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Ahanor Atalanta
, 1 Luglio 2025

L'alba di Honest Ahanor


Atalanta e Milan si sono innamorate del potenziale del 2008 cresciuto nel Genoa.

È eccessivo, pretendere di anticipare il futuro di una persona dandole un certo nome. Nomen omen, ma è il quotidiano a determinare la parabola dell’esistenza di ognuno, con piccole deviazioni che possono trasformarsi in svolte storiche in un battito di ciglia. Se il nome è una cosa che viene data e non viene scelta coscientemente da sé stessi, però, qualcosa dovrà pur dire. Non parlerà di te, ma magari dice qualcosa di chi ti ha messo al mondo, cosa si augura per te, cosa ha accompagnato il tuo arrivo. Perché, altrimenti, uno dovrebbe chiamarsi Honest Ovonramwen Ahanor?

Mamma e papà sono nati e cresciuti in Nigeria, ma arrivano in Italia nei primi anni 2000. Sono ad Aversa, provincia di Caserta, confinante con l’area metropolitana di Napoli, quando concepiscono e danno alla luce il primogenito. Il cognome è sistemato: Ahanor il padre, Ahanor il figlio. Il nome? Primo e secondo, come da prassi del popolo Edo.

Sulla trasposizione in italiano di Honest, pochi dubbi. Su quella di Ovonramwen, vale la pena un excursus, anche per giustificare i due paragrafi di cui sopra. Ovonramwen è il nome scelto dal 35° Oba del Regno del Benin a fine ‘800, l’ultima figura-guida prima del tragico arrivo del protettorato britannico, mandato in esilio dalla Corona in Nigeria con una spedizione punitiva di Sir Harry Rawson nel 1897 e morto a Calabar, cuore della Nigeria meridionale, nel 1914.

Un personaggio talmente influente per lo spirito comunitario dell’Africa subsahariana da risultare un riferimento anche per il popolo Edo, contagiato dal suo spirito di sopravvivenza e indipendenza. Tanto significativo da ispirare la scelta del secondo nome di un bambino nato a 6000 km di distanza e a 94 anni dalla sua morte.

Ecco perché uno dovrebbe chiamarsi Honest Ovonramwen Ahanor, quindi. “Onesto” e “Il Sole che sorge”, i valori e la visione che una coppia senza un impiego né una fissa dimora si augurano possa portare con sé il frutto del proprio amore. Nato il 23 febbraio 2008, la prima svolta nella carriera – e dunque nella vita – della famiglia Ahanor arriva nel 2013: Cristiano Francomacaro, "Lo Sciamano”, si accorge di lui durante allenamenti e partite organizzate dal suo Progetto Atletico Genova.

Francomacaro convince la mamma a trasferirsi a Genova col figlio di 5 anni, contando che il padre possa raggiungerli a breve: alla formazione scolastica e calcistica di Honest ci penserà il Genoa, che dal 2008 si affida a Francomacaro in quanto preparatore atletico e collaboratore tecnico di Allievi e Giovanissimi Nazionali.

[Ah, a proposito: Grand Hotel Calciomercato, sito il cui dominio appartiene a Gianluca Di Marzio, riporta un "bel rapporto di affetto e stima, conoscenza e rispetto che hanno avuto un peso non banale nella scelta del calciatore" in merito al comune trascorso di Honest e Ivan Juric, attuale mister dell'Atalanta, la più vicina al suo acquisto. Juric è stato allenatore dell'Under19 del Grifone nel 2010/11 (Ahanor era ancora ad Aversa) e nel 2013/14 (Ahanor aveva tra i 5 e i 6 anni), per poi guidare la prima squadra in vari periodi tra il luglio 2016 e il dicembre 2018 (Ahanor aveva tra gli 8 e i 10 anni). Non abbiamo controprove per dubitare della stima e del rispetto che si possano provare per un bambino delle elementari, ma sarebbe una coincidenza incredibile]

