
Clippers-Nuggets 117-83, Considerazioni Sparse
Jokic si esibisce nella solita tripla doppia, ma i Clippers travolgono una Denver con poche alternative di gioco.
Nel primo appuntamento della serie, la gara si era arenata sul 98-98 al termine dei 48’ di gioco, ma poi erano stati i Nuggets a spuntarla sui Clippers all’overtime, dando seguito ad una inerzia favorevole che – dal secondo tempo in poi – aveva accompagnato Jokic e compagni fino al punteggio definitivo di 110-112. Diversamente, Gara 2 era stata la serata di un Kawhi Leonard che, reattivo dopo le critiche di Gara 1, si era fatto protagonista di una clamorosa prestazione da 39 punti con un irreale 15/19 al tiro (di cui 11/12 da due), interrotta soltanto sul risultato finale di 105-102 a tinte Clippers.
Anche in gara 3, all'Intuit Dome di Los Angeles, il grande dilemma di queste gare è stato rappresentato dai punti che possono mettere a referto giocatori come Jamal Murray, Michael Porter Jr., Russell Westbrook C Co., e non tanto dall’arma offensiva che è Nikola Jokic e forse nemmeno dalle capacità di Aaron Gordon, profilo capace di distinguersi spesso per continuità. Effettivamente, proprio questi limiti hanno segnato il tracollo dei Nuggets già a partire da un secondo quarto davvero disastroso. Dall’altra parte, la difesa a cinque stelle dei Clippers non è più solo un tema, ma assume l’aspetto di una certezza che, per l’occasione di questa sera, si è trovata supportata alla grande da uomini in uscita dalla panchina come Simmons, Batum (leader silenzioso) e Derrick Jones Jr., meritevoli di grandi encomi difensivi. E il divario del secondo quarto, poi mantenuto per tutta la gara e ampliatosi soltanto nell’ultimo quarto di partita, ha trovato in loro i massimi rappresentanti, ancor più che nei cognomi dei noti Harden e Leonard. Alla fine, Nuggets contro Clippers è terminata 83-117, nonostante la tripla doppia da 23-13-13 di Nikola Jokic. In ogni caso, tutti gli attacchi di Denver tentano di passare dalle mani del serbo, e così le statistiche non possono evidenziare le qualità dei Clippers in questo senso, capaci di lavorare straordinariamente su Jokic off-ball. Spesso, i californiani sono riusciti a rendere stagnante l’attacco avversario, spesso obbligandoli a non poter passare neppure dal tre volte MvP (comunque autore di alcuni assist capolavoro), alzando la pressione sui portatori di palla. In serata anche Zubac, che sembra essere alla stagione della sua vita, ha limitato non poco Jokic, obbligandolo più volte a non potersi girare con tutto il suo corpaccione, così come fatto da un sorprendente Ben Simmons in sua marcatura (non più Batum, come era capitato in passato). In ogni caso, qualche attenzione sul serbo può poi essere anche saltata a risultato nettamente acquisito, sul finale di gara.
Invece, per tutte le altre individualità di proprietà della franchigia del Colorado, sotto gli occhi di Kevin Costner e Kyrie Irving (presenti al palazzetto), la gara è sembrata un incubo. Neppure il già citato Aaron Gordon è riuscito a salvarsi, nonostante uno splendido inizio sui due lati del campo, con un pirotecnico 4/4 al tiro iniziale, poi risoltosi in un tragico e complessivo 6/16. Diversamente, Jamal Murray ha chiuso sì con 23 punti, ma è risultato assente nei momenti caldi del match, e così il suo scoring è servito a molto poco. Per quanto riguarda tutti gli altri, la verità è che ancora una volta non sono sembrati capaci di poter davvero determinare l’andamento di gare così importanti, almeno non con iniziative personali o quasi, con l’unica eccezione di Westbrook che, da solita incognita, non è proprio apparso nel copione di questa gara 3. A sostegno di questa tesi contro i compagni di Jokic, poi, arriverebbe anche il dato finale sui punti segnati dalle panchine: un eloquente 6-31 a favore dei Clippers. E qui, forse, basterebbe scrivere che coach Adelman, disperato, è arrivato a riesumare il veterano DeAndre Jordan, giocatore che non avremmo mai pensato di vedere in campo dalle parti degli NBA Playoffs. Su sponda Clippers, invece, lascia ben sperare la prova di un ritrovatissimo Norman Powell che, già uomo in più in Regular Season e autore del canestro più pesante di Gara 2, per questa volta ha chiuso con un bel 7/12 al tiro (58% FG in realizzazione), riscattandosi dopo le due prestazioni imprecise.
Naturalmente, non si può non citare Harden, ormai fonte e terminale di quel pick and roll tra lui e Zubac che a molti ricorda una tattica difficilmente arginabile. Nella gara, il Barba si è messo i suoi sulle spalle quando, a inizio partita, i Nuggets hanno provato a prendere il volo, e lui ha anche segnato alcuni step-back dalla distanza, in maniera piuttosto vintage. Per quanto riguarda Leonard, invece, è arrivata l’ennesima dimostrazione che il suo impatto può essere sempre devastante, anche in una serata dove i tiri gli entrano con cifre più normali. Non è da sottovalutare nemmeno la sua risposta a rimbalzo, con l’ex Spurs e Raptors finalmente in doppia cifra (11) e capace di sporcare e limitare una quantità di palloni – come al solito – tutt’altro che approssimativa. Ed in un’epoca dove i leader si vedono soprattutto dai punti segnati, Kawhi ha guardato emergere i suoi compagni in realizzazione, distribuendo il proprio impegno in marcatura e sui raddoppi, esibendosi anche in alcuni passaggi che un tempo non sarebbero stati cosa per lui, e soprattutto ha scelto alla perfezione i tempi in cui servirsi delle sue azioni personali. Unica nota negativa nel roster di Ty Lue, a volerne trovare una, è stato il mancato apporto di Bogdanovic, capace di segnare appena 2 punti nella serie, soltanto durante il garbage time di questa Gara 3. Al momento, il tiro da 3 di un panchinaro di lusso come Bogdanovic non sta entrando, e il serbo risulta lontano dall’essere un fattore, contenendo a fatica in difesa nonostante l’evidente applicazione (manifesto di queste criticità era stata la Gara 1 con l’ex Hawks incorso nel problema dei falli). L’impressione è che nelle prossime gare i suoi minuti potrebbero doversi riempire di senso.
Certo, nelle sfide precedenti non avevamo assistito ad un divario così netto tra i valori in campo, ma l’impressione è che proprio il discorso “falli” abbia avvicinato i punteggi delle due formazioni, con i Nuggets così capaci di trovarsi una ulteriore fonte realizzativa importante, in alternativa ai tiri dal campo. Sotto l’entusiasmo del pubblico di Denver, la consuetudine tipica dei Nuggets ad andare in lunetta con alta frequenza aveva prodotto non pochi malumori nei tifosi dei Clippers, tanto che a Los Angeles è stato esposto uno striscione – in occasione di Gara 3 – che riporta “Nikola Flopic”. Quel che è certo è che, scongiurato il problema falli come nell’ultima prestazione, i Clippers possono giocare la loro pallacanestro con maggiore tranquillità. In ogni caso, la serie resta tutt’altro che leggibile, nonostante la lezione corale data dai Clippers ai Nuggets in questa Gara 3.
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