
Wojciech Szczęsny è (ancora) il numero 1
Parata dopo parata, Szczęsny è diventato il trascinatore del Barcellona in Champions League.
“Il miglior portiere del mondo sono io: quando ero alla Roma Alisson, che ora è considerato il più forte, era il mio secondo; ora Buffon, sicuramente il migliore della storia, è il mio sostituto”.
Correva l'anno 2019 quando su Juventibus ci si domandava se Wojciech Szczęsny - alla seconda, vera stagione da titolare della Juve dopo l'addio di Buffon - fosse all'altezza dei migliori portieri del globo. L'articolo sopravvive solamente su qualche archivio web, ma a quasi 6 anni di distanza il quesito resta interessante: come mai, quando si stila una lista dei più grandi estremi difensori in attività, il portiere polacco non sembra godere della considerazione di altri illustri colleghi?
Tale domanda andrebbe declinata al passato: negli ultimi mesi qualcosa sta pian piano cambiando, come se i pianeti si fossero finalmente allineati per sorridere a Szczęsny, per restituirgli quel credito quasi mai avuto in campo internazionale. Il nuovo corso della Juventus e il conseguente addio del portiere con un anno di anticipo rispetto a quanto pattuito, il ritiro dal calcio giocato, la rottura del crociato di Marc-André ter Stegen, l'improvvisa chiamata del Barcellona e l'imprevisto ritorno in campo; circostanze a dir poco fortuite, che hanno catapultato Szczęsny dal divano di casa alle semifinali di Champions League, che il polacco a 35 anni disputerà per la prima volta in carriera.
Quest'ultima frase stride più di un gesso sulla lavagna: nelle precedenti 14 stagioni da professionista, con Arsenal, Roma e Juventus, Szczęsny non era mai riuscito a superare il muro dei quarti. C'è di più: esclusi i pochi secondi in cui prende gol su rigore da Cristiano Ronaldo nel 2018, la famosa partita dei fruttini di Gigi Buffon, Szczęsny ha giocato i quarti di Champions solo nel 2019, travolto dall'Ajax di ten Hag, doppia sfida in cui è risultato tra i migliori in campo, impedendo ai Lancieri di infierire sull'impotente Juve di Allegri.
La lontananza dalle fasi calde della Champions, unita alle difficoltà della Polonia nei grandi tornei, ha posto Szczęsny un gradino sotto ai classici del nostro tempo - Neuer, Courtois, Oblak, Alisson e Donnarumma. Mentre i colleghi vincevano trofei, Tek è incappato nel peggior periodo della Juventus dai tempi di Delneri e le sue prestazioni, per quanto ottime, non hanno goduto della cassa di risonanza che avrebbero meritato. Quella "grande campagna europea" che, come scritto nel 2019, gli sarebbe servita per elevarsi allo status dei concorrenti, sembrava non dover arrivare mai.
Nonostante alcune serate storte - il 4-2 contro il Sassuolo, gli ottavi di ritorno contro il Porto -, Szczęsny ha mantenuto un rendimento costante ed elevato, pur dovendo sopportare il peso dell'eredità di Buffon, divenuto suo concorrente al momento del suo ritorno in bianconero. Proprio la sua capacità di lasciarsi alle spalle gli errori, sia nell'arco di una partita che tra una gara e l'altra, è diventata la sua grande forza; il sorriso, che inizialmente i tifosi bianconeri interpretavano come superficialità, è la sua arma per rendersi impermeabile alle critiche e alle mille insidie che permeano la gara di un estremo difensore, mestiere sempre meno tutelato da regolamenti e palloni moderni.
L'ultimo triennio di Juve, avaro di successi domestici e quasi anonimo in campo internazionale, ha paradossalmente visto Wojciech Szczęsny ergersi a baluardo insuperabile e bandiera bianconera, pur senza indossare quella fascia di capitano che avrebbe meritato per anzianità di servizio, leadership e affidabilità.
Fiore all'occhiello del suo ultimo periodo a Torino è senz'altro il girone d'andata del 2023/24: se la Juve è riuscita a restare attaccata all'Inter è soprattutto perché il suo numero 1, lasciatasi alle spalle la già citata gara col Sassuolo, ha messo in fila una serie di prestazioni quasi paranormali, regalando punti su punti alla squadra di Allegri. Non a caso, normalizzatosi il rendimento di Tek, è finita di schianto anche l'overperformance della Juve.
Poi succede che la Juventus, per non incappare negli errori del passato, decide di tagliare tutti i costi superflui; a Szczęsny, sotto contratto fino a giugno 2025 a €6,5 milioni netti a stagione, viene proposto un rinnovo con scadenza nel 2026, per spalmare il suo ingaggio su due esercizi. Il portiere, che aveva nei piani il proprio ritiro dopo un'ultima stagione in bianconero, ringrazia ma rifiuta, risolve il contratto col club e anticipa l'addio al calcio.
