
C'è qualcosa da salvare nel dramma dell'Ajax?
Dilapidando 9 punti di vantaggio in 5 partite, l'Ajax ha incredibilmente regalato l’Eredivisie ai rivali del PSV.
Quando si sente parlare dell'Ajax ci si imbatte spesso in tanta retorica sul bel gioco. È pur sempre la squadra di Cruijff, la stessa che negli anni Settanta vinse grazie a uno stile rivoluzionario, una forma primordiale del gioco di posizione. Eppure non sono tutte parole al vento. Dalla sentenza Bosman, del 1995, l'Ajax non è più riuscita a vincere una Champions League ed è un po' scomparsa dalle cartine del grande calcio europeo.
L'Eredivisie è un campionato troppo piccolo e povero per trattenere i migliori talenti olandesi, che spesso finiscono per lasciare i Paesi Bassi prematuramente, tentati dalle sirene dei cinque migliori campionati europei. Le uniche volte che l'Ajax si è riavvicinato ai fasti degli anni Settanta e Novanta è stato grazie a uno stile di gioco sfrontato e a una squadra piena di giovani di belle speranze.
Spesso è retorica, ma, per una squadra come l'Ajax, l'unico modo per non rimanere solo una nobile decaduta è coltivare un'identità forte, trasversale a tutti i livelli del club. Insomma costruire qualcosa di difficilmente replicabile, anche avendo a disposizione i soldi dei club di Premier. L'identità dell'Ajax è il suo gioco, coraggioso, tecnico, sempre rivolto all'attacco. L'altro marchio di fabbrica è il settore giovanile, anche questo sempre rivolto allo sviluppo tecnico, prima che tattico o fisico, dei giovani giocatori.
Anche se sei il più grande club dei Paesi Bassi da una sessantina d'anni, le cose si possono incrinare al punto da mettere in discussione le gerarchie domestiche. L'ultima volta che mi era capitato di scrivere dell'Ajax, la squadra di Amsterdam si trovava in zona retrocessione in Eredivisie, nel bel mezzo di una crisi dirigenziale e tecnica.
Al termine della stagione l'Ajax si era risollevato fino ad arrivare quinto, quanto bastava per acciuffare la qualificazione ai preliminari di Europa League. Nonostante la rimonta, raggiunta più che altro grazie a una rosa molto superiore a quelle delle squadre di metà classifica olandesi, più che a un vero e proprio cambio di rotta, era chiaro che servisse qualcosa di nuovo. Per il terzo anno di fila da quando Ten Hag aveva lasciato i Paesi Bassi, l'Ajax si apprestava a dover cambiare allenatore e quadro dirigenziale.
La situazione era talmente disperata da portare Alex Kroes, direttore tecnico reduce da uno scandalo di insider trading, a considerare allenatori stranieri. Normalmente le squadre dei Paesi Bassi, un po' come quelle italiane, sono refrattarie ad assumere un allenatore straniero. Quest'anno, però, erano alla ricerca di un allenatore carismatico, in grado di ricostruire dalle macerie e aprire un nuovo ciclo.
In assenza di alternative interne, Kroes aveva messo nel mirino Graham Potter, ex-allenatore del Chelsea che aveva bisogno di rilanciare la sua carriera. Tuttavia Potter non era disposto a prendere un incarico così complesso, preferendo aspettare la chiamata di una squadra in Premier League. Deve essere stato in quel momento che Kroes, nonostante l'inesperienza, deve aver ritenuto che Francesco Farioli fosse l'uomo adatto per lui.
Farioli è un figlio calcistico di De Zerbi, il più posizionale tra gli allenatori italiani e distante dalla nostra tradizione difensivista. A favore di Farioli giocava anche l'ultima stagione del suo Nizza. I rossoneri erano partiti così forte da contendere la prima posizione al PSG, ma nella seconda parte della stagione avevano rallentato, chiudendo al quinto posto. Quando Farioli firma, l'obiettivo stagionale è chiaro: riportare l'Ajax in Champions League e aprire un nuovo ciclo. La squadra a disposizione non è al livello di quella del PSV, ma nel mercato vengono aggiunti dei profili di esperienza, come Rugani, Bertrand Traoré e Weghorst, per guidare lo sviluppo dei più giovani.
