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Juventus Mondiale per Club
, 2 Luglio 2025

Cosa lascia il Mondiale per Club della Juventus?


Eliminata dal Real Madrid negli ottavi, la Juventus di Tudor ha messo in mostra potenzialità e limiti in ogni ambito.

Finisce con l'amaro in bocca il Mondiale per Club 2025 della Juventus: l'eliminazione per mano del Real Madrid, pur legittimata da ciò che si è visto in campo nella ripresa, lascia spazio a rimpianti per ciò che di buono i bianconeri avevano costruito nella prima frazione, e per alcune sliding doors che, col senno di poi, potevano essere vissute in modo migliore. Più che sulla singola partita, però, è bene concentrarsi su quello che l'intera competizione ha da raccontare: sarà anche calcio di fine primavera e inizio estate, ma da queste 4 gare qualche spunto di riflessione è emerso.

I vari paragrafi di questo articolo sono liberamente associati alle hit rap che stanno allietando, o magari rovinando, la vostra estate. Ricordatevi di Sportellate, quando le riascolterete.

Cartine Corte

L'avventura americana ci restituisce una Juventus con un problema diametralmente opposto rispetto a ciò che si verificava nella gestione Thiago Motta. Se l'italobrasiliano veniva accusato di cambiare forsennatamente il suo 11, al Mondiale la Juventus ha sofferto proprio il contrario: nessuna delle riserve è sembrata in grado di surrogare minimamente i titolari di Tudor per la competizione. Tale problema è emerso soprattutto nella partita con il City: nessuno dei calciatori messi in campo per esigenze di turnover è riuscito a fornire prestazioni vicine alla sufficienza. Tolta la difesa - merita un paragrafo a parte -, sul banco degli imputati ci finiscono in parecchi.

Contro i Cityzens di Guardiola si è rivisto in bianconero, dopo un anno di espiazione in Turchia, Filip Kostic, che Tudor ha elogiato per la sua bella gamba. Sia contro Pep che nello spezzone giocato contro il Madrid, l'ex Eintracht è apparso vicino alla versione peggiore, quella del 2023/24: a corto d'ossigeno e con poca qualità nei traversoni, concedendo imbucate pericolosissime agli avversari. Parliamo di un calciatore fuori dal progetto, che si ritrova catapultato in una squadra che non lo prendeva più in considerazione, e in un sistema di gioco che richiede un'intensità che al momento pare non possedere: sarebbe sbagliato far ricadere colpe su di lui.

Decisamente più preoccupante la situazione relativa al tridente: tra i titolari Conceiçao-Kolo Muani-Yildiz e le riserve Nico Gonzalez-Vlahovic-Koopmeiners sembra esserci una distanza non misurabile con le unità canoniche. Conceiçao (Comolli si metta una mano sul cuore e lo riscatti presto) e Yildiz offrono imprevedibilità e fantasia vitali per la manovra offensiva bianconera; Kolo Muani, alla profondità e alla pressione, sta aggiungendo un buon gioco spalle alla porta. In attesa di capire come si incastrerebbe Jonathan David nelle rotazioni bianconere, Nico Gonzalez sembra ancora alla ricerca di sé stesso, come in tutto il 2024/25; Vlahovic gioca da separato in casa; Koopmeiners continua a essere un enigma a prescindere dalla posizione in cui viene schierato.

Anche il sempre utile McKennie, che porta qualità in inserimento che nessun altro compagno possiede, non pare in grado di scalfire la titolarità di Locatelli e Thuram, imprescindibili per Tudor per il loro apporto nelle due fasi. E non andremo a scomodare Douglas Luiz, o ciò che calcisticamente ne resta. Non si parla però di riserve prese per essere tali, ma di calciatori costati tanto, a volte tantissimo, per essere uomini chiave della Juventus, che ora rischiano di diventare degli esuberi dorati. Cambiarli tutti è impossibile, su qualcuno Tudor dovrà lavorare pesantemente per ricavarne risorse utili alla causa, ma al momento è lecito augurarsi che ai titolarissimi non venga mai un raffreddore.

