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Lione textor
, 25 Giugno 2025

Perché il Lione sta finendo in Ligue2


Come il Lione è passato da dominare il calcio francese alla retrocessione d'ufficio in Ligue2.

Appena un paio di mesi fa, quando Lacazette e Cherki segnavano due gol in cinque minuti a Old Trafford portando il Lione sul 2-4 in casa del Manchester United e a un passo dalla finale di Europa League, non sembrava possibile che si trattasse di una società in agonia, a un passo dalla crisi finanziaria più grave della sua storia.

Quando poi Bruno Fernandes, Mainoo e Maguire hanno ribaltato di nuovo il risultato negli ultimi sette minuti del secondo tempo supplementare, sembrava impossibile pensare che quella sconfitta non sarebbe stato il momento più drammatico dell'anno. Invece, a qualche settimana da una finale sfiorata, la situazione precipita ancora: l'Olympique Lione è retrocesso d'ufficio in Ligue2 a causa dei problemi di bilancio (o meglio: ha confermato la retrocessione minacciata a novembre 2024, visto che non sono stati raggiunti gli obiettivi di risanamento finanziario). La società ha ancora una settimana di tempo per fare ricorso ma, secondo L'Équipe, il salvataggio in extremis da parte del tribunale appare poco probabile.

Esattamente tre anni fa, il 20 giugno 2022, con un conciso comunicato sul proprio sito l'Olympique Lione annuncia che Jean-Michel Aulas (proprietario e presidente dal 1987) e altri soci di minoranza hanno ceduto il 66% parte delle loro quote a Eagle Football Holdings, il contenitore per multiproprietà calcistiche dell'imprenditore statunitense John Textor, proprietario da circa un anno del Crystal Palace e da pochi mesi anche di quote maggioritarie di Botafogo e Molenbeek, che poi a dicembre dello stesso anno completerà l'acquisizione.

Un'operazione criticata da chi vede - con buone ragioni - le multiproprietà come un grave problema per il sistema-calcio mondiale, ma che nella visione più ottimista avrebbe portato a Lione una gestione ambiziosa e contemporanea, un ricambio necessario dopo 36 anni di presidenza (straordinariamente vincente, ma oramai consunta) di Aulas.

Diceva mia nonna, con un'espressione tanto conservatrice quanto efficace: "spesso il meglio è nemico del bene". Per quanto questa sia un'affermazione quasi estremista e provocatoria nella sua prudenza, sembra descrivere con precisione ciò che è accaduto al Lione in questi ultimi tre anni. La freschezza di idee e di capitali che Textor avrebbe dovuto portare dagli USA a Lione per dare una nuova dimensione, "un nuovo capitolo nella sua formidabile storia" come ha dichiarato lo stesso Aulas - la nuova (multi)proprietà ha minato definitivamente la precaria stabilità che, nonostante i problemi e i tagli al bilancio, mantenevano a galla - anzi, mantenevano competitivo - l'OL.

L'era Aulas

Tutto è iniziato nel 1987, quando il quarantunenne Jean-Michel Aulas, imprenditore lionese e fondatore di Cegid (all'epoca una start-up di software gestionali, ad oggi un'azienda affermata con più di 4000 dipendenti e oltre 500 milioni di fatturato), ha accettato di diventare proprietario e presidente dell'Olympique Lione per "fare un servizio alla città". Il Lione di fine anni Ottanta era in una situazione disastrata, pieno di debiti e in seconda divisione, e non aveva mai avuto un ruolo di primo piano nel calcio francese: all'epoca aveva in bacheca soltanto tre Coppe di Francia nel '64, nel '67 e nel '73.

Due anni dopo il suo arrivo il club ha i conti in ordine e, soprattutto, centra la promozione in Division 1 (diventerà Ligue1 solo dal 2002/2003) e un quinto posto che significa Coppa UEFA alla prima stagione in massima serie. Quattro anni più tardi, nel 1994/1995, arriva secondo e ottiene la prima, storica, qualificazione in Champions League. Le grandi soddisfazioni, però, arrivano nel decennio successivo: dal 2001 al 2008 il Lione sembra imbattibile: sette campionati consecutivi, sei supercoppe francesi, una Coppa di Lega, una Coppa di Francia e ottimi risultati anche in Europa, con diversi accessi ai quarti di finale di Champions.

La gestione del Lione, per Aulas, non doveva fermarsi al calcio maschile. L'OL è una polisportiva e nella sua visione tutti i suoi rami dovevano crescere in parallelo. In particolare, grazie a una visione pioneristica per il calcio europeo, Aulas voleva che anche la sezione di calcio femminile dell'Olympique Lione diventasse la migliore di Francia e, magari, del mondo, riuscendo perfettamente nell'impresa: dalla fondazione nel 2004, le Fenottes hanno vinto 18 titoli francesi, 8 Champions League, 10 coppe di Francia e un mondiale per club. Il vero punto di forza di Aulas, quantomeno da un punto di vista imprenditoriale, è stata l'ascesa finanziaria del Lione. Durante i suoi 36 anni di presidenza, il valore della società è cresciuto da 2 a oltre 300 milioni, a cui si aggiunge la costruzione di uno stadio di proprietà da 480 milioni e 60'000 posti a sedere - il Parc Olympique Lyonnaise - e dell'adiacente OL Vallée, un centro di allenamento all'avanguardia di dieci ettari.

