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Inter PSG finale
, 29 Maggio 2025

Quale PSG affronterà l'Inter?


Come gioca il PSG di Luis Enrique, e cosa aspettarsi dalla finale di Champions League di Monaco con l'Inter.

Il 10 giugno 2023, alle 22.55 circa, i giocatori dell'Inter cadevano a terra, stremati, dopo la parata di Ederson sul colpo di testa di Gosens e il tentativo di tenere in campo il pallone di Brozovic. Si era infranto un sogno, una finale di Champions League, persa per dettagli, guadagnata attraverso un percorso meno tortuoso di altri, con Porto, Benfica e Milan come vittime. Se aveste detto a un interista che la Benamata sarebbe tornata a calcare quei palcoscenici solo 2 anni più tardi dopo aver battuto Arsenal, Bayern Monaco e Barcellona, perdendo una sola partita in tutto il percorso (a Leverkusen, al 90'), probabilmente vi avrebbe accusato di prenderlo in giro.

Eppure, il 31 maggio 2025 l'Inter avrà un'altra possibilità. Stavolta la finale, per quanto nel mezzo del percorso si siano verificati eventi poco probabili (coff coff Francesco Acerbi coff coff), se l'è presa da squadra matura, con la consapevolezza che partite del genere se le può giocare e le può anche vincere, come visto in quell'Allianz Arena che torna prepotente nel destino dei ragazzi di Inzaghi.

La storia è ciclica, e anche questa volta l'Inter dovrà affrontare una squadra a cui manca solo una vittoria per completare uno storico triplete, contro un allenatore spagnolo che in passato ne ha già fatto uno al Barcellona.

Luis Enrique, alla guida del PSG, non aveva iniziato la Champions League 2024/25 in maniera eccelsa: le sconfitte contro Arsenal, Bayern Monaco e Atlético Madrid nella fase campionato avevano messo in cattive acque i parigini, che hanno dovuto giocarsi una sfida da dentro-fuori contro il City per avanzare alla fase successiva.

I francesi ci sono stati raccontati come una squadra più quadrata del Barcellona, commenti suggeriti probabilmente dal fatto che Donnarumma è il portiere più decisivo di questa Champions League ed è un fattore in gare a eliminazione diretta, dove i dettagli fanno la differenza.

Di certo però il PSG in difesa concede: come nel caso di Bayern Monaco e Barcellona, dietro quell'apparente voglia di controllare tutto il controllabile del calcio posizionale, si nasconde uno squilibrio che l'Inter con le sue caratteristiche può smascherare.

Il posizionismo al suo meglio

Non si può parlare della fase di possesso dei parigini senza capire cosa muove i corpi, il come e il perché la palla va in certe porzioni di campo. Luis Enrique è uno dei tanti allenatori che abbracciano la filosofia posizionista in tutto e per tutto, con questa volontà tangibile di voler telecomandare la squadra.

Non è un caso che i francesi abbiano cominciato a ingranare quando però hanno aggiunto un elemento che sa associarsi e pensare fuori dagli schemi, riuscendo ad agire indistintamente sia in ampiezza che nel mezzo spazio: l'aggiunta di Kvarastkhelia, e l'esplosione di Douè, è stata determinante, anche perché ha portato allo spostamento di Dembélé in zone più centrali, dove l'ex Rennes, Borussia Dortmund e Barcellona si è consacrato.

Il PSG muove il pallone in maniera molto veloce, così come fanno gli uomini, portando ogni effettivo in varie posizioni diverse senza però destrutturare il 3-2-5 tanto caro a Luis Enrique. La squadra deve giocare sempre ad alta intensità: i giocatori che la compongono sono intensi (Vitinha e Joao Neves, centrocampisti brevilinei infermabili; Hakimi e Nuno Mendes, terzini con un atletismo fuori dalla norma; Kvara, Douè, Barcola e Dembelé, reparto offensivo che ama avere il pallone tra i piedi ma anche attaccare la profondità, con soluzioni tecniche quasi infinite). L'unica parziale eccezione è forse Fabian Ruiz, il meno adatto naturalmente ai ritmi folli della squadra.

