
Inter-Roma 0-1, Considerazioni Sparse
La Roma passa al Meazza grazie alle mosse di Ranieri, terza sconfitta in una settimana per l'Inter.
Cade ancora l'Inter. Ne approfitta la Roma di Claudio Ranieri, arrivata al Meazza con una strategia precisa, definita e applicata alla perfezione. Dopo le partite interlocutorie contro Lazio e Juventus, in cui i giallorossi erano apparsi eccessivamente prudenti, la Roma scende in campo per vincere. Un pareggio, del resto, non sarebbe servito a nessuno: sarebbe stato un semplice rallentamento nella corsa agli obiettivi delle due squadre, considerando che la corsa all'Europa è resa più complicata anche dal possibile trionfo del Milan in Coppa Italia. Le intuizioni di Ranieri prevalgono sulle scelte, nella maggior parte dei casi obbligate, di Simone Inzaghi: Manu Koné viene spostato al centro con Cristante e Pellegrini schierati al suo fianco. Non scontata la rinuncia a Leandro Paredes, rivitalizzato in questa stagione proprio in seguito all'arrivo di Ranieri. Il centrocampo schierato dai giallorossi garantisce maggiore dinamismo, mentre dall'altra parte Frattesi, sostituto designato dello squalificato Mkhitaryan, non riesce a fornirlo con la stessa qualità. Alle assenze di inizio partita, già pesanti di per sé, si aggiunge anche quella di Benjamin Pavard, costretto a dare forfait dopo 15'. Sono tutti cambiamenti che l'Inter fatica a metabolizzare, apparendo sensibilmente meno lucida rispetto al resto del campionato.
Nel primo tempo il piano gara di Ranieri funziona alla perfezione. La Roma tiene alta la linea difensiva, accettando di difendere con molto campo alle spalle. Al tempo stesso il pressing sui centrali avversari non è asfissiante: Dovbyk attende, così come le mezzali Pellegrini e Cristante. Ranieri opta poi per Soulé sull’out di destra: una decisione coraggiosa e sicuramente più offensiva di quanto preventivato alla vigilia, soprattutto se si considera la presenza sulla stessa fascia di Dimarco, sulla carta una delle principali minacce offensive nerazzurre. Contro l’Athletic, all’Olimpico, nel tentativo di arginare Nico Williams era stato invece scelto Rensch sulla destra. L’intento è mettere l’argentino nelle condizioni di creare superiorità numerica con l’uno contro uno. La mossa si rivela vincente: al 19’ l’ex Frosinone crea la prima occasione servendo una palla al limite, Koné calcia alto di poco. È solo la prova generale per l’azione che pochi minuti dopo porta al gol del vantaggio: Pellegrini calcia dopo aver beneficiato della giocata sulla fascia di Soulé, il tiro scatena un flipper che favorisce proprio il numero 18 della Roma, lesto a infilare Sommer, incolpevole, in uscita.
Eppure i primi minuti di gara, come accaduto nelle ultime di campionato, sembrano deporre a favore dei nerazzurri: la linea alta della Roma si fa sorprendere in due occasioni: nella prima, dopo appena 2’, Mancini viene ammonito quando tenta di bloccare con le cattive Lautaro Martinez, sgusciato via. Nella seconda è provvidenziale Svilar, che anticipa Calhanoglu con un’uscita coraggiosa di testa al limite dell’area. È una delle poche occasioni del primo tempo in cui Calhanoglu riesce a rendersi pericoloso. Shomurodov, in campo per la prima volta in stagione dall’inizio insieme a Dovbyk, si incarica di marcare il turco. L’uzbeko riesce a neutralizzare la minaccia, concedendo poco spazio al diretto avversario in cabina di regia. Ma quando il turco ricerca la profondità crea qualche grattacapo in più: l'uzbeko non può abbassarsi fino alla linea dei difensori per assorbire i suoi inserimenti. Carlos Augusto, in fase offensiva, prova a non far rimpiangere Alessandro Bastoni, infortunato. In alcuni frangenti, in particolare in finale di secondo tempo, una sfuriata del brasiliano riesce a creare qualche problema alla Roma e in generale gli ultimi minuti del primo tempo sono il preludio del secondo: l'Inter tiene il possesso, spinge, ma non crea palle gol clamorose.
Nel secondo tempo i ritmi diventano decisamente più frenetici. La pressione per il risultato si fa sentire, l’Inter prende in mano il pallino del gioco definitivamente e la Roma è costretta ad abbassare il baricentro. A centrocampo si sente però la mancanza di Mkhitaryan: Frattesi sbaglia le scelte e per la Roma si aprono spiragli per il contropiede. Gli uomini di Ranieri sembrano però pagare l’alta dispendiosità richiesta dallo schieramento: Pellegrini, come Cristante nel primo tempo, vanifica una ripartenza non riuscendo a servire Soulé solo davanti alla porta. Ma anche con i nuovi entrati la Roma continua a essere poco cinica, Pisilli sciupa solo davanti a Sommer e Dovbyk, in due circostanze, rallenta troppo: nella prima gestisce male un pallone al limite dell’area e nella seconda si fa contrastare da un ottimo Acerbi solo davanti alla porta. L’inedita disposizione romanista non riesce ad aiutare la punta ucraina, apparsa ancora poco incisiva. La manovra dell’Inter, invece, rimane poco fluida fino all’ingresso di Zalewski e Dumfries, entrati al 63'. Cresce anche la mole di occasioni creata dai nerazzurri: con l’ingresso di Baldanzi al posto di Shomurodov, Calhanoglu gode di maggiore libertà e spaventa la Roma con un tiro da fuori. È un’opzione interessante, ma obbligata, a cui l’Inter ricorre quando non riesce ad arrivare nell’area di rigore avversaria. Marco Arnautovic, rivelatosi una risorsa preziosa nelle ultime uscite, fatica nel duello con N'Dicka e Mancini. L’ivoriano, dopo una partita pressoché perfetta, rischia di vanificare il buon lavoro fatto con una trattenuta in area, che il direttore di gara Fabbri giudica regolare. Nemmeno nel recupero, con una Roma schierata ormai senza punte e rinchiusa nella propria area, riesce a inquadrare lo specchio della porta: un’altra situazione in cui la mancanza di alternative solide e costanti nel reparto offensivo si fa sentire.
L’Inter arriva, in maniera piuttosto inaspettata, alla semifinale di Champions nel peggior modo pronosticabile: tre pesanti sconfitte di fila (Bologna, Milan e Roma) che valgono l’aggancio del Napoli (e il possibile sorpasso) e l’eliminazione dalla Coppa Italia. Quella di Barcellona sarà senza dubbio una partita totalmente diversa rispetto a quella vista al Meazza. La compagine allenata da Hansi Flick cercherà di fare la partita e spetterà a Inzaghi, criticato anche molto severamente negli ultimi giorni, capire come disinnescare il talento blaugrana. Di sicuro il Barcellona ha dimostrato, in questa stagione, di essere ben più cinica della Roma di oggi. Anche se si troverà in situazione di svantaggio, i nerazzurri non potranno quindi permettersi di concedere lo spazio lasciato contro la Roma. Dall’altro lato gli uomini di Ranieri, che si troveranno ad affrontare gli scontri diretti con Fiorentina e Milan nelle ultime partite di campionato, dovranno ritrovare quel cinismo visto con le più piccole e valso 18 risultati utili consecutivi in campionato.
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