
L'ennesima pazza stagione dell'Hellas Verona
L'Hellas Verona si conferma una squadra fuori dall'ordinario.
L'estate, per i tifosi dell'Hellas Verona, è un'esperienza paranormale, mistica, inspiegabile. Lo è stata anche quella del 2024: per prepararsi all'imprevedibilità mosse di mercato che ha intenzione di effettuare la dirigenza scaligera bisogna avere un cuore forte, essere pronti a tutto e, aspetto fondamentale, riporre estrema e incondizionata fiducia in Sean Sogliano.
Il Verona, nella storia recente, ha effettuato continue rivoluzioni tecniche, ma a stupire è il modo in cui lo fa. A ogni sessione di mercato riesce a far circolare interessi per giocatori improbabili che la stragrande maggioranza del pubblico calcistico italiano non ha mai sentito nominare. Gli ultimi calciatori acquistati dall'Hellas dei quali non si aveva pressoché alcuna notizia sono Dailon Rocha Livramento - attaccante capoverdiano che ha giocato unicamente al NAC Breda e al MVV, squadre della bassissima Eredivisie o della seconda divisione dei Paesi Bassi - e Daniel Mosquera, un 9 che, prima di approdare in Italia, non aveva mai varcato i confini calcistici venezuelani e colombiani, militando in squadre che, talvolta, non hanno nemmeno una pagina Wikipedia dedicata.
Anche per essere l'allenatore dell'Hellas Verona bisogna avere dei requisiti particolari nel proprio CV. Innanzitutto, devi saper improvvisare: non potrai mai sapere che squadra avrai a disposizione sino all'ultimo giorno di mercato, quando suona il gong. La dirigenza potrebbe vendere la pedina più importante dello scacchiere salvo rimpiazzarla con un calciatore gambiano col passaporto neozelandese che ha racimolato, in carriera, solo 13 presenze nella seconda divisione ecuadoriana.
Saper parlare diverse lingue è un aspetto che deve tornare utile al giorno d'oggi nel mondo del calcio: diversi giocatori della Serie A potrebbero non conoscere italiano e inglese. Questo è stato un aspetto con il quale ha avuto a che fare Paolo Zanetti, mister dell'Hellas Verona 2024/25. Nel post partita di Verona-Napoli 3-0, 1° di campionato -, l'ex tecnico di Venezia ed Empoli ha ribadito a più riprese come si sia trovato in difficoltà nella comunicazione con i propri giocatori: "Ragionare sulla copertura dello spazio diventa difficile, mentre è molto più semplice ragionare uomo su uomo". Almeno inizialmente, Zanetti ha optato per le cose semplici: quelle difficili, anche solo comunicativamente parlando, sarebbero state proibitive. Premesse piuttosto sconvolgenti, parlando di club di Serie A.
Analizzando la stagione gialloblu nel suo complesso, è stata piuttosto travagliata, spigolosa, zeppa di colpi di scena. Innanzitutto, il mercato estivo ha confermato la tendenza pregressa: per risanare le casse di un club in difficoltà economica si è, al solito, chiuso in attivo il bilancio tra valore delle cessioni e quello degli acquisti - non un indicatore assoluto per quanto concerne i costi della rosa, gli ingaggi e le prospettive economiche della squadra, ma la conferma di una strategia che predilige il cedere i pezzi pregiati tentando poi di azzeccare le scommesse successive. Un interessante elemento di discontinuità rispetto alle sessioni precedenti, però, è il fatto che l'Hellas è riuscito a mantenere un ossatura importante: Montipò, Coppola, Tchatchoua, Serdar, Duda e Suslov. Un passo in avanti notevole, alla luce del feroce smantellamento al quale ha dovuto far fronte Baroni nel corso dell'inverno precedente.
