
Eldor Shomurodov è tornato a sorridere
Ritrovato Ranieri in panchina, Shomurodov è finalmente diventato un fattore per la Roma.
“A Genova eri forte, un mostro. Adesso non so cosa ti sia successo. Non hai più fame? Io voglio vedere quello stesso giocatore”. Siamo oltre la metà del 2023/24, Eldor Shomurodov gioca a Cagliari, in prestito dalla Roma, e sta attraversando un momento complicato. Dopo una mezza stagione in ombra con lo Spezia, l'attaccante uzbeko finisce in Sardegna; anche in rossoblu, complici una condizione fisica non ottimale e la rottura del metatarso, l'attaccante fatica a imporsi, sopravanzato nelle gerarchie di Ranieri da Petagna e Lapadula.
A pronunciare le parole riportate in apertura d'articolo è Claudio Ranieri, dichiarazioni che arrivano "dritte al cuore" di Shomurodov, che al rientro dall'infortunio cambia marcia: doppietta con la Salernitana, assist nel 2-1 all'Atalanta e tracciante che fulmina Sommer nel 2-2 di San Siro contro l'Inter, prodezze condite da prestazioni in crescendo che cementano la titolarità dell'uzbeko nell'attacco cagliaritano e contribuiscono alla permanenza dei sardi in Serie A. Una resurrezione per nulla scontata: tra il gol alla Salernitana e la sua ultima marcatura precedente - sempre contro il Cavalluccio, ma indossando la maglia dello Spezia -, era passato quasi un anno.
In fin dei conti Shomurodov, come del resto ogni altro calciatore, ha solamente bisogno di fiducia, una stima che si traduce anche in un impiego nel rispetto delle sue caratteristiche. Nella stagione di Genova citata da Ranieri, la prima in A per il capitano dell'Uzbekistan, Shomurodov aveva giocato soprattutto in un attacco a due, preferibilmente giostrando intorno a un centravanti vero - Scamacca o, più spesso, Destro. Nel capoluogo ligure, Eldorado segna 8 reti, e mette in mostra un campionario di giocate lontano dagli stereotipi che, purtroppo, ancora lo circondano per via della sua statura, e che rischiavano di rovinare il prosieguo della sua carriera in Italia.
Il numero 61, scelto in quanto codice identificativo dell'oblast di Rostov - città in cui ha giocato per 3 anni prima di arrivare in Italia -, segna in tutti i modi: in contropiede o su azione manovrata, di destro e di sinistro, spedendo la palla negli angolini sia di testa che di piede. In più, Shomourodov si rivela un attaccante estremamente completo, abile nel dialogare coi compagni, nell'imbucare galleggiando tra le linee e nei movimenti ad aprire la difesa, con anche ottima predisposizione nell'incrociare i tacchetti con gli avversari e contribuire alla fase difensiva. Nondimeno, i €20 milioni complessivi che la Roma scuce nell'estate 2021 sembrano effettivamente molti per un classe '95 alla prima esperienza in un torneo di vertice.
Nella capitale, Eldor trova José Mourinho, da pochi mesi divenuto tecnico giallorosso, e trova soprattutto Tammy Abraham, costato il doppio di lui e atteso dalla stagione più prolifica della sua carriera. L'inglese è il titolare designato da Mou: Shomurodov deve accontentarsi di poche briciole, ossia le prime partite del girone di Conference League, competizione che poi la Roma vincerà superando il Feyenoord in finale, e qualche sporadica maglia da titolare in campionato. Dopo esser stato testato da ala sinistra, l'uzbeko ha la possibilità di giocarsi le sue carte grazie al passaggio al 3-5-2: Mourinho gli preferisce però Nicolò Zaniolo in qualità di partner di Abraham, relegandolo nuovamente a riserva.
Non ci sarà occasione di riscatto per Eldor, non sotto la guida del tecnico di Setubal, e il calciomercato dei giallorossi in questo senso è una vera e propria dichiarazione d'intenti: il colpo a effetto è Paulo Dybala, ma assieme a lui arrivano Belotti e, a novembre ma con la possibilità di scendere in campo solamente da gennaio 2023, Ola Solbakken, concorrenti non irresistibili ma che comunque riducono al lumicino le speranze dell'asiatico di trovare più spazio. Mentre Mourinho lo definisce "un ragazzo fantastico", alla fine di gennaio Shomurodov si trasferisce in prestito allo Spezia, che cerca un'alternativa a M'bala Nzola
Sta proprio in quest'ultima affermazione l'equivoco che porterà Shomu a vivere la stagione più complicata della sua carriera. Con Gotti e ancor di più con Semplici alla guida, lo Spezia è abituato ad affidarsi a Nzola non solo dal punto di vista realizzativo, ma anche come scorciatoia nella risalita del campo, sfruttandone la forza fisica e l'abilità nel reggere i contrasti spalle alla porta. Shomurodov è più alto del pari ruolo angolano, ma pesa anche quasi 10 kg in meno ed è naturalmente meno propenso a fare a sportellate, il suo è un gioco di raccordo più raffinato, che prende vita in dei mezzi spazi che nel 4-3-3 spezzino non prevedono la presenza di una punta.