Nonostante delle difficoltà in Europa, dove le avversarie sono più attrezzate, il binomio Ajax Farioli ingrana subito, un po' come era successo a Nizza. L'Ajax costruisce dal basso e quando riesce a liberare le conduzioni delle ali dietro la pressione avversaria diventa temibile. Il pressing è ancora rudimentale e spesso inefficace, ma c'è tempo per lavorarci. Il due novembre, una settimana dopo aver battuto i rivali storici del Feyenoord, l'Ajax si appresta a giocare contro il PSV all'Amsterdam Arena. La squadra di Eindhoven passa in vantaggio prima con De Jong, e poi con Perisic dopo il momentaneo pareggio di Klaassen.
È al minuto 66 che la partita, e l'intera Eredivisie, cambiano. Traoré semina il panico sulla fascia destra e tira in porta, ma Benitez riesce nella parata. Sulla respinta del portiere il difensore del PSV Ryan Flamingo svirgola. A quel punto la palla finisce sui piedi di Fitz-Jim, che con un tiro potente e preciso batte il portiere del PSV, riagguantando il pareggio. Proprio Fitz-Jim può essere considerato uno dei fiori all'occhiello della prima parte dell'esperienza olandese di Farioli. Fitz-Jim era considerato un oggetto misterioso delle giovanili dei lancieri, ancora troppo esile per reggere i duelli in Eredivisie. L'allenatore italiano però riesce ad esaltarne le doti balistiche e tecniche, con cui la mezzala si destreggia nel centrocampo ajacide.
Poco dopo Godts, un altro talento valorizzato da Farioli, segna il definitivo 3-2. Le gerarchie sembrano essere cambiate di nuovo, l'Ajax è tornato dove gli spetta e PSV e Feyenoord sono in difficoltà. Da quel momento l'Ajax non si ferma più, inanellando 11 partite senza sconfitte tra dicembre e febbraio. La partita di ritorno, che i lancieri vincono per 2-0, sembra sancire la vittoria del titolo e porre fine alle velleità del PSV, che ora si trova a nove punti di distanza.
Eppure qualcosa non andava.
A dicembre dopo il pareggio contro l'Utrecht Farioli ammette che la sua squadra ha bisogno di recuperare energie, puntando il dito contro le troppe partite giocate tra preliminari e fase di campionato dell'Europa League. A gennaio, dopo la cessione di Rensch, l'allenatore si lamenta dell'assenza di un sostituto. Kroes fa rientare ad Amsterdam il giovane Baas, fino a quel momento in prestito al NEC, ma Farioli dice di considerarlo più un centrocampista che un difensore. Inoltre, man mano che va avanti la stagione, l'allenatore toscano inizia ad essere criticato per il suo gioco. Farioli, per quanto devoto al gioco di posizione, non ha mai nascosto di apprezzare la solidità difensiva. Ad esempio al Nizza abbassava spesso un mediano sulla linea difensiva per costruire una difesa a cinque, espediente a cui ricorre anche ad Amsterdam. Nel corso della stagione, probabilmente anche conscio dei problemi del pressing dei lancieri, Farioli si è affidato sempre di più alla sua difesa per vincere le partite, ricevendo critiche persino da Weghorst.
Wout Weghorst digs out Francesco Farioli's #Ajax 'philosophy' despite two-goal game:https://t.co/gkWGpIc1jG
— foot.mundo (@_footmundo) December 2, 2024
Ciononostante i godenzonen sembrano procedere spediti verso la conquista del titolo. Almeno fino alla partita di ritorno contro l'Utrecht. È lì che Farioli deve aver visto allinearsi tutti i problemi che aveva evidenziato nei mesi precedenti.
