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Wimbledon 2025
, 29 Giugno 2025

5 giocatori da seguire a Wimbledon 2025


Altresì detto: 5 tennisti non mainstream che potrebbero stupirvi a Wimbledon.

La platea del tennis si è allargata parecchio, così come la gente che ne parla e ne scrive. I maniaci di vecchia data sono felici ma anche un po’ diffidenti, perché hanno già capito da tempo l’essenza dell’argomento, riassumibile in una sorta di “più ne so, meno ne so” che a volte li riduce a un silenzio contemplativo.

E così è l’avvicinarsi inarrestabile, battito dopo battito, dell’evento degli eventi, quello che scandisce gli anni come la vecchia pendola che il nonno carica tutte le sere. Ovviamente i suddetti maniaci seguono con piacere perverso qualsiasi sordido challenger guatemalteco, però Wimbledon è sempre Wimbledon e sarà sempre Wimbledon finché morte non ci separi. Impossibile non provare questo brivido, impossibile non ammutolire almeno un po'.

Scorrendo con la mente i ricordi degli anni scorsi, abbiamo temuto di esserci svegliati nel giorno della marmotta, se è vero che le ultime due edizioni hanno presentato lo stesso vincitore - Alcaraz - e lo stesso sfidante - Djokovic. Però sotto quest’apparenza, le differenze ci sono eccome. Due anni fa Novak è stato letteralmente scacciato dal trono mentre l’anno scorso partiva dietro, da poco operato al menisco, e ha sfiorato il miracolo contro l’ispanico, nel frattempo diventato onnipotente.

Sinner, l’ultimo terrestre capace di battere Alcaraz sui campi di Wimbledon (6-1, 6-4, 6-7, 6-3 nella masterclass del 3 luglio 2022) due anni fa ha perso dal serbo in semifinale, nettamente, mentre l’anno scorso, partendo favorito secondo tanti, ha pagato dazio al malessere nei quarti con Medvedev, avversario abbordabile.

Al momento invece le gerarchie sono chiare, pure troppo: il threepeat di Carlos, campione in back to back sia a Wimbledon che a Parigi, è l’opzione più probabile, mentre tutti gli altri giocano a un salutare nascondino. Persino Jannik - che potrà affrontare l’uomo di Murcia soltanto in finale - viaggia a fari spenti, marcato stretto dai tre match point falliti parigini, dalle cannonate di Bublik ad Halle e dai cambiamenti improvvisi nello staff. Per una volta le aspettative non lo perseguiteranno, magari saprà approfittarne.

Nole medita l’ennesima resurrezione, mentre gli altri big o presunti tali si godono questa strana condizione di underdoghismo diffuso. Ma queste dissertazioni rimandano alla seconda settimana: noi maniaci di vecchia data, invece, puntiamo l’occhio di bue sui primi turni, perché non c’è niente al mondo come i primi turni di uno Slam, anche nell'ambiente unico e atipico di Wimbledon: un’abbuffata, un’orgia, un sogno proibito che puntualmente si realizza.

A noi piacerà applaudire Fognini mentre Alcaraz gli cava le ossa di dosso, ameremo persino il diversamente promettente Fritz vs Mpetshi Perricard, ci alzeremo sul divano per onorare un Monfils vs Humbert o un Gaston vs Mensik non qualunque e soffriremo senza esitare per lo scontro doloroso tra Zeppieri e Shintaro Mochizuki, per citare solo i casi più eclatanti del 1T di questo Wimbledon.

Ed ecco che, come da tradizione (se volete farvi due risate, qui ci sono i precedenti, spesso ma non sempre del tutto peregrini), vi raccontiamo 5 nomi di nicchia, cinque teste che forse cadranno presto in questo WImbledon ma che guarderemo perché ci stuzzicano, perché ci stimolano, perché ci gasano e soprattutto perché siamo dei maniaci di vecchia data, che distinguono gli anni passati della vita reale abbinandoli ai ricordi di Wimbledon. Eccoli qua. (di Nicola Balossi)

Daniel Evans

Sembrava sparito, morto, disperso. E non è una novità per questo venerabile maestro che ne ha passate di cotte e di crude tra infortuni, incidenti con la cocaina e periodi bui. Ma lui nelle vene ha più tennis che sangue, e non sfugge alla legge del vino rosso, quello buono: invecchiando migliora. I risultati più eclatanti li ha colti da over 30: classe 1990, ha vinto i suoi due titoli ATP nel 2021 (Sidney, contro Auger Aliassime) e nel 2023 (Washington, contro Griekspoor), oltre a raggiungere la semifinale 1000 di Montecarlo nel 2021 e di Montreal nel 2022.

