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Phoenix Suns NBA
, 1 Luglio 2025

Tra Draft e Durant, qual è il futuro dei Suns?


Tra la trade di Durant e le scelte al Draft, in Arizona si è iniziato un nuovo percorso: cosa dobbiamo aspettarci?

2023: l’ultimo anno in cui i Phoenix Suns hanno vinto una gara ai playoff. Nel febbraio di quella stessa stagione la franchigia dell’Arizona, con Matt Ishbia come nuovo owner aggredì il trade market e sacrificò molto del suo capitale - umano e in termini di draft assets - per arrivare a Kevin Durant. Il roster era troppo corto: i Suns, dopo aver eliminato per 4-1 i Clippers, si arresero in 6 gare contro i Nuggets futuri campioni NBA.

Pochi mesi dopo cedettero tutto ciò che rimaneva delle loro scelte dando la possibilità agli Wizards di scambiare la propria con quella di Phoenix qualora quest’ultima fosse migliore in sede di draft. In cambio arrivò Bradley Beal: quella trade, ancora oggi, blocca i Phoenix Suns.

La franchigia dell’Arizona è una di quelle ad avere il monte ingaggi più alto della lega: si trova a circa $20 milioni sopra il 2nd apron, una soglia salariale che limita non poco sia il trade market che la free agency. Beal, in due stagioni ai Phoenix Suns, non ha certo lasciato un ricordo indimenticabile: 53 partite di media in Regular Season e solamente 17.5 punti di media.

Il numero #3 di St. Louis era arrivato con l’obiettivo di formare un attacco immarcabile al fianco di Durant e Booker, ma la realtà è stata ben diversa. Beal dispone anche di una no trade clause, eredità delle follie dirigenziali di Washington: la clausola contrattuale può permettergli di rifiutare le trade dei Suns in caso di destinazioni a lui non gradite.

Beal ha ancora due anni di contratto con una player option per il 2027-2028 da poco meno di $60 milioni: per una franchigia che sta cercando di scendere dal 2nd apron, è un limite non da poco. Il futuro dei Phoenix Suns, ora, appare tracciato. Al momento sono state messe da parte sia le velleità di titolo immediato che le volontà di costruire un instant team.

La stella della squadra rimarrà ovviamente Devin Booker: insieme e per lui verrà costruito il nuovo corso dei Soli. L’obiettivo sarà quello di effettuare un retooling attorno all'#1: dopo aver scambiato Durant il prossimo candidato ad uscire potrà essere Beal. Il Draft, inoltre, ha portato a Phoenix tre giocatori molto interessanti che potranno essere figure chiave del futuro prossimo dei Suns.

Tra Draft e Durant: come cambiano i Phoenix Suns?

La trade dell’ex stella di Supersonics, Thunder, Warriors e Nets ha portato in Arizona Dillon Brooks e Jalen Green, che fin da subito potrebbero apparire nello starting five di Phoenix. Brooks è il 3&D irriverente che conosciamo tutti: non è il giocatore più simpatico della lega ma è un difensore point of attack (quello che si occupa principalmente di infastidire il portatore primario avversario sulla palla passando su tutti i blocchi e cercando di limitarlo il più possibile) che ai Suns mancava da tempo e che inizi ad amare solo quando fa parte della tua squadra.

Jalen Green, invece, è un giocatore che deve ritrovare sé stesso. #2 assoluta nel Draft 2021, fino ad ora non ha avuto lo sviluppo che ci si aspettava. È un atleta clamoroso, è un mismatch che cammina grazie a un primo passo che può battere ogni difensore della lega, ma pecca terribilmente nelle letture e nella selezione di tiro. A Phoenix, però, l’ex Ignite non avrà la pressione di essere lo scorer principale del roster e nemmeno il portatore di palla primario. Che il nuovo ambiente, e le pressioni inferiori, possano agevolarlo a dare una sensibile svolta alla sua ancor giovanissima carriera?

Il Draft ha portato con la #10 Khaman Maluach, centro sudsudanese da Duke. Da quando è andato via Ayton (a Phoenix non viene certo ricordato con affetto), i Suns hanno sempre avuto tra i loro bisogni principali quello di avere un rim protector affidabile. Nurkic non lo è mai stato, e si è sempre percorso l’errore di spremere troppo Durant in difesa. Ora in Arizona c’è un lungo di 18 anni che dovrà ancora ambientarsi in NBA, ma che garantisce già una presenza nel pitturato di 218 centimetri di altezza e un’apertura alare di 227 cm. Sa proteggere bene il ferro, ha un’ottima velocità di piedi, ha tanta sensibilità (teorica) nelle mani.