Capo Horn

Nella travagliato 2024/25 della Juventus, sul banco degli imputati non di rado ci è finito anche Di Gregorio. Di cos'era accusato il portiere bianconero? Principalmente di non essere Buffon o Szczesny (ai tempi a sua volta accusato di non essere Gigi). Di venire da una realtà non di primo piano come Monza, perché ha già 27 anni senza esperienza in una big, di parlare poco, di non lasciarsi andare a facili arruffianamenti. Semplicemente, essere il portiere "di una brutta Juve". Eppure la Serie A disputata da DiGre non è stata assolutamente negativa, con buona pace di chi a ogni presunto errore invocava Perin titolare - meme che a Torino non passerà mai di moda.

Il Mondiale per Club ha dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, perché la Juve ha scelto di puntare su Di Gregorio per sostituire un totem come Szczesny. La mano di DiGre ha suggellato le vittorie contro Wydad Casablanca e Al-Ain, ma è soprattutto nelle gare di cartello con City e Real che il portiere cresciuto nelle giovanili dell'Inter ha messo in mostra tutto il repertorio. Contro i Cityzens - strano a dirsi visti i 5 gol subiti - Di Gregorio ha limitato i danni, evitando alla Juventus un passivo umiliante; contro i Blancos il portiere ha tenuto a galla i suoi fino alla fine con almeno tre interventi salvifici.

La Juve a oggi è una squadra in fase di rifondazione, dunque alla disperata ricerca di certezze; perché mettere in dubbio un calciatore che rappresenta un solido pilastro dal quale ripartire? Di Gregorio non sarà il portiere più forte del mondo, ma è un numero 1 validissimo, abile sia nella costruzione bassa che tra i pali, guai a sottovalutarne l'importanza nell'11 bianconero.

apnea da un po'.

Se Di Gregorio è stato chiamato in causa in molteplici occasioni, è perché la difesa della Juventus ha traballato ben più di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Le difficoltà nel tamponare le assenze dei titolari sono palesi, da inizio ottobre privi di quello che sarebbe dovuto essere il leader, Gleison Bremer, portato in America essenzialmente per fare il turista, viste tutte le precauzioni del caso atte a non forzarne il rientro in campo. Lo stesso discorso vale per Juan Cabal, che andrà aspettato anche più del brasiliano; Gatti, per problemi di varia natura, è sceso in campo solamente a sprazzi.

Tudor ha affidato le chiavi della difesa a Kalulu, che ha steccato clamorosamente contro il City, mentre si è barcamenato come ha potuto con il Real nonostante la botta rimediata nel primo tempo. Oltre ai noti limiti nel gioco aereo, il francese ha palesato qualche falla di troppo nel coprire i tagli e nel coordinarsi col quinto di riferimento. Non gli va però gettata la croce addosso: la difesa più che sperimentale che Tudor è stato praticamente sempre costretto a mettere in campo è un'attenuante mica da ridere.

Il croato ha testato inoltre Savona, visto in fascia con Motta ma già difensore centrale con la Juventus Next Gen, nella veste di vertice basso della difesa a 3: alterne fortune. Lloyd Kelly non ha ancora chiarito i motivi del suo acquisto; il redivivo Rugani è finito giocoforza in campo col Real Madrid e ne è uscito dignitosamente. Al momento la Juventus fatica a mandare in campo tre difensori centrali affidabili in contemporanea; le cose cambieranno coi rientri di Bremer, Gatti e Cabal, ma vanno fatte riflessioni anche sui rincalzi. Savona ha appena rinnovato - è logico considerandone età e duttilità -, ma il reparto si può considerare completo?

Russian Roulette

In un'epoca in cui si parla sempre meno di moduli e sempre più di principi di gioco, Tudor è stato capace di trasmettere il suo credo alla Juve in tempo breve. Il passaggio dal 4-2-3-1 al 3-4-2-1 è la punta dell'iceberg: in campo si vede una squadra che cerca subito la verticalità quando la difesa avversaria non è schierata, che prova ad aggredire alto sin dalle prime battute di gara - sia schermando le linee di passaggio, sia attaccando forte in portatore di palla. Pur dovendo scendere a patti con una rosa non costruita da e per lui, Tudor ha fatto della Juventus una squadra sua, al netto di qualche imprescindibile adattamento.

