
5 giocatori da seguire al Roland Garros 2025
In-certezze e resurrezioni varie da aspettarsi sul rosso di Parigi.
Eccoci qua, pronti per un nuovo Slam, pronti per momento più rosso dell’anno, quando il sole sta per calare sulla stagione della terra. Andre Agassi nel suo “Open”, quando parlava del Roland Garros ricordava sempre l’odore di sigaro che sentiva quando giocava sul Philippe Chatrier, il campo centrale dello slam parigino. A breve quella fragranza potremo immaginarla, o i fortunati che andranno a vederlo dal vivo potranno percepirla sulla propria pelle. Arriviamo a questo crocevia, il primo Roland Garros maschile dopo il ritiro di Nadal, con grande curiosità e sensazioni alterne. Mai come quest’anno, per varie circostanze, si è verificato un cortocircuito tra il dominio teorico dei signori del tennis e i reali vincitori dei tornei, se è vero che sui ventotto trofei Atp assegnati nel 2025 sono stati incisi ventiquattro nomi diversi.
Solo Alcaraz, Aliassime e il sorprendente Cobolli hanno vinto più di un titolo (3 lo spagnolo, 2 il canadese e l’italiano). Questa situazione fluida è stata amplificata della squalifica di Sinner, che stava spadroneggiando tanto da rimanere saldamente #1 nonostante tre mesi d’inattività. La sua assenza ha prodotto una paradossale pressione aggiuntiva sugli inseguitori, che hanno vissuto momenti difficili, lasciando spazio ad altri protagonisti: chi è risorto, chi ha lanciato il canto del cigno (Monfils), chi ha prenotato un posto nell’avvenire (Fonseca, Mensik, Lehcka), chi non si vedeva da un po’ (Tsitsipas, Auger Aliassime e – incredibile – Djokovic il centenario, che non vinceva un titolo Atp dalle Finals 2023), chi era atteso da tempo e quasi quasi non ci speravamo più (Shapovalov).
È davvero un bell’elenco che per ragioni di spazio non possiamo riportare qui: ognuno ha un peso, uno status e soprattutto una storia – in alcuni casi ancora da scrivere. Poi sono arrivati gli Internazionali di Roma, nella versione più azzurra di sempre: la vittoria di Jasmine, anche nel doppio, il percorso di Lorenzo e quello di Jannik. Ecco, Jannik, grande assente per mesi e poi subito protagonista, come se niente fosse. Abbiamo commesso l’errore di crederlo invincibile ma se ci togliamo gli occhiali romantici, dobbiamo ammettere che più di così non poteva fare ed è già stato un miracolo. Il ritmo partita non si può costruire da zero, non si può simulare in allenamento: questo ritorno all’agonismo non poteva essere esente da problemi, pause e cali.
Ci si poteva aspettare un paio di partite, per riprendere confidenza, invece lui è andato fino in fondo, umiliando un big della terra come Ruud prima di perdere nettamente in finale, dopo avere scricchiolato già con Paul in semi. Si sono viste molte luci e poche ombre: Alcaraz parte più avanti, su una superficie che ne esalta la resistenza e lo strapotere fisico ma anche il gioco multiforme. Non è solo più lenta la superficie ma sono più lente le partite e fatalmente più vanno avanti più Carlos trova la quadra, trova il feeling per esplodere il suo tennis di lotta e magia.
Jannik sarà lo sfidante, peraltro con un tabellone abbastanza complicato. Gli altri guardano da sotto, ma abbiamo visto quanti benefici può regalare l’assenza di pressione. Nel tabellone gigante dei primi turni assiepati di partite e di nomi esotici, arriveranno le sorprese? E se sì, da dove?
Joao Fonseca
Scontato? Dopo quel meraviglioso torneo giocato a Buenos Aires le aspettative sul brasiliano nella swing su terra rossa europea erano diverse. Per ora il classe 2006 ha raccolto solamente una vittoria e tre sconfitte tra Madrid, Roma e il ricchissimo Challenger di Estoril. Fonseca ha rubato il cuore a chi ancora non lo conosceva al primo turno degli Australian Open quando ha eliminato in tre set Andrey Rublev, da lì l’acuto a Buenos Aires dove ha vinto il suo primo titolo ATP, il trionfo nel Challenger di Phoenix e poi tante sconfitte premature. João ha un tennis meraviglioso, sempre in spinta e sempre desideroso di prendere in mano lo scambio, ma tante volte questa sua mania di cercare il vincente è controproducente.
