
Gli Europei di pallacanestro, a Basket City
Cecilia Zandalasini e tutto ciò che si è vissuto nella 4 giorni a Bologna di Women's Eurobasket 2025.
Il PalaDozza in Piazzale Azzarita, a Bologna, nel mese di giugno, è un posto davvero caldo. Lo si dice metaforicamente, riferendosi ai decenni di partite playoff di Virtus e Fortitudo e alla tensione respirata quando la posta in palio è più alta che mai.
Lo è, però, anche letteralmente. A vedere Lituania-Serbia, prima partita della seconda giornata del gruppo B di Women's Eurobasket 2025, c'è giusto qualche centinaio di spettatori da Balcani e Mar Baltico, con la gran parte dei 5570 seggiolini senza un paio di glutei a trasformarsi in padrone momentaneo: si suda lo stesso, l'umidità appesantisce ogni movimento e pensiero, il gelo dell'aria condizionata di solito sparata tra capo e collo sulle tribune stampa in giro per l'Europa è un lontano ricordo. "Rispetto al solito guarda che è gestibile, eh: pensa se fosse tutto pieno che effetto stalla...", provano a rassicurarmi, con scarsi risultati.
Fa caldo sempre, al PalaDozza, ma lo fa soprattutto quando c'è l'Italia del CT Capobianco. Fa caldo quando le Azzurre sono sul +15 con la Serbia e sul +24 con la Slovenia, fa caldo quando si fanno rimontare fino al pareggio in entrambi i casi, fa caldo quando Cecilia Zandalasini decide che vuole vincerle lei e nessun altro può farci niente.
Fa caldo anche quando, nella principale delle tribune stampa del PalaDozza, si contano appena undici giornalisti accreditati a "riempire" le 3 file da 20 postazioni ciascuna. Poco più del record negativo di Slovenia-Serbia (partita inutile con entrambe già eliminate, eh), anche coi quindici di Lituania-Serbia si concludeva tutti appiccicaticci, senza una bottiglietta di acqua fresca a disposizione, giusto qualche foglio delle statistiche con cui sventolarsi - fun fact: i frigoriferi, presenti in ogni bar del PalaDozza, ai piani inferiori erano più che presenti negli spogliatoi delle atlete ma non nell'area messa a disposizione dei media; a portata di sorso per giocatrici a rischio congestione, ma non di chi quelle partite si limiterebbe a raccontarle pigiando qualche tasto su uno schermo. Vabbè.
Forse più del caldo, al PalaDozza e in tutta Bologna la pallacanestro resta un tema dominante. Con quel fascino antico e quel fascino dell'antico, reso eterno e nuovo da protagonisti sempre giovani. È la città in cui Cecilia Zandalasini ha omaggiato per tre stagioni il popolo virtussino, ma è la stessa città che ha visto chiudere le Vu Nere al femminile dall'oggi al domani nell'estate 2024.
È la città in cui il calcio sta riuscendo oggi a unire il tifo cittadino, ma è la città il cui motore starà sempre nel conflitto sotterraneo tra V ed F. È la città del PalaDozza, Museo del basket in quanto custode di un'atmosfera irripetibile, col sudore e le scritte di diverse generazioni di appassionati a impregnarne i muri, ma è la città del PalaDozza, Museo del basket in quanto edificio rimasto troppo ancorato alla struttura originale risalente al 1956, da cui la Virtus Bologna è dovuta scappare per rispettare gli standard dell'Eurolega, al centro di piazzale Azzarita ma mai in grado di convincere Comune, Fortitudo o chi di dovere a ripensare l'urbanistica attorno a un gioiello per farlo brillare il più possibile.

Una settimana di Women's Eurobasket a Bologna la si vive anche durante i tardi pomeriggi e serate di gara, ma la si respira ovunque. Una mostra d'arte diffusa, sparsa e incastrata in diversi angoli di città. Nelle vie attorno al PalaDozza, le varie Nazionali vengono accolte e salutate dal pubblico nel tratto tra la discesa dal pullman e l'ingresso nel tunnel degli spogliatoi, perché sì, non esiste un parcheggio sotterraneo; non esiste nemmeno un parcheggio dedicato, che non sia, semplicemente, quello a lato della carreggiata dedicata solitamente al traffico comune.