Stadio Lione
Il Parc Olympique Lyonnaise e il centro di allenamento adiacente

Nell'ultimo ventennio, visti gli investimenti in infrastrutture e la ridotta crescita economica del club dovuta anche alla schiacciante ascesa del Paris Saint-Germain, Aulas ha scelto con successo di cambiare rotta e puntare tutto sull'eccellente settore giovanile che ha prodotto e continua a produrre calciatori di altissimo livello a ritmo rapido e costante. Dal 2008 a oggi, le giovanili del Lione hanno sviluppato, portato in prima squadra e rivenduto a caro prezzo molti giocatori di primissimo livello. Tra i tanti, ricordiamo Benzema, Ben Arfa, Umtiti, Lacazette, Martial, Tolisso, Fekir e Chekri. Secondo un rapporto dell'Osservatorio calcistico del CIES all'inizio del 2022, solo Benfica, Real Madrid, Monaco e Ajax, nello stesso periodo, hanno incassato più del Lione dalla vendita di giocatori formati all'interno del club.

Nel 2020, la società di consulenza KPMG ha pubblicato un documento intitolato The European Elite, incentrato sui 32 club europei più importanti, in cui sosteneva che cinque anni precedenti il valore d'impresa del Lione era aumentato, in termini percentuali, più di qualsiasi altra squadra europea (+193%), nonostante non vincesse un titolo da oltre dieci anni e soffrisse la competizione sportiva e soprattutto finanziaria delle proprietà qatarine e russe di PSG e Monaco. La cessione a Eagle Football Holdings, dunque, avrebbe dovuto essere lo zenit di questo processo di crescita trentennale. Oltre 800 milioni di euro incassati da Aulas, che sarebbe comunque rimasto per tre anni proprietario dell'8% della società e con importanti ruoli dirigenziali per accompagnare la transizione.

Il passaggio alla Eagle Football Holdings di John Textor

Nel 2022, al momento della cessione, la situazione finanziaria del Lione non era così rosea quanto due anni prima. La pandemia di covid-19 e la conseguente perdita delle entrate di matchday e biglietti e l'interruzione dei pagamenti da parte di Mediapro - l'emittente televisiva che deteneva in esclusiva i diritti di trasmissione della Ligue1 - hanno colpito duramente tutte le società francesi. Inoltre, a seguito della pandemia, la federazione francese aveva deciso di chiudere i campionati congelando le posizioni al momento dell'interruzione di marzo 2020. Il Lione si trovava al settimo posto in classifica, fuori dalle coppe europee per la prima volta dal 1994.

Come scriveva Nicola Lopuzone in un articolo uscito su Sportellate all'indomani dell'aggressione subita dalla squadra che aveva ferito Grosso al viso, "nel 2019 la gestione tecnica del club viene affidata a Juninho Pernambucano che, come prima scelta, decide di mollare a furor di popolo il calcio poco ambizioso di Bruno Genesio per affidarsi ad un esordiente come Sylvinho. L’attuale ct dell’Albania non riesce a creare i presupposti per implementare il calcio posizionale da cui il direttore sportivo era rimasto abbagliato: dopo 8 punti in 9 partite viene esonerato e rimpiazzato da Rudi Garcia. Chiesa rimessa al centro del villaggio, solidità e identità restituite alla squadra, permettendo una rapida risalita della classifica. Poi arriva il lockdown e la scelta di non riprendere il campionato, congelando le posizioni in classifica prima dello stop. Il Lione si trova al settimo posto, in risalita, e con un ottavo di finale di ritorno da disputare contro la Juventus partendo da un goal di vantaggio. Ma la scelta della federazione francese fa crollare improvvisamente il castello: il Lione tornerà a giocare ad agosto in Champions League prendendosi lo scalpo di Juventus e Manchester City, ma sarà l’ultimo momento di gioia per i tifosi."