Abituato a giocare con almeno un'incursore nella coppia di trequartisti, Tudor al Mondiale per Club ha schierato un 3-4-3 vero e proprio, con un'ala pura (Conceiçao) e un trequartista laterale (Yildiz). Non si sono visti giocatori abili a infilarsi tra le linee (Barak a Verona), rifinitori veri (Payet a Marsiglia) o taglianti furiosi (Guendouzi, sempre a Marsiglia). Negli USA si sono viste discrete uscite senza palla, combinazioni spettacolari favorite dalla sensibilità tecnica dei giocatori del tridente, risalite del campo in transizione rapide e letali.

Per contro, la squadra di Tudor manca ancora di quell'equilibrio tanto caro ai tifosi bianconeri più nostalgici. Quando attacca a pieno organico la Juventus mostra falle evidenti in mezzo al campo: le transizioni subite in parità o inferiorità numerica non sono insolite, e alcuni calciatori mostrano ancora evidenti lacune nel gestire le ampie porzioni di campo che si schiudono davanti a loro. Parliamo di automatismi che miglioreranno col tempo, favorite dal rientro di Bremer e Cabal: senza il sostegno di difensori aggressivi capaci di accorciare i reparti e anticipare alti, un sistema come quello attuale metterà sempre in imbarazzo la Juve.

Supermarket

Terminato il Mondiale per Club, ecco aprirsi per davvero il calciomercato: quanto è migliorabile questa Juventus, schierata con questo modulo e con queste richieste ai calciatori da parte del tecnico? Tenendo in considerazione la capacità di fuoco del club e le esigenze della rosa attuale - non può essere nuovamente rismontata -, non sono molti i ruoli in cui è possibile intervenire con la certezza di alzare sensibilmente il livello dell'11 titolare della Juventus.

In difesa, anche giocando a 3, la Juventus può considerarsi numericamente a posto, vista la presenza di 6 elementi più la possibile conferma di Rugani; si può sempre raffinare la qualità del reparto con un innesto pesante che vada a prendere il posto di Gatti o Kalulu, ma quanti sono i difensori acquistabili a un prezzo non esorbitante che garantiscono un rendimento sicuramente più elevato del loro? Dall'altra parte, pur non essendosi sempre dimostrate affidabili, le riserve della Juve sono a oggi difficili da piazzare sul mercato: non sembra proficuo disperdere proprio qui risorse economiche preziose.

Discorso analogo vale per la coppia di centrocampisti centrali: stante l'intoccabilità di Thuram, Locatelli viene spesso identificato come l'anello debole della mediana juventina. Ma quanti calciatori garantiscono la sua efficacia in tutte le fasi di gioco? Quanti di questi sono realmente acquistabili dalla Juventus, considerando anche il peso - più tecnico che economico - di Koopmeiners e Douglas Luiz?

In attacco tutto ruota attorno a Kolo Muani e Conceiçao: se verranno confermati, prima dell'accordo trovato con Jonathan David la Juve avrebbe potuto (e dovuto?) inventarsi ben poco - in attesa di capire cosa sarà di Mbangula. La punta cresciuta tra Ottawa e Gent garantisce profondità, resistenza, molte piccole cose che vanno oltre alla pure finalizzazione.

Con l'arrivo imminente del 25enne canadese, non è immediato ridisegnare le gerarchie bianconere: ipotizzando che l'ex Lille abbia ricevuto garanzie di titolarità e centralità nel progetto pur di accettare le avances di Comolli, almeno uno tra Kolo Muani e Vlahovic deve - senza condizionali d'obbligo - cambiare maglia. Addirittura entrambi, per impedire la nascita di scivolosi dualismi?

L'unico reparto in cui sarebbe auspicabile un netto upgrade è quello degli esterni di centrocampo, che oggi ha in Cambiaso l'unica certezza: Alberto Costa ha alternato cose interessanti ad altre meno buone; di Kostic si è già scritto; Weah sembra non rientrare nei piani di Tudor e dovrebbe essere ceduto; Nico Gonzalez può essere usato a tutta fascia ma è una soluzione tampone. Un forte esterno destro, o sinistro se si decide di schierare Cambiaso a piede invertito, potrebbe essere la chiave di volta per far salire di livello la Juventus. La palla passa a Comolli e i suoi scout, che sappiano individuare il profilo ideale da mettere nelle mani di Tudor.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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