I parigini amano partire dal basso: è difficile che lancino il pallone, preferendo attirare la pressione per poi giocare in catena con le ali che si abbassano oppure andare diretti con rasoterra verso Dembelé. Per farlo utilizzano una struttura da 4+1 con le mezzali schiacciate verso la zona di costruzione, proprio per lasciare spazio alla punta di venire incontro.

A volte Vitinha si abbassa nella prima linea, più che altro per innescare dei giochi di posizione che coinvolgono mezzala sinistra, terzino e ala.

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Nuno Mendes, qui nell'andata della semifinale con l'Arsenal, può anche smarcarsi internamente e lasciare che Kvara si abbassi.

Il movimento ad abbassarsi sul centro-sinistra è tipico anche nella costruzione alta dove strutturalmente, come abbiamo già detto, difficilmente rinunciano al 3-2-5. A fungere da "braccetto" sinistro possono essere Nuno Mendes, con Kvara e Hakimi in ampiezza, o Vitinha, che manda Nuno Mendes nel mezzo spazio.

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I francesi cercano spesso di giocare in catena, sanno verticalizzare centralmente ma non è la soluzione preferita: tutti i giocatori in fascia sanno puntare l'uomo e creare pericoli in situazioni statiche (il PSG è 1° in Champions per dribbling tentati e compiuti). Situazioni che, comunque, non capitano quasi mai: l'attacco del PSG è un movimento continuo e dinamico, specialmente a sinistra, dove spicca l'intelligenza di Fabian Ruiz

Anche lateralmente si gioca tanto col concetto attacco lo spazio, creo lo spazio: le combinazioni a 3 possono mettere in difficoltà le marcature avversarie.

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Vitinha fa sganciare Nuno Mendes in ampiezza; Kvara va nel mezzo spazio; dalla seconda linea si sgancia Fabian; Kvara attacca la profondità per svuotare la sua posizione.

Con squadre che difendono alte gli attaccanti vanno a nozze: l'atletismo medio è fuori categoria, coadiuvati anche da frecce come Hakimi e Nuno Mendes, oltre a trovare in Vitinha e Fabian Ruiz due giocatori con ottime capacità balistiche; contro il Marsiglia di De Zerbi, ad esempio, il PSG ha sfruttato la linea alta in continuazione poiché sprovvisti di pressione sui portatori di palla.

La fascia sinistra è la più fluida, ma anche a destra ci sono rotazioni interessanti. Nel momento in cui il PSG effettua un retropassaggio - magari con l'intenzione di attirare la pressione -, Hakimi scende lasciando l'ampiezza alta vuota. A quel punto possono scattare altri giochi di posizione: la punta o l'ala possono allargarsi riempiendo quello spazio per poi sfruttare gli inserimenti dei centrocampisti.

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Contro il Marsiglia, Douè scende giocando di prima verso Dembelé, che ha riempito lo spazio lasciato da Hakimi e premierà l'inserimento di Fabian Ruiz.

In queste situazioni si nota più che mai il moto perpetuo di Vitinha. Il PSG ha in lui un play: una volta che il pallone va sul centrale il portoghese, soprattutto se marcato a uomo, si trasforma in incursore, attaccando in profondità, con la mezzala di riferimento che scende come opzione di passaggio centrale.

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Questo è un movimento consueto della costruzione del PSG, che serve soprattutto ad aprire linee diagonali esterno-interno verso Dembelè, che riesce spesso a farsi trovare libero: le mezzali si schiacciano verso la zona di costruzione, attirando i centrocampisti avversari.

La soluzione diretta verso la punta francese è quella che più di tutte ha fatto saltare il banco nelle partite importanti di Champions: è stato l'innesco del gol che ha sbloccato la partita di ritorno contro il Liverpool, recuperando il gol di svantaggio subito nell'andata...

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Il movimento di Vitinha è fondamentale per liberare la linea di passaggio: i difensori del Liverpool che non riescono a capire come scalare in maniera tempestiva.

..ma anche quella del gol dello 0-1 a Emirates contro l'Arsenal in semifinale...

