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, 10 Giugno 2025

Luciano Cabral, dal carcere alla nazionale


Era l’erede di Riquelme, poi cinque anni dietro le sbarre. A trent’anni, Lucho Cabral si è ripreso il pallone.

“Si prova paura ogni giorno quando si è in carcere. Dopo i primi anni in prigione avevo perso la speranza di tornare a essere un calciatore. Mi sono aggrappato a Dio, alla mia famiglia e agli amici, e ho ricominciato a vedere la luce per poter tornare.”

Dopo i 5 anni di carcere scontati sui 9 cui era stato condannato, queste furono le prime parole rilasciate da Luciano Cabral. Oggi, con i suoi 30 anni e un passato con più ombre che luci, il cileno di origine argentina sembra aver trovato una sua dimensione all’Independiente de Avellaneda, emergendo come una nuova speranza per la nazionale cilena nell’impresa quasi impossibile di qualificarsi al Mondiale.

Ma andiamo con ordine. Siamo nel 2016, Luciano gioca all’Argentinos Juniors da ormai tre anni, condividendo lo spogliatoio con Riquelme, giocatore a cui è stato spesso paragonato, aspettando solo il salto di qualità. Le voci di mercato sono tante, dal Colo-Colo in Cile al River Plate. Alla fine, a credere in lui è l’Athletico Paranaense, squadra della Serie A brasiliana, il campionato più competitivo del Sudamerica, con la possibilità di qualificarsi per la Copa Libertadores.

Il cileno inizia in sordina, con appena sei presenze nei primi sei mesi. A fine stagione, però, l’Athletico chiude al sesto posto, conquistando un posto nella massima competizione continentale. Ma tra Cabral e il sogno di giocare la Libertadores si mette di mezzo la notte di Capodanno del 2017.

Luciano Cabral ai tempi dell'Argentinos Jr

Tornato nella sua Mendoza per festeggiare il Capodanno in famiglia, la sua vita prende una piega drammatica. All’alba del 1º gennaio 2017, un giovane di 27 anni, Joan Villegas, viene trovato morto dopo una rissa scoppiata in strada durante la notte. Secondo le sue dichiarazioni successive, Cabral era andato a dormire verso le tre del mattino, ma fu svegliato poco dopo dalla zia, che, spaventata, gli chiese di andare a cercare il padre e il cugino, coinvolti in una lite vicino casa.

Arrivato sul posto, vide suo padre scuotere la testa, consapevole della gravità della situazione. Due giorni dopo, con il padre e il cugino già in stato di fermo, anche Luciano si presentò spontaneamente al commissariato per testimoniare. Nel giro di pochi mesi arrivarono le condanne: Cabral fu riconosciuto come coautore del reato di omicidio semplice e condannato a 9 anni e 6 mesi di carcere. Al padre furono inflitti 16 anni e al cugino 8.

Proprio mentre l’Athletico stava valutando il riscatto, il futuro di Cabral crollava sotto il peso di quella notte maledetta. Il club si tirò indietro e interruppe ogni trattativa. “Hanno distrutto la mia carriera, io non dovrei essere qui, dovrei stare dietro a un pallone”, disse dal carcere. In un altro momento, ammise con amarezza: “C’è l’80% di possibilità che finisca la carriera e solo il 20% che io possa continuare a giocare”. In pochi avrebbero scommesso su un suo ritorno in campo. 

Cabral durante il processo (si è sempre dichiarato innocente)

Gli anni passavano, e il suo nome scivolava lentamente nell’oblio del calcio sudamericano, ricordato da pochi come una promessa interrotta, un talento che non aveva mai avuto il tempo di sbocciare. Poi, nel 2021, la svolta: per buona condotta viene trasferito dal penitenziario IV di San Rafael alla Colonia Granja di Mendoza, un centro dove i detenuti lavorano come agricoltori. Ma soprattutto, è lì che torna ad allenarsi, a rincorrere il sogno che sembrava perduto.

Sempre per buona condotta, Il 15 settembre 2022, dopo aver scontato cinque anni di pena, Cabral ottenne la libertà condizionale. Dopo il calvario del carcere, può tornare ad allenarsi con l’Argentinos Juniors, il club dove tutto ebbe inizio. A novembre 2022 arriva finalmente la chiamata tanto attesa: il Coquimbo Unido. La squadra della Liga cilena decide di scommettere su di lui. Non è una scelta facile, ma è quella giusta.