Anche quando Semplici passa al 3-5-2, Shomurodov resta il target man per eccellenza quando Nzola non è in campo, tornando al suo ruolo di punta mobile soltanto quando lo Spezia si schiera col doppio centravanti. Con la maglia dei liguri l'uzbeko segna un solo gol - la già citata rete alla Salernitana, con un pregevole lob - , anche se ha la possibilità di scrivere la storia nella partita più importante della storia recente dello Spezia, lo spareggio salvezza contro il Verona. A sfilargli il mantello da eroe è Davide Faraoni, che toglie dalla porta con la mano il pallonetto che aveva già superato Montipò, stroncando le velleità di rimonta dello Spezia, visto il susseguente errore dal dischetto di Nzola.

Siamo tornati all'inizio della nostra storia, con Shomurodov che parte ancora in prestito, comincia male con il Cagliari, poi diventa titolare e mette la firma sulla salvezza rossoblu. Nonostante le prestazioni in crescendo, a fine stagione i cagliaritani decidono di non esercitare il diritto di riscatto fissato a 10 milioni, preferendo puntare su Roberto Piccoli, acquisito dall'Atalanta con la stessa cifra e il riscatto fissato a 12, anche in virtù dei 6 anni di differenza tra i due centravanti.
Eldor torna a Roma, ma lo fa da separato in casa, dato che a Trigoria è appena atterrato Artem Dovbyk, fresco capocannoniere della Liga spagnola. Relegato dietro all'ucraino e ad Abraham nelle gerarchie, Shomurodov viene messo sul mercato, ma né alla Roma né al calciatore pervengono offerte ritenute adeguate, così i giallorossi decidono di liberarsi di Abraham - che finisce al Milan nello scambio di prestiti con Saelemaekers - e di fare dell'uzbeko, più per necessità che per convinzione, la prima alternativa a Dovbyk.
De Rossi ne elogia la dedizione al lavoro e lo spirito di sacrificio, e viene ripagato da Shomurodov con quello che è il primo gol stagionale della Roma, pur non sufficiente a impedire il KO casalingo inferto dall'Empoli. Quando però a DDR subentra Ivan Juric, lo spazio per l'ex Rostov diminuisce: Dovbyk gioca spesso tutti i 90', e anche quando manca o viene sostituito, non di rado Juric preferisce accentrare Dybala piuttosto che puntare su Eldor. Shomurodov diventa l'uomo dell'Europa League, peraltro nemmeno a tempo pieno viste le due gare da titolare sulle prime quattro della Championship Phase.
L'avvicendamento tra Juric e Ranieri non combacia del tutto col rilancio di Shomurodov, che anche nelle prime gare affrontate dal "nuovo" tecnico si ritrova a guardare i compagni dalla panchina. Nel mese di dicembre l'uzbeko gioca appena due gare, entrambe da subentrato, così è inevitabile che si ritorni a parlare di lui in chiave mercato. L'occasione giusta sembra arrivare quando il Venezia inizia le trattative per la cessione del suo capitano, Joel Pohjanpalo, al Palermo; i lagunari vedono in Eldor il sostituto ideale del finlandese e anche il calciatore sembra aprire alla nuova destinazione.
Le vie del mercato però, si sa, sono infinite: Venezia e Palermo tardano a chiudere per la cessione di Pohjanpalo, nel mentre Ranieri inizia a dare più fiducia a Shomurodov, che dal canto suo risponde con prestazioni sempre più convincenti. A cementare la permanenza di Eldorado nella capitale è il gol rocambolesco in Europa League contro l'Eintracht Francoforte: "Gli ho detto che rimarrà con noi, tutti gli vogliono bene e il pubblico lo adora per il suo impegno - commenterà sorridente Ranieri nel postpartita - mi arrabbio spesso con lui, ma se va via con chi mi arrabbio?".
L'iniezione di fiducia da parte del tecnico cambia la stagione di Shomu, che da riserva diventa una vera e propria risorsa: in campionato racimola sempre più minuti, in Europa è decisivo in gare delicatissime come i sedicesimi con il Porto o l'andata degli ottavi con l'Athletic Bilbao, in cui segna nel recupero con un precisissimo mancino in giravolta. La Roma non perde più, recupera posizioni su posizioni, e l'uzbeko diventa un fattore anche in campionato, con reti dal grande peso specifico come l'1-1 alla Juve o l'1-0 al Verona, arrivato con un inserimento non strettamente nelle sue caratteristiche.
L'ultimo artificio di Ranieri, per ovviare all'assenza del lungodegente Paulo Dybala, è l'impiego contemporaneo di Shomurodov e Dovbyk. Era già capitato a gara in corso, come nella già citata partita contro la Juve, ma con Inter e Fiorentina i due lunghi della Roma sono scesi in campo insieme dal 1', e la loro intesa aerea ha regalato ai giallorossi (assieme a uno Svilar in versione Dea Kalì) tre punti vitali per la rincorsa alla Champions League.

Quando nessuno sembrava voler più credere in lui, tranne mister Ranieri, Eldor Shomurodov ha sovvertito le gerarchie, e ora per la prima volta è diventato protagonista, non semplice comprimario. Lo ha fatto superando per l'ennesima volta i bias e i giudizi sommari che lo hanno sempre circondato, e che circondano spesso giocatori con la sua fisicità e il suo background: un attaccante di un metro e 90 può essere veloce e tecnico, un calciatore che viene dall'Uzbekistan può giocare titolare nella Roma ed essere decisivo. Sono cose che un ragazzo buono come Eldor non rinfaccerà mai a nessuno, e forse il bello è anche questo, ed è ciò che spinge istintivamente a tifare per lui.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