"Avrei voluto fare un altro anno alla Juve perché sentivo di poter dare ancora tanto. Non condivido la scelta del club ma l’accetto", sono le parole di Tek: dopo qualche tentativo di Giuntoli di fargli cambiare idea in merito al rinnovo con ingaggio spalmato, legge di Di Gregorio alla Juve sui giornali e capisce che il tempo in bianconero è ormai scaduto. Poi, in un pomeriggio di settembre, sul telefono di Szczęsny compare il nome di Robert Lewandowski; l'amico e compagno di nazionale vuole portarlo con sé a Barcellona. Dopo qualche iniziale remora, Tek cede alle lusinghe del club catalano e si veste di blaugrana firmando col Barça fino al termine della stagione.
Arrivato in Catalogna a inizio ottobre, senza ovviamente aver svolto la preparazione estiva, Szczęsny ha bisogno di un periodo di riatletizzazione prima di risultare arruolabile. In quel momento il titolare del Barcellona è Iñaki Peña, 9 anni più giovane di lui, cresciuto nella Masia e vissuto sempre all'ombra di ter Stegen, fatta eccezione per un breve prestito al Galatasaray. Peña non vuole farsi sfuggire la grande occasione della carriera: mostra di meritare la maglia da titolare come quando, nel Clásico contro il Real Madrid, sfodera grandi parate in serie, su tutte l'intervento mostruoso su Bellingham con la mano di richiamo.
Per vedere Szczęsny in campo con la nuova maglia bisogna aspettare il 4 gennaio: l'ex portiere di Juve e Roma debutta in Copa del Rey contro il Barbastro. Una serata tutto sommato tranquilla, in cui si mostra perfettamente a proprio agio nel gioco coi piedi, fondamentale imprescindibile per poter giocare in porta nel Barcellona, al contrario di quanto accadeva nel precedente triennio, in cui la costruzione dal basso della Juventus era ridotta al minimo indispensabile.
4 giorni dopo Tek è ancora titolare, in una partita ben più impegnativa: il Barça si gioca la semifinale di Supercoppa di Spagna contro l'Athletic Club, ma la sua presenza nell'once de gala non è dovuta a una motivazione tecnica. Alla base si sarebbe una punizione inflitta da Hans-Dieter Flick a Iñaki Peña, reo di essersi presentato in ritardo alla riunione tecnica prepartita; quello che era sembrato un peccato veniale, col senno di poi si rivelerà un errore madornale da parte del portiere di Alicante, mai più capace di riprendersi il posto da titolare.
Chi non si lascia sfuggire la sua grande occasione è proprio Szczęsny: con un'uscita in iberica in stile futsal il polacco sbarra la strada a Iñaki Williams, e in generale la sua interpretazione aggressiva del ruolo, pur migliorabile, riduce al minimo le distanze tra sé e la linea difensiva del Barcellona e toglie la profondità all'Athletic.
Tek si guadagna così la possibilità di disputare la finale col Real Madrid, gara che lo vede protagonista a dispetto del rotondo 5-2 finale. L'ex Juve è salvifico su Tchouameni nel primo tempo, ma nella ripresa, mentre il Barça è già avanti di 4, sporca il suo primo trofeo in blaugrana con un'uscita da ultimo uomo su Mbappé che gli vale il cartellino rosso. Un errore certamente veniale, visto il risultato della gara, ma che denuncia ancora qualche difficoltà nell'entrare negli automatismi difensivi del Barça, totalmente agli antipodi rispetto a quelli della sua ultima Juventus.
Peña torna titolare nelle due successive gare, gli ottavi di Coppa del Re e l'1-1 in Liga contro il Getafe, ma il 21 gennaio contro il Benfica, con la qualificazione agli ottavi di Champions League non ancora matematica, Szczęsny torna tra i pali, per non mollarli più. La gara coi portoghesi denuncia in realtà tutti i problemi del polacco con la linea di difesa accennati col Real: un'uscita folle dovuta a un'incomprensione con Baldé spalanca la porta a Pavlidis per il provvisorio 2-1, un altro intervento sconsiderato su Aktürkoğlu causa il rigore che manda il Benfica avanti di due.
Fortuna vuole che i suoi compagni di squadra in avanti siano parecchio ispirati, di pari passo con la svagatezza della retroguardia delle aquile, e permettano al Barça di staccare il pass per gli ottavi grazie a un rocambolesco 5-4. A fine gara Tek, decisivo sul 4-4 con una parata in 1 vs 1 con l'ex compagno Angel Di Maria, farà mea culpa: "in occasione del secondo gol Baldé non mi ha sentito, ma è un errore mio, come sul terzo". I tifosi rumoreggiano, qualcuno vede uno Szczęsny "ancora mentalmente in spiaggia con sua moglie"; per Flick sarebbe facile riaffidarsi al pur bravo Peña, invece il tedesco conferma Tek, scelta che starà alla base delle recenti fortune del Barcellona.

Szczęsny reagisce agli errori e alle critiche nell'unico modo che conosce: con il sorriso e il duro lavoro. Pian piano il portiere entra non solo nei meccanismi del Barcellona, ma anche nella sua filosofia, così lontana da quella inculcatagli negli ultimi anni a Torino: "Alla Juventus ci si concentra principalmente sul raggiungimento dei risultati, mentre al Barça c'è una gioia contagiosa per il gioco. Ciò che più di ogni cosa mi rende felice a Barcellona è l’emozione associata al bel calcio: una sensazione completamente diversa da quella a cui ero abituato", arriverà ad affermare il portiere dopo la tiratissima sfida con l'Atletico Madrid.