Cabral realizzerà 8 reti e 4 assist in 43 presenze, venendo inserito nella squadra dell’anno della Liga cilena 2023. Tanto che, a un anno e mezzo dal suo ritorno in campo, la nazionale cilena decide di preconvocarlo in vista della Copa América negli Stati Uniti. Pur essendo argentino, Luciano possiede la doppia cittadinanza grazie alle origini dei suoi nonni, tanto che nel 2015 era stato convocato per il Campionato Sudamericano Under-20 in Uruguay. Tuttavia, a giugno 2024 arriva una seconda batosta: le politiche statunitensi vietano l’ingresso nel paese a persone con una condanna definitiva in sospeso. Nonostante i tentativi di aggirare l’ostacolo burocratico, nessun cavillo o permesso speciale ha consentito al fantasista, tanto voluto da Gareca, di prendere parte al torneo. 

Di certo non sarà nemmeno questo a farlo demordere, prima o poi sente che il debutto nella Selección arriverà. Intanto molte squadre si interessano a lui, ci pensa il Colo-Colo, proprio come aveva fatto anni prima, ma alla fine sarà il Club León a convincerlo. In Messico continuerà a fare quello che gli riesce meglio: incantare il pubblico con le sue giocate. 

Cabral León
La presentazione di Cabral al Club León

In terra azteca rimarrà sei mesi, pochi, ma sufficienti per continuare ad alzare il livello ed essere chiamato nuovamente in nazionale. Il nuovo numero 10 della Selección fa il suo debutto al 66’ nella partita vinta 4-2 contro il Venezuela, entrando al posto di un Arturo Vidal ormai lontano dallo splendore mostrato in Europa. Sono soltanto un ricordo i fasti della Generación Dorada, capace di vincere due Copa América consecutive contro l’Argentina. Con il suo ingresso in campo, il pubblico ritrova qualcosa che mancava da tempo: un giocatore capace di accendere l’entusiasmo e restituire un filo di speranza a una nazionale oggi fanalino di coda nel girone di qualificazione.

Ma quali sono le caratteristiche di Luciano Cabral che lo rendono così unico nel calcio di oggi? Basta vederlo in campo: dal primo tocco si capisce subito che tipo di giocatore è. Un centrocampista offensivo dotato di grande intelligenza tattica, visione di gioco e una tecnica sopra la media. Per dirla alla sudamericana, un enganche vecchio stile, un numero 10 che non si vedeva da anni. Il classico trequartista creativo che si muove tra le linee, collegando centrocampo e attacco con passaggi illuminanti e una lettura del gioco fuori dal comune.

Non ci ha pensato due volte l’Independiente de Avellaneda, che a gennaio 2025 ha puntato su di lui, strappandolo al Club León per 2,15 milioni di dollari. L’arrivo in uno dei top club del campionato ha subito attirato i riflettori sull’ex giovane promessa del calcio argentino. Cabral, anche questa volta ha saputo affrontare a viso aperto dubbi e perplessità da parte dei tifosi, a partire dalla scelta del numero di maglia, la 10, sacra per Los Diablos Rojos e appartenuta alla leggenda del club, campione del mondo nel 1986, Ricardo Bochini. La benedizione del suo allenatore in nazionale Ricardo Gareca è arrivata prontamente, assicurando che Cabral è il classico giocatore che piace al tifoso dell’Independiente, simile per movenze e qualità, per l'appunto, alla leggenda Bochini.

Qualità che si vedono bene in campo e che in pochi mesi hanno fatto innamorare anche i più scettici, brillando in campionato e nella sudamericana.

Se ai tempi dell’Argentinos Juniors era el heredero - l’erede - di Riquelme, il predestinato della Paternal, cresciuto al fianco del Diez e investito di un’eredità troppo pesante per un ragazzo di vent’anni. E oggi, ironia del destino, mentre la gestione di Riquelme presidente fatica a dare identità e risultati al Boca, Cabral è tornato a splendere altrove. Non più come erede, ma come uomo nuovo, risorto. Ora è semplicemente Lucho, o el chileno, come lo invocano i tifosi ogni volta che accende il Libertadores de América con un colpo di genio. Ha smesso di portare pesi, gioca per sé stesso e per chi ha creduto nel suo ritorno. Cabral non deve più dimostrare niente a nessuno. Gli anni in cui ogni giovane sudamericano sogna l’Europa sono passati, dissolti insieme alla sua innocenza, perduta e poi pagata con cinque anni di carcere.

Ma il calcio, che spesso sa essere crudele, stavolta ha saputo tendere una mano. E Lucho l’ha afferrata con la fame di chi ha visto il fondo e non vuole tornarci.

Lucho Cabral ha imparato a vivere il fútbol in modo diverso, un tempo, era il mezzo per sfondare, oggi è una seconda opportunità. E lo si vede, gioca per il piacere di farlo, per sé stesso e per chi guarda, divertirsi e far divertire: queste sono le sue uniche prerogative.


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