
La Juventus Women si è ripresa tutto
Dopo due anni difficili, la Juventus è tornata sulla vetta, conquistando per la terza volta nella sua storia il Double nazionale femminile.
Nei giorni scorsi il profilo Instagram ufficiale della Juventus Women ha pubblicato un video breve ma elegante, che ben racchiude le sensazioni attuali in casa bianconera: Sara Gama, Pauline Peyraud-Magnin e Arianna Gallina guidano una processione quasi solenne, nella quale consegnano al presidente della Juventus Gianluca Ferrero la Coppa Italia appena vinta a Como, il trofeo della Serie A, e quello del campionato Primavera, per riporli nel museo dell'Allianz Stadium: la Juventus ha vinto tutto. Dietro i sorrisi composti delle giocatrici c'è più della soddisfazione di una vittoria, c'è quasi un senso di sollievo nel ristabilire un ordine che si era perso. “Delivering history in our museum” è la didascalia.
C'è un momento che probabilmente fa capire meglio di tutti gli altri quanto importante sia stata questa stagione per la Juventus Women e, come spesso accade per le squadre abituate a vincere, il peso delle vittorie si sente meglio quando queste mancano.
Il 26 aprile del 2024 al Pozzo Lamarmora di Biella si gioca Juventus-Inter ed è una partita di poule Scudetto che apparentemente non conta più nulla per nessuna delle due squadre (la Juve è da mesi troppo distante dalla Roma capolista), ma ha l'importanza simbolica di sancire, con la vittoria della nerazzurre per 0-2, il secondo scudetto consecutivo della Roma. Se agli occhi degli spettatori presenti quella è poco altro che una partita di fine stagione, con poco in palio, le lacrime di Cristiana Girelli nel post partita rivelano quanto in realtà in casa Juve si sia arrivati all'inaccettabile, almeno per chi la Juventus la vive da anni in modo viscerale, come la numero 10 bianconera. “C'è sofferenza nel perdere e nel fare queste prestazioni. Sofferenza è la parola giusta”. Il peso nelle sue parole, così lapidarie e disilluse, vuol far capire a tutti come perdere non sia normale, soprattutto se è con quella facilità.
La Juventus Women nasce solo nel 2017 ma, dalla sua fondazione, aveva sempre vinto il campionato fino all'avvicendamento con la Roma del 2023: se il primo Scudetto giallorosso era stata quasi una sfida, il secondo è una ferita. Dopo il quadriennio vincente di Rita Guarino, la società bianconera, forse anche con un occhio ad una crescita internazionale, nel 2021 affida la panchina a Joe Montemurro, allenatore dal pedigree prestigioso, con l'idea di dare un respiro europeo alla squadra. Il risultato, dopo 3 stagioni, è che la Juventus finisce anche per perdere il predominio a livello nazionale. Un progetto di cui si avverte il fallimento attraverso le parole del direttore Stefano Braghin, una figura importante (forse la più importante) per le Juventus Women, che poco spesso prende la parola, ma quando lo fa ha davvero qualcosa da dire. Il 9 marzo del 2024, dopo lo psicodramma dell'eliminazione in Coppa Italia contro la Fiorentina, trascinata in finale da una prestazione sovrumana di Katja Schroffenegger, è Braghin a presentarsi in sala stampa. “Questa eliminazione non è frutto della prestazione di oggi, ma di un percorso più lungo. Se una società come la Juventus che non esonera mai gli allenatori arriva a fare una scelta così dolorosa, evidentemente la situazione è piuttosto complicata”. L'era di Montemurro è finita.
Mentre si rincorrono le voci su Suzanne Bakker, allenatrice dell'Ajax che poi finirà invece al Milan, il 13 maggio durante un inutile Juventus-Roma a verdetti emessi, sugli spalti del Lamarmora spunta un allenatore che con il calcio femminile non aveva mai avuto nulla a che vedere. Si chiama Massimiliano Canzi, ed è appena arrivato nono nel girone B della serie C con il Pontedera: sarà lui a riportare in alto le Juventus Women, attraverso tre punti chiave.