È uno che ha sofferto in campo e fuori; grande talento e mano fatata su un fisico lontano da quello dei super atleti contemporanei, intelligenza di gioco sopraffina che si scontra con un’atavica discontinuità. E gli immancabili fantasmi, che in ogni caso ha saputo tenere a bada meglio dopo la squalifica del 2017, trovando una maggiore stabilità emotiva e una carriera di tutto rispetto.

I cultori della materia non possono dimenticare il suo match del 10 marzo 2021, in quel di Doha: degno coprotagonista del ritorno di Roger Federer dopo quattordici mesi di assenza e due operazioni al ginocchio, ha dato vita a una partita unica nel suo genere, ricca di emozioni e lampi di genio, ma anche svarioni inopinati, che il Re ha portato a casa in tre set, 2 ore e 24 minuti.

Per tornare dove abbiamo iniziato, tra il 2024 e il 2025 Evans ha avuto un tracollo nel ranking fino al numero 164, e ha combinato ben poco oltre all’epica vittoria con Khachanov al primo turno degli ultimi Us Open: cinque set, tre tiebreak, 5 ore e 35 minuti di pura follia, condita di crampi e riassunta dal commento finale: “I don’t really want to do that again!”.

Bene, dopo una lunga apnea fra Challenger e qualificazioni ATP, l’abbiamo rivisto bello sull’erba: trucchi magici, variazioni e uno slice che può ipnotizzare e sancire una pace estetica tra chi guarda e il mondo guerrafondaio che ci ritroviamo. Ha battuto Tiafoe al Queen's e soprattutto Tommy Paul a Eastbourne, raggiungendo i quarti. È in fase calante, ma forse è per questo che lo amiamo ancora di più e vogliamo godercelo finche c’è, anche a questo Wimbledon.

A Wimbledon, dopo il derby con Clarke, potrebbe incrociare Novak Djokovic, e qui la cosa si fa interessante, perché Dan è uno dei pochi che può vantare un saldo positivo negli scontri diretti con lui; nell’unico precedente, infatti, ha fatto impazzire l’allora numero uno con tutto il suo arsenale di serve and volley e arti varie. Difficile replicare nelle condizioni londinesi, ma a scanso di equivoci meglio guardarla, che a Wimbledon tutto è possibile. (di Nicola Balossi)

Alexei Popyrin

Uno dei campioni 1000 più strani e inaspettati degli ultimi anni. Con il successo a Montreal e la vittoria agli US Open contro Novak Djokovic, Alexei Popyrin ha coronato un 2024 ai limiti dell’incredibile. In Canada, l'australiano ha completato una run da perenne sfavorito, battendo in ordine: Machac, Shelton, Dimitrov, Hurkacz, Korda e Andrej Rublev. Popyrin l'ha descritta, manco a dirlo, come "la settimana più bella della mia vita".

L’inizio di questa stagione è stato travagliato, ma dopo una parentesi sul rosso tutto sommato soddisfacente (quarti di finale a Ginevra e quarto turno al Roland Garros), il classe ’99 australiano ha raggiungo il suo best ranking alla posizione 21. Un traguardo mica da poco per uno che, solo un anno fa, si trovava alla 62^ posizione della classifica ATP.

Quest’anno nei tornei pre-Wimbledon non è arrivato molto lontano, ma ha comunque fatto vedere belle cose al secondo turno del Queen’s contro Jack Draper, perdendo solamente al tiebreak del terzo set, e contro Zizou Bergs a ‘s-Hertogenbosch, arrendendosi anche qui all’ultimo parziale. Tre match ufficiali sull'erba non costituiscono di certo un campione affidabile, ma la sensazione è che un Popyrin in forma possa dare fastidio a quasi tutti gli altri 127 in tabellone a Wimbledon.