Ahanor Atalanta
Ahanor con Francomacaro (destra) e Don Roberto Fiscer (sinistra), "il prete più famoso di TikTok" con indosso una maglia dell'Atalanta, nel marzo 2025 (via IG @donrobertofiscer)

Dal 2013 all’estate 2024, Ahanor gioca sempre un paio d’anni sotto età. Sono il fisico, l’atletismo, la resistenza allo sforzo, l’adattabilità a più compiti differenti sulla fascia sinistra a renderlo più grande di quanto non dica la carta d’identità: principalmente difensore centrale ma anche terzino, laterale ed esterno offensivo, Honest ha impatto anche contro gente più vecchia. Anche perché, fun but not so fan fact, la legge italiana gli ha impedito di ottenere la cittadinanza tricolore prima dell'autunno 2023, escludendolo dai primi cicli di selezioni giovanili coi migliori coetanei "schivati" col Genoa.

Col 2024, ecco l’approdo all’ultimo stadio, il più piccolo tra i più grandi: Gilardino lo include nel ritiro precampionato di Moena, facendogli assaggiare il campo per una ventina di minuti nell’ultima amichevole contro il Monaco (4 agosto).

Da lì in avanti, le tappe vengono bruciate con ancor più fretta: prima convocazione per una gara ufficiale (Genoa-Reggiana, 9 agosto 2024), prima panchina in Serie A (Genoa-Inter, 17 agosto), inserimento in pianta stabile nella rosa della prima squadra. 5 punti nelle prime 5 partite di A e la sconfitta ai rigori in Coppa Italia con la Samp non rappresenterebbero l'inizio di stagione “ideale” per far giocar titolare un 16enne contro la Juventus, ma il contesto è talmente surreale da fare il giro e trasformarsi in una bolla così irreplicabile da non lasciare scorie eventualmente così negative.

Il 28 settembre 2024, il Ferraris è a porte chiuse, per gli strascichi disciplinari del derby della Lanterna di pochi giorni prima; Gilardino è già sulla graticola, senza il potenziale garantito nella stagione precedente da individualità come Retegui e Gudmundsson. Quasi nulla da perdere, per i rossoblù: come potrà andare peggio di così, per non buttare Ahanor nella mischia?

Inizia così la storia di Honest Ovonramwen Ahanor in Serie A: 69’ contro la Juventus in uno stadio vuoto, seguiti dai 20’ in uscita dalla panchina nel nebbione di Parma di un paio di settimane dopo. A 16 anni, 7 mesi e 5 giorni, è il primo 2008 a giocare da titolare in A – a fine stagione sarà il 4° più giovane esordiente dei top5 campionati europei nel 2024/25 – ma, impennatesi in men che non si dica, le quotazioni di Honest calano altrettanto rapidamente.

La sosta per le Nazionali allontanano Gilardino da Genova, col passaggio alle indicazioni di Patrick Vieira e l’abbandono del centrocampo a 5, unica disposizione tattica in cui la combinazione di corsa e verticalità di Ahanor sembrano permettergli di tenere il campo contro gente del doppio dei suoi anni. Non solo: un infortunio in allenamento suggerisce di intervenire chirurgicamente per ricucire il menisco interno ed esterno del ginocchio sinistro.

Tra riabilitazione e ricadute muscolari, Honest non gioca da fine novembre 2024 a metà aprile 2025: poco meno di 5 mesi, che per uno come lui equivalgono però al 2,5% circa della vita vissuta. Un’ora di rodaggio da braccetto sinistro nella vittoria del derby di Primavera 1 e poi subito minutaggio in A: 22’ più recupero nella sconfitta in 10vs10 con la Lazio, 67’ a Como, 18’ più recupero con immediata rimonta subita col Milan, 78’ con autorete di Meret procurata nello psicodramma causato al Maradona di Napoli.

Poco più di 270’ in Serie A, per far balenare l'idea ad Atalanta, Milan e Monaco di investire decine di milioni di € - dovrebbe averla spuntata l'Atalanta, per un esborso complessivo vicino ai €20 mln. Per sostituire numericamente Matteo Ruggeri, Theo Hernandez o Ismail Jakobs. Per capire quanto sia ormai fuori categoria per i campionati giovanili e si abbia a che fare già con un professionista.

