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fifa club mondiale
, 13 Giugno 2025

Guida galattica al mondiale per club


Regole, calendario, analisi delle squadre girone per girone: tutto quello che ti serve sapere sul Mondiale per Club.

Il Mondiale per Club FIFA 2025 rappresenta una svolta epocale - e lo scriviamo senza esprimere un giudizio positivo o negativo - per il calcio internazionale di club. Per la prima volta nella sua travagliata e sorprendente storia (di cui potete ascoltare qui una divertente disamina firmata Marco Maioli) il torneo sarà allargato a 32 squadre e si svolgerà in un formato simile a quello del Campionato del Mondo per nazionali fino a Qatar 2022 - dal 2026 ci saranno 48 partecipanti - o quello classico della Champions League, abbandonato per la prima volta nella stagione appena conclusa.

La prima edizione del Mondiale per Club si disputerà negli Stati Uniti, principale paese ospitante (insieme a Messico e Canada) del prossimo mondiale per nazionali, tra il 15 giugno e il 13 luglio 2025. Tuttavia, come svelato dal Guardian, già dalla prossima edizione il numero di squadre partecipanti potrebbe essere allargato a 48 aumentando gli slot per club europei, nella speranza di includere grandi brand del calcio mondiale restati esclusi a questo giro, come Manchester United, Milan o Barcellona, ulteriore dimostrazione che l'idea della FIFA - in particolare nella persona del suo presidente Gianni Infantino - sia innanzitutto imperniata sull'idea di un grande show, una passerella globale, più che un torneo che guarda innanzitutto alla competitività.

La genesi di questo nuovo formato, infatti, affonda le radici in un progetto FIFA lanciato già nel 2016 come punto fermo della campagna elettorale di Infantino, per dare maggior lustro alla Federazione e controbilanciare il peso della UEFA nel remunerativo mondo delle squadre di club. L'annuncio ufficiale di questa nuova competizione arrivò nel 2019 e la prima edizione - a 24 squadre - si sarebbe dovuta svolgere in Cina nel 2021 ma venne annullata a causa della pandemia di covid-19.

Dopo anni di proteste e opposizioni, soprattutto da parte delle leghe europee e dei sindacati dei calciatori, e grosse difficoltà nel reperire fondi e sponsor per finanziare questo mastodontico progetto, la FIFA ha trovato una sponda determinante nel rinnovato asse con l’Arabia Saudita, a cui sono stati assegnati i Mondiali del 2034. Il sostegno finanziario saudita è stato fondamentale per poter organizzare la Coppa del Mondo per Club e renderla economicamente appetibile, dal momento che, per esempio, la vendita dei diritti televisivi ha incontrato enorme scetticismo e diversi lati oscuri, visti i grossi dubbi su un format inedito, poco interessante dal punto di vista sportivo-competitivo e sovraccarico di partite.

Discorso simile per i biglietti delle partite: a pochi giorni dall'inizio del torneo, ancora decine di migliaia di biglietti erano rimasti invenduti. Per cercare di riempire gli stadi, sono state organizzate diverse iniziative per offrire biglietti a prezzi stracciati, promozioni last-minute, addirittura ingressi gratuiti per determinate categorie. A tutto questo si aggiunge la situazione esplosiva degli Stati Uniti di queste settimane, dove in molte città sono in corso enormi proteste (in alcuni casi anche violente) contro le deportazioni di massa dei migranti irregolari - tra cui moltissimi latinos, in assoluto l'etnia più interessata al calcio - volute da Donald Trump e dal suo governo.

Qualificazione e struttura del torneo

Per accedere al Mondiale per Club le squadre si sono qualificate attraverso due criteri principali: la vittoria delle rispettive competizioni continentali (Champions League, Libertadores, ecc.) tra il 2021 e il 2024, oppure grazie alla posizione occupata in un ranking pluriennale basato sui risultati internazionali nei tornei ufficiali delle rispettive confederazioni. In Europa, ad esempio, le migliori squadre escluse le vincitrici delle ultime Champions (Chelsea, Real Madrid, Manchester City e Paris Saint-Germain) sono state selezionate in base al ranking UEFA. Unica eccezione, un posto per una squadra del paese ospitante.

Fino alla scorsa estate si pensava che questo slot sarebbe stato assegnato alla vincitrice dell'MLS ma a ottobre 2024 i piani della FIFA sono cambiati: si sarebbe qualificata la vincitrice del Supporters' Shield, cioè la squadra che ha realizzato il maggior numero di punti nella regular season, che casualmente era l'Inter Miami di Messi, poi uscita al primo turno dei playoff contro l'Atlanta United. Una forzatura pur di avere la squadra di proprietà di Beckham, allenata da Mascherano e nella quale giocano un certo Lionel Messi, Suárez e Busquets? A pensare male si fa peccato, ma sappiate che l'Inter Miami, guarda caso, giocherà la partita inaugurale.

La struttura del torneo, come detto, è molto intuitiva: identica al mondiale per nazionali che abbiamo imparato a conoscere dal 1998 al 2022: 32 squadre divise in 8 gironi affrontandosi una sola volta. Le prime due di ogni gruppo passano il turno e vanno direttamente agli ottavi, in cui si affrontano i gara secca fino alla finale, che si giocherà il 13 luglio in New Jersey. Non è prevista una "finalina". In caso di arrivo a pari punti nel gruppo iniziale, si seguiranno questi criteri, in ordine: 1) scontri diretti; 2) differenza reti generale; 3) maggior numero di gol segnati; 4) differenza reti negli scontri diretti; 5) maggior numero di gol segnati negli scontri diretti; 6) minor numeri di cartellini gialli e rossi (anche a staff o dirigenti); 7) sorteggio.

Le liste e il calciomercato

Le squadre potranno presentare una rosa provvisoria composta da un minimo di 26 a un massimo di 50 calciatori, inclusi almeno quattro portieri. Successivamente, la lista ufficiale dovrà contenere da 26 a 35 giocatori, tra cui almeno tre portieri, selezionati esclusivamente tra i nomi presenti nella lista preliminare. Per ogni incontro, potranno essere convocati al massimo 26 giocatori dalla rosa definitiva, ovvero 11 titolari e fino a 15 riserve. Nel periodo compreso tra il 27 giugno e il 3 luglio 2025, le squadre avranno la possibilità di apportare modifiche alla lista ufficiale per sostituire calciatori a cui scade il contratto durante lo svolgimento del torneo oppure aggiungere fino a due nuovi giocatori alla lista.

Un'altra novità introdotta per il Mondiale per Club è la creazione di una finestra di mercato extra valida solo per le squadre partecipanti tra l'1 e il 10 giugno. Come ha spiegato bene Marco D'Ottavi su Ultimo Uomo, questi dieci giorni di mercato - che alcune malelingue hanno sospettato servisse a trovare una collocazione nel torneo a Cristiano Ronaldo - sono stati sfruttati in maniera molto diversa dalle società: alcune si sono davvero rinforzate spendendo anche molto, altre ne hanno approfittato per allungare dei prestiti o far ritornare alcuni calciatori in anticipo, altri ancora non si sono proprio mossi. Difficile capire se questi dieci giorni extra di trattative e scambi siano stati utili.

Indice dei gironi

  • Gruppo A - Al Ahly, Inter Miami, Palmeiras, Porto
  • Gruppo B - Atlético Madrid, Botafogo Paris Saint-Germain, Seattle Sounders
  • Gruppo C - Auckland City, Bayern Monaco, Benfica, Boca Juniors
  • Gruppo D - Chelsea, Espérance, Flamengo, Los Angeles FC
  • Gruppo E - Inter, Monterrey, River Plate, Urawa Reds
  • Gruppo F - Borussia Dortmund, Fluminense, Mamelodi, Ulsan HD
  • Gruppo G - Al-Ain, Juventus, Manchester City, Wydad
  • Gruppo H - Al Hilal, Pachuca, Real Madrid, RB Salisburgo

Gruppo A

  • 15 giugno, ore 02.00: Al Ahly - Inter Miami
  • 16 giugno, ore 00.00: Palmeiras - Porto
  • 19 giugno, ore 18.00: Palmeiras - Al Ahly
  • 19 giugno, ore 21.00: Inter Miami - Porto
  • 24 giugno, ore 3.00: Inter Miami - Palmeiras
  • 24 giugno, ore 03.00: Porto - Al Ahly

Al Ahly FC (Egitto)

L’Al Ahly, letteralmente "Il [club] nazionale" è una società storica del Cairo fondata nel 1907 al tempo del dominio inglese. È di gran lunga la più vincente della storia del calcio egiziano, avendo appena vinto il suo 45° campionato, il terzo consecutivo. Per rendersi conto del suo status dominante basta citare che la seconda squadra più vincente d'Egitto, lo Zamalek di Giza, ne ha vinti soltanto 14 e, alle sue spalle, c'è Ismaily con appena tre vittorie. La potenza calcistica dell'Al Ahly, chiaramente, non si ferma ai confini del proprio paese: è anche il club con più Champions League africane (12) sempre davanti allo Zamalek fermo a 5, oltre a 4 Coppe delle Coppe d'Africa, 8 Supercoppe CAF e 1 Coppa Afro-Asiatica, rendendolo la terza squadra in assoluto più titolata al mondo dopo gli uruguaiani del Nacional e del Peñarol.