I campetti brulicano di vita a orari impensabili, a temperature impensabili, con personaggi impensabili: manca un reperto fotografico, ma l'immagine della nonna ultraottantenne che prende i rimbalzi alla nipotina più che minorenne, entrambe con canotta di Matilde Villa indosso, verso la mezzanotte post Italia-Slovenia, nel playground del Giardino Decorato al Valore Civile piazza della Resistenza è una cosa che si associa alla Lituania, forse alla Serbia, sicuramente - in Italia - solo e soltanto a Bologna, Basket City.
L'atmosfera del basket si vive persino quando si lavora nelle mattinate e i pomeriggi senza una palla a spicchi che viaggia in aria per Eurobasket. Nella Biblioteca Salaborsa, per esempio, nella centralissima Piazza Maggiore. Quella che è stata casa della Virtus Bologna dal secondo dopoguerra fino al 1956, convertita negli anni a: piazza al coperto per ripararsi dall'afa emiliana di fine giugno; sede di mostre, conferenze e installazioni artistiche; biblioteca e sala studio, a disposizione dell'infinita platea universitaria dell'Alma Mater Studiorum. Insomma, c'è basket anche quando non dovrebbe essercene più.

Poi, quasi ciliegina sulla torta in questi giorni di immersione cestistica, la pallacanestro giocata e in particolare il gruppo B di Women's Eurobasket 2025. Italia a punteggio pieno, con partite sull'ottovolante ma con la maggior lucidità nel ridere ultimo per ridere bene, ai quarti di finale dopo 8 anni di assenza: i quarti di finale con la Turchia potrebbero riportare le Azzurre in semifinale di un campionato europeo di basket trent'anni dopo l'ultima volta.
La Lituania, seguita da qualche centinaio di portatori sani di entusiasmo e passione direttamente da Vilnius, rivelatasi troppo fragile solo in una partita per stomaci e gambe forti, che si concederà come regalo un quarto di finale contro l'apparentemente imbattibile Francia. Slovenia e Serbia, eliminate con un turno d'anticipo ma guidate da due santoni come Maljkovic e Dikaioulakos che ne hanno provate di ogni per impastare le sfide contro gruppi più profondi e vari.

Dopo avere raccontato come si stava a Bologna in questi giorni di Eurobasket, quali fossero i suoni, i colori, i profumi, le emozioni ma anche i problemi e i limiti della pallacanestro a Bologna, è necessario passare al racconto di ciò che si è visto sul vecchio, ma ricco di fascino, parquet del PalaDozza. Per farlo, proviamo a costruire un roster ideale formato dalle migliori giocatrici di questo gruppo B.
YVONNE ANDERSON (Serbia, play, 1990) - Per quasi due partite, non c'è stato un primo passo più esplosivo e indifendibile di quello della 35enne della Stella Rossa. Arrivando al ferro quando e come voleva, solo l'infortunio alla gamba nel finale della decisiva sfida alla Lituania ha interrotto il flusso dell'attacco verticale al pitturato delle balcaniche. Grandissima personalità sul parquet, per distacco la trash talker più navigata ed esperta: varrà il prezzo del biglietto, nonostante qualche licenza poetica in cabina di regia (8 perse in 56'!).
COSTANZA VERONA (Italia, play, 1999) - 7 rimbalzi offensivi in 3 gare. Non male, per un lungo che gioca 25' di media a partita. Ah non è un'ala grande né un centro? Ah è una point guard alta 170 cm? Basterebbe questo dato per spiegare chi fosse la più attenta, la meno disposta a lasciare qualcosa di intentato, quando sul parquet c'era la 25enne palermitana. Ci sarebbero anche i 4 punti cruciali nel finale con la Serbia e la costante pressione sulla palla a disturbare la circolazione avversaria. Per ora è a 2/10 dalla lunga distanza: anche chissenefrega, visto quel che sa essere per il resto delle compagne, ma per andare in semifinale può darsi che serva aggiungere anche percentuali migliori dall'arco.
