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Giro 2025 del toro
, 19 Maggio 2025

Giro 2025, tappe 1-9 - Considerazioni Sparse


È cominciato il Giro d'Italia, tra volate, ritiri, qualche polemica e una certezza senza Pogačar la Maglia Rosa non ha padrone.

Si è conclusa la prima settimana del Giro 2025 con un dato di fatto: la maglia Rosa ha cambiato padrone quasi ogni giorno. Da ieri pomeriggio si è adagiata sulle magre spalle di Isaac Del Toro (UAE), primo messicano della storia a indossarla. Con grande abilità, il ventunenne se l'è presa dopo essersi ritrovato in testa alla dura tappa di domenica, quella della polvere bianca delle colline di Siena, con Wout Van Aert.

Alla fine, l’ha spuntata Van Aert, vincitore alle Strade Bianche nel 2021, che con l’esperienza ha attaccato Del Toro sul muro di Santa Caterina, tratto che porta diretti in piazza del Campo: vittoria dopo 9 mesi di astinenza per Wout e primato in classifica per Isaac. Questa giornata ha però sancito l’inizio di una piccola guerra. Fino a domenica mattina, il capitano dichiarato della Uae era Juan Ayuso, forte anche della bella vittoria a Tagliacozzo di venerdì. Oggi Ayuso è andato in crisi e Del Toro non si è fermato ad aiutarlo: chi veste ora i gradi in casa Uae?

Come detto, prima vittoria per Juan Ayuso in un grande Giro. Lo spagnolo ha tagliato in testa il traguardo a Tagliacozzo, il primo arrivo in salita della corsa. È partito da seduto – vi ricorda qualcuno? – a 400 mt dal traguardo davanti a Del Toro, ancora lui, e Bernal. Con questa vittoria, Ayuso sembrava aver messo in chiaro le posizioni in squadra Uae e proposto una seria candidatura per la vittoria del Giro, ma non poteva immaginare che i primi attacchi al primato arrivassero proprio da dentro casa.

A contendere la vittoria di tappa allo spagnolo c’è stato fino alla fine un ritrovato Egan Bernal che sta provando in modo convincente a ritornare sui livelli che ben conosciamo di qualche anno fa, quelli prima dell’incidente in allenamento. Sia nella tappa di venerdì, sia a domenica, il colombiano è stato tra i migliori della giornata, centrando un terzo e un nono posto.

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L'attacco di Juan Ayuso a Tagliacozzo

Millequattrocentosessantasei i giorni passati senza che un corridore italiano indossasse la Maglia Rosa. L’ultimo era stato Alessandro De Marchi che l’aveva conquistata il 12 maggio 2021. A riprenderla ci ha pensato Diego Ulissi, del team XDS Astana, che ha sì chiuso terzo sul traguardo dell’ottava tappa Giulianova-Castelraimondo dietro a Luke Plapp e Wilco Keldermann ma il vantaggio di 17 secondi sul proprietario precedente della Rosa, Roglic gli ha consegnato la maglia rosa.

Per il corridore trentacinquenne è stato una grandissima gioia, un premio alla carriera. Un'emozione evidente durante la trepidante attesa della conferma della maglia Rosa e poi sul palco quando l’ha indossata e poi baciata. Poco importa che poi il giorno dopo l’abbia persa subito, passare un giorno in Rosa può davvero valere una carriera.

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Il momento in cui Diego Ulissi ha saputo di aver preso la maglia Rosa

Tre le tappe corse in Albania. Come ormai accade spesso nei grandi Giri, la partenza è avvenuta all’estero, anche se l'accoglienza è stata abbastanza tiepida. La corsa è partita da Durazzo e ha toccato le altre due principali città del paese: Tirana, con una cronometro, e Valona. Il protagonista indiscusso di questi tre giorni è stato Mads Pedersen (Lidl Trek) con due vittorie di tappa, la prima e la terza, e anche un buon piazzamento nella cronometro: il danese ha chiuso settimo a 12 secondi dal vincitore Joshua Tarling sulle strade di Tirana, lasciando la maglia Rosa a Primoz Roglic (secondo a 1 secondo dal primo posto).

Tre sono anche le vittorie del danese in questo Giro. Oltre le due in terra albanese, Pedersen ha vinto anche la quinta tappa con l’arrivo nella suggestiva cornice di Matera. Qui Pedersen ha realizzato una piccola impresa nei chilometri della salita finale, quando rimasto solo con gli scalatori, è riuscito a tenere le ruote con grande tenacia, nonostante pian piano stesse scivolando in fondo al gruppo.

A due chilometri dal traguardo, Pedersen stava ancora faticosamente arrancando, superato agilmente dagli scalatori. Tuttavia, a poche centinaia di metri dal traguardo, eccolo tra le prime posizioni per la volata finale che ha vinto partendo da lontanissimo e bruciando Zambanini sulla linea bianca.

71,4 è il km in cui si è verificata la caduta della quinta tappa con arrivo a Napoli. Durante una curva a destra del gruppo, Jan Tratnik della Bora ha frenato ma l’asfalto viscido a causa della pioggia ha fatto slittare la ruota anteriore. Con la caduta del corridore sloveno si è innescato un effetto domino che ha portato per terra molti altri atleti. Ad avere la peggio è stato Jay Hindley sempre della Bora, ex vincitore del Giro nel 2021, che è stato parecchi minuti seduto sul marciapiede assistito dai medici prima di salire sull’ambulanza e quindi ritirarsi dalla corsa.

Nel frattempo, la direzione della gara ha neutralizzato subito la corsa, andando a fermare i due corridori in fuga, Taco Van Der Hoorn ed Enzo Paleni. La corsa è andata avanti ancora per una decina di chilometri, con fitti conciliaboli tra i ciclisti e il direttore di corsa. Alla fine nei pressi di Nola si sono tutti fermati e la corsa è ripresa, ma con una importante differenza: le posizioni sono state neutralizzate. nel senso che da quel momento si corre solo per la vittoria di tappa, eventuali distacchi o abbuoni non saranno calcolati nella classifica generale. La decisione è stata accolta con qualche polemica tra appassionati e osservatori, e la tappa si è conclusa con una volata molto confusionaria lungo via Caracciolo a Napoli dove l’ha spuntata Kaden Groves dell’Alpecin.


  • Chiara Finulli, milanese, classe 1992. Nutro una passione smodata per Tadej Pogačar e per il calcio in ogni sua forma: ogni volta che posso sono allo stadio o sulle strade di qualche corsa. Nel tempo libero lavoro sommersa tra i libri in una casa editrice.

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