I diavoli rossi si sono guadagnati l'accesso alla Coppa del Mondo per Club grazie alle vittorie in Champions League Africana - tre dal 2021 a oggi - ma nell'ultima edizione si sono fermati alle semifinali, battuti (grazie alla regola dei gol segnati in trasferta) dal Mamelodi Sundowns Football Club, squadra della capitale sudafricana Pretoria che troveremo nel girone F, che a sua volta ha perso in finale contro il Pyramids FC, la cui vittoria sarà però valida per accedere all'edizione 2029 del Mondiale per Club.

L'allenatore è lo spagnolo José Riveiro, ex Inter Turku e Orlando Pirates, che ha da poco sostituito il dimissionario Marcel Koller. Con lui, l'Al Ahly era una squadra che faceva della riaggressione una delle sue armi principali, provando a soffocare le iniziative avversarie. Al contempo, propongono un gioco posizionale molto fluido in fase offensiva, mentre quando sono senza palla - una volta abbandonata la prima fase di pressing - si difendono con un blocco medio-basso che occupa il centro del campo. I giocatori più interessanti sono sicuramente il centravanti Emam Ashour, ha segnato molto nella massima serie egiziana ma che ha ancora tutto da dimostrare al di fuori dell'Africa, avendo segnato soltanto un gol in cinque presenze nella sua esperienza al Midtjylland e nemmeno uno in 18 partite con la nazionale. Inoltre, non si può non menzionare il ritorno di Mahmoud Hassan detto Trezeguet, al momento giocatore più tecnico ed esperto della squadra.

Il bellissimo video di presentazione per il Mondiale per Club

Porto (Portogallo)

Il Porto ora guidato dal presidente André Villas-Boas – nome ben noto per altri motivi – arriva negli Stati Uniti dopo una stagione complessa: non solo priva di trofei, ma anche segnata dalla sensazione che, dopo anni di dominio sotto la guida di Sérgio Conceição, i rapporti di forza nel calcio portoghese si siano invertiti con il Porto che, oggi, sembra occupare una posizione di subalternità rispetto a Sporting e Benfica. La qualificazione al Mondiale per Club è giunta grazie al quarto posto nel ranking UEFA, segnale della resilienza europea di una squadra che, pur senza essere protagonista assoluta, non ha mai smesso di recitare un ruolo quanto meno di costante comprimaria.

Ora, sotto la guida del giovane tecnico Martín Anselmi, i Dragoni si preparano a muoversi tra Atlanta e il New Jersey con l’obiettivo di trasformare questa avventura internazionale nella scintilla capace di riaccendere un nuovo ciclo vincente, interrompendo una pericolosa deriva verso l’irrilevanza. Nel Girone A, il Porto affronterà Palmeiras, Al Ahly e l’Inter Miami.

Leo Messi si troverà così di fronte a una squadra che ha ormai adottato stabilmente il 3-4-3, modulo che sembra pensato su misura per esaltare il talento cristallino del giovanissimo Rodrigo Mora, trequartista classe 2007. Insieme al nuovo acquisto Gabri Veiga, Mora sarà chiamato a innescare la vena realizzativa di Samu Omorodion, punta di diamante di una squadra che sogna di tornare aprire una nuova pagina della sua storia.

Inter Miami (USA)

È legittimo avere dubbi su come Inter Miami si sia qualificata a questo mondiale. Il club che inaugurerà questa competizione dall’Hard Rock Stadium ha preso lo slot riservato al paese ospitante che solitamente è dei campioni nazionali, ma la vittoria della regular season in MLS non è ciò che assegna il titolo, quella è la MLS Cup, nei cui playoff Miami è uscita al primo turno, dopo una figuraccia contro Atlanta, soprattutto alla luce della qualificazione già garantitagli da Infantino alla kermesse di questa estate.

Poco importa alla squadra di Messi & Friends, definizione che sembra ancora più azzeccata con l’arrivo di Javier Mascherano come allenatore e l’addio di un fenomeno del salary cap come Chris Henderson nella dirigenza, sostituito dal padrino calcistico di Lionel Messi, Guillermo Hoyos. Se mai, a preoccupare maggiormente il fenomeno argentino e il suo club dovrebbe essere la forma che, dopo una partenza da una sola sconfitta in tredici partite, ha visto Miami scivolare nella classifica e abbandonare il sogno di vincere la Concachampions con una sola vittoria nelle ultime sette – e una bruciante eliminazione per mano di Vancouver nella semifinale del massimo torneo continentale.

In particolare alcuni acquisti molto costosi, come Tomas Aviles e Federico Redondo, hanno deluso profondamente, soprattutto nelle grandi partite, in cui vengono costantemente preferiti da Mascherano a nomi meno glamour ma più efficaci al momento come, ad esempio, quello del centrocampista italiano Yannick Bright, partner perfetto in mezzo al campo di Busquets. Per lui, ex Arconatese e università del New Hampshire, ad appena un anno dall’uscita dal college potrebbe arrivare l’occasione incredibile di sfidare Porto, Palmeiras e Al Ahly sul palcoscenico del Girone A di questo Mondiale per Club.

Palmeiras (Brasile)

Fondata nel 1914 da italiani emigrati a San Paolo, la Sociedade Esportiva Palestra Itália cambiò di nome durante la seconda guerra mondiale, in cui il Brasile si schierò con gli Alleati e volle prendere le distanze Italia fascista, ma mantenne i colori sociali bianco e verde. Pur essendo il club più vincente del Brasileirão con 12 trofei, il Palmeiras è l’unica tra le quattro grandi di San Paolo a non aver mai conquistato un titolo mondiale. Come le altre brasiliane, il Palmeiras partecipa grazie al titolo della Copa Libertadores, che ha vinto nel 2021 bissando il successo del 2020.

Sempre con il portoghese Abel Ferreira in panchina, il Verdão ha conquistato anche due titoli del Brasileirão (2022 e 2023), oltre a una Copa do Brasil (2020) e a tre campionati statali. Per la prima volta da quando c’è Abel, quest’anno la società ha deciso di intervenire con forza sul mercato, soprattutto in attacco dove ha speso 25 milioni per Vitor Roque e 18 per l’ex Leverkusen Paulinho, capocannoniere nel 2023 con l’Atlético Mineiro.

La rosa è stata decisamente svecchiata, anche se la difesa poggia ancora sull’esperienza del portiere Weverton e del capitano Gustavo Gómez. Gli occhi però saranno tutti puntati su Willian Estêvão, che avendo da poco compiuto 18 anni saluterà la squadra dopo il Mondiale per trasferirsi al Chelsea, in cambio di una cifra che, con i vari bonus, potrebbe superare i 60 milioni. Estêvão è un profilo simile al coetaneo Lamine Yamal, sia per il fisico (alto 1.76 ma ancora esile), sia per lo stile di gioco sfrontato e i continui dribbling. Alla prima stagione da professionista, nel 2024 ha totalizzato 13 gol e 9 assist nel Brasileirão, arrivando a esordire in Nazionale.


Gruppo B

  • 15 giugno, ore 21.00: PSG - Atletico Madrid
  • 16 giugno, ore 04.00: Botafogo - Seattle Sounders
  • 20 giugno, ore 03.00: PSG vs. Botafogo
  • 20 giugno, ore 00.00: Seattle Sounders - Atletico Madrid
  • 23 giugno, ore 21.00: Seattle Sounders - PSG
  • 23 giugno, ore 21.00: Atletico Madrid - Botafogo

Atletico Madrid (Spagna)

L’Atlético Madrid approda sulla West Coast statunitense al termine di una stagione ondivaga e complessa e da ottava squadra eligibile nel ranking UEFA. Dopo una seconda metà del 2024 ricca di emozioni, rimonte e sprazzi di un gioco sempre più in sintonia con l’evoluzione rigenerativa del cholismo, la squadra di Diego Simeone è crollata tra febbraio e marzo. Un calo progressivo che l’ha allontanata dalla vetta della Liga e, soprattutto, costretta a vivere l’ennesimo crepacuore europeo: ancora una volta, a infrangere i sogni di rivalsa sono stati gli eterni e maledetti rivali del Real Madrid. Ancora una volta, ai rigori.