JUSTE JOCYTE (Lituania, guardia, 2005) - Futura compagna di Zandalasini nelle neonate Golden State Valkyries, non è un caso che sia la 5° scelta all'ultimo Draft WNBA, prima teenager a essere selezionata dalla Lega dal 2008. Ancora troppo breve la tenuta della concentrazione in difesa - quanti aiuti "impossibili" chiamati alla seconda linea dopo essersi fatta battere col primo palleggio? -, troppo passivo-aggressivo il linguaggio del corpo dopo un contatto ricevuto ma non ravvisato dalla terna arbitrale o dopo un canestro subito, ma la personalità è quella delle grandissime. Furba, assai furba, nel risparmiarsi a dovere in difesa ma metterci la mano coi tempi giusti; fredda e razionale nel leggere i raddoppi difensivi di Serbia e Slovenia per servire le compagne e mandare in rotazione le difese avversarie; pulita ed elegante come tecnica di tiro, con un rilascio mancino che parte sopra qualsiasi difesa. Unica speranza lituana per non naufragare nell'oceano di fisicità francese.
JOVANA NOGIC (Serbia, guardia/ala, 1997) - Perfetta attaccante per giocare il secondo pick&roll dell'azione, ideale per aprire il campo in transizione, mai colta in fallo nel prendere una scelta in inferiorità numerica in difesa. Averla come "valvola di sfogo" se la principale fonte di gioco vive una serata di appannamento è un lusso che poche si sarebbero potute permettere.
ZALA FRISKOVEC (Slovenia, guardia, 1999) - 30 triple tentate in 3 gare: tutte le spaziature slovene passavano dalla sua presenza sul parquet, sulla rapidità estrema per caricare e rilasciare sugli scarichi, sulla possibilità di accendersi in un attimo e creare da sola un parziale. Così è accaduto con Lituania (5/14 da 3, ma tutte quelle realizzate tra inizio 3Q e metà 4Q) e Serbia (5/11 dall'arco); l'attività di aiuto e recupero dell'Italia ha esposto invece la sua monodimensionalità, ma se un attacco non deve passare da lei è un valore aggiunto clamoroso.
CECILIA ZANDALASINI (Italia, guardia/ala, 1996) - Di momenti delle 3 partite in cui si aveva l'impressione che ci fosse lei e tutto il resto - le 9 in campo, staff e riserve di entrambe le Nazionali, i presenti al PalaDozza e nei paraggi - pendesse dai suoi polpastrelli, ce ne sono stati tanti, uno più bello e schifosamente talentuoso dell'altro. I limiti dell'Italia si scontreranno quando emergerà che Ceci è attaccante e scorer sì di razza, ma non del volume necessario per sobbarcarsi tutto il volume che Italbasket le sta chiedendo. Ma, d'altronde, come non ti verrebbe di affidarti mani e piedi a una che sembra poter prendersi un tiro quando e come vuole, anche con Oblak, Nogic e Van Der Horst nei pantaloncini? 18.6 punti (562% dal campo), 8.3 rimbalzi, 3 assist, 1.3 palle recuperate di media nelle tre vittorie azzurre: what else?

LAURA JUSKAITE (Lituania, ala, 1997) - Guidare la transizione se c'è un vantaggio di stazza nei confronti dell'ultima donna a protezione del pitturato e passarle sopra? Juskaite può farlo. Ricevere palla in post se i cambi o l'accoppiamento portano a cm e kg da sfruttare per far collassare la difesa? Juskaite può farlo. L'Italia gioca deny su Jocyte e qualcuno deve attaccare dal pick&roll? Juskaite può farlo. Bisogna negare le uscite alle tiratrici di Slovenia e Serbia, anche a costo di passare sopra tutti i blocchi? Juskaite può farlo. Coltellino svizzero di altissima fattura.
FRANCESCA PAN (Italia, ala, 1997) - Seconda miglior collante del gruppo B, solo perché la Juskaite di cui sopra ha giocato quasi il doppio (81' la lituana, 44' la '97 della Reyer Venezia). Col possesso nelle mani di compagne più portate a gestire le mani addosso e con migliori difensori sulla palla per assorbire gli attacchi dalla punta, Pan si è rivelata regina dei tempi di aiuto e delle letture tra ala e linea di fondo. Poco visibile nel tabellino (9 punti, 6 rimbalzi, 2 assist, 9 falli commessi, 2 palle perse e 3 rubate... in tutto il girone!), ma fondamentale per "risparmiare" a Zandalasini e alle altre guardie azzurre tutto il lavoro sporco. La giocatrice preferita della tua giocatrice preferita.