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Qui è il movimento in ampiezza di Fabian Ruiz ad agevolarla.

..e quella di un'occasione importante contro l'Aston Villa nei quarti.

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Capire i vantaggi che genera Dembélé in quel ruolo è fondamentale per studiare come il PSG risale il campo centralmente. Se bisogna trovare un difetto nella fase offensiva parigina è che riesce a verticalizzare poco rispetto al volume di gioco che crea: il gruppo di Luis Enrique è 1° in Champions per passaggi tentati (tutti i riferimenti statistici sono relativi al database FBref/Opta) ma "solo" 8° per distanza progressiva guadagnata tramite essi. Il francese è bravissimo non solo ad abbandonare la "posizione" nei tempi giusti (qui il "nostro" Michele Cecere l'ha spiegato in video), ma anche a dialogare con centrocampisti e ali, creando i presupposti per le combinazioni nello stretto per innescare il terzo uomo che scatta in profondità.

Come lo fa? Mettendosi in visione per concedersi anche di girarsi e puntare la porta senza che i difensori possano rompere la linea su di lui.

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Dembelè si sgancia per andare nel mezzo spazio, sfruttando la posizione di Barcola che impedisce a Van Dijk di rompere la linea.
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Rimessa laterale per il PSG, Dembélé si allarga nel mezzo spazio sinistro appena viene battuta, regalando un'altra linea di passaggio diagonale.

Se non si fosse capito, la diagonalità è fondamentale nel calcio di Luis Enrique, l'unico modo per innescare giocate nello stretto e permettere ai giocatori offensivi di ricevere il pallone fronte alla porta: la grossa mancanza strutturale del PSG è la bravura e le doti fisiche per giocare con il difensore alle spalle (Kvara in questo fondamentale è molto bravo se proporzionato alla stazza, ma farlo sulla linea laterale è molto più "semplice" e meno determinante di quanto sarebbe nella fascia centrale).

Il PSG è una squadra abbastanza solida, con movimenti predefiniti chiari in alcune fasi di gioco, ma appena riesce a prendere il controllo del campo va ad occupare tutti i corridoi in maniera sinergica, rendendo difficili le marcature.

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Douè si smarca fuorilinea dal mezzo spazio, Dembelè occupa la sua posizione, Neves si inserisce.
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Douè conduce, Neves libera lo spazio, riportando tutto più o meno alla normalità 10" dopo: tante rotazioni, sempre lo "stesso" 3-2-5.

Pressing intenso, linea di difesa aggressiva

C'è un filo conduttore che lega le avversarie dell'Inter di quarti, semifinale e finale: Bayern, Barcellona e PSG sono squadre che pressano con tantissima intensità - 3 delle 4 che concedono meno tocchi nel proprio terzo di campo agli avversari in questa Champions League.

Il pressing è molto aggressivo e trova negli attaccanti un innesco formidabile: Dembélé e Kvaratskhelia sono molto intensi nelle loro azioni di pressione. Magari non hanno angoli molto ponderati ma se, quando aggrediscono il portiere, vengono superati dal passaggio, tornano a inseguire il loro uomo senza sosta.

Quest'attitudine è fondamentale per non dare respiro agli avversari e non permettergli di ragionare l'azione, costringendoli a giocare spesso delle palle lunghe. Le marcature sono uomo su uomo in tutte le fasi: in questo i francesi sono molto simili al Bayern Monaco, mentre il Barcellona difende di reparto, condizione fondamentale per attuare il suo fuorigioco. I tedeschi non avevano invece quasi mai una linea difensiva ben definita: allo stesso modo, i parigini non fanno mai il fuorigioco se non per iniziative individuali. Il diktat è scappare sempre, anche grazie a elementi della linea difensiva molto atletici.

I centrali hanno la licenza di rompere la linea: i centrocampisti non rimangono mai a protezione della linea avendo riferimenti a uomo, questo rende il PSG molto vulnerabile alle verticalizzazioni sugli attaccanti. De Zerbi ha sfruttato questa peculiarità col Marsiglia, creando ottime palle gol grazie a tracce improvvise e dirette dei centrocampisti verso i giocatori offensivi, liberi dalle marcature avversarie.