Nonostante tutto, la permanenza di Simeone in panchina, insieme a quella di colonne come Antoine Griezmann e Marcos Llorente, garantisce continuità tecnica ed emotiva a un gruppo che punta a rigenerarsi, aprendo un nuovo ciclo. Un rinnovamento che trova nuova linfa nella vena realizzativa di Alexander Sørloth e Julián Álvarez, e nel dinamismo di Conor Gallagher e Giuliano Simeone, elementi che aggiungono vitalità a una squadra eternamente in rincorsa verso Real e Barcellona.

Inserito in quello che è probabilmente il girone più difficile del Mondiale per Club, l’Atlético non parte con le stesse credenziali del favoritissimo PSG – già battuto, peraltro, nella fase a gironi della Champions League. E se è difficile definirlo una vera outsider, è altrettanto vero che i moti interiori che agitano il club lo rendono una delle variabili più imprevedibili della competizione, la mina vagante pronta a far male alle squadre regine d’Europa e Sud America.

Botafogo (Brasile)

Fondato nel 1894, il Botafogo prende il nome dall’eponimo quartiere. Lo stemma - piuttosto rudimentale - è una stella a cinque punte ispirata al pianeta Venere, che i membri della squadra di canottaggio del club vedevano quando si allenavano all’alba. Nelle ultime due stagioni, i tifosi del Botafogo hanno vissuto sulle montagne russe.

Dopo il disastro del 2023, quando tra cambi di allenatore e sconfitte rocambolesche si fecero recuperare 13 punti di vantaggio dal Palmeiras, lo scorso anno si sono rifatti con gli interessi, portando a casa non solo il campionato (dopo un’astinenza di 29 anni) ma anche la prima Libertadores della propria storia. La partenza del tecnico Artur Jorge e di due leader tecnici della squadra come Thiago Almada (Lione) e Luiz Henrique (Zenit) hanno raffreddato gli entusiasmi, ma nelle ultime settimane sembra che il nuovo allenatore Renato Paiva stia trovando la quadra: nelle ultime sette partite tra campionato e Libertadores, il Fogão ha raccolto sei vittorie e un pareggio.

A prescindere dall’allenatore e dal modulo, sulla trequarti c’è sempre posto per Jefferson Savarino, decisivo nella scorsa trionfale stagione con 14 e 13 assist complessivi. Il ventottenne venezuelano non ruba l’occhio, ma la sua intelligenza tattica e pulizia tecnica sono fondamentali per oliare i meccanismi di squadra e dare equilibrio. Come jolly d’attacco, in questi giorni è arrivato dall’Inter Joaquín Correa, mentre a competizione terminata saluteranno Jair Cunha, Cuiabano e Igor Jesus, tutti diretti al Nottingham Forest.Il sorteggio ha riservato al Botafogo il girone peggiore tra le brasiliane, che lascia ben poche speranze di passare il turno di fronte a due giganti del calcio europeo. L’obiettivo sarà in primis evitare brutte figure in questo Mondiale, cercando almeno di fare tre punti all’esordio contro i Seattle Sounders.

Paris Saint-Germain (Francia)

La Francia. Poi l’Europa. E adesso? Adesso il mondo. A oltre due secoli di distanza, il Paris Saint-Germain sembra pronto realizzare quel sogno di egemonia francese che Napoleone aveva solo parzialmente compiuto. La vittoria in Champions League consacra il club parigino come l’inevitabile favorito per il titolo mondiale, un successo che potrebbe legittimare ulteriormente una stagione trionfale, culminata con la manita di Monaco. Paradossalmente, però, proprio quell’apoteosi finale ha finito per offuscare i meriti del PSG, oscurati dall’eco disastrosa dell’umiliazione interista. Eppure, la macchina di Luis Enrique ha funzionato con precisione e continuità, imponendosi come il vero riferimento calcistico del continente.

Qualificati al Mondiale da secondi nel ranking UEFA e inseriti nel Gruppo B, i parigini affronteranno l’Atlético Madrid e il Botafogo a Pasadena, prima di fare visita ai Seattle Sounders, in un tour che promette di accendere le notti californiane con le stelle del 4-3-3 parigino. Le speranze di rispettare i pronostici passano dalla solidità del palleggio e dalla ferocia del pressing di Vitinha, João Neves e Fabián Ruiz, ma forse – più di tutto – dalla fame e dalla voglia di superarsi di Kvaratskhelia e compagni. Dopo un trionfo continentale così schiacciante, la vera sfida ora è non sentirsi appagati. Perché chi si accontenta, al massimo, conquista l’Europa. Chi sogna in grande, invece, punta al mondo.

Seattle Sounders (USA)

Brian Schmetzer, l’allenatore dal 2016 dei Seattle Sounders e sotto contratto con il club continuativamente dal 2002, è ormai tanto un simbolo di Seattle quanto lo Space Needle, presente sul logo del club. In tutte le tappe dell’ormai cinquantennale storia del marchio Sounders, tra i più longevi del calcio statunitense, lui c’è stato, ed è grazie a lui che i Sounders hanno costruito una dinastia: due MLS Cup, su quattro finali, tra il 2016 e il 2020, la prima storica Champions Cup vinta da un club MLS con il formato allargato della competizione alla fine della grandissima cavalcata del 2022.

I Sounders sono il modello di come costruire una squadra MLS sul lungo periodo, ma non lo fanno nella maniera più scintillante, con grandi nomi a riempire gli slot da Designated Player, semmai puntando sulla profondità della squadra e sulla continuità del gruppo. Non è un caso che uno degli slot sia occupato da Jordan Morris, che nel 2015 in uscita da Stanford scelse la squadra della sua città anziché il Werder Brema, premiato dopo aver completato la transizione in un centravanti puro da ala. Altro DP è Albert Rusnak, arrivato nel 2022 apposta per dare profondità nella corsa per la Champions, simbolo di quel processo, definito retooling, con cui negli sport statunitensi si descrive la ricostruzione di una franchigia tramite metodi non radicali, senza discendere negli inferni del tanking, ma cambiando ogni anno un pezzettino, mantenendo sempre alta la competitività.

Occhio anche ai ragazzi usciti negli ultimi anni dal vivaio: Jackson Ragen, Paul Rothrock, ma soprattutto Obed Vargas, a diciannove anni è il miglior giocatore mai uscito dall’Alaska, il nazionale messicano sta aspettando solo la vetrina del mondiale per convincere una grande squadra europea a puntare su di lui dopo un altro grande salto di qualità. Per loro un girone difficilissimo, con Paris Saint Germain, Atletico Madrid e Botafogo, ma forse l’energia in uscita dalla panchina dell’ex Rangers Ryan Kent, impressionante nelle sue prime settimane in MLS, potrebbe regalare quello sprint necessario per completare un upset che avrebbe dello storico.


Gruppo C

  • 15 giugno, ore 18.00: Bayern Monaco - Auckland City
  • 17 giugno, ore 00.00: Boca Juniors - Benfica
  • 20 giugno, or 18.00: Benfica - Auckland City
  • 21 giugno, ore 03.00: Bayern Monaco - Boca Juniors
  • 24 giugno, ore 21.00: Benfica - Bayern Monaco
  • 24 giugno, ore 21.00: Auckland City - Boca Juniors

Auckland City Football Club (Nuova Zelanda)

L’Auckland City Football Club è stato fondato il 3 febbraio 2004 a Sandringham, sobborgo di Auckland. I The Navy Blues, soprannome con cui sono conosciuti, giocano le proprie partite di casa al Freyberg Field, che può contenere 3.500 spettatori. La squadra è semi professionistica e partecipa alla Northern League, il campionato regionale settentrionale neozelandese.

Ha vinto 13 volte la OFC Champions League, ed è per questo il club più importante d’Oceania. La vittoria nel 2025 del trofeo continentale è stato il pass per partecipare al Mondiale per Club. Dal 2024 è nata ad Auckland una squadra professionistica che partecipa alla A-League australiana, Auckland FC, che però non può partecipare ad alcuna competizione internazionale, perché fa parte di una confederazione ma gioca in un’altra. L’Australia è in AFC dal 2006.