Il suo gioco, come dimostrano i risultati, si adatta bene a tutte le superfici, e anche se l’erba è il terreno che predilige meno, il servizio e la disinvoltura a rete uniti all’affidabilità da fondocampo costituiscono un ottimo pacchetto per presentarsi all’All England Club di Wimbledon con ottimismo. La testa, o meglio la convinzione, va e viene, ma la speranza è che gli ultimi buoni risultati gli abbiano conferito fiducia in se stesso e consapevolezza nei suoi mezzi.

Lo scorso anno ha salutato Wimbledon al terzo turno sconfitto in quattro set da Djokovic, mentre questa volta, al R3, gli toccherà con ogni probabilità Daniil Medvedev, sconfitto in finale da Bublik ad Halle. Prima però, il classe 2002 inglese Arthur Fery e poi il vincente tra il nostro Luciano Darderi e Roman Safiullin. L’obiettivo è sicuramente arrivare al numero 1 russo e lì provare a giocarsi un pass per la seconda settimana, poi chissà.

Non uno scenario impossibile, visto che l'ultimo successo insperato contro Djokovic arrivò proprio al terzo turno di uno Slam, in quel caso gli US Open. E come se non bastasse, lo avevamo consigliato anche lì. E allora noi, al posto di Medevdev, preferiremmo non incontrarlo. (di Matteo Petrera)

Jacob Fearnley

Era proprio a Wimbledon, un anno fa, che abbiamo visto affacciarsi sul circuito per la prima volta questo ragazzo scozzese, quando praticamente nessuno sapeva chi fosse. Jacob Fearnley è il fresco vincitore del Challenger di Nottingham e arriva ai Championships 2024 da numero 277 del ranking mondiale, con zero partite disputate a livello ATP, sfruttando una Wild Card in quanto tennista britannico.

La vittoria contro Moro Canas gli fa guadagnare come premio una partita sul Centrale di Wimbledon contro un signore che questo torneo lo ha vinto per 7 volte: Fearnley, sul campo più prestigioso al mondo, perde ma strappa un set a Novak Djokovic, dimostrando di saper giocare un tennis validissimo sull'erba e anche di avere una discreta personalità.

Nel giro di un anno il tennista di Edimburgo scala più di 200 posizioni nella classifica mondiale, vincendo altri 3 Challenger (tutti sul cemento), ma collezionando anche una ventina di partite a livello ATP, arrivando a lambire addirittura la top 50 (al momento è 51). Nonostante la pochissima esperienza nel circuito, Fearnley non è proprio un ragazzino (compirà 24 anni due giorni dopo la fine del torneo), ma è il late bloomer che approda nel circuito qualche anno più tardi, dopo l'esperienza giovanile nei college, il che spiega la classifica così bassa durante lo scorso Wimbledon.

Oggi, alla vigilia dei Championships, non è più un carneade, ma il tabellone gli ha riservato subito un ragazzo più giovane di lui, che non ha decisamente bisogno di presentazioni: il primo turno tra Fonseca e Fearnley, oltre a essere probabilmente il più interessante del tabellone (e quindi il consiglio è comunque di non perderlo), rischia di riservare una sorpresa.

Mentre tutti aspettano Fonseca, come da qualche mese a questa parte, la superficie di Wimbledon e il tifo britannico potrebbero agevolare Jacob Fearnley, che ha le sue chances di prendersi subito lo scalpo del wonderkid più atteso del circuito. Dategli fiducia. (di Marco Bellinazzo)

Alejandro Davidovich Fokina

Alzi la mano chi, anche solo all'inizio di questa stagione, avrebbe mai pensato che Davidovich Fokina potesse arrivare a Wimbledon con più punti nella race rispetto a tennisti come Fritz, Tsitsipas, Tiafoe, Khacanov, solo per dirne alcuni. Il diciassettesimo posto nella Race (28 nella classifica mondiale) è il simbolo di una stagione sorprendentemente buona per uno dei tennisti più imprevedibili di tutto il circuito, da cui tutto ci aspettavamo, tranne che iniziasse a trovare continuità di risultati a 26 anni.

Nessun titolo, è vero, ma due finali perse sul cemento tra gennaio e febbraio, dopo aver raggiunto la seconda settimana agli Australian Open all'inizio dell'anno. Sulla terra rossa centra le semifinali a Monte Carlo, sull'erba a Eastbourne, dimostrando dimestichezza (seppur sempre un po' intermittente) con tutte le superfici.