LORELA CUBAJ (Italia, ala grande/centro, 1999) - Ok, una forzatura inserirla da "4" quando Lorela stessa è sempre stata la "5" dei quintetti dinamici di Capobianco, ma l'energia infinita mostrata dalla classe '99 la renderebbe d'impatto anche se dovesse lanciare la magliette sugli spalti durante i timeout. Cubaj è quella che ha sentito e manifestato di più il "peso" della canotta di Italbasket: sempre la prima ad accendersi, una belva nel prendere a spallate mammasantissima come Shepard e Sventoraite, altamente infiammabile, miglior difensore di sé stessa e attaccante più pericolosa se canalizzata nel mood giusto della gara. I canestri nel clutch contro Slovenia e Lituania sono stati suoi, facendo respirare almeno per un attimo Zandalasini: lo scontro coi 204 cm di Taira McCowan con la Turchia promette scintille.
JESSICA SHEPARD (Slovenia, centro, 1996) - In versione Atlante per sostenere attacco e speranze di passaggio del turno della Slovenia, la 28enne nata nel Nebraska e che gusteremo da vicino nella prossima stagione con Schio è la perfetta rappresentazione di come un sistema cestistico degli anni '90 e '00 non sia più funzionale nel 2025. La capacità di trovare sempre un angolo per concludere al ferro nonostante i raddoppi e le manate delle avversarie, la presenza a rimbalzo offensivo e difensivo e il "fiuto" per leggere gli spazi lasciati sguarniti dalle rotazioni avversarie per ricevere profondo sono a livelli "jokiciani"; la quasi totale assenza di tiro dalla media all'indietro, il poco playmaking secondario (solamente contro l'Italia ha giocato un pick&roll da palleggiatrice con Sivka da bloccante) e una difesa drop troppo conservativa per non concedere facili ribaltamenti o pocket pass per i roll delle lunghe pongono però, sulla testa di questa struttura, un soffitto molto basso.
EGLE SVENTORAITE (Lituania, centro, 1991) - Tutti i 34 anni e il kilometraggio infinito sono emersi nel 4Q della sfida con l'Italia, con l'ex Schio (2023) inerme a contatto con la forza belluina di Cubaj sotto canestro. Fino al momento, però, era stato un Women's Eurobasket in cui si era andati tutti a lezione dal lungo del Neptunas. I 28' con 14 punti e 8 rimbalzi della vittoria (con passaggio del turno) con la Serbia, compresi i possessi dello strappo a inizio 4Q senza che nessun corpo riuscisse nemmeno a sfiorarla, valgono doppio.
GIEDRE LABUCKIENE (Lituania, centro, 1990) - Un lungo in uscita dalla panchina che garantisca energia, extrapossessi a rimbalzo d'attacco, un minimo di spaziature col jumper dal mezzo angolo? All'esordio con la Serbia ci aggiunge anche 3 assist, figli dell'esperienza e dell'aver affrontato ogni possibile difesa nel corso della carriera. Un saggio di intelligenza cestistica, per una veterana sempre posata ed equilibrata anche negli atteggiamenti in zona mista e a contatto con spettatori e media: complimenti.
CT: ANDREA CAPOBIANCO (Italia) - I 51 punti concessi alla Lituania sono il 2° dato più basso della storia di Italbasket in un Europeo. Il record? Eurobasket 2017, 48 punti contro l'Ungheria agli ottavi di finale. Chi guidava lo staff tecnico azzurro? Ancora lui, Andrea Capobianco. Incarnando tutta la tensione di un PalaDozza azzurro col sudore a inondare il povero asciugamano infilato nei pantaloni dal primo possesso di ogni partita, il sistema difensivo creato per l'estate 2025 sta trovando risposte positive e abnegazione da tutte. "Ora comincia il nostro viaggio", ha affermato a qualificazione acquisita: consapevole, soddisfatto, mai eccessivamente euforico. Lui, come tutta la sua Italia.
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