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, 3 Giugno 2025

Giro 2025, tappe 16-21 - Considerazioni Sparse


Sull'ultima salita, Simon Yates chiude il cerchio prendendosi il Giro che aveva perso nel 2018.

Come spesso accade è stata l’ultima salita a decretare il vincitore del Giro 2025 e contro ogni pronostico per come si era sviluppata la corse fino a quel momento, il vincitore è stato il britannico Simon Yates della Visma Lease a Bike, protagonista dell’attacco decisivo sul Colle delle Finestre a circa 40 km dal traguardo. Yates ha chiuso i conti con il destino, che otto anni fa era stato tremendamente beffardo con lui: proprio sulla salita piemontese aveva perso il Giro 2018 affondando sotto i colpi di pedale di Froome, dopo essere stato in testa per tutta la corsa. Sabato invece ha studiato perfettamente il momento per attaccare Isaac Del Toro – che alla partenza aveva un vantaggio di 40 secondi su Carapaz e 1 minuto e 26 sul britannico e forse ha sottovalutato l’azione di Yates, preferendo “curare” il colombiano. Quando Yates ha scollinato il colle però la frittata era ormai fatta, dall’altra parte lo aspettava Wout van Aert che lo ha scortato verso il traguardo con quattro minuti di vantaggio sul messicano. Yates si prende la Rosa definitivamente e chiude il famigerato cerchio.

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Il grande sconfitto di giornata è Del Toro che paga in modo crudele l’inesperienza del primo grande Giro, corso contro due atleti di immensa esperienza. Sbaglia a disinteressarsi di Yates e a rimanere incollato alla ruota di Carapaz invece di dargli il cambio per andare a riprendere il britannico. Quando poi negli ultimi chilometri, accortosi che il divario sta aumentando, chiede la collaborazione di Carapaz è il colombiano a negargli l’aiuto. È Carapaz, che fatica a mascherare la rabbia, a fine corsa a riassumere bene la prova del messicano “Del Toro ha perso il Giro, non ha vinto il più forte, ma il più intelligente”. Eppure, durante la settimana Del Toro aveva dimostrato di meritare i gradi del primato prima gestendo gli attacchi di Carapaz negli ultimi 17 km in salita di martedì (Piazzola sul Brenta-Brentonico) e verso Bormio nella tappa successiva, con partenza da San Michele all’Adige. Qui Del Toro ha dato provo di grande forza, staccando negli ultimi metri Carapaz e Bardet, prendendosi vittoria e quattro secondi di abbuono. Nel frattempo, Yates nell’arco delle due giornate ha perso 41 secondi, senza mai sembrare nel vivo dell’azione.

Capitolo Wout Van Aert. Definirlo un gregario è riduttivo, o forse è rappresenta l’essenza stessa dell’essere gregario: mettersi da parte per il bene comune. Al netto della vittoria a Siena della prima settimana, pilota alla grande Olaf Kooj nelle due vittorie di tappa, la seconda domenica 1° giugno a Roma, ma soprattutto va in fuga e aspetta Yates giù dal colle delle Finestre per portarlo al traguardo e verso la maglia Rosa. Avere un corridore così in squadra è davvero un lusso e forse è quello che manca alla Uae, che mai come in questo Giro ha mostrato importanti carenze nell’elaborazione delle strategie, a partire dalla diatriba Ayuso-Del Toro chiusa solo dal ritiro dello spagnolo all’alba della diciottesima tappa Cesano Maderno, a causa della puntura di un calabrone.

Tra gli altri vincitori ci sono Nico Denz, che ha indovinato la fuga giusta e arrivare con le braccia alzate a Cesano. Si tratta della terza vittoria al Giro per il tedesco: ha davvero un feeling speciale con il nostro Paese. Mentre a Champoluc, in quella che doveva essere la tappa regina della corsa è andata in porto la fuga con Nicholas Prodhomme (Decathlon) alla seconda vittoria da professionista, mentre tra gli uomini della classifica ha trionfato il più classico degli attendismi. La tanto sospirata vittoria italiana è arrivata nella spettacolare tappa di lunedì, addirittura con il podio tutto italiano. A trionfare è stato Cristian Scaroni, arrivato senza energie, scortato dl compagno di squadra Astana Lorenzo Fortunato, mentre terzo è giunto uno splendido Giulio Pellizzari (Bora) che “liberato” quel giorno dal ritiro di Roglic ha provato a giocarsi le sue carte con un attacco da lontano che gli ha permesso di entrare in top ten. A fine giro ha chiuso in sesta posizione. Il rimpianto c’è, ma il futuro è dalla sua parte.

  • Chiara Finulli, milanese, classe 1992. Nutro una passione smodata per Tadej Pogačar e per il calcio in ogni sua forma: ogni volta che posso sono allo stadio o sulle strade di qualche corsa. Nel tempo libero lavoro sommersa tra i libri in una casa editrice.

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