
You'll never walk alone, Liverpool
Il Liverpool ha distrutto la concorrenza e le incertezze sul suo conto e si è portato a casa il 20° titolo della sua storia.
"When you walk through a storm, hold your head up high, and don't be afraid of the dark"
Sono passati quindici mesi da quel 26 gennaio 2024, data nella quale Jürgen Klopp ha comunicato che al termine di quella stagione avrebbe lasciato il Liverpool affermando di essere a corto di energie.
"L'ho detto al club già a novembre. Posso capire che sia uno shock per molte persone in questo momento, ma ovviamente posso spiegarlo - o almeno provare a spiegarlo. Amo assolutamente tutto di questo club, amo tutto della città, amo tutto dei nostri tifosi, amo la squadra, amo lo staff. Amo tutto. Ma il fatto che io prenda ancora questa decisione dimostra che sono convinto che sia quella che devo prendere."
La fine di un'epoca che nessuno, in cuor suo, sperava sarebbe mai arrivata. Né i tifosi, né i giocatori. La separazione dal leader che aveva condotto il Liverpool e Liverpool dal 2015, trascinando la città in un'euforia rossa che si tramutava sul campo in un calcio heavy metal, espressione stilistica del suo allenatore, dal ritmo intenso, aggressivo, forsennato.
Nove anni di trofei, passioni e complicità.
Da novembre 2023, però, la storia doveva prendere un nuovo corso. Non per ripartire da zero l'agosto successivo, ma per mantenere e convertire tutto il lavoro fatto dal tecnico tedesco nel suo periodo di regno. Michael Edwards (Direttore Generale) e Richard Hughes (Direttore Sportivo) hanno dovuto cercare un sostituto con cui cominciare un nuovo ciclo, qualcuno con un'identità distinta da Klopp, ma che proponesse comunque un calcio dinamico, energico e basato sul possesso palla.
A maggio 2024, il successore è diventato ufficialmente Arne Slot.
At the end on the storm, there's a golden sky
"Cercheremo di lavorare su ciò che ha lasciato Klopp, vedremo molte cose simili. Non subentro a un allenatore di cui devo cambiare completamente lo stile di gioco. Ci sono delle somiglianze, ma ovviamente non sono un clone di Jürgen."
Il mercato estivo dei Reds ha portato ad Anfield solamente Federico Chiesa, in uscita dalla Juventus, che ha dato un contributo molto marginale durante tutta la stagione. Il vero obiettivo di Slot era Martín Zubimendi della Real Sociedad, centrocampista che l'ex allenatore del Feyenoord voleva mettere davanti alla difesa a riconquistare e smistare palloni, ruolo e compiti poi assegnati a Ryan Gravenberch, forse la rivelazione più impattante di tutta la stagione del Liverpool.
La stessa rosa quindi - un po' più corta per l'addio di alcuni giovani in estate - e un'idea di calcio non distante da quella di Klopp, tranne un paio di variazioni: centrocampo a 2+1, con Gravenberch e MacAllister bassi e Szoboszlai sulla trequarti, e riaggressione organizzata una volta persa la palla, niente gegenpressing, ma una pressione oculata.
Da agosto a fine febbraio la stagione del Liverpool è stata debordante: primo posto da amministrare in campionato (l'unico passaggio a vuoto è arrivato a settembre per mano del Nottingham Forest), gli ottavi di finale di Champions League da giocare contro il PSG dopo una prima fase domainata, la Carabao Cup arrivata all'ultimo atto contro il Newcastle e l'unica pecca - secondaria, probabilmente - causata dal Plymouth, che ha eliminato i Reds dalla FA Cup al 4° turno.
Walk on through the wind, walk on through the rain
A marzo però le ambizioni e le certezze del Liverpool si sono sgretolate nel giro di un mese: eliminazione dalla Champions League ai rigori contro il Paris Saint Germain e sconfitta netta in finale di Carabao Cup contro il Newcastle.
La doppia sfida contro il PSG ha mostrato, per la prima volta in stagione, che questo Liverpool non fosse una squadra imbattibile, ma con alcuni difetti e problemi, come normale al primo anno della nuova gestione dopo annate meravigliose, ma drenanti.
