Logo sportellate
Inter Champions League
, 3 Giugno 2025

Revisione di un incubo


I fantasmi di Monaco di Baviera, nelle notti di un tifoso dell'Inter.

La prima cosa che ho pensato è che stessi sognando, che i 90' della finale di Monaco fossero la extended version di uno dei miei incubi più paranoici. Vedere la propria squadra superare i propri limiti e ogni ostacolo per poi schiantarsi così violentemente fa parte di quella categoria di incubi che mi assale raramente la notte - per le occasioni speciali direi - perché non presenta via di uscita, una strada salvifica. Sono semplicemente crudeli. Solitamente quando mangio pesante sogno malintesi, inghippi burocratici e relazionali che sono fatti di quella materia paranoica che presenta però una soluzione. E proprio perché senti di poterne uscire ma non ci riesci, alimentano le mie ansie e disturbi del sonno. Gli undici dell’Inter, all'Allianz Arena, stavano dormendo: stavano proprio sognando di giocare una finale di Champions League contro undici Nazgul parigini, senza poter far nulla.

Ho ripensato all’Italia di Prandelli del 2012. La formula del torneo è diversa - torneo di un mese contro uno lungo una stagione - ma anche qui, è come se l’Inter avesse vissuto la versione estesa di quella tragedia. Una squadra che non parte favorita ai nastri di partenza ma che nel corso della competizione elimina squadre più quotate - la Germania che aveva concluso il girone a punteggio pieno - ma che poi si schianta contro il gioco suadente della Spagna di del Bosque.

Ho ripensato alla Juventus del 2017, che aveva eliminato il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar per poi sciogliersi nel secondo tempo della finale di Cardiff contro il Real di Ronaldo.

Il rapporto delle italiane con la Champions League si è incrinato: dal Triplete dell'Inter nel 2010, 4 finali perse su 4. Ovviamente il calcio tricolore non ha più lo scettro di palcoscenico di riferimento da un po’ di tempo e proprio per questo quando un’italiana arriva - inaspettatamente - alla partita più importante ci arriva che l’impresa l’ha già fatta. L’impresa è esser lì, potersela giocare.

Quella del 31 maggio 2025 è la partita simbolo: un’Inter capace di eliminare i campioni di Germania vincendo 1-2 in trasferta, un’Inter capace di vincere contro il Barcellona di Flick, Raphinha e Lamine Yamal arriva alla finale con alle spalle delle eliminatorie degne per tre o quattro cavalcate in Champions League, per poi sparire nella notte più importante.

Sin dal primo minuto il PSG ha manipolato le dimensioni del campo, ridisegnandole a proprio piacimento. Quando l’Inter aveva la palla, gli spazi in verticale e in orizzontale non c’erano: Sommer e i difensori sono stati costretti a tentare delle uscite con la palla col brivido. La sensazione è che si giocasse in un campo dimezzato, un 50x35. Quando però il PSG recuperava palla magicamente il campo si dispiegava alle sue dimensioni normali, in un paio di secondi, come una tenda della Decathlon. E allora c’era lo spazio per giocare tra le linee di centrocampo e difesa, tra i quinti e braccetti e per trovare l’uomo libero in area, come in occasione del primo gol, dimostrazione di come la partita si era incanalata in una goleada alla FC25, cestinando le barriere della realtà. È stato impressionante vedere Hakimi segnare in una finale di Champions League e ricordarsi di non esultare contro la sua ex squadra, come se quel dominio in un contesto così importante fosse la normalità, come fosse una partita qualunque di Ligue 1.

La finale del 2023, per l'Inter e noi suoi tifosi, è stata meno amara sin dalle premesse. Quel City era sulla carta invincibile e infatti lo è stato anche sul campo. L’Inter gioca una partita inaspettata, tiene e contende il campo al City e ha pure le occasioni per colpire ma senza trovare il gol. Quello di Istanbul era un sogno dolce e inarrivabile che per un attimo sembrava potersi trasformare in realtà prima del “pizzicotto” da centro area di Rodri. Una squadra che aveva avuto un cammino alla finale abbordabile e che si era tolta lo sfizio di pareggiare i conti in materia di Euroderby con la rivale cittadina e che poteva, a quel punto, fantasticare in un epilogo inebriante.

La strada verso Monaco è stata così impervia tanto da farci credere che la coppa potesse essere, in parte, già meritata ancora prima di giocare.

È stato un anno calcistico atipico. Sembra che la vittoria del PSG fosse parte di un disegno più grande di redistribuzione del blasone tra i vari club europei: la vittoria del Tottenham, vincitore della UEL a distanza di 17 anni dall'ultima Coppa di Lega; le vittorie di Bologna, Crystal Palace, Newcastle, Stoccarda e Union St. Gilloise sembrano recidere il collegamento con il passato a noi familiare, che abbiamo vissuto per decenni.

La vittoria del Paris segue la tradizione delle finali giocate a Monaco, tutte finali vinte da squadre mai prima in cima al tetto europeo. La sconfitta dell’Inter, invece, dimostra che il tempo è ciclico e come la Juventus - anche ai tempi di Marotta - è la seconda finale persa in tre anni, alternata da una vittoria - come allora - del Real Madrid. Tutti indizi invisibili prima del fischio d’inizio ma che poi, a conti fatti, ricerchi quasi ossessivamente per dare una spiegazione a una conclusione deludente, come quelle serie tv a cui ti affezioni ma con un finale al di sotto delle aspettative.

Come quando ti svegli da un incubo vero, passi i momenti successivi a chiederti se quello che hai vissuto sia reale. Da tifoso che scrive il giorno dopo, sto ancora elaborando. Sapere che non ci sarà un’altra partita dopo la finale, un’altra Monaco dopo Monaco, un’ultima giornata contro il Como, è un macigno grande come il divario tra le due squadre ieri.

Realizzare che forse è stata l’ultima di Inzaghi, dover tornare a brancolare nel mercato nero degli allenatori di calcio con la consapevolezza che la squadra è tra le più anziane d’Europa e che forse il ciclo - vincente ma non vittorioso - è finito, è una batosta che digerirò quando mi sarò svegliato del tutto.

  • Classe 1999, studente universitario, ogni anno a giugno pensa di smettere col fantacalcio, ma poi passa le ferie a guardare i video del nuovo terzino della neopromossa di turno.

pencilcrossmenu