Che lo spagnolo abbia un talento importante lo si pensa da anni: a ventidue raggiunge il suo best ranking alla posizione numero 21, gioca i quarti al Roland Garros, e a ventitré va in finale a Monte Carlo, sempre con un gioco aggressivo e imprevedibile. Spesso però questo talento ha faticato a esprimersi, soprattutto a causa di limiti mentali e forse anche tattici che hanno un po' bloccato la sua crescita.

Il 2025 però sembra essere l'inizio di una redenzione, una stagione in cui Davidovich Fokina ha ritrovato credibilità e competitività su tutte le superfici e che può essere la base di una ripartenza: l'occasione a Wimbledon c'è. Il sorteggio infatti non è stato malvagio con lui, che arriva in Inghilterra come testa di serie numero 26: Brandon Holt in primo turno, uno tra Arnaldi e Van de Zandschulp in secondo turno, e all'orizzonte una potenziale sfida con Fritz al terzo turno che potrebbe rivelarsi non banale. Dipende da lui, seguiamolo.

Gabriel Diallo

La perfetta definizione di “ascesa”, in questo Wimbledon, la rappresenta proprio il classe 2001 di Montreal. Se ne era già sentito parlare nel 2022, quando debuttò nella fase a gironi in Coppa Davis, guadagnandosi dunque un posto nella già storica spedizione canadese che ha vinto il titolo per la prima volta.

Qualcuno se lo ricorderà meglio per l’edizione dell’anno successivo, dove conquistò il primo successo contro un top-20 battendo Musetti. La sua grande scalata, fatta a piccoli passi, inizia nettamente nel 2024: l’esordio in un tabellone Slam (al RG contro Nishikori), il terzo turno agli US Open battendo una testa di serie (Fils), la prima finale di un torneo ATP (il 250 di Almaty contro Khachanov).

I suoi ultimi sei mesi sono l’immagine di una crescita definitivamente sbocciata. Fa un’ottima figura sulla terra di Madrid, battendo Bergs e Dimitrov per poi arrendersi soltanto a Musetti ai quarti. L’arrivo al Major sull’erba, però, è ancora meglio: il classe 2001 sprigiona tutto il suo potenziale vincendo il primo titolo ATP (250) sulla stessa superficie, a ‘s-Hertogenbosch, vincendo tra gli altri contro Khachanov, Humbert e contro lo stesso Bergs in finale.

L’impennata del rendimento di Diallo è testimoniata dalla posizione nel ranking, 41esima - mai così alta per lui. I suoi 203 centimetri ne fanno un giocatore atipico (sicuramente ha grandi tratti distintivi anche estetici, come un capello biondo fluo decisamente particolare), forse apparentemente scoordinato, ma più completo di quanto si possa pensare.

Un grande punto di forza è il servizio, potente e preciso, che gli permette di accumulare tanti punti con i propri vincenti. Ottima la percentuale di punti vinti con la prima (83%), ma stupisce anche il dato con la seconda, che supera la metà (52%). Si trova spesso a ricevere oltre la linea di fondo campo, anche se in difesa ancora non spicca quanto in attacco. Ma la sua forza è proprio la capacità di variare il proprio gioco, con grande attenzione ai momenti dell’incontro.

Alle spalle di Auger-Aliassime e Shapovalov, il Canada offre un altro ragazzo estremamente interessante e arrivato ai vertici a una velocità impressionante, ma solo dopo un percorso completo e studiato. Diallo ha mosso i passi giusti per diventare grande, lo confermano i recenti risultati che -per la prima volta- caricano il suo tabellone per Wimbledon di una qualche aspettativa.

Al primo turno c’è la possibilità di vendicarsi contro Altmaier (precedenti 2-0 per il tedesco, si ricorda l’incontro dell’anno scorso in Davis decisivo per il passaggio della Germania), poi gli incroci prevedono un certo Taylor Fritz. Non sarà facile ripetere gli ottimi risultati degli scorsi mesi, contando che l’americano ha appena vinto Eastbourne ed è un giocatore di altissimo livello su erba, ma il canadese merita una chance dopo le buone impressioni dell’ultimo periodo. E visto lo stato di forma, al momento, può rappresentare una minaccia per tanti, forse anche per Altmaier e Fritz. Poi chissà. Il futuro lo aspetta ancora più in alto, magari già dal post Wimbledon. (di Niccolò Masini)

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