Il potenziale di Honest Ahanor

Facendo lo sforzo di considerare un minorenne per quello che è oggi e non immaginandosi la sua evoluzione nei prossimi mesi - se non giorni, visti i sempre più ridotti tempi di adattamento delle nuove generazioni alla realtà circostante -, il calcio di massimo livello odierno vede Ahanor come un esterno di piede mancino a cui affidare la maggior copertura possibile sulla fascia sinistra.

A prescindere dal contesto tattico specifico in cui sarà inserito dal 2025/26 in avanti, i motivi per considerarlo già oggi un giocatore-che-sa-stare-in-campo-in-A non mancano.

Cosa colpisce, innanzitutto? Le doti in pressione alta. Contro il Como, impiegato da Vieira come esterno sinistro alto del 4-1-4-1, il suo compito era alzarsi in prima linea senza palla, aggredire le ricezioni del centrale difensivo destro di Fabregas (Goldaniga) e aggredire addirittura i retropassaggi su Butez. Da questo punto di vista, Ahanor ha una predisposizione “ottimista”, quel misto di stupida incoscienza e scommessa sull’errore altrui che porta gli attaccanti a essere nel posto giusto e nel momento giusto se capita la frittata difensiva.

Come spiegare sennò questa accelerazione disperata, pallonata in faccia sul rinvio del portiere compresa?

Non potendo basarsi su un campione dal volume significativo per capire se questa qualità ed efficacia saranno scalabili su porzioni di gara sempre più ampie e costanti, tocca accontentarsi dei flash. E la sensazione è che, in fase di pressing, Ahanor si trovi più a suo agio ad aggredire la ricezione avversaria tanto più lontano (e con più rischio di essere saltato col primo controllo) è dalla propria porta.

Meglio sprintare in avanti a 80 metri da Gollini per mordere le caviglie a Danilo rispetto a prendere contatto con Nico Gonzalez e Conceição quando questi sono ancora spalle alla porta; meglio non lasciare sereno Giovanni Di Lorenzo nel liberarsi nel corridoio interno che non adeguarsi ai cambi di campo di e per Politano - nella trasferta a Napoli, Ahanor ha giocato per i primi 60' da terzino sinistro e per gli ultimi 18' da "mezzala sinistra" in un 4-3-3 in fase di non possesso, con Pinamonti ad allargarsi a sinistra su Rrahmani per pareggiare la prima costruzione campana.

Differenze tra il primo Ahanor e l'ultimo Honest visto in A - paradossale, se si parla di un ragazzino tra i 16 e i 17 anni, ma che spiega al meglio la pazienza che si dovrebbe avere nel "fotografare" un calciatore in via di sviluppo - se ne sono apprezzate diverse, soprattutto in componenti "marginali" del gioco senza palla.

Il gioco aereo, anche grazie a una fisicità più strutturata (oggi l'italiano è listato 184 cm per 79 kg: non è detto che non possano aggiungersi centimetri e kili già nei prossimi mesi, ma è sicuro che ce n'erano alcuni di meno nell'autunno 2024), è diventato da negativo a neutro: se a Como viene sbilanciato da Ikoné (non esattamente Milan Djuric), e a Parma è Man a prendergli il tempo, contro Milan e Napoli riesce a non essere sovrastato da Musah e Zambo Anguissa.

Al miglioramento della postura su palle alte si aggiunge una miglior comunicazione coi compagni che difenderebbero alle sue spalle e che, per i meccanismi di scalate in avanti, contano sul suo ripiegamento. In queste situazioni mezzo-e-mezzo, Vasquez e Aaron Martin non hanno trovato un Ahanor attento nell'intuire il bisogno di colmare il loro buco se portati fuori posizione da Koopmeiners (Juventus) e Strefezza (Como), ma hanno trovato un Honest rapido nel sostituirli in ultima linea sulle transizioni avversarie se non riuscivano a contrastare Pulisic (Milan) e Politano (Napoli).