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Fondamentale in un sistema difensivo così portare sempre pressione sul pallone: basta un'uscita pigra per far saltare tutto, anche perché i compagni, attaccati ai propri uomini, difficilmente riescono a recuperare.

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Doué esce sul portiere in maniera lenta, i centrocampisti sono lontani, Lewis-Skelly con una conduzione poderosa crea un'occasione importante.

Questo espone il PSG a verticalizzazioni direttamente dalla difesa verso le punte: Pau Torres, soprattutto nella partita di ritorno a Brimingham, ha permesso all'Aston Villa di creare una grande quantità di palle gol grazie alle ottime doti di passaggio, da cui i francesi si sono salvati solo grazie a una partita irreale di Donnarumma, che ha salvato il risultato almeno in 4 occasioni.

PSG
Fabian, Neves e Vitinha sono orientati verso l'uomo: Bastoni e le sue doti di passatore sul lungo sono allertati.

Contro i parigini bisogna aspettarsi una partita con tante transizioni: se si riesce a superare la loro pressione, allora si possono aprire spazi attaccabili, considerando il fatto che Hakimi sale ad aggredire gli avversari lasciando la retroguardia con soli 3 uomini.

Proprio la rotazione che porta il marocchino nel terzo offensivo e Marquinhos largo sull'ala avversaria è quella che lascia più soluzioni agli avversari: è una scalata laboriosa da fare e il difensore avversario, pur solo per qualche frazione di secondo, riesce spesso a trovare il compagno libero di ricevere.

Se c'è una caratteristica della linea difensiva del PSG però, oltre all'aggressività dei centrali, è quella di utilizzare diagonali lunghe sui palloni esterni, col terzino che lascia tanto spazio tra sé e il centrale di difesa.

PSG

Lo spazio viene occupato dal centrocampista più vicino, rendendo la zona davanti alla difesa abbastanza vulnerabile in quanto priva di copertura.

Anche Joao Neves si inserisce nella linea per coprire l'area: la copertura sul primo palo è buona, ma la zona sul secondo potrebbe essere vulnerabile agli inserimenti se fatti in maniera dinamica.

Quando il pressing non riesce, parte invece la transizione, non capita spesso che i francesi si chiudono in un blocco medio e con una struttura ben precisa, dato che è sempre dettata dalla disposizione avversaria e quindi dalle marcature a dei giocatori: quelle poche volte in cui succede il PSG si dispone con un 4-2-3-1 se gli avversari giocano con un solo play, 4-1-4-1 se giocano col doppio vertice.

PSG

Questa fase è la peggiore giocata dai francesi: se non hanno le forze per pressare non danno mai la parvenza di poter arrestare le avanzate avversarie, lasciando la linea difensiva molto vulnerabile. I centrocampisti sono molto forti a gestire i le transizioni difensive (Neves e Vitinha), ma più lacunosi nel difendere di posizione.

I francesi sembrano soffrire molto nelle fasi in cui non riesce ad avere il pallino del gioco o quando non riesce ad essere aggressiva: il PSG non è una squadra che riesce ad adattarsi ai ritmi che la partita richiede, trovando comunque in Donnarumma un'ottima ancora di salvataggio.

Inter, hai le armi giuste

"Uomo su uomo" e "Inter" nella stessa frase richiamano sempre le partite contro l'Atalanta di Gasperini, contro cui Inzaghi è sempre riuscito a trovare la chiave per scardinare l'aggressività dei bergamaschi grazie a fluidità e palleggio.

Le partite contro Barcellona e Bayern hanno consegnato due piani partita diversi: contro i tedeschi l'aggressione feroce portava a lanciare tanto verso le punte isolate con i due centrali, consegnando a Lautaro e Thuram enormi responsabilità creative per uscire dalla pressione avversaria; contro gli spagnoli queste responsabilità sono passate ai centrocampisti e ai difensori, vista la necessità di imbucare in profondità per gli esterni.

