grecia supera il girone, arrivando ai quarti a Polonia-Ucraina 2012 e agli ottavi di Brasile 2014, eliminata solo ai calci di rigore. Senza ombra di dubbio, il miglior periodo della sua storia.
Concluso il Mondiale brasiliano, però, la Grecia sembra essere tornata indietro di trent’anni: non si è qualificata a nessuno dei 5 tornei internazionali successivi e, quel che è peggio, ha collezionato una serie di figuracce una dopo l’altra. È riuscita nell’impresa di pareggiare in casa contro il Liechtenstein e, sempre tra le mura amiche, ha perso contro Bielorussia, Lussemburgo, Estonia e Isole Faroe, contro cui aveva già perso pochi mesi prima anche nell’arcipelago danese.
Le traiettorie del calcio, però, prendono direzioni imprevedibili. Nel momento in cui sembrava che il calcio ellenico fosse tornato ai margini d’Europa, nel sottosuolo del calcio che conta, la Grecia sta preparando la miglior nazionale della sua storia. Questa volta costruita non sulla disciplina e sull’eroismo tattico, né legittimata da risultati indimenticabili, ma appoggiando le proprie fondamenta sul talento puro. Come un temporale estivo in arrivo: ancora non piove, ma il vento è cambiato, si sta freschi, i nuvoloni si vedono in lontananza e i primi tuoni riecheggiano.
Grazie a un mix di investimenti, rinnovamento strutturale, strategie sportive e un contesto più sano, il campionato locale è in crescita: in Grecia negli ultimi anni sono stati costruiti e inaugurati stadi moderni come l’Agia Sofia dell’AEK e l’AEL FC Arena di Larissa, e altri sono in programma - come il nuovo stadio del Panathinaikos. AEK, PAOK e Pana sono oggi più solidi economicamente, mentre squadre di seconda fascia come Atromitos, Asteras Tripolis e Panionios stanno alzando il livello. Il risultato? Un campionato più competitivo.

L’Olympiacos, che aveva vinto 19 campionati in 21 anni tra il 1997 e il 2017, ne ha conquistati solo tre nei successivi sette, con PAOK e AEK diventate a tutti gli effetti squadre difficili da battere anche per la squadra del Pireo. Questo però non deve essere letto come un segnale di crisi dei biancorossi: è anzi un sintomo di crescita dell’intero movimento. La UEFA ha classificato il campionato greco al 9º posto su 55 leghe europee per le stagioni 2023/24 e 2024/25, un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti (tra il 2015 e il 2023), in cui oscillava tra il 14º e il 20º posto.
I biancorossi, tra l’altro, hanno vinto la Conference League: il primo trofeo europeo conquistato da una squadra di un campionato minore negli ultimi 15 anni, proprio negli anni di maggiore difficoltà in patria. Ancora più importante, per chi guarda lontano, è stata la vittoria dell’Olympiacos nella UEFA Youth League, durante la stessa stagione. Non è un successo casuale o isolato, tutt’altro: è il risultato di una strategia, di una visione. Il centro sportivo dei biancorossi, sotto la presidenza di Evangelos Marinakis - controverso armatore e proprietario del Nottingham Forest - è passato da 3 a 8 campi, su una superficie quasi triplicata, oggi arrivata a circa 100.000 metri quadrati.
Le nuove infrastrutture hanno comportato un investimento superiore ai €20 milioni, in totale, dal 2010, quasi €55 milioni sono stati investiti nelle giovanili dell’Olympiacos, e oltre €60 milioni nel centro sportivo. Non si è trattato di spese casuali, ma di un progetto metodico, moderno, ispirato ai modelli europei di club come Benfica, Ajax e Lione: formare, valorizzare, capitalizzare.

L’ultimo biennio ha visto emergere diversi talenti. Tzolakis in porta, protagonista della vittoria europea dell’Olympiacos in Conference League, miglior calciatore dell’anno del campionato nell’ultima stagione: riflessi da top, grande leader e ottima capacità di comandare l’area.
Mouzakitis, centrocampista centrale classe 2006, mancino di livello, con gran tiro, elegante con la palla tra i piedi, strepitosa visione di gioco, grande aggressività e tempismo, notevole recuperatore di palloni. Christos è stato titolare, miglior marcatore dei biancorossi e pilastro nella vittoria in Youth League, venendo inserito in prima squadra con 25 partite da titolare in questa stagione.
L'altro gioiellino di quella squadra, Charalampos Kōstoulas, figlio d’arte classe 2007, ha giocato tra i grandi per un totale di 1866' stagionali come attaccante: gli sono bastati per segnare 7 gol e mostrare il suo talento agli occhi d’Europa. Il 13 giugno scorso il Brighton ha ufficializzato il suo acquisto per €40 milioni: non ha ancora compiuto la maggiore età, ma Kostoulas è già diventato il calciatore greco più pagato della storia.
