
34 anni dopo, il Pisa è in Serie A
Una vita in mezzo ai guai, ma Filippo Inzaghi ha riportato i nerazzurri nella massima serie.
di Dario Focardi
Il 4 maggio 2025, il Pisa Sporting Club è tornato in Serie A nonostante la sconfitta a Bari, grazie alla contemporanea vittoria della Reggiana sullo Spezia. Sono passati 34 anni dall’ultima volta, quando alla fine della stagione 1990/91 la società allora guidata da Romeo Aconetani retrocesse in Serie B. Da allora ne è letteralmente passata tanta di acqua sotto i ponti della città famosa in tutto il mondo per la propria Torre pendente.
La storia della squadra nerazzurra è quella di un club che ha vissuto anni gloriosi (non tantissimi) per poi sparire nelle serie più infime, in una lunga sequela di vorrei ma non posso. Dopo il fallimento con Anconetani, avvenuto dopo la sconfitta nello spareggio per rimanere in Serie B contro l’Acireale nel 1993/1994, ce n’è stato un altro nel 2010 quando a guidare la squadra pisana si trovava Pomponi, faccendiere romano che è una di quelle figure da commedia all’italiana di basso livello che vivacchiano nelle serie minori del calcio italiano. Personaggi di cui gli organi di controllo federali dovrebbero diffidare dal guidare alcunché e che invece continuano a prosperare al di là di tutto e tutti.
Come se non bastasse, i tifosi che assiepano i gradoni dell’Arena Garibaldi Romeo Anconetani hanno vissuto tremende sconfitte sul campo che avrebbero messo al tappeto chiunque. E invece la tifoseria pisana è sempre stata presente, dal campo sportivo di Perignano, in provincia di Pisa, negli anni bui dopo il primo fallimento, allo Stadio San Nicola di Bari, cattedrale nel deserto eredità di Italia ‘90, dove è stata sancito il ritorno in massima serie e tra le 20 squadre più forti della piramide calcistica maschile italiana.
Al triplice fischio, Pisa è esplosa di gioia esondando in tutti i vicoli del centro storico e riempiendo come non mai i lungarni, per una festa che non accenna a finire e che ha avuto la sua sublimazione nella partita contro la Cremonese, recupero della trentaquattresima giornata rinviata per la morte di Papa Bergoglio. Una festa di giovani che la Serie A non l’hanno vista a braccetto con anziani commossi fino alle lacrime, e con tra gli altri perfino qualcuno vestito da Chewbecca di Star Wars intento a sventolare un bandierone indossando una sciarpa nerazzurra sul Ponte di Mezzo, cuore geografico della città.

I protagonisti sul campo
Filippo Inzaghi è stato il principale artefice tecnico di questa annata trionfale dei nerazzurri. Sono state ben 23 le vittorie in stagione, per un totale di 76 punti (entrambi record per il club in Serie B). L’ex bomber milanista ha molti meriti. Il primo è stato quello di rinvigorire una piazza che veniva dall’annata soporifera e anonima (con qualche piacevole eccezione) del calcio di Aquilani, uno dei messia del nuovo calcio che però non ha trovato nessuno disposto a dargli credito dopo la scialba stagione in terra pisana.
Il secondo merito di Inzaghi è stato quello di aver riportato serenità nello spogliatoio, valorizzando alcuni calciatori che si erano intristiti o che erano finiti ai margini, Stefano Moreo e Idrissa Toure su tutti. Infine il tecnico piacentino ha avuto il merito di dare una assetto tattico semplice ma chiaro, guardando prima di tutto alle qualità della rosa e non forzando le cose con imposizioni dall’alto. Una scelta che ha permesso a due difensori come Canestrelli e Caracciolo, capitano della squadra, di ritrovare sicurezze e certezze dopo le scoordinate fasi difensive dell'ex allenatore.
Il quale, va detto, non ha mai goduto appieno del grande protagonista tecnico di quest'anno: Matteo Tramoni, praticamente fuori tutta la stagione 2024/2025 e unico vero rimpianto della precedente gestione, 13 volte a segno e fulcro delle manovre offensive dei nerazzurri. Un calciatore che, se si confermerà in Serie A, potrebbe avere anche aspirazioni azzurre, seppur nativo della Corsica. Tramoni ha infatti il doppio passaporto francese e italiano, e da buon corso cresciuto nelle giovanili dell'Ajaccio qual è, vuole che il suo cognome si pronunci senza accentare la i finale.