Contro il PSG si vedrà più una partita nel primo stile: i parigini attaccheranno sin sa subito i portatori di palla interisti, coi tre centrocampisti che braccheranno Calhanoglu, Barella e Mkhitaryan. Questo darà tanta libertà alle punte, che avranno tempo per vincere il duello coi difensori per poi scaricare sugli esterni in profondità o appoggiare il pallone ai centrocampisti.

L'Angers è probabilmente la squadra più simile all'Inter a cui possiamo attingere per stile di gioco nella loro partita contro i campioni di Francia, col loro 5-3-2.

La squadra di Luis Enrique aggredisce le difese a 3 portando i tre attaccanti sui tre difensori e i terzini sui quinti: accoppiamenti classici, lasciando come detto il 2v2 alle punte.

PSG

Questo ha portato l'Angers, squadra con chiaramente meno qualità dell'Inter, ad affidarsi agli attaccanti per risalire il campo nel poche volte che avevano il pallone. Il PSG ha sofferto molto, non riuscendo mai a difendere lo scarico e soprattutto la profondità in ampiezza verso il quinto sul cambio gioco.

PSG

La copertura dell'ampiezza sarà un tema fondamentale: le fasce saranno territorio di guerra per entrambe. L'Inter ha il sistema difensivo adatto per affrontare il calcio posizionale di Dembélé e compagni, con la sua difesa a 5 riesce a coprire tutti i corridoi che il PSG va ad occupare quando ha il pallone, riuscendo a non soffrire le rotazioni.

Abbiamo visto tante volte i nerazzurri confrontarsi con questo sistema di gioco: i nerazzurri si sono rivelati la Kryptonite per squadre del genere con il loro blocco basso. Luis Enrique deciderà di utilizzare allargare maggiormente le mezzali per aere superiorità numerica sulle fasce? La soluzione è stata talvolta sofferta dall'Inter in alcune partite contro l'Atalanta, che è solita svuotare il centro del campo.

Guardando la partita dei francesi contro l'Angers, possiamo già immaginare quale sarà la strategia per "stanare" il blocco basso dell'Inter. Il PSG è andato tanto sulle corsie laterali a cercare gli 1v1, specialmente di Kvara, visto che non c'era profondità da attaccare. I francesi cercavano di attirare il quinto avversario per attaccare la fascia in maniera dinamica: l'intento era provocare la scalata del braccetto in ampiezza e conseguentemente di tutta la linea difensiva, liberando spazi per gli inserimenti centrali.

Le difficoltà nello scalfire il blocco avversario erano tangibili, ma il PSG è riuscito a passare in vantaggio (e a vincere 1-0 grazie a quel gol) proprio grazie a un attacco diretto sull'esterno e a un duello vinto con conseguente cross sul secondo palo.

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Kvara fa un contromovimento, creandosi lo spazio per attaccare la profondità; il braccetto avversario scala ma perde il duello; il georgiano si gira e riesce a crossare sul secondo per Doué che insacca al volo.

Dopo il gol i parigini hanno sofferto molto le iniziative degli avversari, soprattutto le transizioni. il coinvolgimento di Hakimi, specie nel mezzo spazio destro, sguarnisce il binario se la riaggressione non va a buon fine. A ripiegare sarebbe l'esterno destro (Douè, Barcola, Kvara), privo di spiccata attitudine difensiva.

PSG

Proprio le transizioni saranno un tema fondamentale per la finale di Champions League 2025, sia quelle naturali che artificiali. I quinti di Inzaghi dovranno essere pronti a partire sulla fascia non appena l'Inter conquisterà il pallone, soprattutto i nerazzurri dovranno essere bravi a resistere alla riaggressione sfogando i palloni in uscita sulle punte: il PSG è la 4° squadra di questa edizione della CL per occasioni create da recuperi difensivi ogni 90'.

In fase di aggressione, l'Inter manda i quinti sui terzini, mentre in fase di attesa escono le mezzali. Nel primo caso, se uscisse Dimarco i francesi avrebbero l'occasione di attaccare la profondità come fatto col Marsiglia: movimento a uscire dell'ala dal mezzo spazio alle spalle del quinto attirando il braccetto, col mediano che si inserirebbe attaccando la profondità.