La rivoluzione tattica
“La Juventus non aveva mai giocato in questo modo” dirà capitan Sara Gama sul campo di Biella, dopo aver battuto il Milan e aver conquistato aritmeticamente lo Scudetto. Quella di Canzi è una rivoluzione non tanto per lo schieramento, con la difesa a 3 ed esterni a tutta fascia molto offensivi, quanto per la sua idea di giocare uomo su uomo a tutto campo: un calcio dispendiosissimo reso possibile da una condizione atletica sempre ottimale. Nel nuovo schieramento vengono esaltate le caratteristiche di giocatrici che c'erano anche prima, ma le cui qualità non erano mai emerse al massimo del loro potenziale. Su tutte Sofia Cantore, autrice di una stagione sontuosa che le frutterà il premio di miglior attaccante della Serie A, finalmente prolifica dal punto di vista realizzativo, tanto da essere finita nel mirino del Washington Spirit, importante squadra del campionato americano. Ma rinascono anche Lindsay Thomas reinventata tornante o Estelle Cascarino, fermata a metà stagione dall'infortunio al crociato, che nella difesa a 4 di Montemurro mostrava tutte le sue lacune in marcatura, mentre da terza di difesa ha potuto esaltare tutte le sue qualità.
Il recupero delle senatrici
Se c'è una sensazione che aveva lasciato il biennio giallorosso, anche se un po' latente, era quella della fine di un ciclo. Il dominio quinquennale bianconero si era interrotto e l'impressione era che quello zoccolo duro sia azzurro che bianconero fosse arrivato ad un punto di non ritorno, che non bastasse più per primeggiare in Italia. L'ultima stagione di Cristiana Girelli, limitata da un infortunio, era stata la peggiore in bianconero dal punto di vista realizzativo. Barbara Bonansea relegata a comparsa nei minuti finali, Rosucci e Gama sparite dai radar causa infortuni. Canzi non vuole sostituirle ma, al contrario, sa di non poter rinunciare alla leadership di chi ha fatto tutte le fortune della storia recente di questa società. Sulla stagione incredibile di Girelli non serve nemmeno aggiungere altro, non a caso vincerà il premio di MVP del campionato, marchiando con una doppietta sia la gara Scudetto che la finale di Coppa Italia e chiudendo la stagione a 21 reti, ma Canzi ridà centralità anche a Bonansea, autrice di un'annata straordinaria anche in un nuovo, inaspettato ruolo.

Aspetta Lisa Boattin dopo il suo infortunio di inizio stagione e le dà grande fiducia, soprattutto quando si fa male Cascarino, rimette in campo Martina Rosucci, vedendola ritrovare il gol dopo 2 anni e tornare protagonista nelle grandi sfide. Addirittura lancia Cecilia Salvai dal primo minuto nei big match di fine stagione, dopo un anno intero fuori per infortunio. L'anima della Juventus è ancora in queste giocatrici, e Canzi ha avuto il merito di capirlo. Sono loro che hanno avuto il merito non solo di trascinare sul campo la squadra, dopo un paio di anni di difficoltà, ma anche quello di inserire le molte giocatrici nuove arrivate in estate e anche a gennaio, spiegando loro rapidamente cosa significa essere alla Juve. Tra i molti luoghi comuni che nel calcio vengono citati quando si vince, se sia l'allenatore che ogni singola giocatrice cita la forza del gruppo, dopo tutto un motivo ci dovrà pur essere.
L'elasticità
“Non esiste il mio calcio, il calcio di Spugna, il calcio di De la Fuente: il calcio è di tutti, ci possono essere delle idee, ma poi ci sono i compromessi. Il mio calcio non esiste, ma esiste il calcio che ci porta a raggiungere gli obiettivi”. La conferenza stampa di Canzi dopo la vittoria Scudetto contro il Milan è continuamente interrotta dai festeggiamenti delle ragazze, che fanno di tutto per coinvolgerlo, sintomo del fatto che il tecnico ha saputo farsi voler bene da tutto l'ambiente, prima di tutto a livello umano. Anche la comunicazione di Canzi è più serena, pur nel portare molte novità non fa integralismi e ha sempre la lucidità di leggere i momenti e capire come adattarsi.
Il suo 3-4-3 iniziale (che forse ipotizzava Alisha Lehmann titolare, che si rivelerà invece più immagine che sostanza) diventa molto presto un 3-4-1-2, con Beccari o Bonansea che si allargano in fase di possesso, ma che spesso vanno in marcatura sul regista avversario in fase di non possesso. Ruolo strategico che viene ricoperto con una interpretazione più da centrocampista anche da Emma Stolen Godo nel finale di stagione, ricordando un po' quel 3-5-2 adottato in alcune sfide di Champions in cui serviva un centrocampo più folto. In situazioni di svantaggio si è rivisto qualche volta anche il 4-2-3-1 degli anni passati, a conferma del fatto che lo schieramento non è un vincolo, ma nemmeno le intenzioni.