Al livello superiore, la società ha i suoi enormi meriti. Arrivata a metà dell’infausta stagione di Serie B 2016/2017, quella con Gennaro Gattuso in panchina, e retrocessi come ultimi, hanno avuto la caparbietà e la forza di rimboccarsi le maniche e lentamente far crescere i quadri societari e quelli tecnici. Dopo la sconfitta di Monza nella finale playoff del 2022, e l’acquisizione del pacchetto i maggioranza della società da parte di Alexander Knaster, tra i 400 uomini più ricchi del pianeta secondo la classifica di Forbes, la strada verso la A era tracciata. Nonostante l’inciampo con Aquilani, la scelta di puntare su Inzaghi (alla terza promozione in carriera dopo Benevento nel 2020 e Venezia nel 2017, con il quale sfiorò il doppio salto fino alla A) è stato il segnale che la volontà di salire al piano superiore era il chiodo fisso.
A questo vanno aggiunti i due fulcri su cui si regge la visione futura: la costruzione di un Centro Sportivo e la ristrutturazione dell’Arena Garibaldi. Il primo ha già visto l’inizio dei lavori. Avrà una spesa totale di trentacinque milioni di euro, è vicino alla Torre e sarà creato sul modello del Viola Park della Fiorentina. Un gioiellino che permetterà finalmente ai nerazzurri di dotarsi di un settore giovanile di alto livello, così da competere con i giganti toscani del settore: Empoli, e la stessa Fiorentina. Per quanto riguarda lo stadio invece già in estate dovrebbe cominciare l’iter per l’acquisizione da parte del club, nell’ottica di una ristrutturazione che porterà la capienza intorno ai ventimila tifosi e potrà permettere alla società di usarlo sette giorni su sette.
La rivincita di una tifoseria e di una città
Il ritorno del Pisa in Serie A è però prima tutto la rivincita della sua tifoseria. Pisa è una piccola città – i residenti sono 90.000 scarsi – che però ha un grande numero di studenti universitari fuori sede, circa 36.000, e la seconda provincia per numero di abitanti della Toscana, circa 415.000. Pisa è una città placida, concentrata sulla propria nomea universitaria, che la rendono viva ogni giorno della settimana. Ecco, se c’è qualcosa che ti apre le porta del cuore dei suoi abitanti quella è proprio il Pisa Sporting Club. Se c’è una cosa che identifica l’essere e il sentirsi pisano questo è proprio il tifo per il Magico, l’affettuoso nomignolo con cui i tifosi nerazzurri chiamano la propria squadra. Identità, parola spesso usata a sproposito in questo momento storico, è quella che che rende bene l’idea di ciò che stiamo scrivendo.
Infatti non c’è nulla che ti apra le chiavi del cuore di questa città come la sua squadra di calcio, non ci sono manifestazioni in costume, non ci sono rituali inventati e fatti passare come storici. Se vuoi capire Pisa, da forestiero come dicono i pisani, basta che vai allo Stadio e tifi per i colori nerazzurri, allora lì ne puoi assaporare i colori e gli umori, e ti mescoli a quella storia, che racconta di avventure per mare, di conquiste, ma anche di rovinose sconfitte, di cultura millenaria, ma anche di tanto popolo nelle strade, di un mezcla che è la grande fortuna di questa città, perché senza di esso Pisa sarebbe un’altra qualsiasi città di provincia.

Questa promozione nella massima serie è stata ed è una festa che si prolungherà per tutto maggio e giugno e vede come protagonisti assoluti quei tifosi che ci sono sempre stati dal Campionato Nazionale Dilettanti finora molti dei quali e delle quali – la tifoseria nerazzurra è una di quelle che è più trasversale in termini di genere – la Serie A non l’hanno mai vista.
Molti di loro pensano già al derby con la Fiorentina, quello atteso da anni, quello “vero” come dicono sotto il campanile del Comune: “Perché ai livornesi in fondo gli si vòle bene”, dicono alcuni tifosi pisani durante la festa sui lungarni, “ma i fiorentini sono un’altra cosa.”
Torna in serie A una delle tifoserie che da sempre ha fatto dello schierarsi il proprio tratto distintivo, dai campi spelacchiati del CND, alla mobilitazione del “Pisa Non si Piega” contro la Presidenza Petroni, fino ad arrivare al presente e allo striscione: “Se muore la Palestina, muore l’umanità”, a sancire l’ennesima presa di posizione nei confronti di un popolo oppresso che gli ultras nerazzurri sostengono da anni ed esposto durante l’ultima partita casalinga contro la Cremonese.
In questi giorni poi i gruppi della Curva Nord M. Alberti – un ultras morto a La Spezia, dopo che i soccorsi arrivarono in ritardo – hanno lanciato una maglietta per continuare la raccolta fonti necessaria per costruire il secondo lotto del Parco di Mau, un parco cittadino che ha giochi per tutti, anche i bambini e le bambine con disabilità motoria e psichica. In un’epoca di omologazione cromatica e di contenuti, trovare in Serie A una Curva come quella pisana sarà una bella ventata d’aria fresca.

In questo momento è difficile dire quel che sarà della prossima stagione. La società farà le sue valutazioni e cercherà di costruire una squadra che si salvi, partendo dal cospicuo gettito di denari che entreranno nella casse della società pisana. Si parla di circa trenta milioni di euro già garantita. Un bel gruzzolo con cui creare una buona squadra. Chi ci sarà in panchina? Inzaghi ha già fatto sapere che ha intenzione di rimanere e la società lo ha confermato. Avanti così quindi, anche perché come canta la curva pisana, quel che conta è il Pisa stesso più di qualsiasi altra cosa: “La nostra fede è grande come il sole, Magico Pisa vinci per noi”.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