A inizio primo tempo l'Ajax sperpera due occasioni nitide con Brobbey. Poco dopo l'Utrecht passa in vantaggio al primo tiro in porta, con il classico gol dell'ex di Haller. La differenza di rendimento tra Brobbey e Haller non deve essere passata inosservata agli occhi dei tifosi, che tutto d'un tratto si sono trovati davanti alla personificazione del declino dell'Ajax. Quando Haller fu venduto al Dortmund, Brobbey doveva essere il suo successore, ma in questi tre anni non è mai migliorato nella freddezza al tiro.
Nel secondo tempo l'Utrecht dilaga approfittando soprattutto delle difficoltà di Hato nei duelli. L'Ajax perde per 4-0, ma rimangono ancora 6 punti di vantaggio sul PSV, un bottino gestibile considerato che mancano 4 partite. Un passo falso tutto sommato può starci, l'Utrecht è quinto e si sta giocando la qualificazione in Europa League. Tuttavia quella sconfitta è l'inizio di un dramma.
Se nella partita contro l'Utrecht sono emersi i limiti dei giovani dell'Ajax, Hato e Brobbey in primis, nelle partite successive Farioli non è esente da colpe.
Contro lo Sparta Rotterdam l'allenatore italiano insiste su Brobbey titolare, per tenere Weghorst come super-sub. Con questa strategia però finisce per sprecare un tempo, nel quale l'Ajax subisce molti contropiedi senza mai presentarsi pericolosamente nell'area della squadra di Rotterdam. Nel secondo tempo entrano Weghorst e Mokio al posto di Brobbey e Traoré, finalmente gli ajacidi si fanno più pericolosi, però non riescono a passare in vantaggio. Solo nel recupero la partita si sblocca, anche se a segnare è lo Sparta, facilitato da una papera di Matheus. L'Ajax strappa un pareggio miracoloso nel finale, ma intanto i lancieri hanno perso altri due punti.
Contro il NEC Farioli si presenta con Weghorst titolare. L'Ajax però è troppo concentrato a tenere sotto controllo il risultato e chiude nuovamente il primo tempo sullo 0-0. Nella seconda frazione Sontje Hansen, anche lui ex-Ajax, trafigge Pasveer da fuori area. L'Amsterdam Arena si ammutolisce, mentre la squadra si spegne. Finisce 0-3. Farioli, che dopo l'errore di Matheus contro lo Sparta Rotterdam, aveva preferito schierare il quarantenne Pasveer probabilmente si sta mangiando le mani nella pancia dello stadio, ripensando alla scarsa reattività con cui si è mosso sul gol del vantaggio del NEC.
A questo punto i lancieri hanno un solo punto di vantaggio e mancano due partite, ma i tifosi hanno già capito come andrà a finire. L'Ajax è come un oggetto che ci è scivolato di mano di cui si può solo osservare la caduta a questo punto.
Contro il Groningen tredicesimo l'Ajax soffre, passa in vantaggio ma viene recuperato. Nel secondo tempo l'uomo del caos, Wout Weghorst come avrete capito ormai, trova il gol dell'1-2. Come se non bastasse in pieno recupero Luciano Valente si fa espellere e l'Ajax si trova persino in vantaggio di un uomo. I lancieri arretrano, vogliono gestire il risultato. È questo l'errore fatale che non verrà mai perdonato a Farioli, l'Ajax è fatto per attaccare, non per gestire e al novantanovesimo succede quello che non deve succedere. Šutalo concede un fallo ingenuo dal limite dell'area. Il Groningen sale con tutti gli uomini, la palla viene buttata in mezzo e nel mischione che si genera Pasveer non riesce ad intervenire. Il Groningen segna il 2-2.
Ad aggiungere un velo comico alla faccenda ci pensano i raccattapalle del Groningen. Poco prima del gol del pareggio i panchinari dell'Ajax stavano provando a nascondere i palloni per rallentare gli avversari, dopo il gol del 2-2 i raccattapalle biancoverdi li sfottono portandogli altri palloni da nascondere. La partita termina in pareggio, il PSV è capolista e l'Eredivisie è sfumata. L'ultima giornata è una pura formalità, Ajax e PSV vincono entrambe e gli uomini di Bosz possono alzare il trofeo.