Nei momenti di minore lucidità fisica lo stesso Canzi non ha avuto vergogna a derogare dalla scelta di giocare a uomo per rimettersi a zona, una maturità che ha permesso alla sua Juve di fare punti anche in quei momenti della stagione in cui inevitabilmente si è meno brillanti. E questo, si sa, è proprio delle grandi squadre. Anche le interpreti sono cambiate spesso, merito di una rosa profonda e di qualità, puntellata anche a metà stagione, che ha permesso a tutte di rimanere sempre partecipi, e che ha permesso anche di poter rinunciare a stagione in corso ad un pilastro come Arianna Caruso (che ha vinto il titolo al Bayern Monaco), un po' perché è stata sostituita dall'ottima Abi Brighton, un po' perché la Juventus sapeva che la sua reale sostituta era già in casa. Se oggi Eva Schatzer (l'anno scorso in prestito alla Samp), mediana mancina classe 2005, è tra i 2 o 3 migliori prospetti del calcio femminile italiano, è anche per lo spazio che progressivamente le ha dato il suo allenatore, facendola diventare un elemento imprescindibile della sua Juve.

“Conoscevo il professionista, nel corso dell'anno ho scoperto la persona. Oggi saperlo amico è un piacere”. A distanza di un anno, è ancora Braghin a “benedire” il nuovo corso bianconero, con le parole di apprezzamento per l'allenatore che lui ha scelto, un po' a sorpresa per ripartire. Nei due anni senza Scudetto la Juventus è arrivata seconda e ha conquistato una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana (“da noi sembrava un disastro, per molti sarebbe un trionfo”), ma la superiorità della Roma si era vista proprio negli scontri diretti che, soprattutto nella scorsa stagione, avevano segnato la differenza.
Il 13 ottobre del 2024 la Juventus ospita e batte la Roma all'Allianz davanti a più di 30000 spettatori, e con quella vittoria firmata Bonansea e Cantore (ma anche Emma Kullberg, autrice di un salvataggio decisivo nel finale) segna una distanza che non verrà più colmata in tutto il campionato. La Juventus è stata superiore sulla distanza, ma anche nei momenti chiave, quelli dove serve la personalità delle grandi squadre: lo scontro diretto del 24 gennaio contro l'Inter, diventata diretta inseguitrice, battuta per 2-0 in un incrocio che avrebbe potuto portare le nerazzurre a -1, e invece le ricaccia a -7. La doppia sfida con la Roma nella poule Scudetto, che in mezzo vede anche qualche difficoltà, un leggero calo, forse un po' di braccino. Prima il rocambolesco 4-3 di Biella, con la tripletta dell'immortale Girelli, poi l'1-2 del Tre Fontane che vale quasi il taglio del traguardo, simbolico passaggio di consegne con la squadra che aveva levato alla Juventus il suo predominio, quella che la aveva fatta soffrire così tanto in questi due anni di astinenza, sconfitta sul campo e in classifica.
E poi c'è l'ultimo atto, c'è ancora la Roma in finale di Coppa Italia, al Sinigallia di Como, ancora un rendez-vous tra le due squadre migliori che il calcio italiano oggi possa offrire, quelle che si sono letteralmente divise tutti i titoli nazionali degli ultimi anni. Un mese dopo l'ultima partita competitiva giocata dalla Juventus, dopo i festeggiamenti per lo Scudetto e dopo un paio di sgambate di poco conto, non c'è quella flessione di fine stagione, non c'è l'appagamento dopo una vittoria, non c'è spazio per nessuno. Dopo 35 minuti, il vantaggio è di 4 reti. Senza storia, come tutta la stagione. Dopo il sesto Scudetto in 8 anni di storia, anche la quarta Coppa Italia.
“Non ce ne eravamo mai andate, io ho sempre conosciuto il valore di questa squadra”. Sara Gama è l'unica di quel gruppo che non è riuscita mai a rendersi protagonista in campo durante questa stagione, ma sembra quasi che abbia voluto aspettare che la sua Juventus ritornasse a vincere per poterla lasciare, perché sapeva che sarebbe successo. Ha annunciato il suo ritiro dal calcio lo scorso 28 aprile, e lo ha fatto col sorriso, con un trofeo in mano, aggiungendo un altro capitolo vincente alla storia delle Juventus Women.
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