I parigini sono stati superiori al Liverpool nei 180', dimostrandosi una squadra più pronta, più consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti. Questo è forse ciò che è costata al Liverpool la qualificazione, il ritorno alla vita terrena dopo la presunta immortalità. Oppure, più semplicemente, il miglior giocatore del Liverpool, Salah, è stato neutralizzato in entrambe le partite da uno dei migliori terzini sinistri in circolazione, Nuno Mendes.
La sconfitta in finale di Carabao Cup contro il Newcastle è arrivata cinque giorni dopo la partita di ritorno di Champions League, con ancora gli strascichi dell'eliminazione nella testa e nelle gambe dei giocatori. Come contro il PSG, anche contro il Newcastle il Liverpool ha perso meritando di perdere, questa volta però contro una squadra più debole di quella di Slot, che tuttavia si trovava di fronte all'inizio di percorso di resurrezione calcistica, il primo trofeo dopo 56 anni. Dopo la finale, i Magpies hanno vinto cinque delle successive (e ultime) sei partite di campionato.
I Reds si stavano riassestando, così come le loro convinzioni.
Walk on, walk on, with hope in your heart
Nel frattempo, mentre Momo Salah giocava forse la sua migliore stagione in carriera, fuori dal campo si discuteva del suo rinnovo.
A novembre l'egiziano, rispondendo a una domanda sulla sua permanenza a Liverpool, aveva risposto con un sibillino "More out than in". Una dichiarazione rivolta direttamente al club, colpevole di non aver ancora avanzato un'offerta. Mentre si discuteva pubblicamente, però, le trattative sotterranee facevano il loro corso. Fenway Sports Group, i proprietari del Liverpool, volevano di diminuire i costi a cui il club stava andando incontro e non firmare contratti troppo onerosi per giocatori over 30.
A parlare per Salah, tuttavia, più che il suo agente c'era la stagione in corso: 33 gol e 23 assist in 48 partite giocate tra tutte le competizioni, 28+18 in 34 gare solo in campionato. Una macchina da guerra. Un giocatore forte, fortissimo, forse mai stato così forte in tutta la sua carriera. Al punto che sembrava incredibile ci potesse essere un qualunque motivo per cui FSG fosse riluttante ad estendere il suo contratto.
Le discussioni, le ipotesi e le congetture sul suo futuro sono proseguite fino all'11 aprile, quando il club ha annunciato il rinnovo di Salah fino al 2027 con una foto stupenda che lo ritrae sorridente seduto su un trono su un drappo rosso, al centro di Anfield, con un paio di jeans e la maglia del Liverpool e la scritta More in than out a certificare che almeno altri due anni con quella maglia, in quello stadio.

And you never walk alone
Alle 18:30 circa di domenica, ora di Liverpool, i Reds sono ufficialmente diventati campioni d'Inghilterra per la ventesima volta nella loro storia.
La partita con il Tottenham non era realmente importante, serviva solo per documentare la conquista matematica del titolo, dato che le distrazioni europee dell'Arsenal sabato avevano incastrato i Gunners in un 2-2 interno contro il Crystal Palace, bloccandoli a 12 punti dalla vetta, con una partita in più e solo quattro gare al termine del campionato.
L'esplosione di gioia di un titolo vinto sotto la Kop mancava da trentacinque anni, da quando Alan Hansen sollevò il trofeo della First Division nel maggio del 1990, il diciottesimo titolo di campione d'Inghilterra. Il diciannovesimo era arrivato nel 2020 con Klopp, ma la pandemia aveva costretto a un successo ovattato, compresso, con i festeggiamenti che si svolsero nel Formby Golf Club, un luogo troppo formale per gli Scousers, che aspettavano da troppo tempo questo momento.
Due scene dei festeggiamenti sono già diventate iconiche: innanzitutto Slot che prende il microfono al centro del campo e, ricambiando il coro di benvenuto, trascina il pubblico a cantare "Jürgen Klopp, lalala...", il motivetto che Klopp gli aveva dedicato undici mesi prima. Poi, è l'inno alla vita dei tifosi del Liverpool, cantato sotto la Kop, che ha accompagnato la squadra in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, e finalmente può tornare a essere cantato a squarciagola per la vittoria della Premier.
Quindi oggi, più che mai, You'll never walk alone!
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