Tornando ai Navy Blues i giocatori da seguire sono Nikko Boxall, tornato in Nuova Zelanda dopo aver giocato in tutti i continenti o quasi, e Dylan Manickum, trequartista di grande talento. In panchina siede Paul Posa, esperto allenatore neozelandese, cresciuto proprio ad Auckland e già allenatore della squadra. Nel Mondiale per club cercheranno di fare almeno un punto, ma visto il gruppo in cui sono inseriti con Bayern Monaco, Boca Juniors e Benfica sarà un impresa proibitiva.

La storia di Jerson: metà del tempo barbiere, l'altra metà calciatore.

Bayern Monaco (Germania)

Il Bayern Monaco arriva negli Stati Uniti nel bel mezzo di una fase di transizione. Una transizione, però, diversa da quelle che possono attraversare altre grandi del calcio europeo: perché, a differenza di molte, i bavaresi non conoscono instabilità. La loro solidità strutturale resta un marchio di fabbrica, anche in un momento di ricambio.

La stagione appena conclusa non può dirsi negativa, ma nemmeno del tutto soddisfacente. Il Bayern ha ristabilito le gerarchie in patria, strappando senza troppe difficoltà il Meisterschale al Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, ma in Europa è emersa una certa confusione: nella fase cruciale, la squadra ha pagato caro l’ultima scintilla di grandezza dell’Inter di Inzaghi. Il Mondiale per Club si apre così nel segno dell’incertezza: con l’addio simbolico di Thomas Müller, che si consumerà a Mondiale finito, il Bayern ha voltato pagina aprendo un nuovo ciclo sotto la guida di Vincent Kompany. Inserito nel Girone C insieme ad Auckland City, Benfica e Boca Juniors, il tecnico belga potrebbe sfruttare la fase a gironi per continuare la sperimentazione tattica già avviata nel lungo finale di Bundesliga.

Rispetto ad altre big europee, il Bayern sembra meno orientato a un all in e più interessato a usare la competizione come palestra di crescita. Ma resta, inevitabilmente, una squadra da prendere sul serio. Il torneo potrebbe rappresentare l’occasione giusta per Harry Kane di mettere finalmente in bacheca un trofeo internazionale, e per Michel Olise di confermarsi tra i talenti più puri, continui e spettacolari del panorama europeo.

Benfica (Portogallo)

Qualificatosi come quinto nel ranking UEFA, il Benfica approda al Mondiale per Club reduce da una stagione deludente, non meno amara di quella vissuta dai rivali del Porto, ma per motivi forse persino più dolorosi. La squadra guidata dall’eclettico Bruno Lage ha infatti perso la corsa al campionato per appena due punti, battuta sul filo di lana dai rivali cittadini dello Sporting. E come se non bastasse, ha visto sfumare anche la Coppa nazionale, sconfitta ai supplementari – di nuovo – dalla squadra di Hjulmand e Gyökeres.

Basterebbe questo per accendere la voglia di riscatto: il Mondiale per Club si presenta dunque come un’occasione perfetta per restituire lustro a una squadra che tenta di conservare l’inerzia della parabola internazionale costruita a partire dall’era Schmidt. Oggi, sotto la guida di un tecnico altrettanto visionario, il Benfica vuole dimostrare che può ancora essere protagonista. Capitanata dal carisma e dall’esperienza dell’inesauribile Nicolás Otamendi, la squadra si candida a essere una delle possibili sorprese della competizione.

Il match contro il Boca Juniors, avversario diretto nel Girone C, potrebbe rivelarsi decisivo per il destino dei portoghesi. Ma al di là dei possibili traguardi, il Benfica resta la squadra più "romantica" e hipster tra le europee in gara: dalla verve offensiva di Vangelis Pavlidis alle geometrie raffinate di Orkun Kökçü, dalla solidità del giovane Antonio Silva fino al talento delizioso di Kerem Aktürkoğlu. Proprio il turco, con il suo piede destro educatissimo e l’istinto da uomo assist, è pronto a incantare e a mettere in crisi qualunque difesa.

Boca Juniors (Argentina)

Fondato nel 1905 da un gruppo di ragazzi di origine italiana nel barrio portuale, il Boca è un’istituzione del calcio continentale. In origine vestiva una maglia a righine bianche e nere, fino a quando non entrò in porto una barca battente bandiera svedese: da lì, i colori odierni. Costruisce il suo mito nel solco della Década Infame (1930–1943), periodo in cui conquista sei campionati nazionali e costruisce La Bombonera. È il secondo club con più Copas Libertadores (6) e, insieme a Peñarol e Nacional, uno di quelli con più Coppe Intercontinentali (3). Storicamente è legato a un calcio diretto e senza fronzoli, diventando così la squadra del proletariato porteño, pur avendo annoverato talenti come Maradona e Riquelme.

Si è qualificato al Mondiale per Club grazie al ranking, ma arriva alla competizione in mezzo a un piccolo terremoto: dopo aver cambiato due allenatori, la guida tecnica è passata nelle mani di Miguel Ángel Russo, alla sua terza esperienza sulla panchina Xeneize, e ancora senza partite dirette nel nuovo ciclo.

Le certezze su cui Russo proverà a costruire sono Ayrton Costa, tra i migliori innesti dell’ultima sessione di mercato; Milton Delgado, che nonostante le poche presenze sembra già un veterano del centrocampo; e il recupero – prima mentale che fisico – di Alan Velasco, secondo acquisto più costoso della storia del club. Sfumato l'arrivo di Leandro Paredes, che avrebbe acceso i sogni della tifoseria. Inserito in un girone con due potenze europee come Bayern e Benfica, il Boca potrebbe puntare a un passaggio del turno rubacchiando punti alle più accreditate. La tifoseria, che ha sofferto tanto negli ultimi anni, vede nel Mondiale per Club un’occasione di riscatto.


Gruppo D

  • 16 giugno, ore 21.00: Chelsea - Los Angeles FC
  • 17 giugno, ore 03.00: Flamengo - Espérance
  • 20 giugno, ore 20.00: Flamengo - Chelsea
  • 21 giugno, ore 00.00: Los Angeles FC - Espérance
  • 25 giugno, ore 03.00: Los Angeles FC -Flamengo
  • 25 giugno, ore 03.00: Espérance - Chelsea

Chelsea (Inghilterra)

Il Chelsea allenato da Enzo Maresca arriva al Mondiale per Club come vincitore della Champions League 2020/2021 e, soprattutto, da fresco campione della UEFA Conference League, conquistata appena qualche settimana fa contro il Real Betis. La notte di Porto, quella decisa dal tocco glaciale di Kai Havertz, pare oggi lontana non solo nel tempo, ma in un’altra dimensione. Se le nostre menti faticano a ricordare come fosse la nostra vita nel 2021, per misurare quanto sia cambiata la vita del Chelsea servirebbe forse un algoritmo, un’intelligenza artificiale capace di decifrare transizioni e metamorfosi.

Oggi, quattro anni dopo, i Blues non sono più il giocattolo di Roman Abramovich. La proprietà americana, guidata da Todd Boehly, ha mantenuto inalterata una cosa: l’ossessione per il calciomercato, declinata in chiave iper-contemporanea. Eppure, dopo due stagioni vissute come un cantiere aperto, il Chelsea è tornato a vincere. E a farlo con un’identità tecnica precisa. Il Marescaball ha preso forma con razionalità: un 4-2-3-1 pensato per far brillare un centrocampo che promette di diventare uno dei migliori d’Europa. È lì, nel cuore del gioco, che batte il ritmo della rinascita: Moisés Caicedo per l’equilibrio e la transizione, Enzo Fernández per l’intelligenza verticale, Cole Palmer per l’estro che si fa decisivo nei trenta metri finali.

Il Mondiale per Club, che vedrà il Chelsea impegnato nel Gruppo D contro Flamengo, Los Angeles FC e l’Espérance di Tunisi, è più di un trofeo da inseguire. È un test di maturità. È l’opportunità per tornare nel gotha calcistico non solo per blasone, ma per meriti tangibili.