Al primo turno del Roland Garros 2025, il brasiliano è subito atteso dalla #30 Hubert Hurkacz, anch'egli molto offensivo e dotato di un servizio eccezionale. Fino a prima di Roma la stagione del polacco non era stata indimenticabile, ma all’ombra del Colosseo ha raggiunto i quarti di finale ed è arrivato in finale a Ginevra contro Djokovic. Proprio come a Melbourne, anche a Parigi Fonseca al primo turno sarà chiamato all’upset.
Fonseca non ha bisogno di altre presentazioni: chi è innamorato di lui esalta i suoi colpi potenti e la sua irriverenza giovanile, dall’altro c’è chi non apprezza qualche dichiarazione ritenuta già esagerata o la sequela di tifosi brasiliani che lo seguono assiduamente facendo un tifo indiavolato. La prospettiva di un terzo turno con Jack Draper o un ottavo di finale con Alex De Minaur non può non fare gola agli appassionati di tennis.
Francisco Comesana
Nella cerchia di quei giocatori che per un motivo o per l’altro non puoi amare, Francisco Comesana è il classico tennista argentino sotto ogni punto di vista. Passionale, emotivo, innamorato della terra rossa. Da un lato, però, è anche sbagliato ridurre el Tibúron alla terra battuta: nel 2024 ha raggiunto il terzo turno sia a Wimbledon che all’US Open eliminando Rublev sull’erba di Londra e Humbert sul cemento della Grande Mela.
Comesana è un cavallo pazzo, dotato di una velocità clamorosa e un dritto potente con cui ama costruirsi il punto. Aspetto centrale del suo tennis sono anche le continue palle corte, che sulla terra usa con tremenda costanza. Su terra nel 2025, Fran ha ottenuto vittorie importanti (Zverev ai quarti a Rio de Janeiro, Fils nel secondo turno di Madrid); altrettanto notevole, anche se non ne è uscito vittorioso, è stata la gara a Roma sulla SuperTennis Arena contro Rune.
Al primo turno del Roland Garros Fran sarà opposto a Pablo Carreno Busta, altro specialista della superficie che sta cercando di ricostruirsi la classifica dopo una lunga assenza e che, per ironia della sorte, è atteso dal quarto match consecutivo contro un argentino dopo le due sconfitte di fila rimediate contro Burruchaga e Carabelli. Che anche Comesana possa risultare un suo giustiziere? A Parigi è la sua prima apparizione: dopo l’emozione comprensibile iniziale, sarà pronto a mettere in scena il suo tennis fatto di passione e puro istinto.
Ethan Quinn
In NBA a fine stagione viene sempre assegnato il premio per il Most Improved Player, il giocatore che rispetto alla precedente stagione ha fatto intravedere maggiormente i miglioramenti fatti. Bene, se ci fosse un premio per il MIP su terra rossa, la scelta ricadrebbe senza alcuna ombra di dubbio su Ethan Quinn.
Nella scorsa stagione lo statunitense ha ottenuto solamente 2 vittorie a fronte di 7 sconfitte su terra battuta. Il suo tennis è pulito, bello tecnicamente e completo. Ethan è un 2004 di Fresno, California: come molti giovani statunitensi ha dedicato larga parte del suo tennis al circuito NCAA, dove si è laureato campione nel 2023 con l’University of Georgia. Nel 2025 il risultato migliore rimane la finale nel Challenger di Canberra, in cui si è arreso a Joao Fonseca, ma gli upgrade fatti sul mattone sono stati la parte più importante del suo tennis. Il secondo set giocato nel primo turno a Barcellona contro Carlos Alcaraz, dopo aver superato nelle qualificazioni Moutet e Coric, ne è il simbolo più vivido.
Al Roland Garros ha superato il labirinto delle qualificazioni eliminando in fila Lajal, Tomic e Tirante. Ora Ethan è pronto a fare la sua seconda apparizione in uno slam dopo quella all’US Open nel 2023: al primo turno giocherà contro Dimitrov. Il californiano non ha nulla da perdere, deve solo godersi il momento come parte del suo percorso e lasciar andare il suo dritto davvero bello esteticamente. Ethan è la raffigurazione perfetta di come usare il polso sul dritto, di come riuscire ad imprimere il colpo di frusta sulla pallina e dargli rotazione.
Corentin Moutet
Ricomponiamo il mosaico della sua cavalcata a Roma 2025. Se la vittoria contro Rinki Hijikata, maturata in tre set tormentati con tanto di pausa nubifragio, non era scontata ma possibile, le altre due hanno assunto il sapore di quelle leggende minori di cui si nutre il tennis. I primi turni si giocano su campi secondari, c’è poca gente e ti può succedere di essere seduto proprio di fianco all’esiguo staff dell’australiano, ti può succedere che il francese si giri più volte dalla tua parte e ti guardi dritto negli occhi con quell’aria strafottente, quella maschera bulla che gli serve a coprire l’insicurezza.