Il crollo delle entrate legate a coppe e diritti televisivi ha causato perdite nette di oltre 150 milioni di euro nel 2020-21 e nel 2021-22, dando avvio a una spirale finanziaria negativa che, ovviamente, si è ripercossa sui risultati sportivi. Inoltre, a causa di radicali divergenze nella gestione e nella visione del club, Jean-Michel Aulas ha detto addio anticipatamente, lasciando il Lione completamente nelle mani della nuova e inesperta proprietà dopo pochi mesi dal loro ingresso. Nelle ultime tre stagioni, il Lione è arrivato ottavo, settimo e sesto, qualificandosi all'Europa League solo nel 2023/2024 grazie alla finale di Coppa di Francia. In questa situazione, la società si è dovuta affidare sempre più massicciamente al player trading, che ha comunque continuato a fruttare - dal 2020 a oggi le cessioni più importanti sono state Paquetà al West Ham, Bruno Guimaraes al Newcastle, Malo Gusto al Chelsea, Lukeba al RB Lipsia, Barcola al PSG e in ultimo Chekri al Manchester City.

La conferenza stampa in cui Textor prova a spiegare - goffamente - le sanzioni ricevute a novembre '24

Nonostante le cessioni importanti e i vari escamotage ideati da Textor aggirare il Financial Fair Play scambiando giocatori tra Crystal Palace, Botafogo, Molenbeek e Lione, la situazione finanziaria del Lione ha continuato a precipitare. Secondo l'ottima analisi di Warren Menzes, "Gran parte delle entrate e del successo commerciale del Lione dipende dalle prestazioni della squadra, in particolare dalle entrate generate dai media, dal marketing e dalla biglietteria" e, per anni, queste voci non sono cresciute a sufficienza. Nell'ultima stagione la proprietà statunitense aveva provato a riorganizzare le finanze del club con tagli massicci ed efficientamenti, specialmente dopo l'intervento della Direzione Nazionale di Controllo e Gestione (DNCG) - organo fondato nel 1984 e deputato al controllo finanziario delle società calcistiche in Francia, simile alla nostra COVISOC - arrivato lo scorso novembre, che aveva bloccato il mercato invernale e minacciato la retrocessione se i conti non fossero stati messi in ordine in breve.

Le cose sembravano essere nettamente migliorate. Citando ancora Warren Menzes: "Le perdite dell'Olympique Lyonnais si sono ridotte in modo significativo, ma il crescente debito del club francese ha innescato sanzioni provvisorie, tra cui la minaccia di retrocessione e il divieto di ingaggiare nuovi giocatori. La perdita complessiva dei sette volte campioni della Ligue 1 si è ridotta del 74%, secondo gli ultimi risultati annuali del Lione . La perdita netta è scesa a 28 milioni di euro nel 2023/24 da quasi 100 milioni di euro.". Inoltre, la proprietà ha sacrificato anche asset importanti pur di aumentare rapidamente le entrate: la vendita di una quota di maggioranza della squadra femminile a febbraio, dell'OL Vallée Arena proprio ad Aulas. Il gruppo ha registrato un utile di 45,2 milioni di euro da queste operazioni.

A quanto sembra, però, tutto questo non è bastato, nonostante il sesto posto finale in Ligue1 che consentirebbe l'accesso alla prossima Europa League (e la finale sfiorata in questa stagione). Il continuo rifinanziamento dei debiti e la gestione opaca delle riserve del Lione da parte di Eagle Football Holdings è quindi costata molto cara al Lione. A quanto spiega l'ottimo Romaine Molina, il club francese è stato usato come pozzo da cui estrarre fondi per finanziare Botafogo e Crystal Palace (nel frattempo ceduto per 200 milioni ai proprietari dei New York Jets per evitare le sanzioni legate alle multiproprietà nei tornei UEFA) attraverso il passaggio di debiti - e calciatori! - molto poco trasparenti tra un club e l'altro. Nonostante i tentativi di facciata di riordinare la situazione del Lione, dunque, la nuova proprietà ha in realtà nascosto i magheggi sotto il tappeto, sperando di farla franca riuscendo a mascherare le perdite con un sistema di vasi comunicanti.

A quanto sembra, però, la DNCG non si è accontentata e adesso la retrocessione in Ligue2 è un fatto quasi certo, che potrebbe trascinare nel baratro la società, facendo crollare le entrate di biglietti, marketing e diritti TV a un livello completamente insostenibile. Alla fine, come sempre, a rimanere fregati saranno i tifosi, vittime incolpevoli, e i dipendenti del club, visti i tagli massicci già effettuati - oltre 100 licenziamenti l'anno scorso - e quelli che saranno costretti a fare in futuro. L'unica speranza è che la pessima gestione di John Textor e soci (non lontana da quella di 777 Partners che l'anno scorso ha rischiato di mettere in ginocchio Genoa, Herta Berlino, Standard Liegi, Vasco da Gama, Red Star Paris e Melbourne Victory) metta in guardia il mondo del calcio dai pericoli delle multiproprietà, che si stanno rivelando troppo spesso ancora più tragiche delle già poco affidabili gestioni "tradizionali" delle squadre di calcio.


  • Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce in ritardo per lo scudetto ma in tempo per la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio nel 1998, puntuale per la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua imperterrito a seguire il calcio e a frequentare Marassi su base settimanale. Oggi è interessato agli intrecci tra sport, cultura e società.

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