Il giorno dopo Farioli e l'Ajax annunciano la separazione. Non è, come si potrebbe immaginare, una questione di risultati. Nel comunicato si legge che, nonostante allenatore e dirigenza avessero gli stessi obiettivi a lungo termine, le divergenze sulle tempistiche riguardanti la realizzazione di questi progetti hanno portato alla decisione di separarsi. In altre parole Farioli, come aveva già fatto notare, voleva degli investimenti immediati per tornare a competere da subito, mentre la dirigenza insiste sul procedere per step, puntando sulla crescita di questo gruppo di giovani.
Sulla scelta di Farioli probabilmente ha pesato anche la presenza di offerte da altri club nei migliori campionati europei, in questi giorni si parla di Premier League e Serie A soprattutto. Il punto di Farioli però non è sbagliato, i giovani di questa rosa non sono ancora pronti e i più anziani hanno mostrato di non essere più all'altezza. All'Ajax, come successe nel 2019 quando si misero le fondamenta per il secondo ciclo di Ten Hag, servirebbe un mercato mirato. Aggiungere due o tre giovani nei ruoli scoperti, che possano essere utili fin da subito. In questo modo si permetterebbe ai più acerbi di crescere con i propri tempi, senza finire nel mirino dei tifosi, mentre ai più vecchi di poter gestire le forze senza doverle giocare tutte.
La rosa ha sicuramente dei difetti, l'ho rimarcato più volte anche qua, però non si può pensare che Farioli non abbia una sua porzione di colpe. Se vorrà salire di livello come allenatore, non solo cambiando squadra, dovrà dimostrare di saper gestire meglio i momenti di maggiore stress, magari migliorando la fase d'attacco delle sue squadre. La scelta di preferire Pasveer a Matheus nelle ultime partite è costata cara. Allo stesso modo ha pesato il tentativo di gestire il vantaggio accumulato con un gruppo molto inesperto per essere ai vertici del campionato. Questa pressione probabilmente è stato il singolo fattore che non ha fatto esprimere la squadra nelle ultime giornate, che ha accumulato molti xG, segnando molto poco.


L'obiettivo dichiarato di inizio stagione era la qualificazione in Champions, ma i tifosi dell'Ajax non possono essere contenti. Dilapidare un campionato così fa male, figurarsi se sei l'Ajax. Questo dramma andrà sicuramente ad aggiungersi alla semifinale persa nel recupero contro il Tottenham e al campionato del 2016, perso pareggiando all'ultima giornata contro il modesto De Graafschap.
Qualcosa da portare a casa però, in fin dei conti, c'è. La dirigenza sembra aver ritrovato la rotta dopo anni di turbolenze. L'ultimo mercato è servito a comprare dei giocatori che potessero diventare dei senatori all'interno dello spogliatoio. Posate le fondamenta quest'estate basterà puntellare la rosa per rimanere in lotta per il titolo, del resto questa stagione ha insegnato all'Ajax che, con l'allenatore giusto, basterà poco per riagganciare PSV e Feyenoord. Molto dipenderà proprio dalla scelta della nuova guida sulla panchina dei lancieri. La dirigenza finalmente ha iniziato a considerare anche allenatori provenienti dall'estero, con discreto successo.
D'altra parte le voci vogliono un ritorno di Erik Ten Hag dopo la sventurata esperienza inglese. Se dopo gli anni a Manchester ci si potrebbe chiedere se Ten Hag sia ancora adatto al ruolo, in parte una risposta ce l'abbiamo. L'allenatore del PSV campione è pur sempre Peter Bosz, che fuori dai Paesi Bassi ha inanellato una serie di figuracce, forse peggiori di quelle dell’ex allenatore dello United. La storia delle squadre olandesi racconta che non è una cosa nuova il ritorno di un allenatore illustre sulla stessa panchina. La differenza, come sempre, la farà il livello dei giovani giocatori che saprà produrre l'Ajax e le scelte della dirigenza, per costruire sulle basi lasciate da Farioli.
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