Espérance Sportive de Tunis (TUN)

L’Espérance ha appena conquistato il suo trentaquattresimo campionato tunisino e la Coppa di Tunisia: una doppietta attesa dal 2011, quando i giallorossi vinsero anche la Champions League africana. È la squadra più nota, ricca e titolata del paese e ha un ottimo record anche nelle competizioni internazionali: 4 CAF Champions League, una Coppa delle Coppe CAF, una Supercoppa CAF e altri vari trofei minori. Quest'anno, in Champions League il suo percorso si è interrotto ai quarti di finale contro i Mamelodi Sundowns, ma l'Espérance si è qualificata come prima eleggibile del ranking africano.

In panchina siede un allenatore molto esperto, Maher Kanzari, nativo di Tunisi e che da calciatore ha già vinto diversi trofei con i giallorossi. Subentrato a marzo al rumeno Laurențiu Reghecampf, ha dato una grande scossa alla squadra che si trovava in apparente difficoltà, centrando un filotto di otto vittorie consecutive che ha riportato la squadra in testa alla classifica, che quindi si presenta al Mondiale per Club con un ottimo spirito e una buona condizione atletica.

L'unico giocatore davvero affascinante della squadra, seppure forse non al livello di incidere in questo torneo, è l'esterno offensivo algerino Youcef Belaïli, ala magrebina che ricade perfettamente nello stereotipo: veloce, fantasioso, arrogante ma molto divertente da vedere giocare.

Los Angeles FC (USA)

Il club californiano arriva ad occupare questo slot dopo che la FIFA ha deciso che Leon e Pachuca, entrambe qualificatasi ma parte della stessa proprietà, non avrebbero potuto partecipare entrambe al Mondiale per Club, con il Grupo Pachuca che ha deciso, non sorprendentemente, di sacrificare il club vincitore della Concachampions 2023.

LAFC finisce così nel girone D, con Chelsea, Flamengo ed Esperance di Tunisi, ed è l’unica squadra statunitense, date le sue particolari circostanze di qualificazione, che non giocherà in casa. I nomi più conosciuti in campo sono quelli del portiere Lloris e del suo connazionale in attacco Olivier Giroud – che pure non ha avuto fino ad ora un inizio scintillante di avventura in MLS – ma la vera stella assoluta della squadra è un altro francese, sia pure battente, calcisticamente, bandiera gabonese.

Si tratta di Denis Bouanga, ala con accelerazione da Formula 1, capacità di infilarsi in spazi infimi a grande velocità da Moto GP, l’uomo intorno a cui l’ex Sindaco di Hannover – così era soprannominato nella sua carriera in Bundesliga – Steve Cherundolo ha costruito questa squadra, composta nella sua retroguardia e pronta alla staffetta quattro per cento nelle ripartenze offensive, con il gabonese a prendersi spesso il rettilineo finale.

Flamengo (Brasile)

Con tre partecipanti, Rio de Janeiro è la città più rappresentata nella competizione. Ciò è possibile grazie al fatto che Flamengo, Fluminense e Botafogo hanno vinto tre delle ultime quattro Libertadores; a dimostrazione del dominio brasiliano nella competizione, l’ultimo campione di un altro Paese è stato il River Plate, grazie al leggendario Superclásico del 2018.Essendo il club con più tifosi del Paese – se ne stimano oltre 40 milioni – il Flamengo è conosciuto come O mais querido do Brasil, e la sua torcida è nota come Nação rubro-negra (“Nazione rossonera”).

Dopo decenni avari di soddisfazioni, negli ultimi anni il Flamengo è tornato ai vertici ed è attualmente il club più ricco del Sudamerica: con un fatturato di quasi 200 milioni di €, nel 2024 è stato l’unico club non europeo a comparire nel report Deloitte Football Money League (al trentesimo posto) e dal 2019 a oggi ha conquistato due Libertadores (oltre a una finale persa), due titoli del Brasileirão e due coppe nazionali. Al consueto mix di giovani e veterani di ritorno dall’Europa, grazie al proprio potere economico il Flamengo è oggi riuscito ad attrarre e mantenere giocatori non di primo piano in assoluto, ma in grado di fare la differenza nel contesto sudamericano. Ne sono esempi Léo Ortiz, Viña, Luiz Araújo, Pulgar, Everton Cebolinha, De La Cruz, Pedro e De Arrascaeta: tutti calciatori con un discreto mercato, più o meno nel prime delle loro carriere, su cui il Mengão è riuscito a costruire una base solida e duratura della propria rosa. Farebbe parte della lista anche Gerson, che però proprio in questi giorni ha firmato con lo Zenit, dove si trasferirà dopo il Mondiale.

Trattandosi di una squadra esperta, gli unici giovani a entrare stabilmente nelle rotazioni sono il terzino destro Wesley - che ha già esordito con la Seleção - e il mediano Evertton Araújo, per cui la concorrenza si è però infittita con il recente arrivo di Jorginho dall’Arsenal.Il girone non è certo proibitivo, ma sarà fondamentale non steccare la gara d’esordio contro l’Espérance per potersi permettere un’eventuale sconfitta contro il Chelsea e giocarsi la qualificazione nella sfida con il Los Angeles FC.


Gruppo E

  • 17 giugno, ore 21.00: River Plate - Urawa Red Diamonds
  • 18 giugno, ore 03.00: Monterrey - Inter
  • 21 giugno, ore 21.00: Inter - Urawa Red Diamonds
  • 22 giugno, ore 00.000: River Plate - Monterrey
  • 27 giugno, ore 03.00: Inter - River Plate
  • 27 giugno, ore 03.00: Urawa Red Diamonds - Monterrey

Inter (Italia)

Ad appena una decina di giorni dalla settimana più difficile della sua storia recente, l’Inter sbarca negli Stati Uniti per chiudere una stagione lunghissima, emozionante ma soprattutto deludente. E lo fa senza una direzione chiara, senza un’idea precisa di cosa voglia ottenere dalla partecipazione ad un Mondiale per Club che, appena un anno fa, veniva celebrata come la conferma della bontà di un percorso tecnico e aziendale virtuoso. Il Mondiale rappresentava allora una vetrina perfetta per la consacrazione definitiva, ed ha continuato ad esserlo fino a poche settimane fa, fino al momento in cui tutto è cambiato.

Il secondo posto in campionato, l’umiliante sconfitta nella finale di Champions, l’addio di Simone Inzaghi: l'entusiasmo si è dissolto, lasciando spazio alla sensazione diffusa che, forse, sarebbe stato meglio restare a casa, resettare il sistema e ripartire. Proprio per questo, paradossalmente, il Mondiale potrebbe essere proprio ciò di cui l’Inter ha più bisogno. La squadra, ora affidata a Cristian Chivu, ha la possibilità di trasformare questa parentesi internazionale in un’occasione per ritrovare sé stessa.

Una buona prestazione – l’obiettivo minimo potrebbe essere un approdo ai quarti – rappresenterebbe un segnale importante di continuità e stabilità. Servirebbe a scacciare i fantasmi di Como e Monaco, a evitare il rischio di cadere in un loop di insicurezze, a riscoprire certezze tattiche e identitarie, a partire dal 3-5-2 e dai suoi interpreti più rappresentativi.

Monterrey (Messico)

Partendo dalla città Sultana del Norte, i Rayados sono stati in grado negli ultimi trent’anni, anche grazie ai capitali della FEMSA, la più grande azienda imbottigliatrice della Coca-Cola nel mondo, in una nazione che è la maggior consumatrice mondiale della bevanda statunitense, ad intaccare il dominio delle quattro giganti storiche del calcio messicano, insieme ai rivali del Tigres.

Dal 2010 ad oggi, il Monterrey ha vinto cinque Concachampions, più di qualsiasi altra squadra in questo periodo, e tra queste l’edizione del 2021 che li ha qualificati al mondiale per club, anche grazie ai tanti fondi spesi sul mercato. Recentemente i Rayados hanno fatto notizia con uno degli import più costosi in Liga MX Acquistando Sergio Canales per dieci milioni di dollari. L’ex Real Madrid è solo uno dei tanti nomi conosciuti e familiari all’interno della rosa dei Rayados, tra cui gli ex Serie A Lucas Ocampos, Hector Moreno e Carlos Salcedo, l’allenatore Martin Demichelis, e soprattutto Sergio Ramos, arrivato quest’anno con un contratto che, oltre ad uno stipendio fuori scala rispetto al resto della rosa – si vocifera sui quattro milioni e mezzo – può contare, secondo quanto riportato, su una serie di bonus inusuali come la fascia da capitano, il poter scegliere in quali partite giocare, una commissione su ogni maglietta col suo nome venduta e soprattutto, nell’ottica di questa guida, un bonus per ogni presenza al mondiale per club.