Non è un acquisto isolato: a febbraio di quest’anno il Brighton aveva già acquistato per €29,5 milioni Stefanos Tzimas, attaccante classe 2006, lasciandolo in prestito nella serie cadetta tedesca al Norimberga, dove ha segnato 12 gol in 19 partite. Kostoulas e Tzimas, che si contenderanno il posto da titolare per i prossimi anni col biancazzurro della Grecia, divideranno anche lo stesso spogliatoio nel club inglese. Tzimas e Kostoulas, attaccanti diversi ma non troppo lontani tra loro: hanno entrambi un buon primo controllo, un buon senso del dribbling, sanno sfruttare la profondità, partecipano alla manovra offensiva e nei loro trascorsi hanno sempre segnato con costanza.
Tzimas nell’ultima stagione ha giocato al Norimberga in Zweite Bundesliga, Serie B scelta sempre più spesso da ragazzi della Grecia in rampa di lancio prima di approdare nei campionati top-5. Ultimo esempio è stato Alexandropoulos, di proprietà dello Sporting, che giocherà al Fortuna Düsseldorf, dove nella stagione 23/24 si è affermato Chrīstos Tzolīs, ala sinistra classe 2002.
Dopo alcune difficoltà in Premier League al Norwich, Tzolis è ripartito da Düsseldorf, dove ha segnato 24 gol in un anno, fuori scala per la categoria. Le difficoltà giovanili in Inghilterra hanno intimorito qualcuno: il viaggio successivo è stato in Belgio, al Club Bruges, che se lo è accaparrato per soli €6,5 milioni. Un trasferimento più che mai azzeccato: il club fiammingo si è nuovamente affermato come una fucina di talento, capace di valorizzare e lanciare giocatori giovani nei grandi campionati europei. Tzolis, con la sua velocità, tecnica e capacità realizzativa, ha trovato il contesto ideale per crescere e confermarsi.
Questo percorso testimonia come il calcio in Grecia stia costruendo un sistema più solido e moderno: i giovani vengono non solo scoperti, ma anche accompagnati con attenzione nel loro sviluppo, sia in patria che all’estero. Sia Tzimas che Tzolis sono prodotti delle giovanili del PAOK che, insieme all’Olympiacos, è la società più attenta a formare giovani calciatori. Dal 2015 a Salonicco hanno deciso di investire in modo significativo nel centro di allenamento di Plagiaria, ampliando e modernizzando i campi da gioco, costruendo nuove strutture di supporto come palestre, sale per la riabilitazione e alloggi per i ragazzi provenienti da fuori città.
Questa svolta ha preso corpo soprattutto a partire dal 2017/18, quando l’Accademia ha adottato metodi di allenamento più moderni, con tecnici preparati a standard non solo dell'élite della Grecia ma europei, programmi personalizzati per ogni giovane. Il club ha iniziato a partecipare con maggiore continuità a tornei giovanili internazionali, ottenendo risultati di rilievo e mettendo in mostra i propri prodotti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: oltre a Tzolis e Tzimas, i due prodotti più in vista sono Konstantinos Koulierakis e Giannīs Kōnstantelias.
Koulierakis, 21 anni, è stato acquistato dal Wolfsburg, dove ha giocato con costanza dal 1': inizialmente impiegato come terzino sinistro, ha poi preso stabilmente il posto di Zesiger come difensore centrale mancino, sia come braccetto nella difesa a 3 che come centrale in quella a 4. Forte nell’anticipo, aggressivo ma pulito nei contrasti, ha anche un buon piede sinistro che lo rende prezioso nella costruzione dal basso.
Secondo FBref, Koulierakis è nel 97° percentile tra i difensori dell'ultima Bundesliga per passaggi lunghi tentati (11.27 per 90', comanda Schlotterbeck con 12.81) e nel 98° per cambi di gioco (1.09 a partita, dietro solo agli 1.23 di Stanisic). Per DataMB, inoltre, il centrale della Grecia è secondo nella top 5 dei difensori centrali Under 21 per passaggi filtranti completati, al pari di Dean Huijsen e davanti a Cubarsí.
Kōnstantelias – a differenza degli altri talenti formati dalla scuola di Salonicco (oltre a Koulierakis, anche Vangelis Pavlidis è nato ai confini con la Macedonia del Nord) – gioca ancora inspiegabilmente in Grecia, al PAOK. Classe 2003, è un numero 10 tecnico, rapido, capace di creare superiorità numerica e decisivo negli ultimi passaggi. Ha giocato un po’ in tutte le posizioni offensive, ha preso da tempo la leadership tecnica del PAOK e ha dimostrato, anche nelle uscite europee, di essere un calciatore pronto per volare verso altri lidi.