Ad ogni modo, altri tasselli importanti sono stati ceduti: Cabal (Juventus), Noslin e Belahyane (Lazio) - quest'ultimo a gennaio e, di fatto, non sostituito a dovere. Zanetti ha dunque avuto a che fare con una rosa in parte che si conosceva già, con una cospicua fetta dell'organico composto invece da elementi nuovi non solo per il Verona ma anche per il panorama calcistico italiano.
Dopo un inizio promettente (6 punti racimolati in 3 partite), l'Hellas ha vissuto un momento di forma estremamente altalenante. In alcuni casi la squadra è sembrata compatta, con le idee chiare, e ha strappato vittorie importanti - i trionfi nel derby col Venezia e il 3-2 sulla Roma di Juric -; spesso, però, ha messo a nudo le proprie carenze e i propri punti deboli in maniera eloquente. Il Verona è stato, per larghi tratti della stagione, la peggior difesa del campionato per distacco. Le mattanze subite contro Atalanta (6-1 e 0-5), Inter (0-5 all'andata)- il bilancio dei quattro confronti con le squadre nerazzurre ammonta addirittura a diciassette reti subite e due segnate - ed Empoli (1-4) sono la controprova di quanto la squadra di Zanetti abbia faticato in fase di non possesso.
In particolar modo, dopo la sconfitta con l'Empoli, la 4° consecutiva, la stampa era pressoché certa: la dirigenza era decisa a esonerare Zanetti. I piani alti gialloblu puntavano forte su Bocchetti, che si era però accasato al Monza. In mancanza di alternative, Zanetti è stato richiamato ad allenare l'Hellas senza mai esser stato esonerato. Tutti lo davano per spacciato, ma alla fine ha avuto una seconda chance. Si riparte da qui: 18° posizione, 12 punti in classifica, 37 gol subiti in 15 uscite e peggior differenza reti del campionato. Premesse poco rassicuranti, di nuovo.
Le cose, però, stentano a migliorare anche dopo lo scossone: nonostante il Verona non sia mai realmente riuscito a cambiare marcia, gli scaligeri continuano a restare a galla grazie a qualche vittoria inaspettata. Ciò che consente all'Hellas di non affondare mai è il fatto che, quest'anno, le squadre della bassa Serie A non hanno dato gran prova di sé. Il livello del campionato non è stato eccelso: anche rose inadatte alla categoria si sono salvate senza dover fare gli straordinari: una di queste è proprio il Verona. La squadra di Zanetti non è mai riuscita a venir a capo ai propri problemi difensivi, terminando la propria stagione con 66 gol subiti - la seconda peggior difesa dopo il Monza. L'obiettivo, però, è stato centrato, il che è tutt'altro che scontato.
Il 2024/2025 ha confermato la centralità di Duda e soprattutto di Serdar in mezzo al campo: i veri equilibratori della squadra. Quando il tedesco è stato costretto a seguire i compagni dalla tribuna per via di qualche infortunio, la squadra ne ha risentito molto in campo, sottolineando la sua importanza per una squadra fragile come quella gialloblu. Un'altra nota positiva è senz'altro Diego Coppola, l'unico del reparto difensivo capace di distinguersi dimostrando di essere un giocatore fuori scala per una realtà come quella scaligera. Probabilmente quest'estate saluterà Verona, dopo un onoratissimo servizio che perdura dalle giovanili e una stagione che gli è valsa la prima convocazione in Nazionale maggiore e la probabile titolarità all'Europeo Under21.
Parlando della prossima stagione, aleggia una forte sensazione di incertezza. Dopo il passaggio di proprietà dalle mani di Maurizio Setti a quelle del fondo Presidio Investors, infatti, non è ancora stata definita la linea che si vorrà adottare per comporre la rosa. La probabile partenza di Coppola, il mancato riscatto di Tengstedt e le voci che riguardano i possibili addii di Tchatchoua, Duda e Suslov contribuiscono a rendere il futuro gialloblu un enigma complicato da decifrare. Ma si sa: da qualche stagione a questa parte, prevedere le sorti dell'Hellas Verona è una fatica erculea.
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