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Sarebbe compito di Mkhitaryan seguire l'inserimento o di Acerbi scalare sull'inserimento.

Da vedere se Inzaghi disegnerà un'uscita diversa, con Mkhitaryan pronto a scalare su Hakimi, col rischio di lasciare libera la traccia verso Dembélé che sarebbe comunque marcato dal braccetto.

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Sarà fondamentale non permettere al PSG di creare i presupposti per attaccare la profondità: i centrali dell'Inter non hanno fisicità né gamba per reggere il confronto in campo aperto con gli attaccanti avversari.

Per il resto, il piano partita dell'Inter sarà sempre lo stesso: reagire con prontezza alle rotazioni dei francesi, comunicare in difesa, sacrificio delle punte e raddoppi delle mezzali quando gli esterni punteranno i quinti.

Lato Inter, saranno da sfruttare, come sempre, le marcature a uomo degli avversari, specialmente nella prima costruzione. I nerazzurri lasciano l'ampiezza sinistra sguarnita: Dimarco viene coinvolto nella costruzione, generando uno spazio che diventa attaccabile in maniera dinamica.

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I probabili accoppiamenti iniziali nella prima costruzione interista.

Sarà proprio con gli inserimenti nei mezzi spazi che l'Inter potrà attaccare sfruttando l'aggressione dei terzini sui quinti: le mezzali avranno il compito di attaccare la profondità per cercare di puntare la porta e di liberare linee di passaggio dirette verso le punte.

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Un classico dell'Inter contro pressioni di questo tipo sono gli smarcamenti di Acerbi: che sia un'altra occasione per vederlo incidere in fase offensiva?

Il PSG subisce complessivamente meno del Barcellona (in Champions i numeri non sono poi così distanti) ma la sua difesa alta, quando viene imbucata, concede occasioni ghiotte: 0.11 NPxG/shot subiti (l'Inter si attesta a 0.08), terzultima (!) per distanza media dei tiri subiti (15.6 mt, più solo di Sturm Graz e PSV).

Una consapevolezza diversa

L'Inter scenderà in campo con una consapevolezza diversa rispetto alla prima finale, dove probabilmente non sapeva nemmeno di potersela davvero giocare. Il finale di Serie A ha lasciato un retrogusto amaro, ma l'obiettivo prefissato dai nerazzurri da inizio stagione era focalizzato sulle notti europee.

I motivi per farlo sono tanti: sensazione di aver finito un ciclo, età di alcuni protagonisti, il fatto che ad alcuni manchi proprio questo trofeo per fare l'en plain nella propria carriera. Inoltre, quest'anno c'era la sensazione che fosse un anno di transizione per il calcio europeo: Real e City alla fine dei loro cicli; un Barcellona all'inizio di quello che sembra essere un lungo periodo di vittorie; Bayern Monaco forte ma guidato da un tecnico inesperto; Liverpool al primo anno di una nuova guida tecnica. I colossi del calcio mondiale erano attaccabili e sembrava fosse l'anno giusto per un outsider.

L'Inter però, in finale, ci è arrivata meritando. Perché è scomoda per le avversarie, non specula, sa riconoscere i propri limiti, sa leggere i momenti della partita, sa quando difendersi e quando spingere, è al culmine di un gruppo squadra che ha dato tutto per arrivare sin qui e che ha battuto con il proprio gioco (fattore fondamentale) big europee che solo qualche anno fa sembravano insuperabili.

Tattica a parte - componente comunque fondamentale - i nerazzurri non devono aver paura del PSG che avrà davanti: l'Inter sa di avere tutto per regalare ai propri tifosi una serata che non dimenticheranno mai.

Con la speranza che stavolta, alla stessa ora di due anni fa, cascheranno a terra di nuovo, ma con lacrime di gioia.


  • Reggino classe 2000, dopo aver mollato l’aspirazione di diventare calciatore sogna di riscendere in campo come Match Analyst, nel mentre scrive articoli.

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