La stella della squadra, al di là dei nomi più celebri, resta German Berterame, attaccante argentino classe 1998 recentemente naturalizzato messicano come uno dei tanti tentativi del Tri di trovare un futuro centravanti per il dopo Raul Jimenez. Centravanti completo con un cannone al posto del piede destro, Berterame non offre l’apparenza di un dominio fisico ma è sorprendentemente potente e sgusciante nel gioco aereo, dove i suoi gol di testa non spiccano per la forza con cui viene scagliato il pallone quanto più per le angolazioni che i suoi palloni riescono a ricevere. Anche dai suoi gol dipenderà la possibilità di uscire vivi da un girone con Inter, River Plate e Urawa Red Diamonds.

River Plate (Argentina)

Nato nel 1901 dalla fusione di due squadre del quartiere La Boca, prende il nome dal grande fiume che abbraccia Buenos Aires. Si trasferisce a Núñez negli anni ’30 e inizia lì a costruire la sua fama da Millonario, dopo aver acquistato fuoriclasse come Carlos Peucelle e Bernabé Ferreyra. Considerato storicamente il club “aristocratico” della capitale, il River ha fondato la sua grandezza sul talento e sul vivaio, facendo emergere nomi come Aimar, Beto Alonso e Crespo. Ha vinto meno Libertadores del Boca (4) e ha subito anche l’onta della retrocessione, salvo poi rifarsi con la storica finale di Madrid.

Anche il River si è qualificato grazie al ranking, ma non arriva in condizioni ottimali. Nonostante il ritorno in panchina di Marcelo Gallardo e dei centrali Pezzella e Martínez Quarta, il Millo ha faticato in campionato e ha spesso dovuto aggrapparsi alle giocate del giovane Mastantuono. Il nome da seguire è senza dubbio Claudio Echeverri Mastantuono, che il club ha trattenuto appositamente fino al torneo prima della partenza per Madrid: sarà questo il suo primo vero grande palcoscenico. Il gioco di Gallardo è mutato nel tempo, ma resta fedele a principi chiari: possesso, associazione tra reparti, superiorità numerica a centrocampo.

Il girone con Inter, Monterrey e Urawa Reds è sulla carta abbordabile. Il passaggio del turno è quasi un obbligo: fallire potrebbe mettere in discussione anche una figura carismatica come Gallardo.

Urawa Red Diamonds (Giappone)

Gli Urawa Red Diamonds sono stati fondati nel 1950 a Kobe come Mitsubishi Motors FC, per volontà della Mitsubishi Heavy Industries Ltd. Nel 1958 si trasferiscono a Urawa, città che faceva parte del conglomerato metropolitano di Tokyo. Dal 1996 hanno assunto l’attuale denominazione che deriva dall’unione tra la città in cui risiedevano per l’appunto e il soprannome con cui li chiamavano i propri tifosi. Oggi giocano a Saitama, città nata dalla fusione di altre città tra cui la stessa Urawa, e giocano al Saitama Stadium, stadio che può contenere circa 63.000 persone e che è stato tra le sedi del Mondiale maschile 2002.

I tifosi dei Reds sono tra i più calci d’Asia e sono famosi per essere i più turbolenti della J League, il campionato di massima divisione giapponese di cui gli Urawa fanno parte fin dalla sua nascita nel 1993. Sono tra i club più titolati del continente asiatico avendo vinto per 3 volte la AFC Champions League, l’ultima volta nel 2022, motivo per cui partecipano a questo Mondiale per club. Il calciatore da seguire è senza ombra di dubbio Matheus Savio, trequartista brasiliano che ha fatto molto bene in J League indossando per tanti anni la maglia dei Kashiwa Reysol.

L’allenatore è il polacco Maciej Skorża, già in panchina nella vittoriosa campagna continentale 2022, che è stato richiamato dalla dirigenza dei Reds per tirare su la squadra da un brutto periodo, ma che non sta ottenendo i risultati sperati e sarà difficile per la compagine giapponese superare il turno in un girone dove ci sono Inter e River Plate.


Gruppo F

  • 17 giugno, ore 18.00: Fluminense - Borussia Dortmund
  • 18 giugno, ore 00.00: Ulsan - Mamelodi Sundowns
  • 21 giugno, ore 18.00: Mamelodi Sundowns - Borussia Dortmund
  • 22 giugno, ore 00.00: Fluminense - Ulsan
  • 25 giugno, ore 21.00: Fluminense - Mamelodi Sundowns
  • 25 giugno, ore 21.00: Borussia Dortmund vs. Ulsan

Borussia Dortmund (Germania)

Le stagioni del Borussia Dortmund sembrano scritte da sceneggiatori dotati di grande immaginazione, spiccato senso del pathos e un’insolita predilezione per i finali amari. Due anni fa, i gialloneri videro sfumare il Meisterschale all’ultima giornata, traditi da un destino beffardo dopo un’intera stagione passata a costruirne il sogno. L’anno successivo fu il Real Madrid, con la sua solita freddezza spietata, a spezzare il sogno europeo e l’ultimo ballo di Marco Reus. Quest’anno, invece, il copione ha perso lirismo ma non drammaticità: il fallimento del progetto Nuri Şahin ha lasciato spazio all’intervento di Niko Kovač, che ha raccolto la squadra all’undicesimo posto e l’ha condotta, con ordine e audacia, fino alla quarta posizione.

Kovač ha scelto una strada chiara e coraggiosa: il passaggio alla difesa a tre ha ridato equilibrio e slancio offensivo e soprattutto ha permesso d’innescare due punte in forma smagliante: Serhou Guirassy, terminale implacabile, e Karim Adeyemi, tornato a illuminare con la sua velocità. La partecipazione al Mondiale per Club, guadagnata grazie al sesto posto nel ranking UEFA, è ora l’occasione per trasformare una stagione di transizione in un trampolino verso il futuro.

Nel Girone F, il Borussia affronterà Ulsan Hyundai, Mamelodi Sundowns e Fluminense: un calendario esotico e suggestivo, da vivere con rispetto ma senza timori. In un contesto imprevedibile come questo, la leggerezza ritrovata potrebbe diventare il più potente dei vantaggi.

Fluminense (Brasile)

Fondato nel 1902, il Fluminense è letteralmente la squadra del fiume, collegandosi al nome della città di Rio de Janeiro, chiamata così dai primi esploratori portoghesi che confusero la baia di Guanabara con un fiume (rio, in portoghese). Con 33 campionati statali e quattro nazionali in bacheca, è il secondo club più vincente della città dopo il Flamengo. Il protagonista indiscusso della storia recente del Flu è Fernando Diniz, che con il suo stile di gioco estremamente “relazionale” (o “anti-posizionale”, come lo definì lui stesso) divenne celebre in tutto il mondo, arrivando a vincere la Libertadores nel 2023.

L’anno dopo però quel sogno si è rapidamente sgretolato, portando all’esonero del tecnico. Oggi sulla panchina tricolor siede l’esperto Renato Gaúcho Portaluppi, un altro che ama incentivare le doti associative dei propri calciatori. La stella della squadra è il colombiano Jhon Arias, inesauribile esterno d’attacco che ha tenuto a galla il Flu anche nei periodi più difficili con le conduzioni e una discreta balistica. Dal 2022 a oggi ha totalizzato 223 presenze con 46 gol e 54 assist: questo Mondiale potrebbe essere la vetrina giusta per farsi un nome anche oltre il Sudamerica.

Un altro che potrebbe presto approdare in Europa è il centrocampista classe 2001 Matheus Martinelli - elogiato da Guardiola dopo la finale del 2023 - mentre dietro spicca l’esperienza del portiere Fabio (45 anni a settembre) e di capitan Thiago Silva. Merita una menzione anche Paulo Henrique Ganso, non più titolare inamovibile ma pronto a entrare per regalarci gli ultimi lampi della sua classe. Non si può certo dire che il sorteggio sia andato male: l’unica europea è il Borussia Dortmund, contro cui il Flu esordirà martedì alle 18 italiane; le altre sfide saranno suggestive anche per misurare il proprio livello contro avversari di contesti completamente alieni. Per i sudamericani, che ancora rivendicano una superiorità calcistica rispetto ai club asiatici e africani, potrebbero esserci delle brutte sorprese.