Corentin è il giocatore da cui non sai mai cosa aspettarti: ha momenti di talento spumeggiante e poi si perde sul più bello, spacca racchette, s’imbufalisce con se stesso e con il mondo, getta al vento punti facili, poi torna a esaltarsi in un moto sinusoidale infinito. Così, dopo avere perso male il primo set, stravince il secondo, poi attende la pioggia con i suoi teloni arancioni e alla fine combatte e si suda il terzo, per la gioia dei suoi chiassosi sostenitori. Eppure era solo l’inizio.
Dopo, da sfavorito, fa la voce grossa nel derby con Humbert che si ritira sotto 4-0 nel secondo set; e alla fine il capolavoro: domenica 11 maggio, fra le statue del Pietrangeli, ingaggia una sfida epica con Rune, una gara lunga, equilibrata e drammatica, di quelle che di solito l’eroe tragico perde nell’arena infuocata, invece lui riesce persino a vincere (7-5, 5-7, 7-6). Agli ottavi maltratta Draper per un set, poi la luce si spegne e la festa finisce, però rimane un ricordo indelebile.
Adesso andrà a giocare il suo torneo preferito, con lo spauracchio di Djokovic in attesa al secondo turno; questo folletto mancino, che fuori dal campo suona il pianoforte e legge i classici di letteratura e filosofia, non ha paura di nessuno. L’anno scorso, proprio a Parigi, ha strappato a Sinner il primo set mandandolo del tutto in confusione; era il quarto turno, il suo migliore risultato in uno Slam (raggiunto anche agli US Open). Col suo tennis sincopato, ricco di tagli e variazioni, reso ancora più imprevedibile dall’uso reiterato del servizio dal basso e dai classici mismatch da mancinismo, può farti letteralmente impazzire, compensando di puro genio i limiti fisici.
Sulla sua mensola ci sono 7 titoli Challenger e un 51 come best ranking, oltre a una finale 250 persa con Rublev. Quando hai Novak in tabellone, non studi nemmeno cosa ti aspetta dopo. Noi lo guarderemo e lo sosterremo, perché un pochino ci ha rubato il cuore.
Arthur Fils
Possibile cavallo vincente con qualche chance di arrivare alla seconda settimana nello Slam di casa? Il Roland Garros per lui è sempre stato un tabù, quasi come se sentisse troppo la pressione di far bene a casa sua. Arthur Fils, su due apparizioni fatte, non ha mai vinto nemmeno una partita: nel 2023 si è arreso a Davidovich Fokina in quattro set, nel 2024 a Matteo Arnaldi con il medesimo punteggio.
Al primo turno quest’anno sarà opposto a un Jarry in piena crisi di risultati, che in stagione ha ottenuto solamente 5 vittorie su 16 match disputati nel circuito maggiore. La sua prima vittoria sulla terra parigina potrebbe rappresentare anche un trionfo sulla tensione: dal turno successivo potrebbe giocare con molta più libertà, regalandoci un terzo turno da sogno contro Andrey Rublev e un eventuale ottavo di finale contro Sinner.
Il 2025 di Fils fino ad ora è stato più che positivo: quarti di finale a Indian Wells, Miami e Monte Carlo, semifinale a Barcellona. Gli è mancato davvero solamente l’acuto: è difficile credere che possa arrivare proprio qui a Parigi al Roland Garros, ma è da tenere d’occhio.
Emilio Nava (Honorable Mentions)
Emilio Nava parteciperà al suo secondo Roland Garros in carriera, dopo la sconfitta all’esordio nel 2023 contro Carballès Baena. Lo statunitense fa della terra rossa la sua superficie preferita, e ciò lo rende atipico rispetto ai connazionali. Nava è ricordato dagli italiani come quello che ha perso la finale degli Australian Open Juniores contro Musetti, ma presto potrebbe far parlare di sé: l’ingresso nella Top100 ATP è a portata di racchetta.
Nel 2025 ha vinto 3 Challenger consecutivi (Asuncion, Concepcion e sulla terra verde di Sarasota); ha sfiorato addirittura il quarto, ma si è dovuto arrendere a Tallahassee contro un interessantissimo prodotto NCAA come il lussemburghese Rodesch. Qui a Parigi incrocerà le racchette all’esordio contro Botic van de Zandschulp e potrebbe regalarsi un bellissimo secondo turno contro Holger Rune.
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