Prima del secondo giro i Phoenix Suns avevano solamente scelte dalla 50º in poi, ma hanno eseguito diversi movimenti di mercato per salire e poter scegliere prima. Con la #31 da St. Joseph è arrivato Rasheer Fleming, ala versatile con tiro e un potenziale difensivo molto alto. Può essere una grande steal di questo draft. Con la #41, invece, da Kentucky è arrivato Koby Brea, probabilmente il miglior tiratore puro di questa classe draft. Ha segnato con il 47% dall’arco nella scorsa stagione in NCAA: a Phoenix potrà ritagliarsi un ruolo importante in uscita dalla panchina per migliorare le spaziature e punire le difese avversarie sugli scarichi.

Mark Williams e chi è in uscita da Phoenix

I Suns, la notte del draft, hanno anche speso due prime scelte per migliorare la propria batteria di lunghi e la propria rim protection arrivando a Mark Williams, ex Charlotte Hornets. Da un lato il suo arrivo potrebbe limitare lo sviluppo di Maluach, dall’altro potrebbe aiutarlo a dargli meno pressioni. Inoltre, Mark Williams è un giocatore molto injury prone: l’obiettivo primario dei Phoenix Suns sarà quello di sviluppare la propria scelta numero 10 del draft.

Oltre a Bradley Beal Phoenix lavorerà per scambiare anche Nick Richards, centro preso da Charlotte nella scorsa trade deadline, e almeno uno tra Grayson Allen e Royce O’Neale - con l’arrivo di Dillon Brooks, la presenza di troppo 3&D a roster rischia di essere ridondante. Non si può dimenticare Ryan Dunn, che entra nella sua stagione da sophomore dopo un’annata da rookie molto interessante in cui ha fatto intravedere istinti difensivi clamorosi.

La prima aggiunta in ordine di tempo al roster dei Phoenix Suns, nella prime ore della free agency, risponde al nome di Nigel Hayes-Davis: reduce dal triplete turco col Fenerbahce, con tanto di MVP delle finali di Coppa di Turchia ed Eurolega, per il 30enne dell'Ohio è il secondo stint in carriera in NBA dopo le esperienze nel 2018 tra Lakers, Raptors e Kings. Un ritorno voluto, col giocatore stesso a versare €1 mln nelle casse del Fener per pagare il buyout previsto nel contratto originariamente previsto sino al 30 giugno 2027.

Negli anni trascorsi in Europa si è progressivamente evoluto da specialista difensivo a scorer di volume, troppo rapido per essere marcato dai 4 sul perimetro e troppo stazzato per essere contenuto dai piccoli in avvicinamento a canestro. Non è da escludere che i Phoenix Suns gli richiedano di "tornare alle origini": di corpi da 203 cm x 103 kg, in NBA, ce ne sono a iosa, e saranno più le peculiarità tecniche che non quelle fisiche a determinare l'impatto di NGH nel reparto ali in Arizona.

La più grande lacuna rischia di essere quella della point guard. Il backcourt Devin Booker-Jalen Green è sulla carta offensivamente esplosivo, ma rischia di essere carente dal punto di vista del playmaking. Una point guard che possa togliergli compiti palla in mano e facilitare l’attacco sarebbe fondamentale. La rifirma di Tyus Jones avrebbe avuto molto senso, ma il 29enne del Minnesota ha siglato un annuale da $7 mln coi Magic in apertura di free agency: i Phoenix Suns si sono adeguati trasformando il two-way contract del 2024/25 di Collin Gillespie in un full garanteed annuale, al minimo salariale. Una mossa marginale, ma più che apprezzabile.

Sarà un’offseason importante per il nuovo general manager dei Suns Brian Gregory: finora ha dimostrato anche di muoversi molto bene, ma il cambio di strategia è stato attuato da pochissimo.

  • Nato nel nuovo millennio in provincia di Torino. Appassionato di sport, romanticismo, scrittura e di tutto ciò che è argentino.

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