Mamelodi Sundowns (Sud Africa)

Squadra di Pretoria (Sudafrica), il Mamelodi Sundowns gioca il Mondiale per Club per la seconda volta dopo l'unica apparizione del 2016, anno in cui hanno conquistato l'unica Champions League africana della propria storia. I Brazilians, chiamati così per la somiglianza della maglia con quella della nazionale brasiliana, sono stati ammessi al torneo statunitense grazie al piazzamento nel Ranking CAF delle ultime stagioni. In patria è una potenza: ha appena conquistato il suo diciottesimo campionato, l’ottavo di fila e il decimo dal 2013 a oggi. Al contrario, però, ha appena visto svanire la possibilità di alzare la seconda Champions perendo in finale contro gli egiziani dei Pyramids.

L'allenatore è Miguel Cardoso, portoghese classe 1972, che ha lavorato praticamente ovunque nel mondo: dalla Francia all’Ucraina, dalla Spagna alla Grecia, passando per la Tunisia. Il Mamelodi Sundowns lo ha chiamato in panchina nel dicembre 2024, due mesi dopo l’esonero dall’Espérance Tunisi, e con lui è arrivato l’ennesimo titolo nazionale insieme alla finale di Champions League africana, persa contro il Pyramids FC.

Il giocatore più forte, anche se non di prospettiva è probabilmente Themba Zwane. 36 anni da compiere ad agosto, è unanimemente considerato uno dei migliori calciatori della storia non solo del Mamelodi Sundowns, dove gioca dal 2011, ma dell’intero Sudafrica. Trequartista di qualità, è tornato in campo ad aprile dopo diversi mesi ai box per un infortunio. Oltre a lui, va segnalato brasiliano Lucas Ribeiro. 26 anni, esterno mancino che ama partire da destra ma capace di adattarsi a trequartista, arrivato al Mamelodi Sundowns nel 2023 dopo aver giocato in Francia e Belgio.

Ulsan HD (Corea del Sud)

L’Ulsan HD è stato fondato nel 1983 a Incheon e ha disputato la sua prima K League, il campionato di massima divisione sud coreano, nel 1984. Nel 1990 la Hyundai Heavy Industries lo trasferì a Ulsan, sede di gran parte degli uffici principali del colosso industriale. La squadra è di proprietà della sezione che si occupa di costruire navi e macchine da lavoro ed è cugina dell’industria automobolistica. Il soprannome del club è gli Horang-i, le Tigri.

Il club gioca nell’Ulsan Munsu Football Stadium, capace di contenere circa 37.000 spettatori, che è uno degli stadi del Mondiale maschile 2002. In ambito continentale ha vinto 2 AFC Champions League. Si è qualificata al Mondiale per Club grazie al primo posto nel ranking continentale asiatico. La squadra gioca con il 343 o il 433 da quando si è seduto sulla sua panchina Kim Pan-gon, a metà della scorsa stagione dopo che Hong Myung-bo ha accettato di guidare la nazionale sud coreana.

Due sono i giocatori da tenere d’occhio: Jo Hyeon-woo, portiere titolare della nazionale sud coreana e vero totem della squadra, e Eric Farias, centravanti brasiliano arrivato nella sessione invernale dall’EC Juventude, club di Série A brasiliana. La stagione degli Horang-i è stata fin qui deludente ed è difficile che possano fare bene in questa competizione, anche se sono capitati in un girone in cui potrebbero dare fastidio.


Gruppo G

  • 18 giugno, ore 18: Manchester City - Wydad
  • 19 giugno, ore 03.00: Al Ain - Juventus
  • 22 giugno, ore 18.00: Juventus - Wydad
  • 23 giugno, ore 03.00: Manchester City - Al Ain
  • 26 giugno, ore 21: Juventus - Manchester City
  • 26 giugno, ore 21: Al Ain - Wydad

Al-Ain (Emirati Arabi Uniti)

La polisportiva Al-Ain Sports and Cultural Club è stata fondata il 1° agosto 1968 da due comunità di lavoratori stranieri residenti ad Al Ain, quella sudanese e quella bahreinita, presenti negli Emirati Arabi Uniti. Il nome del club vuol dire “la Primavera” ed è riferito alla città che lo ospita Al Ain, città insulare che si trova nell’emirato di Abu Dhabi, che è una delle più belle del Golfo Persico ed è per l’appunto famosa per le sue oasi e il suo verde lussureggiante, nonostante sia circondata dal deserto.

L’Al Zaeem, "Il Boss" in italiano, il soprannome con cui i tifosi chiamano la propria squadra, è il club più titolato degli Emirati, vincitore per due volte della AFC Champions League, l’ultima delle quali è stata alzata nel 2024, quando l’allenatore era Hernan Crespo. La proprietà della squadra è in mano a Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti dal 2022, in un segno che contraddistingue molte delle squadre della penisola araba. La rosa ha alcuni giocatori di buon livello a cominciare da Rui Patricio, portiere già visto alla Roma e arrivato dall’Atalanta proprio per giocare il Mondiale per Club, passando per Soufiane Rahimi, esterno marocchino molto interessante, e Omar Abdulrahman, talento locale che non è mai riuscito a fare il salto di qualità che in molti si aspettavano da lui.

Da inizio stagione siede sulla panchina dei viola l’allenatore serbo Vladimir Ivić, che ha vinto in Israele e Russi, prima di arrivare negli Emirati. La stagione è andata decisamente male, con l’Al-Ain finito quarto in classifica in campionato e fuori dalle competizione continentali. Il Mondiale per Club sa perciò di vera e propria ultima spiaggia per Ivić. Visto il girone sarà molto difficile però portare a casa anche un solo punto.

Juventus (Italia)

Man mano che si avvicina l’esordio nel Mondiale per Club, la Juventus dà sempre più l’impressione di trovarsi nel posto giusto, ma al momento sbagliato. Grazie al settimo posto nel ranking UEFA, negli Stati Uniti i bianconeri saranno tra pari per storia e blasone, ma con la sensazione che la qualificazione a questa competizione sia il frutto di una rendita di posizione, più che il riflesso dello stato attuale della Vecchia Signora. Oggi la Juventus non sembra possedere quella stabilità organizzativa e quella chiarezza progettuale che l’hanno accompagnata persino nei suoi momenti più critici.

La squadra che esordirà a Washington contro gli emiratini dell’Al-Ain è affidata a Igor Tudor, arrivato come traghettatore e stabilizzatosi più per inerzia societaria che per meriti sportivi realmente tangibili e molti dei protagonisti della rosa a sua disposizione hanno le valigie in mano, pronti a ogni eventualità. Inserita nel Girone G, alle spalle del favoritissimo Manchester City ma davanti al Wydad Casablanca, la Juventus si trova in una posizione scomoda: non può permettersi di fallire, ma dovrà affrontare avversari insidiosi che richiedono la giusta dose di concentrazione e serenità.

Un passo falso potrebbe portare la dirigenza a fare tabula rasa; al contrario, un buon cammino – magari fino ai quarti o oltre – significherebbe la conferma di Tudor, di Vlahović e di gran parte di un gruppo oggi sospeso tra rilancio e smobilitazione. La Juve arriva dunque a questo Mondiale con in tasca la ricetta perfetta per due esiti opposti: un disastro fragoroso o una cavalcata sorprendente.

Manchester City (Inghilterra)

La fortuna è cieca ma per Pep Guardiola ci vede benissimo. Fino a questo momento la stagione del Manchester City è stata un fallimento non completo ma comunque sostanziale, che impressiona soprattutto per lo zero alla casella dei trofei vinti. E allora il Mondiale per Club diventa l’ultima opportunità per raddrizzare almeno in parte l’annata più difficile dell’era Guardiola e probabilmente una delle più difficili della carriera del tecnico, in cui non sono mancati solo i risultati ma, prima di tutto, proprio il gioco.

Quest’opportunità arriva grazie alla vittoria della Champions League nel 2023, ovviamente in finale contro l’Inter e grazie alla rete di Rodri, Pallone d’oro imprescindibile che con tutta probabilità tornerà in campo almeno per la partita di Orlando contro la Juventus. Per il resto, il torneo dei Citizens si dipanerà tra l’Atlanta di Donald Glover e la Pennsylvania raccontata da The Office, che faranno da sfondo alle partite di una squadra che ha bisogno prima di tutto di ritrovare il prima possibile la confidenza con la vittoria e i trofei.

È impossibile non annoverare il City tra le favorite della competizione, ma potrebbe essere proprio la ricerca di una nuova identità e consapevolezza a mettere i bastoni tra le ruote a una squadra che non avrà Kevin De Bruyne ma che potrà contare probabilmente sui nuovi colpi Cherki, Aït-Nouri e Tijjani Reijnders.