Quello che già oggi lo renderebbe un "quinto" affidabile è proprio questo aspetto: la tendenza a coprire il corridoio interno di sinistra per mantenere la parità/superiorità numerica in fascia centrale, lo stringere "eccessivo" su lato debole ma utile per mettere un corpo in più tra i tagli verticali profondi e la propria linea di porta.

Il timing per il salvataggio decisivo "spettacolare" è dote naturale.

In cosa invece Ahanor è un giocatore ancora tutto da fare, in non possesso? Nella gestione orizzontale e in arretramento dell'1vs1. L'impressione è che vada in difficoltà se puntato a prescindere da cosa faccia l'avversario diretto: un punto di partenza "positivo", se si ritiene che sia un discorso di stabilità generale sugli appoggi e di movimento delle anche. Per un atleta impiegato spesso negli anni precedenti come difensore centrale, abituato a risolvere una situazione con una scivolata e non con un contrasto in piedi, i margini per nascondere il baricentro alto nei duelli individuali per trasformarli in confronti sul lungo più che sul corto/stretto ci sono.

Se si vuole immaginare Ahanor in un contesto di alto livello, è obbligatorio prendere anche in considerazione cosa possa aggiungere alle sue future squadre in fase di possesso. Nell'immediato, è difficile considerare Honest troppo coinvolto a più di un tocco lontano dalla linea laterale di sinistra (piccolo plus: pur non al livello di Kayode o Dumfries, la catapulta da rimessa laterale è una di quelle che potrebbe trasformarlo in battitore di corner "aggiunti"): il decision making sulla trequarti avversaria è territorio inesplorato, così come la fiducia nel proprio piede debole.

Nei quasi 300' in A si contano appena 5 tentativi di passaggio (figurarsi dribbling o tiro!) col destro: cross zappato con la Juventus, verticalizzazioni di prima "contiane" con Como e Napoli intercettate dagli avversari, appoggio orizzontale per Frendrup al Maradona stoppato a fatica dal danese, retropassaggio "da riscaldamento" per Vasquez nel 2-2 in Campania.

Impiegato sempre il più largo e il più alto possibile in costruzione da Gilardino e Vieira, la sensazione è che il gioco associativo di Ahanor sia da sgrezzare (molto) ma non da inventare dal nulla: la gittata del mancino non è da sottovalutare (contro la Lazio ha persino battuto un calcio d'angolo!) e la sensibilità per controllare i traversoni in corsa sembra appartenere al potenziale bagaglio tecnico.

A spalancare orizzonti ancor più rosei, però, è l'istinto di Ahanor di finire l'azione: se nei 70 metri tra le aree è meglio che stia il più largo possibile, negli ultimi 16 metri Honest pare attratto magneticamente dal secondo palo. Ci arriva di prepotenza, coi tempi giusti: ci arriva, anche se la poca lucidità e compostezza d'esecuzione vanifica ancora il tutto, ma con Parma (è a due passi dal tap-in di Pinamonti per lo 0-1 decisivo), Como e Napoli si è rivelato almeno un paio di volte a partita un elemento agitatore, che condiziona le scelte e le reazioni drastiche della difesa avversaria.

Come scivola in orizzontale per riempire meglio l'area prima del nuovo cross, come si fa sfilare per attaccare con più libertà il traversone dalla trequarti: tutti i movimenti nell'azione dell'1-1 a Napoli non dovrebbero appartenere con così tanta naturalezza a un 17enne "di fascia" in casa della capolista della Serie A.

Godersi la nascita di qualcosa fin dall'inizio è complicato, perché serve fatica e una certa dose di fortuna per individuare proprio quel momento. Farlo pure con pieno gusto è occasione ancor più rara, riservato ai momenti della vita in cui le responsabilità pesanti appartengono a un imprecisato futuro. Forse solo l'alba di un giorno d'estate da giovani, coi piedi nella sabbia e le spalle strette in una felpa. L'alba di un Sole che sorge. L'alba di Honest Ovonramwen Ahanor.

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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