Ma la lista dei calciatori della Grecia che negli ultimi anni chiedono e si ritagliano spazio in Europa è lunga: Mandas alla Lazio, Vagiannidis (passato nel 2020 anche dall’Inter), Pavlidis che a 26 anni
si sta affermando al Benfica, Mavropanos che gioca in Premier League, senza contare tutti i giovanissimi che stanno emergendo dai settori giovanili.

Qualcosa sta cambiando, e i primi frutti si vedono: a ottobre la Grecia ha vinto a Wembley contro l’Inghilterra, e dopo essersi qualificata ai playoff di Nations League – nonostante la sconfitta interna con la Scozia – il CT Jovanović ha lanciato un messaggio forte. Ha schierato la formazione più talentuosa possibile, pur giovanissima: all’Hampden Park di Glasgow, dove per essere promossa la Grecia doveva vincere con due gol di scarto, è scesa in campo con un’età media di 22,6 anni.
È qui che entra in gioco un altro elemento degno di sottolineatura: alcuni dei nuovi talenti non sono nati in Grecia, ma in Germania, Belgio, Paesi Bassi. Sono figli di immigrati greci in paesi dove le comunità elleniche sono numerose e dove i vivai calcistici sono strutturati e avanzati. Sta nascendo una rete di scouting della diaspora greca, non dichiarata come nel caso di Marocco, Algeria o Indonesia (che puntano apertamente alla diaspora francese e belga), ma più simile al modello dell’Albania, che recluta ovunque ci siano famiglie provenienti dalla madre patria.
La Grecia ha dovuto lottare a lungo per ottenere l’adesione di due calciatori importanti. Zafeirīs è nato in Grecia ma, trasferitosi da piccolo in Norvegia, è stato a lungo conteso tra le due nazionali. Ha giocato con la Norvegia fino all’Under 21, prima di accettare la convocazione di Jovanović. Un acquisto importante: classe 2003, cartellino dello Slavia Praga, è un centrocampista dai piedi raffinati, lancia in profondità con grande precisione, è efficace negli spazi stretti e utile sia nella costruzione del gioco che in fase di recupero. Un profilo prezioso per il presente e il futuro dell’Ethniki.
Il secondo è Kōnstantinos Karetsas, e non è certo uno qualunque. Nato nel 2007 in Belgio, ma tifoso del PAOK, ha militato in tutte le rappresentative belghe fino all’Under 21. Per mesi la federazione greca e Jovanović hanno sperato in una sua scelta a favore della Grecia. La decisione ufficiale tardava ad arrivare, comprensibilmente: la nazionale belga, sulla carta più attrezzata, gli avrebbe potuto garantire maggiore visibilità nei grandi tornei internazionali dei prossimi decenni.
Ma quando Karetsas ha scelto la Grecia, il nuovo corso della nazionale ha trovato la sua ciliegina sulla torta. Ala brevilinea dal dribbling fulminante, dà l’impressione di essere un talento generazionale, pronto a incidere subito ai massimi livelli. Del resto, la sua è una brillantezza precoce: ha esordito a 16 anni col Genk e in poco tempo si è ritagliato spazio da titolare o primo subentrato. Nel 2024/25 ha disputato 32 partite, segnando 3 gol. Marzo, per lui, è stato il periodo decisivo: il primo del mese ha annunciato di voler rappresentare la Grecia, il 10 è stato convocato, il 13 ha debuttato nella sconfitta casalinga contro la Scozia, il 16 Jovanović lo ha schierato titolare.
La gara contro la Scozia, valida per la promozione in Lega A di Nations League, non è stata importante solo per il risultato – un netto 0-3 in trasferta – ma per ciò che ha rappresentato: la Grecia ha schierato, anche se non ancora al completo, la nuova generazione di talenti, la più promettente della sua storia. A segno sono andati i tre trequartisti: Tzolis, Kōnstantelias e Karetsas, che – a 17 anni e 124 giorni – è diventato il più giovane marcatore della storia della nazionale greca.
Se questa nuova e giovane Grecia riuscirà a qualificarsi per cinque tornei internazionali consecutivi, o ad eguagliare, o superare il traguardo degli ottavi di finale in un Mondiale, sarà il tempo a dircelo. L’impressione, però, è chiara: Ivan Jovanović ha tra le mani un gruppo di calciatori eccezionali, sbocciati insieme. Sì, possiamo chiamarla la generazione d’oro della Grecia.
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