
Inter-Hellas Verona 1-0, Considerazioni Sparse
L'Inter ha la testa al Barcellona ma onora comunque il campionato: basta Asllani per battere di misura l'Hellas Verona.
Non è stato facile per l'Inter portare a casa la vittoria contro il Verona e rimandare una festa scudetto del Napoli che sembra sempre più vicina e inevitabile. Più d'ogni altro dato tattico e tecnico, ciò che è apparso ovvio ad ogni spettatore della gara di San Siro è stato il modo in cui la testa, le gambe e il cuore di ogni giocatore, di ogni membro dello staff e di ogni tifoso nerazzurro fosse rivolto ad un'altra partita, lontana appena 72 ore ma ormai vicina nell'ossessione, nella paura e nella speranza di ognuno. Nel frattempo, tuttavia, l'Hellas Verona. La squadra di Zanetti arriva a Milano per provare ad inchiodare i Campioni d'Italia in carica sul pareggio sfruttando il massiccio e giustissimo turnover disposto da Inzaghi e per poco non ci riesce se non fosse per due imprevisti: il rigore di Asllani e l'attenzione della difesa interista che, per una sera, non si trasforma nella peggior nemica di sé stessa e regala una prova di solidità contro un avversario dall'attacco spuntato ma che, proprio per questo, poteva facilmente essere sottovalutato da De Vrij e compagni.
Per l'Inter l'altra insidia della partita, oltre all'imprevedibilità della sua difesa, è rappresentata dal blocco basso dell'Hellas, che opta per una difesa posizionale e poco aggressiva con l'obiettivo di abbassare i ritmi, chiudere gli spazi e mettere in difficoltà i padroni di casa imbottiti di riserve e con la mente altrove. Purtroppo per Zanetti e i suoi ragazzi, la strategia scaligera va in affanno fin da subito. Da un lato, i centrali del Verona si rivelano troppo molli e passivi, ricordando da vicino una vecchia imitazione di Romano Prodi del grande Corrado Guzzanti. Dall'altro, l'Hellas sembra essere quasi sorpresa dalla propensione dell'attacco dell'Inter a cercare il fraseggio nello stretto. Con Correa, Arnautovic e Zalewski i nerazzurri dispongono forse dei giocatori più inclini allo scambio corto e al dribbling, due qualità di solito rare nella squadra d'Inzaghi e che infatti riescono a mettere rapidamente in crisi il sistema di barricate che l'Hellas ha quanto meno provato ad imbastire. Da queste premesse arriva l'azione che porta al rigore trasformato molto bene da Asllani e il resto delle azioni pericolose imbastite dall'Inter, tutto concentrato nell'arco della prima mezz'ora. Una volta indirizzata la partita, l'Inter non ha la voglia, né il bisogno, né la possibilità di mantenere o aumentare i ritmi e si limita a controllare una partita che regala tre punti ormai poco più che simbolici ma che fanno comunque morale.
In una gara tutto sommato poco significativa a causa della bassa intensità che l'ha contraddistinta, le prestazioni di Asllani e Zalewski sono state comunque ampiamente positive. Il primo si divide bene con De Vrij il compito di dettare i tempi e le geometrie del possesso palla e soprattutto esegue alla perfezione un calcio di rigore pesantissimo per la squadra ma anche per sé stesso, mentre ci avviamo al termine di una stagione più interlocutoria delle due precedenti, in cui l'albanese non è mai davvero stato in grado di convincere. Il secondo, come già accennato, si distingue invece per la personalità con cui cerca il dribbling e lo spunto personale, in una sfida in cui l'Inter aveva bisogno esattamente di questo tipo di cose. Verosimilmente rimangono tre partite al polacco per convincere Marotta e Ausilio ad esercitare il modesto riscatto chiesto dalla Roma ma se dovesse continuare così potrebbe non essere un'impresa impossibile. Se da una parte, dunque, l’Inter si è affidato totalmente alle riserve - l’unico giocatore confermato dal primo minuto rispetto agli undici scesi in campo a Barcellona è stato Bisseck -, dal canto suo il Verona contribuisce attivamente nel dare al match di ieri sera i connotati di un’amichevole estiva dai ritmi bassi, con poche occasioni e piuttosto soporifera giocando senza mordente e limitando i danni una volta passato in svantaggio.
L’atteggiamento messo in campo della squadra di Zanetti, infatti, è stato piuttosto deludente: chiedere un Hellas arrembante che tenta di dominare il possesso a San Siro e di pressare a tutto campo sarebbe stato troppo, sia per caratteristiche della rosa gialloblù che per lo squilibrio tecnico visto in campo nonostante un’Inter ampiamente rimaneggiata. Si sarebbe potuto però osare, sperimentare, proprio in virtù delle premesse che ci hanno avvicinato al match: con l’Inter totalmente proiettata a martedì sia con la testa che con gli uomini effettivamente schierati, infatti, tentare di mettere maggiormente in difficoltà De Vrij e compagni, almeno con le intenzioni, non sarebbe stato così improponibile, anche per cercare di archiviare definitivamente la pratica salvezza. L’Hellas, però, ha deciso di evitare l’imbarcata e si è accontentata di arginare le sortite offensive nerazzurre tentando poi di ribaltare il fronte con Sarr, Suslov e Tchatchoua, ma le frecce di Zanetti non sono riuscite a trafiggere il muro avversario anche e soprattutto perché i palloni giocabili sono stati, nel corso dei novanta minuti, davvero pochi. Proprio l’esterno destro camerunense, il quale probabilmente lascerà Verona in estate, ha disputato una gara dalle due facce: da un lato, è stato uno degli unici giocatori a crederci nella metà campo dell’Inter, cercando di allungare la squadra e di colpire in profondità. Dall’altra, però, ha dimostrato come la tenuta difensiva rappresenti un aspetto sul quale deve lavorare, con Zalewski che lo ha messo in difficoltà a più riprese.
Saggia la scelta di Paolo Zanetti di togliere Duda, il quale ha rischiato di farsi espellere nella ripresa. Non è la prima volta, quest’anno, in cui il centrocampista slovacco viene espulso o rischia il cartellino rosso per falli sciocchi o gratuiti. Questo è un elemento che può mettere in difficoltà l’Hellas, dal momento che l’ex Colonia è di fondamentale importanza nello scacchiere gialloblù per via delle geometrie e dell’equilibrio che la sua presenza in campo dà all’intera squadra. Le prestazioni di Suslov e Sarr sono state fortemente condizionate dal 26% di possesso palla che hanno registrato gli scaligeri. Sebbene entrambi non abbiano avuto modo di dimostrare le proprie qualità in maniera continuativa nel corso dei novanta minuti, però, va segnalato come il numero 9 abbia comunque distribuito palloni preziosi facendo salire la squadra; negativa, invece, la partita del trequartista ex Groningen. Al di là di tutto, la vera nota positiva della serata dell’Hellas Verona è il reintegro nelle rotazioni di Tengstedt, il giocatore di maggior qualità del reparto offensivo scaligero: la sua presenza in campo tornerà senz’altro utile nel finale di stagione della squadra veneta.
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