
Fiorentina-Celje 2-2, Considerazioni Sparse
La Fiorentina centra la terza semifinale consecutiva di Conference, superando il Celje con un aggregato di misura.
Dopo due finali consecutive perse, prosegue la caccia della Fiorentina alla Conference League, cogliendo intanto la terza semifinale in tre anni: la marcia viola verso Breslavia (sede della finale) continua, ma non senza fatica, non senza affanni: il modesto ma sfrontato Celje è superato solo di misura grazie all'1-2 in terra slovena, e grazie all'ennesimo gol di Moise Kean, decisivo nel raddrizzare una gara che sotto il diluvio tropicale del Franchi si stava sorprendentemente mettendo non bene per i toscani.
Complici le squalifiche (ben tre: Dodo, Zaniolo e Moreno), Palladino mette da parte il turnover europeo e schiera un undici di partenza molto simile a quello titolare, quasi come a voler scacciare eventuali fraintendimenti sull'obiettivo, e ad allontanare quegli approcci sottoritmo con cui la Fiorentina alle volte condisce le sue gare contro squadre, sulla carta, inferiori. Obiettivo finale centrato, ma i fantasmi non sono stati scacciati. Fin dalle prime battute appare di nuovo evidente come i viola siano di ben altra caratura rispetto agli sloveni, e tuttavia al contempo facciano fatica a prendere con continuità in mano la partita. Bastano poche accelerazioni, pochi lampi di Fagioli e Gudmundsson per metter ansia a Ricardo Silva, insicuro guardiano della porta del Celje: prima del momentaneo vantaggio di Mandragora (al quinto centro europeo) al minuto 37, sempre il centrocampista ex Toro, Pongracic e anche Ranieri di testa avevano trovato tre ghiotte occasioni. Tuttavia gli ospiti, chiamati alla rimonta, rispondono come e quando possono, non mancando di impegnare De Gea (reattivo sul taglio centrale di Svetlin al minuto 24, primo sostanziale segnale di sofferenza dei viola sulle combinazioni tra le linee degli sloveni).
La focalizzazione del Celje sulla sfida è stata assoluta. Lo si intuiva già dagli 11 cambi di partenza fatti nella sua ultima gara (vinta) in campionato, per conservare le sue prime linee fresche in vista del Franchi. E la conferma arriva da quanto gli sloveni mostrano in campo: nonostante l'evidenza della differente caratura tecnica, per concentrazione e intensità la squadra del tecnico spagnolo Riera gioca alla pari rispetto ai padroni di casa, se non a un livello superiore. Lo dicono l'approccio iniziale aggressivo, la sfrontatezza nel giocare in avanti ricercando la trasmissione pulita della palla, la reazione dopo l'intervallo che porta il Celje a ribaltare lo svantaggio per rimettere il risultato aggregato in parità, anche se solo per pochi minuti. L'impresa di portare in una semifinale europea una città della Slovenia orientale che conta solo 37mila abitanti è sfumata, rendendo alla fine giustizia alla qualità della rosa gigliata, ma di certo il Celje esce a testa alta, e con tanti sudori freddi provocati, da questa doppia sfida.
La fiammata di Kean (encomiabile di nuovo anche sul piano dell'atteggiamento, oltre che su quello dell'incisività) e i precedenti dieci minuti da panico dove Matko e Nemanic trovano il momentaneo ribaltamento del risultato, sintetizzano bene tutti i pregi e tutti i difetti della Fiorentina 24/25. I viola sembrano destinati a restare una squadra bisognosa o di una tensione emotiva enorme, o di subire uno shock (per meglio dire, una sberla) dall'avversario per attivarsi a pieno regime. Una squadra meravigliosamente scostante, nevrotica, che sembra quasi non controllare a pieno il suo potenziale. C'è perfino da chiedersi se per la semifinale contro il Betis questo modo d'essere sarà una zavorra insostenibile, o se di contro di fronte al primo vero avversario degno di lustro scatterà quella molla che ha portato così spesso quest'anno la Fiorentina a sbancare avversari di prima fascia.
Tanti, forse troppi tra i viola non hanno appieno risposto presente all'impegno. Tra chi ha inciso ci sono sicuramente i due marcatori gigliati, il solito dominante Kean e quel Mandragora che di nuovo conferma il notevole momento di forma delle ultime settimane. Ma c'è anche un sacrificatissimo Folorunsho, usato a tutta fascia sulla corsia di destra e finito più a tamponare in ogni zona del campo piuttosto che a spingere sulla profondità. Tra i rimandati ci sono i due giocatori forse di maggior qualità della Fiorentina, ovvero Gudmundsson e Fagioli, non in grado di salire in cattedra e quasi storditi dall'aggressività mostrata dagli avversari, in grado di spegnerne le poche scintille prima del divampare di qualsivoglia incendio. Troppe e gravi anche le amnesie difensive (male l'intero reparto sull'1-1 sloveno), figlie forse di un'eccesiva frenesia e di poca lucidità nelle scelte nei momenti cruciali.
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