Prima, però, c'è la gara che spazza via ogni dubbio sulla sua titolarità e sul suo stato di forma, e riaccende su di lui i riflettori del calcio internazionale: negli ottavi di Champions, il Barcellona pesca proprio quel Benfica che tanto aveva messo in difficoltà Tek nella prima fase. Al Da Luz, dopo 22 minuti, il Barcellona è già sotto di un uomo, a causa di un fallo di Cubarsí su una chiara occasione da gol per i padroni di casa; un'occasione ghiotta per i padroni di casa, che però non hanno fatto i conti con Wojciech Szczęsny, già decisivo in campionato con le prodezze contro Rayo Vallecano e Las Palmas.
Sui tabellini ci finisce la rete di Raphinha per lo 0-1 finale, ma il migliore in campo indiscusso è l'estremo difensore dei blaugrana, che frustra i ripetuti attacchi benfiquisti intercettando tutto quel che gravita dalle sue parti e rendendosi protagonista di 8 parate decisive, record nella storia del Barcellona in una singola gara. Ben 5 salvataggi arrivano su tiri provenienti da dentro l'area di rigore, e a fine partita Szczęsny avrà neutralizzato 1,18 xG (dati Sofascore) sugli 1,75 totali prodotti dal Benfica. "Ha dimostrato perché è il nostro numero 1", osserverà soddisfatto Hansi Flick a fine match.
Se in Liga il Barcellona fa faville ogni settimana, seppellendo di gol ogni avversario senza subire oltremodo in difesa, in campo europeo la sua retroguardia non appare impeccabile, ed è proprio lì che il contributo di Szczęsny diventa decisivo. Il 4-0 dei quarti d'andata contro il Borussia Dortmund, ad esempio, non racconta bene quanto sia stato grande l'impatto dell'ex bianconero sulle sorti di una gara solo all'apparenza senza storia. Il tridente Lamine Yamal-Lewa-Raphinha si prende la copertina, ma se il Barça esce dalla partita a reti bianche grandi meriti vanno a Tek, che non è solo decisivo con le parate su Bynoe-Gittens e Süle.
La difesa del Barcellona, col giovanissimo Cubarsí e il bravo ma non eccelso Martínez, aveva disperato bisogno di un leader carismatico, che non poteva essere Iñaki Peña dal basso della sua poca esperienza nel calcio di livello internazionale. Szczęsny invece sa quando strigliare i suoi e quando infondere calma, ha giocato decine e decine di gare di altissimo livello, arrivando a una condizione tale da non temere alcun avversario. Al contrario, il polacco sembra quasi rilassarsi quando le gare sembrano troppo facili o già indirizzate; si spiegano così, ad esempio, l'errore contro il Celta Vigo o il rigore causato nella gara di ritorno col Dortmund.
La partita del polacco al Signal Iduna Park non può comunque essere definita negativa, tutt'altro: nonostante i 4 gol di vantaggio, il Barça sbanda paurosamente dietro, ed è proprio Tek a tenerlo in vita, più volte decisivo su Adeyemi, Beier e Guirassy. I tifosi sono ormai tutti dalla sua parte: in molti lo reputano addirittura superiore all'ultimo ter Stegen, non all'altezza del prime della sua carriera nelle ultime stagioni in blaugrana. Se la macchina da gol di Flick riesce a procedere indisturbata verso le fasi calde di Liga e Champions, è anche perché come ultimo baluardo ha un portiere che para non solo il parabile, ma anche qualcosa di più.

Ironia della sorte, proprio nel momento d'oro di Wojciech Szczęsny, Flick in conferenza stampa ha comunicato il pieno recupero dall'infortunio di ter Stegen, pronto a riaggregarsi stabilmente alla squadra. Ora il tecnico teutonico si trova di fronte a un grande dilemma: confermare il nuovo baluardo del Barcellona o riaffidarsi al vecchio titolare, pur digiuno di gare ufficiali da oltre 6 mesi? I regolamenti non corrono in aiuto del Barça, soprattutto in Champions: Szczęsny è stato inserito in lista in extremis in sostituzione di ter Stegen, e se Flick vorrà reinserire in lista il tedesco, allora Tek finirà fuori da essa e di conseguenza dai giocatori convocabili in Europa.
Si tratta dell'ennesima sfida nella carriera di un portiere che ha sempre dovuto dimostrare qualcosa, schiacciato da concorrenze ingombranti, luoghi comuni poco fondati e una stampa che con lui, per varie circostanze, raramente si è dimostrata morbida. Szczęsny si è già detto pronto ad accogliere qualsiasi decisione, ma se toccherà a lui difendere i pali dei catalani contro l'Inter, possiamo star certi che venderà cara la propria pelle pur di arrivare a disputare la prima finale di Champions della sua carriera. Sempre, ovviamente, col sorriso sulle labbra.
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