Wydad AC

Il Wydad Athletic Club, meglio conosciuto come Wydad Casablanca, è la prima squadra di Casablanca - fondata nel 1937, undici anni prima del Raja - nonché la prima società ad essere stata formata da soli marocchini, creata appositamente per difendere il proprio diritto allo sport - in particolare di accesso alle piscine di pallanuoto - dalle proibizioni dei francesi. È la squadra più titolata del Marocco, con in bacheca 22 campionati nazionali, 3 CAF Champions League e moltissimi altri trofei nazionali e continentali. Il Wydad Casablanca partecipa infatti al Mondiale per Club 2025 grazie alla vittoria nella CAF Champions League 2021/22, la terza della sua storia.

In panchina siede Mohamed Amine Benchachem, allenatore nato e cresciuto proprio a Casablanca e che, dopo una lunga carriera da calciatore ricca di soddisfazioni da capitano del Wydad, è arrivato alla sua dodicesima panchina diversa in 17 stagioni in Marocco. Il Wydad ha deciso di affidargli le redini della società, nominandolo sia allenatore che direttore sportivo. Nel corso della carriera da allenatore si è sempre contraddistinto per la sua filosofia di gioco offensiva basata sul possesso palla, il modulo 4-2-3-1 e la valorizzazione dei giovani talenti.

La stella della squadra è il difensore Jamal Harkass, cresciuto calcisticamente tra Le Mans e Orleans. Giocatore che spicca per le sue abilità tattiche e di tempismo, molto forte fisicamente e pulito negli interventi. Oltre a lui, tenere d'occhio l'olandese Mohamed Rayhi, che con 13 goal stagionali è il capocannoniere del club e nonché certamente il leader tecnico in fase offensiva grazie a un ottimo dribbling.


Gruppo H

  • 18 giugno, ore 21.00: Real Madrid - Al Hilal
  • 19 giugno, ore 00.00: Pachuca - Salisburgo
  • 22 giugno, ore 21.00: Real Madrid - Pachuca
  • 23 giugno, ore 00.00: Salisburgo - Al Hilal
  • 27 giugno, ore 03.00: Salisburgo - Real Madrid
  • 27 giugno, ore 03.00: Pachuca - Al Hilal

Al-Hilal (Arabia Saudita)

La polisportiva Al-Hilal Saudi FC è stata fondata il 16 ottobre 1957 a Ryadh. Il soprannome della squadra di calcio è Al-Za'eem, Il Boss, e ha partecipato a tutte le edizioni della Saudi Pro League, fino dalla sua creazione nel 1976. Lo stadio in cui gioca l’Al-Hilal è la Kingdom Arena, capace di contenere 27.000 spettatori. Lo stadio è entrato per due volte nel Guinness dei Primati per lo stadio coperto più grande destinato a ospitare partite di calcio e per essere lo stadio al coperto più capiente.

La proprietà del club è del PIF, il fondo pubblico che appartiene alla monarchia reggente saudita. I biancoblu sono il club più vincente del continente asiatico con 8 trofei continentali: 4 AFC Champions League (record), 2 Asian Cup, 2 Asian Super Cup. La vittoria nella AFC Champions Leaegue 2021 è stata la chiave di accesso per qualificarsi a questo Mondiale per Club. Da alcune settimane sulla panchina è arrivato Simone Inzaghi, che ha lasciato l’Inter, per il ricco contratto biennale da 25 milioni a stagione offerto dal club saudita, nell’ottica di permettere alla rosa un ulteriore step in avanti e renderla ancora più dominante in casa e in Asia.

La formazione tipo è difficile da definire in questo momento perché l’allenatore italiano è arrivato da pochi giorni e non ha ancora ha avuto a disposizione tutti i calciatori per poter cominciare a lavorare sul suo classico 3-5-2. Possiamo però dire che i calciatori da seguire saranno Mitrovic, Ruben Neves e Milinkovic-Savic, a meno che la dirigenza non riesca a mettere a segno qualche altro colpo prima dell’inizio della competizione. Il passaggio del turno, dietro il Real Madrid, è l’obiettivo primario della squadra.

Pachuca (Messico)

Il calcio messicano è ricco di soldi, di passione e di storia, ma certamente non è ben gestito. Un’eccezione in questo senso è però la gestione del Pachuca, rappresentante l’omonima città di duecentosettantamila abitanti, la seconda più piccola di questo mondiale dopo Salisburgo, ma forse ancora più sorprendentemente la più piccola tra quelle rappresentante nella massima lega messicana. Ma nel calcio nordamericano il Pachuca fa ormai da anni la figura del Golia, avendo vinto sei Champions nordamericane, secondo numero più alto di sempre, tutte vinte dal 2002 ad oggi, l’ultima, nel 2024, responsabile della qualificazione al mondiale.

Per anni, il segreto di questa squadra è stato il settore giovanile – Hirving Lozano, Hector Herrera – ma in tempi recenti la specialità della casa è stato lo scouting, e non solo nel promuovere giovani promesse come Nelson Deossa – trasferito in inverno al Monterrey dopo aver deciso la scorsa Concachampions – ma anche nel dare chance a giocatori che sembravano sulla via del tramonto.

Per esempio, la leggenda del calcio venezuelano Salomon Rondon. Il trentacinquenne, nelle sette partite dell’ultima Champions Cup vinta ha segnato nove gol, tra cui una doppietta nella finale in gara singola. Occhio anche al centrocampista diciannovenne Elias Montiel, ultimo prodotto del vivaio, playmaker diminutivo con grandissime capacità di protezione e progressione del pallone. Nel girone, i messicani incontreranno Al-Hilal, Real Madrid e Red Bull Salisburgo.

Real Madrid (Spagna)

Il Real Madrid, da vincitore della Champions League 2021/2022 e 2023/2024, arriva negli Stati Uniti con un peso sulle spalle che non è semplice pressione sportiva, ma vero e proprio dovere storico. Ci sono almeno tre motivi per cui le merengues non possono fallire. Il primo è scritto nella pietra: la legacy di Florentino Pérez impone che sia proprio il Real a conquistare la prima edizione del nuovo Mondiale per Club, una competizione concepita per identificare senza ambiguità la squadra egemone del calcio globale.

Il secondo è una questione di principio: è inimmaginabile che un superteam costruito attorno a Jude Bellingham e Kylian Mbappé — due dei volti più iconici del calcio del presente — possa archiviare la sua prima stagione senza alzare nulla. Il terzo riguarda il tempo che verrà: l’era di Xabi Alonso, nuova guida tecnica del club, deve cominciare col piede giusto, e nulla sancirebbe meglio l’inizio di un ciclo che si preannuncia straordinario della conquista immediata di un trofeo internazionale.

Basta tutto questo a giustificare l’hype, l’attenzione quasi magnetica che circonda la spedizione americana dei blancos? Sì, assolutamente sì. Perché se c’è una squadra che conosce il linguaggio della vittoria, che trasforma l’aspettativa in energia e la pressione in combustibile, quella è — da sempre e per vocazione — il Real Madrid.

Red Bull Salisburgo (Austria)

Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa o di chiedervi come ci sia finito il Red Bull Salisburgo fra le dodici squadre migliori d’Europa chiamate a rappresentare il Vecchio Continente in una competizione così elitaria. It’s the ranking, stupid. Il nono posto in quello UEFA ha permesso alla squadra austriaca di far fruttare la sua costante e resiliente presenza in Champions League per aggiudicarsi un posto negli Stati Uniti.

La cosa paradossale è che il Mondiale per Club arriva nel momento peggiore della storia recente della compagine, che dopo anni di dominio ha dovuto cedere per il secondo anno consecutivo lo scettro di miglior squadra d’Austria allo Sturm Graz e che ha collezionato una ben poco esaltante figura nella fase campionato dell’ultima Champions, conclusa al terzultimo posto con appena tre punti e cinque reti realizzate.

Tra gli austriaci non mancano gli elementi di spicco: le vette qualitative offerte da Gloukh, Kjærgaard e Karim Konaté sono abbastanza per permettere alla squadra allenata da Thomas Letsch di provare a divertirsi nel Girone H con Al Hilal, Pachuca e Real Madrid. E chissà, proprio l’equilibrio di questo girone potrebbe essere il terreno fertile per permettere alla squadra più “imbucata” dell’intero torneo di diventarne anche la sorpresa più imprevedibile.


  • La Redazione di Sportellate è un miscuglio di persone che provano a scrivere di sport senza mai tirarsi indietro.

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