
Fiorentina-Betis 2-2, Considerazioni Sparse
Per la Fiorentina non arriva la terza finale europea consecutiva: il Betis, prima rimontato, poi passa ai supplementari.
Fiorentina-Betis è stata una guerra. Gianni Mura raccomandava l'importanza di liberarsi di una terminologia militaresca nel raccontare le partite di calcio, ma i tempi decadenti oramai hanno barbarizzato la penna di chi scrive. E, in fondo, resta più semplice di molti altri lessici restituire la sofferenza di questa partita con l'immagine - pur assolutamente non comparabile - della tragedia bellica. Fiorentina-Betis è stata una partita sfibrante, tesa, nevrotica, spossante; perfino scorretta, come può esserlo una partita che per entrambe le squadre ha una valenza enorme. 120 minuti di pura oppressione al petto, alleviata qua e là da qualche giocata deliziosa che invano provava a riportare il duello a quella dimensione più propriamente ludica del pallone.
Passa il Betis. A fatica, non senza brividi, mai pienamente in controllo. Passa di misura, con di nuovo le reti di Ezzalzouli e Antony, pazzoidi straboccanti di talento reinquadrati dall'ingegner Pellegrini, contro una Fiorentina mostratasi tanto reattiva quanto inesperta. Va in finale, nel complesso, la squadra più consolidata e con meno amnesie: per gli andalusi, un altro tassello di una seconda parte di stagione favolosa, segnata oltre che dalla riabilitazione del brasiliano ex United anche dal recupero totale di Isco, anche a Firenze gioiello luminoso capace di dispensare classe e palle gol quasi a piacimento. Per la Fiorentina invece, la Conference League sembra sempre più una maledizione. Lo spauracchio delle due finali perse nello scorso bienno è scacciato sì, ma con il contrappasso di non giocarla nemmeno a questo giro, dove ad attenderla ci sarebbe stato il forse proibitivo Chelsea. Ora ai viola resta solo il campionato per non far franare la stagione, campionato nel quale il ko a Roma ha complicato ulteriormente la già imbrigliata matassa della lotta europea.
C'è la preparazione, l'analisi, lo studio. Poi c'è Robin Gosens. Forse, il giocatore più importante della Fiorentina in assoluto. Di certo, il più importante in questa doppia semifinale da parte viola, anche più dell'altro grande vecchio De Gea. Quando la punizione di Antony colpiva la parte interna del palo e rimbalzava in rete, portando l'aggregato a +2 per gli andalusi, l'esterno tedesco si trasformava in un cecchino dei calci d'angoli. Uno, e due, risultato ribaltato. Nel momento all'apparenza più buio Gosens è l'uomo che rianima i viola: è il padre all'apparenza burbero che con amore rialza una Fiorentina giovane e capricciosa, alla sua solita caduta da un triciclo sul quale caparbiamente risale ogni volta. Com'era stato decisivo nella sfida d'andata, lo è ancor di più nel ritorno del Franchi. E, forse, tanto per ribadire il peso specifico di questo giocatore (e dell'importanza in campo di atleti di questa caratura) lo è stato anche uscendo dal campo: passano meno di due minuti tra la sua sostituzione e il gol, decisivo e ingenuo, concesso a Ezzalzouli.
Vista l'assenza di Cataldi, la necessità di ribaltare il risultato aveva fatto propendere Palladino per un centrocampo di fioretto. Adli playmaker, Fagioli mezzala di possesso, Mandragora mezzala d'invasione: l'idea era che questi elementi (supportati oltretutto dal rientro di Dodô) potessero facilitare la presa in controllo del gioco da parte dei viola. In realtà, sono soprattutto emerse di nuovo tutte le criticità della Fiorentina nella costruzione bassa, specie contro squadre in grado di portare una buona prima pressione come il Betis. Troppa fissità sulle proprie posizioni, poca propensione da parte dei centrali difensivi di giocare in avanti, il tutto condito da una certa imprecisione di un Adli non brillante e sostituito all'intervallo. Nonostante il tabellino girasse a favore dei gigliati all'intervallo, nel primo tempo ogni palla persa dei viola in palleggio era foriera di pericoli e costava la perdita di preziosi metri di campo; qualcosa che nell'economia della partita può aver pesato su una squadra così spesso e volentieri bisognosa, per rimanere lucida, di chiudersi, attendere e ripartire.
Dopo l'ora di gioco la partita, comunque più che gradevole per ritmi e intensità, vede le squadre perdere verve e al contempo crescere in nervosismo. Falli, scorrettezze, proteste, un terreno nel quale la Viola ha mostrato di saper sguazzare quest'anno, ma che stavolta più che per calcolo studiato sembra soprattutto frutto del subentrare, da entrambe le parti, di stanchezza, timori e preoccupazioni. Le energie, già ridotte, vanno a dissiparsi ulteriormente. Sul parziale di 2-1 la Fiorentina batte un colpo ancora con Gosens, ancora da piazzato, al minuto 85, ma il portiere Vieites un po' per caso riesce a sventare. Di fatto, l'ultima risposta positiva dei viola dal campo. Tre minuti dopo Richardson (subentrato ad Adli) gioca una brutta palla in orizzontale mandando in porta Antony: De Gea è reattivo prima su di lui poi su, tanto per cambiare, Ezzalzouli. Al sesto dei supplementari è Ruibal, all'andata schierato terzino stavolta subentrante come centravanti, a ricamare difendendo spalle alla porta una palla sulla quale la difesa gigliata si ritrova completamente aperta. Antony riceve nella spazio e serve Ezzalzouli che da due passi realizza. Il restante quarto d'ora è solo una formalità.
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